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Figli e separazioni: La mediazione familiare

mediazione-familiare 1Roma 23 feb 2013 - Come anticipato nel precedente articolo, oggi daremo uno sguardo alla cosiddetta Mediazione Familiare. Si tratta di un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione e/o di divorzio.

Obiettivo centrale della mediazione familiare è il raggiungimento della cogenitorialità, ovvero la salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli, soprattutto se minori. Altri obiettivi della Mediazione Familiare sono:

Ridurre il conflitto tra i coniugi

Facilitare la comunicazione

Identificare e chiarire l'oggetto del litigio

Individuare strategie per la soluzione del conflitto

Fare un buon uso del sistema legale

Arrivare ad una intesa relativa alle questioni discusse

Si tratta di una disciplina trasversale che utilizza conoscenze proprie alla sociologia, alla psicologia e alla giurisprudenza finalizzate all'utilizzo di tecniche specifiche quali quelle di mediazione e di negoziazione del conflitto. Requisito indispensabile per intraprendere un percorso di mediazione familiare è l'assenza di conflitto giudiziale in corso.

Protagonisti della mediazione familiare sono due separati o separandi che non riescono a trovare una modalità di separazione sufficientemente adeguata per entrambi ed è una terza persona, il mediatore, che si impegna ad aiutare le parti a risolvere le questioni.

Ruolo del mediatore familiare

Il mediatore familiare è un terzo imparziale rispetto alla coppia che ha l'obiettivo di sostenere la coppia
stessa durante la fase della separazione e del divorzio. Viene a crearsi uno spazio neutrale all'interno del quale il mediatore familiare si propone come una risorsa specifica, volta a favorire la negoziazione di tutte quelle questioni relative alla separazione o al divorzio.

Il mediatore assume il ruolo di accompagnatore della coppia, che si trova nella condizione di dover fare
chiarezza nelle proprie relazioni intime, di prendere decisioni, di affermare esigenze in presenza di risorse personali e sociali insufficienti.

I primi incontri infatti sono orientati verso la ricerca della definizione del problema per poi valutare, insieme alla coppia, se intraprendere o meno tale percorso. Di fronte al mediatore, infatti, c'è la possibilità di dire le cose più vere, anche se faticosamente, e di dar vita ad un percorso che permetterà poi di rispettare gli accordi. Il mediatore dirige il processo e di questo è il responsabile; il suo ruolo è quello di facilitare la comunicazione e di promuovere il cambiamento. La sua funzione è dunque quella di guidare la coppia verso una stabilità ed un equilibrio psico-affettivo di fronte alla rottura del proprio rapporto.

Questa pratica riapre uno spazio comunicativo all'interno della coppia separata, permettendo di ridefinire confini e relazioni e quindi di raggiungere accordi che siano fondati, stabili il più possibile nel tempo. La pratica della mediazione ribalta l'idea del conflitto come negativo, considerato come sinonimo di lotta e di competitività, a favore di un'accezione positiva della crisi, ovvero come un'opportunità per crescere, cambiare, ed imparare.

Lo psicologo si propone anche di affrontare gli eventuali problemi concreti che sorgono intorno alla divisione dei beni, all'affidamento dei minori ed alla loro educazione, alla determinazione delle contribuzioni a favore del coniuge e della prole, all'assegnazione della casa coniugale, agli accordi sui periodi di visita ai figli per il genitore non affidatario. Lo strumento che il mediatore utilizza per produrre questi cambiamenti positivi all'interno della crisi familiare, è la gestione della relazione e della comunicazione durante le sedute.

La Mediazione Familiare non è una psicoterapia ma può essere un buon mezzo per consentire alla coppia genitoriale di diventare protagonista nella gestione del proprio conflitto in fase di separazione ed indirizzare le proprie risorse per trovare un dialogo il più possibile funzionale ai cambiamenti che si prospettano per tutta la famiglia.

L'aspetto più complesso, paradossale e contraddittorio, riguarda senza dubbio il fatto di favorire gli aspetti separativi (coniugalità) e contemporaneamente di incoraggiare aspetti di unione (genitorialità). Si dividono i beni, si separano gli spazi, si interrompono i rapporti ma contemporaneamente si incoraggia un dialogo sui figli e si accompagnano i genitori nel prendere decisioni comuni nei loro riguardi. Pertanto ruolo del mediatore è quello di accompagnare la coppia lungo questo percorso, di sostenerli nel recupero di una fiducia reciproca e qualora fosse necessario di tener viva la responsabilità genitoriale.

Il mediatore lavorerà dunque insieme alla coppia su due versanti, quello della coniugalità e quello della genitorialità. Naturalmente il primo compito che la coppia separata è chiamata ad assolvere dal punto di vista coniugale è quello di trattare la fine del legame ovvero attuare il divorzio psichico.

Realizzare il divorzio psichico implica principalmente l'elaborazione e la comprensione individuale che hanno determinato il fallimento del legame. I legami non si tagliano, non si aboliscono ma, piuttosto, si trasformano; non è possibile uscire dal legame annullandolo, ma è possibile allontanarsene riconoscendolo per quello che è stato e prendendo consapevolezza del valore del legame in modo da poter rilanciare la speranza in altri legami. Portare in salvo il legame è ancora più importante in presenza di figli. Perciò, occorre che gli ex coniugi instaurino un equilibrio di funzioni tra l'essere ex partner e l'essere ancora genitori, ovvero che prendano le distanze dall'essere coppia, ritirando da essa i propri investimenti emotivo-affettivi, e salvino una almeno minima stima e comprensione dell'altro in quanto genitore.

Ultima modifica ilSabato, 23 Febbraio 2013 15:23

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