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updated 2:10 PM CEST, Jul 16, 2019

SENZA TRACCIA: APPELLO FAMIGLIE

525365 10200927551500757 877922769 nRiceviamo e pubblichiamo.

Si inoltra per conoscenza e con invito alla diffusione, la lettera scritta da alcune famiglie di persone scomparse, che è stata inviata sia alla direzione della Rai sia alla redazione del programma "Chi l'ha visto?", al fine di far emergere alcune problematiche a esso relative, nella speranza che si torni a occupare più largamente e con rigore ai numerosi casi di scomparsa che ogni anno si registrano in Italia.

Gentili/Egregi direttori di Rai/Rai3 Gentili/Egregi Presidente Rai Anna Maria Tarantola, Direttore Generale Rai Luigi Gubitosi, Direttore di Rai3 Andrea Vianello, firmatari di questa lettera sono alcuni familiari e amici di persone scomparse.

Ventisettemila famiglie - stando agli ultimi dati diffusi dal Ministero dell'Interno - ogni giorno devono battersi oltre che col proprio e atroce dolore, con la burocrazia e con il totale disinteresse dell'opinione pubblica. 

Quando scompare una persona, oltre ad allertare le forze dell'ordine presentando denuncia di scomparsa, i familiari si sentono suggerire da tutti di scrivere o telefonare al programma televisivo “Chi l'ha visto?”. Questo avviene perché questa trasmissione - da quando esiste - è diventata una sorta di "istituzione": non sapremmo altrimenti come definire un programma che divulga a livello nazionale i volti dei nostri cari scomparsi oltre che i nostri appelli da anni. 

Chi vive il nostro dramma conosce bene le mille difficoltà in cui dobbiamo imbatterci ogni giorno: tralasciando le difficoltà burocratiche, è giusto sapere che convincere qualcuno ad appendere un volantino, a tenere gli occhi aperti dopo aver visto una foto, a spargere la voce anche attraverso il web, a oggi spesso diventa una continua supplica.

Quando è nato “Telefono Giallo”, i familiari degli Scomparsi hanno finalmente ottenuto uno spazio per loro, ma soprattutto per i loro cari: uno spazio televisivo che passasse appelli dettagliati, raccogliesse testimonianze telefoniche e cercasse anche le persone sul campo. Si è poi passati a “Chi l'ha visto?”. Il cambiamento di nome non doveva incidere sullo scopo del servizio di una trasmissione della tv di Stato, eppure noi familiari degli scomparsi ogni mercoledì lo guardiamo e ci chiediamo: dove sono i nostri cari? Gli appelli di scomparsa vengono relegati a brevi momenti: decine e decine di schede vengono passate in pochi minuti. Non si riescono a memorizzare i volti, i nomi, i luoghi in cui cercare quelle persone. C'è poco tempo per i nuovi casi di scomparsa e così spesso gli aggiornamenti a seguito di alcune segnalazioni neanche vengono comunicati. Eppure sappiamo ormai che i primi momenti sono importantissimi. Perché succede ciò? Perché la maggior parte della trasmissione ormai è dedicata a casi di cronaca nera, i cui protagonisti non sono più scomparsi, ma vittime di omicidio. Non è nostra intenzione mancare di rispetto a queste persone e ai loro familiari, ma riteniamo che i casi di scomparsa connessi a ipotesi di reato presumibile o accertato dovrebbero essere trattati in modo più equilibrato, anche riducendo lo spazio a essi dedicato. Comprendiamo che tale impostazione sia principalmente dovuta alla necessità di assicurare un vasto pubblico alla trasmissione, ma riteniamo che la televisione pubblica e, in particolare, una trasmissione che offre un servizio pubblico insostituibile, non debba essere schiava dello share e dovrebbe quindi dedicare il maggior tempo possibile ai numerosissimi casi di scomparsa, pur rischiando di perdere qualche spettatore. 

Ogni volta che abbiamo modo di confrontarci tra noi parenti di scomparsi, ci teniamo che ognuno si senta a pari di un altro: ogni scomparso ha lo stesso valore. Per noi non c'è distinzione di sesso, di età, di provenienza, di stato sociale. Tutti i nostri cari devono essere cercati allo stesso modo, meritano e hanno bisogno di uno spazio, anche se tutti i bambini scomparsi sono nel nostro cuore in modo speciale e pensiamo che meritino una particolare attenzione.

Per i motivi sopra esposti chiediamo quindi che la trasmissione televisiva “Chi l'ha visto?”, pur continuando a occuparsi di cronaca nera, lo faccia in maniera assolutamente marginale lasciando spazio all’approfondimento dei casi di scomparsa sia recenti che remoti, continuando a rivestire quel ruolo di servizio pubblico dedicato a un’opera di sensibilizzazione e diffusione di una problematica troppo spesso ignorata dai media, tranne che per alcuni casi particolarmente eclatanti. A tal fine riteniamo sarebbe utile l'introduzione nello studio televisivo di alcuni monitor che proiettino in una continua rotazione le schede degli scomparsi, anche a discapito del pubblico presente, che, in una trasmissione come questa, ha una funzione prettamente "scenografica". Auspichiamo inoltre il ritorno a uno stile sobrio e rigoroso della trasmissione, in cui l’approccio giornalistico metta in risalto le grandi professionalità che collaborano a essa e in cui gli spazi concessi alle famiglie siano gestiti nel pieno rispetto della dignità umana. 

Noi Familiari vogliamo che “Chi l’ha Visto?” diventi un punto di riferimento importante non soltanto in Italia e che sia realizzato un salto di qualità, a esempio con il coinvolgimento di altre televisioni straniere, in modo da diffondere maggiormente gli avvisi di scomparsa, specialmente nel caso di presunti avvistamenti degli scomparsi in paesi esteri.

Rappresentiamo infine la nostra volontà di collaborare fattivamente con la trasmissione, ma a condizione che non ci siano più scomparsi di serie A e scomparsi di serie B, ai quali si dedica solo qualche istante, come se il dolore delle loro famiglie sia anch’esso di serie B.

Confidando in un vostro riscontro, vi porgiamo i nostri più cordiali saluti.

 

Ultima modifica ilMartedì, 19 Agosto 2014 16:18

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