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updated 1:51 PM CET, Jan 25, 2020

SENZA TRACCIA: troppo silenzio a 3 anni dalla scomparsa di Cameyi Mosammet

DDDD1Ci sono persone e persone, alcune fanno più “rumore” di altre anche quando scompaiono; sì, perché della piccola Cameyi non si è quasi mai parlato, se non qualche piccolo trafiletto a differenza di altri casi, che hanno avuto maggiore diffusione mediatica.

E’ brutto dirlo, ma ahimè è la tragica verità.

Molti non sanno neppure chi sia, non conoscono il suo volto, la sua storia, eppure lei è scomparsa 3 anni fa a soli 15 anni. A piangerla resta la famiglia che, chiusa nel dolore non si arrende, non può farlo e continua a sperare, così com’è giusto che sia.

Il 29 maggio cade l’anniversario di questo triste evento. Una giornata che non si può dimenticare e noi, non vogliamo farlo.

Cameyi Mosammet di nazionalità bengalese, alta 1.50 m, occhi e capelli neri, è scomparsa da Ancora la mattina del 2010.

Uscita da casa per recarsi a scuola verso le 7.30, che dista circa due chilometri di distanza, non ci arriverà mai.

Ripercorriamo i fatti.

La giovane Cameyi Mossamet quella famosa mattina, esce da casa, senza documenti e senza soldi e con il suo cellulare. In seguito, la mamma Fatma, mostrerà agli inquirenti, il portafogli che la 15enne aveva lasciato nell’armadio, dove era contenuto lo scontrino per l’acquisto di una nuova sim card e per una ricarica da 5 euro.

Dopo qualche giorno fu rinvenuto un video pubblicato su Myspace, un noto social network, nel quale Cameyi era in compagnia di un ragazzo che la baciava. Il video, secondo gli inquirenti, poteva non essere stato gradito dalla famiglia della ragazza e dalla comunità bengalese e avrebbe potuto spingere qualcuno a far sparire la minorenne per cancellare l’affronto, oppure, poteva essere stata lei stessa a scappare, per vergogna. Il telefono di Cameyi è sempre rimasto spento ma, in base ai tabulati telefonici, l’ultima traccia è stata rintracciata da una cella telefonica sulla costa maceratese.

Della ragazza oggi resta nella memoria un toccante video girato a scuola, che la ritrae sorridente, mentre racconta della sua passione per il calcio. Ricordiamo che la sua religione però, le impedisce di giocare.

Al momento l’unico indagato per la scomparsa di Cameyi è il ragazzo che la baciava nel video di Myspace e che risiede all’ottavo piano dell’Hotel House di Porto Recanati, dove spesso si recava anche Cameyi Mosammet. Quel 29 maggio la giovane andò a casa sua, lo testimoniano le telecamere all’ingresso del palazzo e da quel momento le sue tracce si perdono. Nel corso delle perquisizioni all’appartamento, gli inquirenti hanno rinvenuto un cuscino intriso di sangue e un cappello da cowboy appartenente a Cameyi. Il 10 giugno il ragazzo partì per la Grecia per ritornare qualche giorno dopo, e questo spostamento insospettì la Polizia. Nel frattempo qualcuno ha anche cancellato il video di Cameyi da Myspace.

Dopo la scomparsa della giovane Cameyi, un lutto colpisce la famiglia bengalese: il padre, Ibrahim di 55 anni gravemente malato, è morto nel luglio del 2010, senza sapere che fine ha fatto sua figlia.

Che cosa accadde alla giovane in quel tratto di strada il 29 maggio 2010? Rapita, o portata via con la forza? Oppure si tratta di allontanamento volontario?

Per sapere qualcosa di più, abbiamo sentito l’insegnate del fratello di Cameyi, la signora Silvia Mainardi, che gentilmente ha risposto alle nostre domande.

Lei era vicina alla famiglia, ci può parlare di Cameyi?

A quel tempo, avevano avuto uno sfratto esecutivo e il capo famiglia aveva un tumore in fase terminale, io cercavo di aiutarli a prendersi cura dei ragazzi.

