logorcb

updated 7:40 PM CET, Jan 19, 2019
Salute

Salute (46)

NOTA BENE

Le informazioni presenti in questo sito non sono un consulto medico.
Le informazioni rese disponibili  non sostituiscono, in nessun caso, un consulto, una visita o una diagnosi formulata dal medico.

Maternity blues e depressione post partum

depressione-post-parto

Maternity blues e depressione post partum: quella tristezza che oscura la gioia di essere madri.  L'umore altalenante, il pianto e l'angoscia dopo un evento gioioso per antonomasia come la nascita di un bambino, spesso vengono sottovalutati e non ritenuti dei campanelli di allarme di un disturbo più importante.

La depressione è una cosa seria, non sempre può essere lasciata alle spalle con le proprie sole forze, ma spesso non viene fatto il passo più importante che è quello di chiedere aiuto: è molto alta, infatti, la percentuale di donne che per vergogna, solitudine o altri motivi non lo fanno.

Caregiver: un nome difficile che rappresenta l’unico aiuto per un malato grave

imagesCaregiver, è un termine inglese che indica coloro che si occupano di offrire cure e assistenza ad un'altra persona. I caregiver possono essere familiari, amici o persone con ruoli diversi, che variano a seconda delle necessità dell'assistito.

In Italia il termine è sconosciuto alla lingua. Infatti, la responsabilità di aiutare un membro della famiglia con cancro o altre malattie è insito nel proprio ruolo familiare, però, rispetto al resto d’Europa, è il paese che ha i più alti livelli di cura familiare: infatti, la delega assistenziale dello Stato alla famiglia è addirittura recepita al livello legislativo, come per esempio nel art.433 del Codice Civile che ha portato ripetutamente le amministrazioni a richiedere la compartecipazione alla spesa dell’assistenza ai parenti prossimi.

“L’epidemia silenziosa”

economist-unitNuova analisi dell’Economist Intelligence Unit sull’Epatite C: gestire “l’epidemia silenziosa” richiede una politica dell’innovazione a livello globale.

- Gli esperti raccomandano un “approccio globale” per la lotta alla patologia -

Pubblicata una nuova analisi dell’Economist Intelligence Unit dal titolo “L’Epidemia Silenziosa: affrontare l'Epatite C con la politica dell'innovazione” (The Silent Pandemic: Tackling Hepatitis C with Policy Innovation), realizzata con il grant educazionale di Janssen, che sottolinea l’urgente bisogno nei Paesi di tutto il mondo di sviluppare strategie condivise per far fronte ad una crescente emergenza sociale ed economica rappresentata dall’Epatite C (HCV).

All’analisi ha collaborato anche Ivan Gardini, Presidente EpaC onlus.

Fare l'amore rende più belli e felici

il segreto della bellezza 1ROMA - Da un’indagine del quotidiano tedesco, Bild, sembra che il vero e unico segreto della bellezza, non sia una seduta ai beauty center, ma sia fare l’amore.

Il sesso farebbe bene non solo per il proprio piacere fisico e mentale, a causa delle endorfine che vengono liberate, anche per il benessere del nostro aspetto, per la pelle e le rughe, per il seno che diventerebbe più sodo e turgido, nelle donne, e per il cuore negli uomini, che avrebbero un minore rischio di infarto.

Come mai il sesso produce tutti questi effetti benefici?

Sembrerebbe che dall’indagine di Bild: “In trenta minuti d'amplesso si bruciano le stesse calorie che in 40 minuti di jogging, circa 300.

Figli e separazioni: La mediazione familiare

mediazione-familiare 1Roma 23 feb 2013 - Come anticipato nel precedente articolo, oggi daremo uno sguardo alla cosiddetta Mediazione Familiare. Si tratta di un intervento professionale rivolto alle coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione e/o di divorzio.

Obiettivo centrale della mediazione familiare è il raggiungimento della cogenitorialità, ovvero la salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli, soprattutto se minori. Altri obiettivi della Mediazione Familiare sono:

Ridurre il conflitto tra i coniugi

Facilitare la comunicazione

Identificare e chiarire l'oggetto del litigio

Individuare strategie per la soluzione del conflitto

Fare un buon uso del sistema legale

Arrivare ad una intesa relativa alle questioni discusse

Si tratta di una disciplina trasversale che utilizza conoscenze proprie alla sociologia, alla psicologia e alla giurisprudenza finalizzate all'utilizzo di tecniche specifiche quali quelle di mediazione e di negoziazione del conflitto. Requisito indispensabile per intraprendere un percorso di mediazione familiare è l'assenza di conflitto giudiziale in corso.

