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Primo caso di pet-therapy in un reparto di Terapia Intensiva nel Lazio

15208 1 1Una bellissima storia a lieto fine quella vissuta al Policlinico Gemelli di Roma ove, una bambina è sfuggita all’oscuro tunnel della depressione, che l’aveva condotta fino al mutismo acinetico, grazie all’ausilio della pet-therapy.

La notizia è stata diffusa ieri e pubblicata sul sito istituzionale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ove è avvenuta la magia. Una bambina di 10 anni ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva Pediatrica (TIP), presso il Policlinico universitario A. Gemelli di Roma, e colpita da uno stato depressivo profondo post traumatico sviluppato in seguito alle sue condizioni di salute durante la degenza, è guarita grazie all’affetto del suo Portos, un cucciolo di Golden Retriever.

E’ bastato organizzare un incontro di un'ora al giorno tutti i giorni per due settimane, dopo la seduta di fisioterapia, con il suo fedele amico a quattro zampe perché la bambina ricominciasse a reagire alle cure divenendo ogni giorno più collaborativa riguardo le terapie a cui veniva sottoposta.

Per il personale specialistico importanti miglioramenti si sono notati fin dal primo contatto inseguito al quale, infatti, è stato possibile staccarla dal ventilatore meccanico.

Tutto ciò è avvenuto grazie alla straordinaria intuizione dell’équipe medica diretta dal professor Giorgio Conti che è stata immediatamente condivisa dalla famiglia, dai medici curanti nonché dalla Direzione Sanitaria.

Ora la piccola sta bene ed è finalmente potuta tornare a casa.

La pet-therapy è ormai una realtà consolidata da oltre trent’anni negli U.S.A, è, infatti, prevista anche nelle linee-guida di trattamento della Critical Care Society Usa (Società scientifica statunitense di Terapia intensiva), e in diversi Paesi europei, ma purtroppo in Italia è solo di recente utilizzo e se ne contano pochi casi.

Essa  non è una terapia a sé stante, ma una co-terapia che affianca la terapia tradizionale in corso.

Lo scopo di queste co-terapie è quello di facilitare l'approccio medico-terapeutico soprattutto nei casi in cui il paziente non dimostra collaborazione spontanea.

La presenza di un animale permette in molte circostanze, infatti, di riuscire a creare un ponte emotivo di comunicazione paziente-animale-medico che permette di stimolare la partecipazione attiva del malato alle terapie ordinarie.

«Stati depressivi nei pazienti ricoverati in terapia intensiva pediatrica sono abbastanza comuni – spiega il professor Conti - soprattutto nei bimbi un po' più grandi perché sono sottoposti ad alcune procedure come l'intubazione  che li rattristano particolarmente. Per questo abbiamo attivato questo programma di pet-therapy e puntiamo a riproporre questo trattamento integrato anche per altri piccoli pazienti che in futuro saranno ricoverati nella nostra terapia intensiva aperta». 

Ultima modifica ilSabato, 03 Agosto 2013 12:33

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