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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

SIMONE GIAMPÀ E ANTONIO PIZZOLANTE

EDEN2C2020152C20Acrilico20su20tela2C20100C39712520cm 2SENSO DEL DIVENIRE E RAPPRESENTAZIONE DELLA CITAZIONE

L’arte contemporanea attraverso i suoi linguaggi si muove entro spazi ideali per dare voce ad un immaginario che è visivo ed emotivo, aprendo a percorsi unici in cui passato e presente, memoria e attualità si intrecciano a creare nuove prospettive con cui guardare la storia dell’uomo.

In linea con i cambiamenti legati al progresso e alle nuove tecnologie, oltre che alle mode del momento, già da diversi anni si sta facendo strada un nuovo modo di utilizzare le diverse tecniche e forme espressive artistiche sia che si tratti di rappresentazioni legate alla pittura materica, sia che si tratti di forme legate alla fotografia, al video e al digitale.

Attraverso contesti ancorati alla storia dell’arte tra dipinti, rappresentazioni architettoniche, immagini di filmati, si può trarre spunto per una nuova rielaborazione di alcuni dettagli ad essi riferiti, proiettati entro una nuova visione.

Questi riferimenti o meglio “citazioni” diventano descrizioni autonome che fanno acquistare all’opera d’arte un nuovo volto, diverso e insolito, come sospeso tra quotidiano ed extraquotidiano, per rimandare ad altre possibilità proprie del significato della rappresentazione.

Diverse sul piano stilistico, le opere degli artisti: una di impianto pittorico, l’altra vicino all’installazione- sono accomunate dalla stessa rielaborazione e citazione di immagini o particolari presi a prestito dalla storia dell’arte.

Proprio perché l’opera si basa su immagini ripensate e svuotate del loro originale significato, diventa come sospesa in bilico tra due realtà.

Proiettata entro questo stato di sospensione, essa perde la sua identità e la sua natura citazionista per incarnare il vissuto transitorio degli artisti che la rielaborano dandole un nuovo assetto e significato.

Da qui si procede verso l’altra idea che accompagna i lavori di Giampà e Pizzolante: quella di “Deriva”: aspetto da intendersi come sinonimo di sospensione, precarietà.

Precarietà e sospensione che sempre più appartengono all’uomo, al suo lato morale e intellettuale.

Precarietà che si fa interprete di un presente in costante divenire e instabile, dove ogni equilibrio è messo in discussione e le certezze vengono meno.

Su questo concetto di divenire che apre alla temporalità e al senso di infinito si fonda l’opera di Pizzolante: la sua installazione formata da diversi elementi, tra cui le immagini di noti monumenti come la Piramide Cestia, realizzata con materiali poveri intaccati dall’azione corrosiva del mastice che apre diversi solchi materici, sintetizza l’essenza della sospensione e dell’effimero.

Trasformati e sopraffatti dal gesto creativo questi monumenti vedono annullata la propria grandiosità e sfarzo per via della semplicità del materiale con cui sono realizzati soggetto all’azione corrosiva di sostanze che li trasformano in ruderi senza tempo.

Le rappresentazioni di celebri opere di grandi protagonisti dell’arte moderna e contemporanea- tra cui Tiepolo, Guido Reni, Veronese, Guttuso- sequenze di film ed episodi della contemporaneità sono i riferimenti dei dipinti di Simone Giampà cui sottrae il valore di icone e l’aspetto simbolico grazie all’uso di una pittura sgargiante e aggressiva.

Le immagini perdendo il loro originario valore rappresentativo non devono ancorare a ricordi, ma costruire una nuova prospettiva visiva.

A chiudere l’esposizione un video realizzato dalla curatrice insieme agli artisti dove accanto a spezzoni di immagini di famose opere d’arte sono scene di film e stralci di filmati di repertorio.

Si tratta di una vera e propria opera d’arte in cui il tempo passato intreccia il presente attraverso frammenti, colori, derive che entrano in un tempo dove ogni immagine è come sospesa, alterata nel suo essere diversa da prima.

Op. Cit. - Alla deriva

Simone Giampà; Antonio Pizzolante

Sala Conferenze SEL, II piano,

Via Arenula 29 -  Roma

Orari: da lunedì a venerdì dalle 10.00 alle 18.00

Sabato dalle 17.00 alle 20.00

A cura di: Laura Salerno

fino al 26 febbraio 2016

ingresso libero

Ultima modifica ilSabato, 27 Febbraio 2016 14:34

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