Protagonisti della mediazione familiare sono due separati o separandi che non riescono a trovare una modalità di separazione sufficientemente adeguata per entrambi ed è una terza persona, il mediatore, che si impegna ad aiutare le parti a risolvere le questioni.

Ruolo del mediatore familiare

Il mediatore familiare è un terzo imparziale rispetto alla coppia che ha l'obiettivo di sostenere la coppia
stessa durante la fase della separazione e del divorzio. Viene a crearsi uno spazio neutrale all'interno del quale il mediatore familiare si propone come una risorsa specifica, volta a favorire la negoziazione di tutte quelle questioni relative alla separazione o al divorzio.

Il mediatore assume il ruolo di accompagnatore della coppia, che si trova nella condizione di dover fare
chiarezza nelle proprie relazioni intime, di prendere decisioni, di affermare esigenze in presenza di risorse personali e sociali insufficienti.

I primi incontri infatti sono orientati verso la ricerca della definizione del problema per poi valutare, insieme alla coppia, se intraprendere o meno tale percorso. Di fronte al mediatore, infatti, c'è la possibilità di dire le cose più vere, anche se faticosamente, e di dar vita ad un percorso che permetterà poi di rispettare gli accordi. Il mediatore dirige il processo e di questo è il responsabile; il suo ruolo è quello di facilitare la comunicazione e di promuovere il cambiamento. La sua funzione è dunque quella di guidare la coppia verso una stabilità ed un equilibrio psico-affettivo di fronte alla rottura del proprio rapporto.

Questa pratica riapre uno spazio comunicativo all'interno della coppia separata, permettendo di ridefinire confini e relazioni e quindi di raggiungere accordi che siano fondati, stabili il più possibile nel tempo. La pratica della mediazione ribalta l'idea del conflitto come negativo, considerato come sinonimo di lotta e di competitività, a favore di un'accezione positiva della crisi, ovvero come un'opportunità per crescere, cambiare, ed imparare.

Lo psicologo si propone anche di affrontare gli eventuali problemi concreti che sorgono intorno alla divisione dei beni, all'affidamento dei minori ed alla loro educazione, alla determinazione delle contribuzioni a favore del coniuge e della prole, all'assegnazione della casa coniugale, agli accordi sui periodi di visita ai figli per il genitore non affidatario. Lo strumento che il mediatore utilizza per produrre questi cambiamenti positivi all'interno della crisi familiare, è la gestione della relazione e della comunicazione durante le sedute.

La Mediazione Familiare non è una psicoterapia ma può essere un buon mezzo per consentire alla coppia genitoriale di diventare protagonista nella gestione del proprio conflitto in fase di separazione ed indirizzare le proprie risorse per trovare un dialogo il più possibile funzionale ai cambiamenti che si prospettano per tutta la famiglia.

L'aspetto più complesso, paradossale e contraddittorio, riguarda senza dubbio il fatto di favorire gli aspetti separativi (coniugalità) e contemporaneamente di incoraggiare aspetti di unione (genitorialità). Si dividono i beni, si separano gli spazi, si interrompono i rapporti ma contemporaneamente si incoraggia un dialogo sui figli e si accompagnano i genitori nel prendere decisioni comuni nei loro riguardi. Pertanto ruolo del mediatore è quello di accompagnare la coppia lungo questo percorso, di sostenerli nel recupero di una fiducia reciproca e qualora fosse necessario di tener viva la responsabilità genitoriale.

Il mediatore lavorerà dunque insieme alla coppia su due versanti, quello della coniugalità e quello della genitorialità. Naturalmente il primo compito che la coppia separata è chiamata ad assolvere dal punto di vista coniugale è quello di trattare la fine del legame ovvero attuare il divorzio psichico.

