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updated 3:56 PM CEST, May 24, 2019

Tra studio e lavoro, tre giovani sardi si raccontano

lavoroLibri da parte, entusiasmo in tasca e versatilità al punto giusto.

Così anche i giovani studenti cagliaritani, a dicembre, diventano all’occasione commessi e commesse, hostess, steward e promoter, elfi, folletti e Babbi Natale che animano il centro storico, ma anche “impacchettatori” e “impacchettatrici” dei regali più disparati delle vittime del frenetico shopping natalizio.

Dieci giorni o poco più per misurarsi con una mini esperienza lavorativa e raggranellare qualche soldino senza però perdere di vista i propri obiettivi e i propri sogni nella giungla occupazionale dei giorni nostri.

Contratti atipici, spesso collaborazioni occasionali sottopagate  o non pagate affatto.

Parola d’ordine: mettersi alla prova e non rimanere a guardare.

Così mentre la Regione Sardegna mette a punto i nuovi master formativi- che partiranno a gennaio- per i laureati sardi, Roma Capitale Magazine ha dato voce a tre giovani meritevoli cagliaritani che si dividono tra lezioni e lavori occasionali.

Laura, 21 anni, oltre all’università, lavora periodicamente in teatro, come hostess di sala. La paga non è altissima e spesso non troppo puntuale: “E’ già una piccola soddisfazione guadagnare qualcosina e non dover chiedere troppo a mia madre e a mio padre”.

Poi c’è Elisa, studentessa di odontoiatria con la passione per la fotografia e un trascorso in Islanda, terra in cui ha lavorato, subito dopo il diploma, come assistente geriatrica e insegnante di italiano. Al momento, oltre a dedicarsi all’università e alla fotografia -che spera possa diventare presto una seconda professione- lavora come hostess per eventi e congressi. Il futuro lavorativo, Elisa, lo vede lontano dall’Isola: Oltreoceano o a Londra, chissà.

Se Laura, subendo l’incertezza del periodo storico,  ammette candidamente di non sapere ancora cosa desiderare, lavorativamente parlando,  dopo la conclusione del suo percorso di studi- scelto peraltro inaspettatamente dopo il diploma e dopo un anno in terra anglosassone per migliorare l’inglese- Matteo, classe ’92, non se l’è sentita di ripiegare su facoltà a lui non congeniali.

L’ingresso alle facoltà con sbocchi lavorativi sicuri è difficile, le altre facoltà non mi interessano particolarmente. Ho la fortuna di avere due zii che gestiscono delle attività, per le quali collaboro, permettendomi una piccola indipendenza economica”. Cullando il sogno per le forze armate, Matteo non disdegna le esperienze all’estero: “ Le esperienze fuori sono necessarie, non solo per il lavoro, ma anche per arricchimento personale”.

A prescindere da ciò che si fa, è come lo si fa a fare la differenza- rincara Laura. L’importante è  riuscire a vivere in maniera dignitosa ed essere soddisfatti del proprio operato”: insomma, che sia il lavoro della vita o qualcosa di molto più modesto e estremamente occasionale,  ad apportare “quel quid” a ciò che si fa è sempre l’attitudine…

Ultima modifica ilDomenica, 17 Agosto 2014 16:22

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