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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Quando mamma e papà si separano

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Secondo i dati diffusi dall'ISTAT nel 2012, nell'anno 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160; rispetto all'anno precedente le separazioni hanno registrato un incremento del 2,6% mentre i divorzi un decremento pari a 0,5%. Si rileva anche che al Nord le separazioni sono più frequenti, mentre al Sud crescono di più. A livello nazionale rimane però in continua crescita l'instabilità delle unioni matrimoniali. I tassi di separazione e di divorzio totale mostrano per entrambi i fenomeni una continua crescita: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si arriva a 307 separazioni e 182 divorzi (Fonte ISTAT). La fonte statistica per dare un po' di numeri. E i numeri solitamente parlano chiaro: nel nostro Paese vengono celebrati tanti matrimoni, ma pare che altrettanti, se non di più, siano le separazioni e i divorzi. Cosa accade alla famiglia quando due persone che consapevolmente avevano deciso di diventare tale, rinunciano all'impresa? Quale è l'identità di due persone, membri di una coppia che non è più coppia? Cosa succede ai figli delle separazioni e dei divorzi? Hanno ancora mamma e papà, oppure separarsi vuol dire diventare in un colpo solo anche cattivi genitori? Secondo i dati riportati, dunque, in Italia accade non di rado che dopo mesi, se non anni di liti, bronci e recriminazioni reciproche, due persone che si erano tanto amate hanno preso la decisione di ricorrere a un avvocato per mettere la parola fine al loro matrimonio. Ma se queste due persone sono anche genitori andare dall'avvocato non è l'unica scelta che possono fare. Proprio perché sono genitori e non solo due individui uniti in matrimonio, dovrebbero ponderare le loro scelte anche e soprattutto in base al benessere dei figli. La conflittualità dei genitori si trasmetterà inesorabilmente ai figli, per questo è importante che si impegnino a non rovesciare su di loro le proprie frustrazioni, perché se è vero che la separazione sancisce la fine di un rapporto di coppia e riguarda i due individui come marito e moglie, non intacca il ruolo di genitore. Quando ci si separa, la prova è ancora più dura di quella di coesistere come coniugi, poiché bisogna imparare a essere genitori comunque pur non essendo più marito e moglie. Il punto fermo di una coppia che si separa è il figlio (o i figli), anche se è difficile in molti casi andare oltre l'acredine, il rancore o addirittura l'astio se alla separazione non ci si arriva pacificamente. Inutile e dannoso è nascondere ai bambini quello che accade in casa; se sono abbastanza grandi da capire quello che dicono mamma e papà, può anzi essere utile metterli al corrente che in casa ci sono delle difficoltà che non si possono superare e che i genitori non staranno più insieme. Per quanto difficile, bisogna accompagnare i propri figli verso l'accettazione di questa nuova prospettiva di vita, con una quotidianità nuova fatta senza entrambi i genitori nella stessa casa. I bambini devono essere rassicurati sulla propria vita e sul proprio futuro dimostrandogli, giorno per giorno, anche con piccoli gesti, che l'amore per loro è rimasto inalterato e che i loro genitori resteranno tali. Ovviamente la reazione dei figli a tale evento traumatico può assumere connotati diversi in relazione alle età e alla differenza di sesso anche se la separazione rappresenta per i figli sempre e comunque un evento critico e sconcertante. I bambini molto piccoli sono quelli che risentono più negativamente della separazione dei loro genitori; per loro, infatti, la difficoltà da affrontare è relativa alla frattura di ciò che concepiscono come unità, ovvero il padre e la madre è un insieme indiscusso. In età prescolare e scolare, sono i figli maschi più che le femmine a essere influenzati negativamente dalla separazione. Questo si ritiene sia dovuto al fatto che i genitori esporrebbero i maschi al conflitto coniugale più frequentemente delle femmine, sia durante il matrimonio che durante la fase di separazione. Questa minor protezione dei figli unita alla maggiore difficoltà di questi a comunicare i loro sentimenti e a suscitare supporto da parte dei propri genitori, di altri adulti, o di coetanei determina questo loro maggiore disagio. Durante l'adolescenza-prima giovinezza, maschi e femmine invece reagiscono nello stesso modo alla separazione dei propri genitori. Risulta, infatti, che entrambi abbiano un numero maggiore di partner sessuali rispetto ai coetanei con famiglie intatte e un maggiore abbandono scolastico. Si può dire, insomma, che la portata dell'evento separazione appiattisca la distinzione di genere; maschi e femmine adolescenti sarebbero soprattutto "figli del divorzio", accomunati dallo stesso problema piuttosto che dall'identità di genere. Riuscire a separarsi come moglie e marito e tuttavia continuare a essere padre e madre, salvando la genitorialità, rappresenta un compito molto impegnativo spesso assolto a prezzo di grandi difficoltà. Di frequente, infatti, il coinvolgimento degli ex-coniugi nella loro relazione, anche dopo la separazione, con i suoi aspetti di conflitto mal gestiti e irrisolti, è tale da intaccare l'esercizio della funzione genitoriale. La spartizione delle responsabilità come genitori, implica la non facile accettazione della reciproca appartenenza (anche se passata) a uno stesso sistema familiare, con vincoli e opportunità che essa porta con sé. Nel prossimo articolo parleremo più in dettaglio della Mediazione Familiare, ossia di un intervento professionale molto attuale ai nostri giorni che è rivolto in particolare alle coppie ed è finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione e/o di divorzio, al fine di offrire possibilità di salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli. 

 

Ultima modifica ilLunedì, 11 Febbraio 2013 00:00

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