Realizzare il divorzio psichico implica principalmente l'elaborazione e la comprensione individuale che hanno determinato il fallimento del legame. I legami non si tagliano, non si aboliscono ma, piuttosto, si trasformano; non è possibile uscire dal legame annullandolo, ma è possibile allontanarsene riconoscendolo per quello che è stato e prendendo consapevolezza del valore del legame in modo da poter rilanciare la speranza in altri legami. Portare in salvo il legame è ancora più importante in presenza di figli. Perciò, occorre che gli ex coniugi instaurino un equilibrio di funzioni tra l'essere ex partner e l'essere ancora genitori, ovvero che prendano le distanze dall'essere coppia, ritirando da essa i propri investimenti emotivo-affettivi, e salvino una almeno minima stima e comprensione dell'altro in quanto genitore.

Quando mamma e papà si separano

separazione-e-divorzio-figli

 

Secondo i dati diffusi dall'ISTAT nel 2012, nell'anno 2010 le separazioni sono state 88.191 e i divorzi 54.160; rispetto all'anno precedente le separazioni hanno registrato un incremento del 2,6% mentre i divorzi un decremento pari a 0,5%. Si rileva anche che al Nord le separazioni sono più frequenti, mentre al Sud crescono di più. A livello nazionale rimane però in continua crescita l'instabilità delle unioni matrimoniali. I tassi di separazione e di divorzio totale mostrano per entrambi i fenomeni una continua crescita: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni erano 158 le separazioni e 80 i divorzi, nel 2010 si arriva a 307 separazioni e 182 divorzi (Fonte ISTAT). La fonte statistica per dare un po' di numeri. E i numeri solitamente parlano chiaro: nel nostro Paese vengono celebrati tanti matrimoni, ma pare che altrettanti, se non di più, siano le separazioni e i divorzi. Cosa accade alla famiglia quando due persone che consapevolmente avevano deciso di diventare tale, rinunciano all'impresa? Quale è l'identità di due persone, membri di una coppia che non è più coppia? Cosa succede ai figli delle separazioni e dei divorzi? Hanno ancora mamma e papà, oppure separarsi vuol dire diventare in un colpo solo anche cattivi genitori? Secondo i dati riportati, dunque, in Italia accade non di rado che dopo mesi, se non anni di liti, bronci e recriminazioni reciproche, due persone che si erano tanto amate hanno preso la decisione di ricorrere a un avvocato per mettere la parola fine al loro matrimonio. Ma se queste due persone sono anche genitori andare dall'avvocato non è l'unica scelta che possono fare. Proprio perché sono genitori e non solo due individui uniti in matrimonio, dovrebbero ponderare le loro scelte anche e soprattutto in base al benessere dei figli. La conflittualità dei genitori si trasmetterà inesorabilmente ai figli, per questo è importante che si impegnino a non rovesciare su di loro le proprie frustrazioni, perché se è vero che la separazione sancisce la fine di un rapporto di coppia e riguarda i due individui come marito e moglie, non intacca il ruolo di genitore. Quando ci si separa, la prova è ancora più dura di quella di coesistere come coniugi, poiché bisogna imparare a essere genitori comunque pur non essendo più marito e moglie. Il punto fermo di una coppia che si separa è il figlio (o i figli), anche se è difficile in molti casi andare oltre l'acredine, il rancore o addirittura l'astio se alla separazione non ci si arriva pacificamente. Inutile e dannoso è nascondere ai bambini quello che accade in casa; se sono abbastanza grandi da capire quello che dicono mamma e papà, può anzi essere utile metterli al corrente che in casa ci sono delle difficoltà che non si possono superare e che i genitori non staranno più insieme. Per quanto difficile, bisogna accompagnare i propri figli verso l'accettazione di questa nuova prospettiva di vita, con una quotidianità nuova fatta senza entrambi i genitori nella stessa casa. I bambini devono essere rassicurati sulla propria vita e sul proprio futuro dimostrandogli, giorno per giorno, anche con piccoli gesti, che l'amore per loro è rimasto inalterato e che i loro genitori resteranno tali. Ovviamente la reazione dei figli a tale evento traumatico può assumere connotati diversi in relazione alle età e alla differenza di sesso anche se la separazione rappresenta per i figli sempre e comunque un evento critico e sconcertante. I bambini molto piccoli sono quelli che risentono più negativamente della separazione dei loro genitori; per loro, infatti, la difficoltà da affrontare è relativa alla frattura di ciò che concepiscono come unità, ovvero il padre e la madre è un insieme indiscusso. In età prescolare e scolare, sono i figli maschi più che le femmine a essere influenzati negativamente dalla separazione. Questo si ritiene sia dovuto al fatto che i genitori esporrebbero i maschi al conflitto coniugale più frequentemente delle femmine, sia durante il matrimonio che durante la fase di separazione. Questa minor protezione dei figli unita alla maggiore difficoltà di questi a comunicare i loro sentimenti e a suscitare supporto da parte dei propri genitori, di altri adulti, o di coetanei determina questo loro maggiore disagio. Durante l'adolescenza-prima giovinezza, maschi e femmine invece reagiscono nello stesso modo alla separazione dei propri genitori. Risulta, infatti, che entrambi abbiano un numero maggiore di partner sessuali rispetto ai coetanei con famiglie intatte e un maggiore abbandono scolastico. Si può dire, insomma, che la portata dell'evento separazione appiattisca la distinzione di genere; maschi e femmine adolescenti sarebbero soprattutto "figli del divorzio", accomunati dallo stesso problema piuttosto che dall'identità di genere. Riuscire a separarsi come moglie e marito e tuttavia continuare a essere padre e madre, salvando la genitorialità, rappresenta un compito molto impegnativo spesso assolto a prezzo di grandi difficoltà. Di frequente, infatti, il coinvolgimento degli ex-coniugi nella loro relazione, anche dopo la separazione, con i suoi aspetti di conflitto mal gestiti e irrisolti, è tale da intaccare l'esercizio della funzione genitoriale. La spartizione delle responsabilità come genitori, implica la non facile accettazione della reciproca appartenenza (anche se passata) a uno stesso sistema familiare, con vincoli e opportunità che essa porta con sé. Nel prossimo articolo parleremo più in dettaglio della Mediazione Familiare, ossia di un intervento professionale molto attuale ai nostri giorni che è rivolto in particolare alle coppie ed è finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di una volontà di separazione e/o di divorzio, al fine di offrire possibilità di salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti dei figli. 

