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Diagnosi sul Parkinson

charlesAdlerAnalisi su una ghiandola salivare per diagnosticare il Parkinson.

"Uno dei più grandi potenziali di impatto di questa scoperta è sulla sperimentazione clinica, in quanto allo stato attuale alcuni pazienti inclusi negli studi clinici di Parkinson non hanno necessariamente la malattia di Parkinson e questo è un grande ostacolo per testare nuove terapie"

Il test andrà validato con ulteriori studi ma questo tipo di biopsia potrebbe divenire un test diagnostico utile per la malattia.

Nella bocca, una promettente spia del morbo di Parkinson. Nuove ricerche suggeriscono che testare una porzione della ghiandola salivare, in futuro, potrebbe diventare un modo per diagnosticare la malattia neurologica.

Lo studio, finanziato dalla Michael J. Fox Foundation e condotto dai ricercatori della Mayo Clinic Arizona, sarà presentato a San Diego in marzo, in occasione del meeting annuale dell’American Academy of Neurology.

«Attualmente non ci sono test diagnostici per il Parkinson - sottolinea Charles Adler, della Mayo Clinic Arizona - Noi avevamo mostrato, analizzando le autopsie dei malati, che le proteine anomale associate con la malattia sono presenti in modo consistente nelle ghiandole salivarie submandibolari, sotto la mandibola inferiore.

Ebbene, questo è il primo studio che dimostra il valore del test di una porzione di ghiandola per diagnosticare la malattia in una persona ancora in vita. Poter fare una diagnosi in vita - evidenzia - rappresenta un grande passo avanti per migliorare la comprensione e il trattamento della patologia».

Il lavoro ha incluso 15 persone con in media 68 anni, malate di Parkinson da 12 anni, che rispondevano alle cure e non avevano una storia di patologie delle ghiandole salivari. Sono state condotte delle biopsie da due aree, quella al di sotto della mascella inferiore e quella, più piccola, nel labbro inferiore.

I tessuti sono stati esaminati in cerca di tracce delle proteine anomale nel Parkinson. Ebbene, se nelle prime biopsie i ricercatori - che stavano ancora perfezionando la tecnica - non hanno ottenuto tessuto sufficiente per completare il test, le proteine nel mirino sono state rilevate in 9 degli 11 campioni validi.

Sono necessarie ulteriori analisi, dicono gli autori, ma il tasso di rilevazioni positive nelle biopsie è maggiore se i prelievi sono eseguiti nelle ghiandole della mascella inferiore.

Tanto che «lo studio fornisce la prima prova diretta per l’uso di questo tipo di biopsia come test diagnostico per il Parkinson in pazienti ancora in vita», dice Adler.

Ultima modifica ilDomenica, 17 Agosto 2014 15:36
Massimo Lo Monaco

Piccolo imprenditore romano nel settore informatico. Da 30 anni opera nello sviluppo software, realizzazioni di soluzioni chiavi in mano, sicurezza informatica. Ha Collaborato sia con la Pubblica amministrazione centrale che quella locale, aziende del settore energia, assicurativo, immobiliare. Sempre aperto alle nuove tecnologie ed esperienze. Ora  tra le altre cose, ha intrapreso un progetto editoriale online con una squadra di persone motivate e desiderose di nuovo.

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