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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

GOHAR DASHTI NEI SUOI SCATTI RACCONTA LA VULNERABILITA’ DELL’UOMO

immagine203 2La vulnerabilità umana, il senso di separazione nel non riconoscersi in posti e luoghi diversi dai propri, si rincorrono nella narrazione per immagini presentata dagli scatti di Gohar Dashti (Ahvaz, Iran – 1980), fotografa iraniana alla sua seconda personale in Italia.

Apprezzata a livello internazionale, con essenzialità e sottile lirismo, la fotografa comunica lo stato emotivo di un popolo il suo, che come tanti altri si trova in bilico tra desiderio di evasione e smarrimento, entusiasmo e delusione per quel profondo senso di vuoto e solitudine che segue una partenza, una fuga per prepararsi ad un cambiamento. A ripercorrere l’essenza di emozioni che appartengono a quanti sono costretti a fuggire dalla propria patria certi poi di trovare altre possibilità, è proprio la sua mostra personale in corso a Milano presso Officine dell’Immagine fino al prossimo 16 aprile 2016. Si tratta della sua seconda personale nel capoluogo lombardo che segue ad altre rassegne di successo in importanti musei dal Victoria and Albert Museum di Londra, al Mori Art Museum di Tokyo, dal Museum of Fine Arts di Boston alla National Gallery of Arts di Washington, La mostra Gohar Dashti. LIMBO a cura di Silvia Cirelli che ha anche pubblicato i testi del catalogo e del volume fotografico, propone le ultime opere della giovane fotografa iraniana, diventata uno dei punti di riferimento del panorama artistico del Medio Oriente.

Gohar Dashti attraverso la sua arte che utilizza le atmosfere percettive e gli effetti della luce per esaltare i contesti per lo più legati ai paesaggi dove si affacciano figure di passaggio nel loro vivere nell’incertezza del futuro, si fa testimone della cultura e della società iraniana, complessa e dalle mille sfaccettature. Nel cogliere le emozioni tra speranza e solitudine, senso di libertà e nostalgia Gohar Dashti percepisce l’arte della fotografia quale strumento ideale per raccontare l’intersecarsi di aspetti apparentemente opposti quali ironia e amarezza, incanto e sofferenza, severità ed evasione. La raffinatezza del suo lessico, strettamente connesso a un’implicita connotazione autobiografica, si traduce in una simmetria creativa audace e incisiva, dove l’estetica dell’allegoria si scopre come costante elemento focale.

Il titolo dell’esposizione, LIMBO, prende spunto dall’ultimo progetto dell’artista, l’emblematica serie Stateless (2014-2015), presentata a Milano come nucleo centrale della mostra.

Realizzata in un remoto paesaggio desertico nell’isola di Qeshm, territorio iraniano che si affaccia sul Golfo Persico, la serie regala panorami incontaminati, dove una natura quasi prepotente incornicia scenari dal sapore malinconico e nostalgico. Nonostante la sublimazione quasi a respirare l’essenza di infiniti spazi del paesaggio circostante, i protagonisti degli scatti sembrano abitare un luogo che non gli appartiene e dove si sentono estranei, percependo la propria vulnerabilità davanti a strade e scorci che non riconoscono come propri. Ed è questo silenzioso senso di abbandono, e il dolore della separazione dalla propria terra e dalla propria storia e cultura, che hanno ispirato Gohar Dashti alla realizzazione di una delle sue serie più poetiche: un progetto che sintetizza la sofferenza della difficile condizione dell’individuo profugo ed esiliato, e allo stesso tempo restituisce l’identità di una memoria a quanti, a causa di guerre, malattie o soprusi, sono stati costretti ad abbandonare le proprie terre.

L’evocazione di un paesaggio surreale in equilibrio con la componente umana, è riconoscibile anche nella serie Iran, Untitled (2013) in cui l’artista si concentra sulla morfologia emozionale dell’individuo. Gohar Dashti con la potenza delle proprie fotografie riesce a mettere a nudo la vulnerabilità umana, dando spazio all’autenticità delle emozioni che prima o poi riaffiorano.

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