 

Malattie rare, la paura dell’ignoto e la disperazione dei genitori

ban-facebook 1Nel mondo sono state riscontrate circa 7.000/8.000 patologie rare e secondo il Ministero della Salute, si definisce rara una malattia in base al limite ristretto di pazienti. Viene considerata rara, infatti, ogni malattia che colpisce non più di 5 abitanti su 10.000.

In Europa è di una persona affetta ogni 2.000. Una malattia può essere rara in una regione, ma essere frequente in un’altra; a esempio, la talassemia, un’anemia di origine genetica, è rara nel Nord Europa, ma è frequente nelle regioni del Mediterraneo. La “malattia periodica” è rara in Italia, ma è diffusa in Armenia. Allo stesso modo, esistono molte malattie che possiedono varianti rare. Esistono migliaia di malattie rare. Attualmente, ne sono state calcolate 6.000-7.000 e ogni giorno, pare ne scoprano di nuove.

Le malattie rare sono per lo più gravi, spesso croniche e talvolta progressive. Possono presentarsi già dalla nascita o dall'infanzia, come nel caso dell'amiotrofia spinale infantile, della neurofibromatosi, dell'osteogenesi imperfetta, delle condrodisplasie o della sindrome di Rett.

Il problema principale delle malattie rare è anche la ricerca, perché purtroppo per alcune patologie si fa veramente poco, a differenza di altre che più conosciute a cui vengono stanziati maggior fondi.      

Quando un bambino nasce con una grave patologia, ciò che più angoscia il genitore è la paura dell’ignoto, e non solo per ciò che il piccolo dovrà affrontare.

Purtroppo difatti di molte malattie si conosce ancora poco e così possono sorgere problemi anche nell’inserimento della vita sociale, come accaduto non molto tempo fa.

Un esempio fra tanti: in provincia di Catanzaro un bambino affetto da fibrosi cistica è stato rifiutato dalla scuola materna, nonostante la madre abbia spiegato alla Dirigente Scolastica il tipo di malattia e che non si trattava di patologia contagiosa. La risposta è stata: “Il nostro istituto non può essere scambiato per un ospedale”.

La storia dopo essere passata tramite i giornali e la televisione è arrivata al Sindaco, che ha chiesto un’immediata soluzione al problema sottolineando che, deve essere rispettato il diritto all'istruzione e alla socializzazione del bambino discriminato.

Il fatto è estremamente grave perché il piccolo è uguale a tutti gli altri, solamente con una malattia all’apparato respiratorio.

