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updated 5:22 PM CEST, Oct 19, 2019

RADIOEMBOLIZZAZIONE una speranza per l’EPATOCARCINOMA inoperabile.

radio-2Cos'è, come si applica, che speranze offre.

Il tumore epatico primitivo con maggiore diffusione è l'epatocarcinoma (HCC). L'incidenza di tale malattia è in aumento a causa della correlazione esistente tra le infezioni sistemiche da virus epatitici (HCV), la progressione a cirrosi epatica e la successiva carcinogenesi di tumori primitivi epatici”.

 

Si assiste sempre con maggiore frequenza alla presentazione di HCC inoperabili con danni epatici maggiori, quali la trombosi portale, per i quali non è possibile attivare le procedure di cura attualmente codificate quali l'intervento chirurgico, le procedure ablative a radiofrequenza o con microonde o le chemioembolizzazioni transarteriose.

Negli ultimi anni si è affacciata sulla scena medica una procedura particolare denominata radioembolizzazione transarteriosa intraepatica costituita dal rilascio mirato di microsfere (di vetro o di plastica) caricate con un isotopo radioattivo (Yttrio-90).

L'attività dell'isotopo è estrinsecata prevalentemente al tumore ed alle strutture da esso coinvolte in quanto la radioattività colpisce a distanza di pochi millimetri da dove viene posizionata la sfera caricata.

La procedura è di persè complessa e la corretta selezione del paziente è cruciale.

radio-intervento-chirurgicoLa tecnica prevede differenti fasi angiografiche:

Angiografia Preliminare: si studia attentamente la anatomia arteriosa del fegato per individuare l'esistenza di arterie dette "parassitiche" che forniscano sangue al tumore, una volta individuate queste vengono chiuse con specifici attrezzi in modo da individuare una unica "strada" attraverso la qiuale il sangue raggiunge la malattia.

A questo punto si inietta nel torrente ematico arterioso un tracciante radioattivo che simula il comportamento del farmaco. Il paziente è quindi avviato al reparto di scintigrafia ove un medico nucleare valuta l'appropriata distribuzione del radiotracciante al solo tumore. Viene inoltre calcolata la dose di radioattività per il polmone (questo si trova proprio sopra il fegato!) in modo da adeguare la somministrazione del farmaco evitando danni da radiazioni.

Angiografia Terapeutica: accertato che posizionando il catetere ad un tale livello il farmaco procederà solo verso la malattia evitando la colecisti ed altri organi che definiamo tecnicamente "non target", si procede all'infusione delle sferule radioattive.

Da questo momento in poi inizia la cura, il radioattivo dopo 36 ore "si esaurisce" ma l'effetto sui tessuti e sulla malattia continua nel tempo.

Decorso Post Operatorio

il paziente viene ricoverato nel reparto di medicina nucleare per due giorni, al termine dei quali può rientrare in famiglia, svolgendo le normali attività . A volte come per la chemioembolizzazione sopraggiunge la cosiddetta "sindrome post embolizzazione" caratterizzata da un periodo di affaticabilità, nausea e febbri sporadiche.

Tale sindrome si esaurisce comunemente in 15-20 giorni.

Il primo controllo TAC dell'efficacia del trattamento viene programmato a tre mesi anche se abitualmente i risultati migliori sono apprezzabili dopo sei-nove mesi.

Arrivano i risultati sulla terapia a lungo termine, gli esiti sono incoraggianti.

radio-1Buone notizie per tutti i malati di cancro al fegato non operabile. Sono stati pubblicati on-line su Hepatology, il periodico specializzato della American Association of the Study of Liver Diseases, i risultati delle analisi del multi-centre European Network sulla radioembolizzazione con microsfere di resina di Yttrium-90 (ENRY) riguardo ai risultati a lungo termine relativi alla sopravvivenza e alla sicurezza della radioembolizzazione con SIR-Spheres.

Utilizzando i criteri di classificazione della Barcelona Clinic Liver Cancer (BCLC), la maggior parte dei pazienti valutati dal gruppo ENRY presentavano la malattia a livello avanzato (BCLC C: 56,3%) o intermedio (BCLC B: 26,8%).

Ai pazienti che hanno ricevuto la radioembolizzazione (detta anche radioterapia interna selettiva o SIRT) è stata somministrata una dose media di 1,6 GBq di microsfere di resina di yttrium-90 a radiazione beta, principalmente come procedura singola amministrata per via transarteriosa al fegato tramite un catetere impiantato nelle arterie femorali ed epatiche.