Cameyi era un’adolescente come tante altre, con le sue esuberanze e le sue fragilità.

Aveva una diagnosi di borderline ed era seguita da un’insegnante di sostegno, andava volentieri a scuola, aveva amiche con cui si vedeva nel pomeriggio per andare in centro a passeggiare.

Amava stare in Italia, anche se i problemi in famiglia in quegli anni erano tanti e lei ne soffriva, non era una ragazza triste o chiusa in se stessa, anzi era sorridente solare e le piaceva stare in compagnia.

Cameyi era una ragazza con fragilità cognitive, piuttosto ingenua per la sua età e quindi facile preda di chiunque volesse raggirarla o ingannarla.

Nelle indagini degli inquirenti, si parla del ragazzino che Cameyi frequentava, che cosa ci può dire di lui?

Del suo ragazzo ne sentivo parlare, ma era in un’età in cui si è “sempre innamorati”, non la conoscevo di persona e non sapevo precisamente come stessero le cose fra loro. 

Che idea si è fatta sulla vicenda?

Penso spesso a lei e a quello che può esserle accaduto, ma non sono pensieri positivi, non ho mai creduto alla tesi dell’allontanamento volontario, penso piuttosto che qualcosa sia andato “storto” quella mattina e che lei non abbia percepito il pericolo che stava correndo.

Di una cosa sono certa… era serena, felice e sicura di aver marinato la scuola per passare un sabato mattina con quello che considerava il suo ragazzo.

Se avesse avvertito un pericolo o una difficoltà mi avrebbe chiamata per chiedere aiuto, come aveva già fatto in passato. Sapeva che io ero sempre raggiungibile e che la sarei andata a prendere ovunque.

Sono così trascorsi 3 anni e ancora non siamo arrivati a conoscere la verità sulla scomparsa della giovane ragazza bengalese. Per lei nessuna fiaccolata, come invece capita per molte altre vicende; per lei nessuna “corsa” o manifestazione o evento. Per lei nessuna pagina si è aperta su FB; per lei nessuna petizione per conoscere la verità. Ci sono dunque scomparsi che non fanno “rumore” e restano silenziosi, fino a quando forse un giorno una telefonata giunge, per svelare un piccolo indizio.

Anche per questo motivo, l’Associazione Penelope, che supporta le famiglie delle persone scomparse e che opera sul territorio nazionale e internazionale al fine di assistere e sostenere le famiglie nell’affannosa e disperata ricerca dei propri cari, ha deciso in merito a questo caso, di scrivere una missiva al Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione CÉCILE KYENGE, per sottolineare come le ricerche da parte delle forze dell’ordine, sul caso in questione, non sono state immediate e non si è avuta la meritata attenzione mediatica come spesso è riservata per altre persone scomparse.

Scomparsi di serie A e di serie B? Ci auguriamo tutti di no!

Quello che fa più male è quest’assordante silenzio, calato come sipario in tutti questi anni, ma che parla e urla per chi lo sa ascoltare e grida verità e giustizia, sulla sorte di una ragazzina di quindici anni che voleva solo vivere.

Scheda di “Chi la visto?”:

 http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-44ac22d3-6061-4baa-990a-9efe0ee844e6.html

Per chi avesse notizie o informazioni in merito, contatti immediatamente polizia o carabinieri.

Ultima modifica ilMartedì, 28 Maggio 2013 19:27
Dora Millaci

Poetessa e scrittrice, prolifica in modo particolare di racconti brevi. Grazie alla sua innata sensibilità e amore per il prossimo, riesce a scuotere la coscienza del lettore sui temi della sofferenza, della morte, della comprensione, della tolleranza e dell'amicizia. Ogni sua opera è unica e la sua “impronta” la si ritrova e la si riconosce anche nelle favole, poiché in ogni racconto c'è sempre una profonda morale. Col suo modo di scrivere semplice riesce a raggiungere il cuore del lettore, lasciandone alla fine un segno profondo.

Attualmente collabora con diverse riviste on-line e cartacee, oltre che condurre una piccola trasmissione radio sul web: Una voce per un aiuto.

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