L’ignoranza su questi temi evidenzia come sorgono ulteriori problemi che i genitori devono affrontare ogni giorno. La lotta continua contro non solo la malattia, ma anche verso le istituzioni che non vengono incontro ma ostacolo in taluni casi, portando alla disperazione e così, una persona alla fine si trova costretta, suo malgrado, a denunciare questi fatti incresciosi.

Mi domando se non basterebbe solo un po’ più di elasticità o più comprensione verso individui già segnati dalla vita. Genitori che a volte lanciano appelli tramite i media perché i loro figli hanno patologie così rare, che non trovano altre famiglie con cui confrontarsi, scambiarsi idee e dividere con loro quella terribile sofferenza e paura dell’ignoto che li attanaglia ogni giorno. Ma, nonostante tutto, nascondono dietro un sorriso, il grande amore verso il figlio e per la speranza che un dì, tutto questo possa cambiare e divenire solo un brutto ricordo.

Per aiutare tutte queste persone e affinché nessuno si senta escluso, si è giunti al sesto anno, in cui si celebra la giornata delle malattie rare. Il 28 febbraio si svolgeranno tantissime manifestazioni per tutti i pazienti, familiari e coloro i quali con il loro lavoro, le loro decisioni o scelte, il loro impegno, le loro opinioni, sono protagonisti.

La Giornata delle Malattie Rare è stata pensata e voluta dai pazienti e loro familiari europei, proposta formalmente da EURORDIS al Consiglio delle Alleanze Nazionali e approvata.

Lo slogan di quest’anno sarà: Malattie rare senza frontiere – la solidarietà.

Solidarietà è per i malati rari una parola e un concetto importante. Può esserci in molti modi e molte forme: solidarietà tra i malati; solidarietà tra il malato e chi si prende cura di lui; solidarietà tra medici; solidarietà tra politici e cittadini; solidarietà tra Paesi; solidarietà tra malati di malattie rare diverse. Sono davvero tante le possibili declinazioni della solidarietà.

Tantissimi sono gli eventi che si svolgeranno in tutta Italia per ricordare anche quelle malattie che quasi nessuno conosce, quelle dai nomi così complicati che sono classificate addirittura con numeri, ma che per i malati fanno la differenza tra una vita normale e quella “impossibile” nella quale sono caduti vittima del destino.

Perché lo psicologo fa paura?

psicologia 1Ammettere le proprie debolezze e le proprie fragilità non è facile. Ancora oggi, nonostante la psicologia si sia più o meno definitivamente liberata di quel marchio di scienza dei matti, lo psicologo è spesso l'ultimo specialista al quale ci si rivolge in caso di malessere. Riconoscere un problema, ammettere una sofferenza psichica o emotiva è già un passo importante verso la sua risoluzione, ma la vera difficoltà sta nel chiedere aiuto ed è qui che lo psicologo finisce negli ultimi posti dell'elenco delle persone a cui generalmente ci si rivolge.

Non capita di rado che durante il primo incontro di consultazione psicologica, le persone parlino delle richieste di aiuto effettuate in precedenza e si evidenzia una netta preponderanza di visite mediche, anche specialistiche.

Educare il bambino al sonno

bimbo sonno 1

Il sonno dei bambini è un argomento spinoso con il quale prima o poi tutti i genitori si trovano a confrontarsi.

Tralasciando le varie teorie sulla nanna, oggi parleremo solamente di come favorire il sonno nei bambini, cosicché essi imparino a dormire (e a farci dormire).

Il sonno in fin dei conti non è altro che un bisogno fisiologico importante di ognuno di noi, un corretto rapporto con esso consente ai bambini, sin dalla nascita, di crescere in maniera sana.

RADIOEMBOLIZZAZIONE una speranza per l’EPATOCARCINOMA inoperabile.

radio-2Cos'è, come si applica, che speranze offre.

Il tumore epatico primitivo con maggiore diffusione è l'epatocarcinoma (HCC). L'incidenza di tale malattia è in aumento a causa della correlazione esistente tra le infezioni sistemiche da virus epatitici (HCV), la progressione a cirrosi epatica e la successiva carcinogenesi di tumori primitivi epatici”.

Sottoscrivi questo feed RSS
Partly Cloudy

9°C

Roma

Partly Cloudy

Humidity: 46%

Wind: 8.05 km/h

  • Clear
    24 Mar 2016 16°C 6°C
  • Sunny
    25 Mar 2016 17°C 10°C
Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore