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updated 9:58 AM CET, Dec 8, 2019
Senza Traccia

Senza Traccia (54)

Chiunque voglia partecipare, aiutare o dare utili informazioni, può scrivere alla redazione di Roma Capitale Magazine, all'indirizzo .

SENZA TRACCIA: “Aiutatemi a ritrovarlo!” L’appello disperato della sorella di Roman Cwalińsk.

download 2Un uomo tranquillo, socievole, amabile, disponibile. è così che lo descrive la sorella Teresa. è incomprensibile quindi la sua scomparsa.

Dal 14 settembre 2006 di Roman Cwalińsk non si hanno più notizie.

Un grande lavoratore che si era trasferito negli Stati Uniti proprio per guadagnarsi da vivere, lasciando la sua famiglia in Polonia. La sorella Teresa invece, continua a vivere laggiù.

Purtroppo, un giorno a causa di un brutto incidente, comincia a soffrire di forti emicranie che lo porteranno a una forma depressiva. Alla sorella Teresa, che due settimane prima della sua scomparsa lo sentì al telefono,  confesserà di star molto male.

Teresa, ricorda che era triste, depresso, scontento e forse, sarà proprio questa forma d’angoscia che lo spingerà a partire, lasciando tutto e tutti. Sì, perché in Polonia ha lasciato ogni cosa: soldi, vestiti etc.

Il 14 settembre, disse alla famiglia che andava da un meccanico per riparare la sua auto. Ma Roman Cwalińsk non ci è mai arrivato.

La sua macchina, marca Lanos, è stata trovata nel parcheggio di una stazione di servizio in Polonia e sotto il tappetino, c’erano le chiavi.ROMAN CWALIŃSKI

L’ultimo avvistamento dell’uomo è stato il 15 settembre 2006 all’aeroporto di Roma.

Perché sia venuto nel nostro paese, non se lo spiega neppure Teresa, non ha idea se qui potesse conoscere qualcuno.

“E’ una sensazione terribile non sapere che cosa gli sia successo” dice disperata “Mi manca tantissimo e voglio conoscere la verità. Spero che qualcuno in Italia lo abbia visto e possa aiutarmi”.

Roman Cwalińsk (Polacco) al momento della scomparsa aveva 42 anni – altezza 1.70 m – occhi azzurri – capelli castani.

Chiunque avesse informazioni utili può mettersi in contatto con la sorella Teresa (parla inglese e polacco) a questo numero in USA 860 478 8921 o inviare un’e-mail a

Oppure scrivere in italiano a:

SENZA TRACCIA: MARIA... APPELLO DALLA GERMANIA

collage maria“Bitte findet Maria” (“Si prega di trovare Maria”): è questo il semplice ma drammatico appello che arriva dalla Germania. 

Maria Brigitte Henselmann è una bambina di 13 anni e vive con la famiglia nella cittadina di Blomberg, nel nord ovest della Germania. 

Una bambina come tante, distante chilometri da noi, che, però, purtroppo, dal 4 maggio 2013 è entrata a far parte della lunga lista dei minori scomparsi ricercati in tutta Europa ed è quindi doveroso diffondere l'appello dei genitori disperati anche qui in Italia. 

La Polizia del Friburgo - che si sta occupando del caso - ritiene che Maria Brigitte Henselmann si sia allontanata dalla Renania Settentrionale in compagnia di un uomo molto più grande di lei, conosciuto circa un anno fa su internet.

Si tratta del 53enne Bernhard Haase, di cui la Polizia ha diffuso diverse foto. Pare che i due si stiano bernhardspostando a bordo di una Skoda Grigia targata LIP-36 VM, presa a noleggio.

Forse con loro c'è anche un cane di taglia medio/grande, di colore bianco.

Al momento non si può stabilire se Maria si sia allontanata volontariamente o con la forza, ma va sicuramente trovata. 

A un mese dalla scomparsa, sono giunte più di 300 segnalazioni, sia dalla Germania, sia dai Paesi confinanti.

maria hPer la polizia tedesca il caso è una priorità, ma anche l'Europol e l'Interpol sono sulle tracce di Maria Henselmann e di Bernhard Haase. 

La famiglia Henselmann, per diffondere ancor più capillarmente l'appello, ha creato un sito internet dove si possono visionare diverse foto, scaricare il volantino e prendere i giusti recapiti per eventuali segnalazioni, anche anonime. maria

Sito internet:

http://mariasuche.wordpress.com 

 

Gruppo Facebook:  

https://www.facebook.com/groups/mariasuche/

Polizia del Friburgo: 0049 761 882 4884

Per segnalazioni anonime: 0049 761 41262

SENZA TRACCIA: MARIO PIGNALOSA SEGNALATO A SIENA

volantino pignalosaMario Pignalosa, settantaduenne, è scomparso da Portici, in provincia di Napoli, il 2 Gennaio 2013. Il pensionato era solito accompagnare un amico commerciante al mercato di Cavia dei Tirreni, ma la mattina della scomparsa non si recò all'appuntamento. 

Potrebbe aver preso un treno e aver sbagliato direzione, oppure aver camminato a lungo ed essere stato vittima di un vuoto di memoria. Mario Pignalosa ha, talvolta, piccole dimenticanze, anche se ricorda molto bene i fatti e le persone del suo passato. Fumatore di sigarette di marca “Diana” è facilmente riconoscibile per via di una cicatrice sul capo. Dieci anni fa è stato colpito da aneurisma al cervello e, per questa ragione, dovette chiudere l'autofficina che gestiva e andare in pensione prima del previsto. 

Nei giorni scorsi è giunta una segnalazione dalla città di Siena: una dipendente dell'ufficio postale potrebbe aver parlato con lui. Pur non escludendo alcuna pista, né alcun luogo, i familiari chiedono ai cittadini senesi di prestare particolare attenzione: il pensionato potrebbe trovarsi in difficoltà e aver bisogno d'aiuto. 

Intervista alla figlia Sabrina Pignalosa. 

E' arrivata di recente una segnalazione da Siena: cosa vi è stato raccontato?
Sì, ho ricevuto una telefonata da una ragazza che lavora presso l'ufficio postale di Siena. Mi ha riferito che qualche giorno fa, un signore con accento napoletano, molto somigliante a mio padre, si è recato al suo sportello con un libretto stretto in mano, chiedendo se poteva prelevare. Lei, a quel punto, lo ha indirizzato verso lo sportello dedicato ai prelievi, ma lui è andato via. 

La persona che vi ha segnalato l'avvistamento è, secondo voi, attendibile?
Sì. Mi ha raccontato che quello stesso giorno, mentre era a pranzo da sua madre, ha visto su un giornale l'appello che abbiamo divulgato. Mi ha subito telefonato perché ha notato una grande somiglianza con mio padre e poi le è parso strano che quel signore se ne fosse andato via in quel modo.
 

Vi siete già recati a Siena per verificare la segnalazione?
Ho una cugina che abita a Firenze che si è già recata sul posto, girando per tutta Siena. E' andata dai Carabinieri, presso il centro di accoglienza e alla stazione, ma non ha trovato nulla.
 

Suo padre è solito spostarsi in treno. C'erano convogli diretti a Siena quella mattina?
Non diretti, ma per Milano e Firenze di sicuro. Quelle stesse linee le abbiamo già battute.
 

Ritenete effettivamente possibile che suo padre si trovi a Siena?
Ormai non riusciamo più a capire cosa possa essere successo.
 

Le autorità stanno controllando la segnalazione?
Lo speriamo.
 

Mario Pignalosa, al momento della scomparsa, aveva del denaro? E' possibile che abbia bisogno d'aiuto?
Mio padre non ha soldi con se. Quel poco che aveva, sicuramente non basta per coprire i cinque mesi trascorsi dal momento della sua scomparsa, perciò senz'altro riteniamo che possa aver bisogno di aiuto.
 