La media della sopravvivenza totale di pazienti trattati con SIRT è stata stabilita dal gruppo ENRY a 12,8 mesi. Il tasso di sopravvivenza variava significativamente in base allo stato di avanzamento della malattia: 24,4 mesi per pazienti in BCLC A; 16,9 mesi in BCLC B; e 10,0 mesi in BCLC C. "Dal momento che ENRY non è uno studio prospettico, i nostri risultati devono essere interpretati con cautela", ha spiegato il Professor Sangro."Ciò che possiamo affermare, basato sulle nostre valutazioni su un esteso campione di pazienti con epatocarcinoma cellulare HCC trattati con pratica clinica di routine, è che la radioembolizzazione che utilizza SIR-Spheres va a colpire direttamente i tumori e risparmia i tessuti epatici vitali. Questo ci permette di ridurre il carico della malattia e di aumentare potenzialmente sia la sopravvivenza del paziente che la sua qualità di vita. La sopravvivenza maggiore si verifica in quei pazienti che hanno mostrato di rispondere meglio alla terapia, che hanno minori noduli tumorali e in assenza di occlusione della vena porta.

"Risulta anche chiaro dalle analisi", ha aggiunto Sangro, "che la radioembolizzazione può essere particolarmente d’aiuto in quattro tipi specifici di categorie di pazienti. Questi includono, in primo luogo, i pazienti che possono usufruire del trattamento TACE ma che possono ottenere maggiori benefici alle SIR-Spheres; pazienti che non sono adatti al trattamento TACE a causa dell’alto numero di noduli tumorali (>5) o della loro diffusione in entrambi i lobi del fegato; pazienti che non hanno ottenuto in precedenza risultati con la TACE; e infine, pazienti che non possono essere sottoposti alla TACE causa ostruzione della vena porta. Questi pazienti hanno poche altre possibilità di trattamento".

Altre possibilità di trattamento che si sono dimostrate in grado di aumentare la sopravvivenza in pazienti con HCC inoperabile includono la TACE, che richiede procedure di intervento ripetute e ospedalizzazione dovuta alla sindrome da post-embolizzazione; e il sorafenib, un farmaco per via orale che va assunto due volte al giorno e che può provocare effetti collaterali tali da costringere a interrompere il trattamento in più di un terzo dei pazienti (38%).

La valutazione congiunta ENRY ha rilevato che la radioembolizzazione era ben tollerata da questi pazienti. Più della metà (52,5%) accusavano spossatezza; circa un terzo (32.0%) accusava nausea o vomito; mentre un po’ più di un quarto (27.1%) accusava dolori addominali e un decimo accusava febbre leggera. Questi sintomi erano passeggeri in tutti i casi. Un numero molto ristretto di pazienti (3,7%) ha sofferto di ulcera gastrointestinale, che può verificarsi quando alcune microsfere passano accidentalmente attraverso l’arteria gastrica. “In base alla valutazione ENRY", conclude il prof. Sangro, "riteniamo che la radioembolizzazione meriti un utilizzo di routine in pazienti con cancro primario del fegato. La radioembolizzazione può anche essere una opzione sinergetica se combinata con i più recenti trattamenti farmaceutici, quali il sorafenib, inibitore della tirosin-chinase".

Il carcinoma epatocellulare (HCC) si manifesta in pazienti il cui fegato è seriamente danneggiato o presenta cirrosi a causa di patologie quali epatite o alcolismo. È uno dei dieci tumori più comuni al mondo, con quasi 750.000 casi diagnosticati ogni anno, e la terza causa principale di morte per cancro. Si manifesta con maggiore frequenza in regioni dove l’epatite viene diagnosticata più spesso, quali l’Asia Pacifica e l’Europa meridionale.

Il cancro epatocellulare può venire trattato solamente chirurgicamente, tramite asportazione della parte malata del fegato o trapianto da donatore sano. Questi interventi sono tuttavia inadeguati per la maggioranza dei pazienti, la cui aspettativa di sopravvivenza va da pochi mesi a due o più anni. La loro sopravvivenza dipende dalle condizioni del fegato al momento della diagnosi e dall’estensione del tumore.

Ultima modifica ilDomenica, 17 Agosto 2014 15:31
Massimo Lo Monaco

Piccolo imprenditore romano nel settore informatico. Da 30 anni opera nello sviluppo software, realizzazioni di soluzioni chiavi in mano, sicurezza informatica. Ha Collaborato sia con la Pubblica amministrazione centrale che quella locale, aziende del settore energia, assicurativo, immobiliare. Sempre aperto alle nuove tecnologie ed esperienze. Ora  tra le altre cose, ha intrapreso un progetto editoriale online con una squadra di persone motivate e desiderose di nuovo.

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