Come possono aiutarvi i cittadini di Siena? Avete in mente di stampare dei volantini?
Sì, abbiamo preparato dei volantini da diffondere sul posto. Chiunque avvista mio padre può telefonare alle autorità e a noi familiari.

SENZA TRACCIA: troppo silenzio a 3 anni dalla scomparsa di Cameyi Mosammet

DDDD1Ci sono persone e persone, alcune fanno più “rumore” di altre anche quando scompaiono; sì, perché della piccola Cameyi non si è quasi mai parlato, se non qualche piccolo trafiletto a differenza di altri casi, che hanno avuto maggiore diffusione mediatica.

E’ brutto dirlo, ma ahimè è la tragica verità.

Molti non sanno neppure chi sia, non conoscono il suo volto, la sua storia, eppure lei è scomparsa 3 anni fa a soli 15 anni. A piangerla resta la famiglia che, chiusa nel dolore non si arrende, non può farlo e continua a sperare, così com’è giusto che sia.

Il 29 maggio cade l’anniversario di questo triste evento. Una giornata che non si può dimenticare e noi, non vogliamo farlo.

Cameyi Mosammet di nazionalità bengalese, alta 1.50 m, occhi e capelli neri, è scomparsa da Ancora la mattina del 2010.

Uscita da casa per recarsi a scuola verso le 7.30, che dista circa due chilometri di distanza, non ci arriverà mai.

Ripercorriamo i fatti.

La giovane Cameyi Mossamet quella famosa mattina, esce da casa, senza documenti e senza soldi e con il suo cellulare. In seguito, la mamma Fatma, mostrerà agli inquirenti, il portafogli che la 15enne aveva lasciato nell’armadio, dove era contenuto lo scontrino per l’acquisto di una nuova sim card e per una ricarica da 5 euro.

Dopo qualche giorno fu rinvenuto un video pubblicato su Myspace, un noto social network, nel quale Cameyi era in compagnia di un ragazzo che la baciava. Il video, secondo gli inquirenti, poteva non essere stato gradito dalla famiglia della ragazza e dalla comunità bengalese e avrebbe potuto spingere qualcuno a far sparire la minorenne per cancellare l’affronto, oppure, poteva essere stata lei stessa a scappare, per vergogna. Il telefono di Cameyi è sempre rimasto spento ma, in base ai tabulati telefonici, l’ultima traccia è stata rintracciata da una cella telefonica sulla costa maceratese.

Della ragazza oggi resta nella memoria un toccante video girato a scuola, che la ritrae sorridente, mentre racconta della sua passione per il calcio. Ricordiamo che la sua religione però, le impedisce di giocare.

Al momento l’unico indagato per la scomparsa di Cameyi è il ragazzo che la baciava nel video di Myspace e che risiede all’ottavo piano dell’Hotel House di Porto Recanati, dove spesso si recava anche Cameyi Mosammet. Quel 29 maggio la giovane andò a casa sua, lo testimoniano le telecamere all’ingresso del palazzo e da quel momento le sue tracce si perdono. Nel corso delle perquisizioni all’appartamento, gli inquirenti hanno rinvenuto un cuscino intriso di sangue e un cappello da cowboy appartenente a Cameyi. Il 10 giugno il ragazzo partì per la Grecia per ritornare qualche giorno dopo, e questo spostamento insospettì la Polizia. Nel frattempo qualcuno ha anche cancellato il video di Cameyi da Myspace.

Dopo la scomparsa della giovane Cameyi, un lutto colpisce la famiglia bengalese: il padre, Ibrahim di 55 anni gravemente malato, è morto nel luglio del 2010, senza sapere che fine ha fatto sua figlia.

Che cosa accadde alla giovane in quel tratto di strada il 29 maggio 2010? Rapita, o portata via con la forza? Oppure si tratta di allontanamento volontario?

Per sapere qualcosa di più, abbiamo sentito l’insegnate del fratello di Cameyi, la signora Silvia Mainardi, che gentilmente ha risposto alle nostre domande.

Lei era vicina alla famiglia, ci può parlare di Cameyi?

A quel tempo, avevano avuto uno sfratto esecutivo e il capo famiglia aveva un tumore in fase terminale, io cercavo di aiutarli a prendersi cura dei ragazzi.

Cameyi era un’adolescente come tante altre, con le sue esuberanze e le sue fragilità.

Aveva una diagnosi di borderline ed era seguita da un’insegnante di sostegno, andava volentieri a scuola, aveva amiche con cui si vedeva nel pomeriggio per andare in centro a passeggiare.

Amava stare in Italia, anche se i problemi in famiglia in quegli anni erano tanti e lei ne soffriva, non era una ragazza triste o chiusa in se stessa, anzi era sorridente solare e le piaceva stare in compagnia.

Cameyi era una ragazza con fragilità cognitive, piuttosto ingenua per la sua età e quindi facile preda di chiunque volesse raggirarla o ingannarla.

Nelle indagini degli inquirenti, si parla del ragazzino che Cameyi frequentava, che cosa ci può dire di lui?

Del suo ragazzo ne sentivo parlare, ma era in un’età in cui si è “sempre innamorati”, non la conoscevo di persona e non sapevo precisamente come stessero le cose fra loro. 

Che idea si è fatta sulla vicenda?

Penso spesso a lei e a quello che può esserle accaduto, ma non sono pensieri positivi, non ho mai creduto alla tesi dell’allontanamento volontario, penso piuttosto che qualcosa sia andato “storto” quella mattina e che lei non abbia percepito il pericolo che stava correndo.

Di una cosa sono certa… era serena, felice e sicura di aver marinato la scuola per passare un sabato mattina con quello che considerava il suo ragazzo.

Se avesse avvertito un pericolo o una difficoltà mi avrebbe chiamata per chiedere aiuto, come aveva già fatto in passato. Sapeva che io ero sempre raggiungibile e che la sarei andata a prendere ovunque.

Sono così trascorsi 3 anni e ancora non siamo arrivati a conoscere la verità sulla scomparsa della giovane ragazza bengalese. Per lei nessuna fiaccolata, come invece capita per molte altre vicende; per lei nessuna “corsa” o manifestazione o evento. Per lei nessuna pagina si è aperta su FB; per lei nessuna petizione per conoscere la verità. Ci sono dunque scomparsi che non fanno “rumore” e restano silenziosi, fino a quando forse un giorno una telefonata giunge, per svelare un piccolo indizio.

Anche per questo motivo, l’Associazione Penelope, che supporta le famiglie delle persone scomparse e che opera sul territorio nazionale e internazionale al fine di assistere e sostenere le famiglie nell’affannosa e disperata ricerca dei propri cari, ha deciso in merito a questo caso, di scrivere una missiva al Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione CÉCILE KYENGE, per sottolineare come le ricerche da parte delle forze dell’ordine, sul caso in questione, non sono state immediate e non si è avuta la meritata attenzione mediatica come spesso è riservata per altre persone scomparse.

Scomparsi di serie A e di serie B? Ci auguriamo tutti di no!

Quello che fa più male è quest’assordante silenzio, calato come sipario in tutti questi anni, ma che parla e urla per chi lo sa ascoltare e grida verità e giustizia, sulla sorte di una ragazzina di quindici anni che voleva solo vivere.

Scheda di “Chi la visto?”:

 http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-44ac22d3-6061-4baa-990a-9efe0ee844e6.html

Per chi avesse notizie o informazioni in merito, contatti immediatamente polizia o carabinieri.

SENZA TRACCIA: la tragica scomparsa del “runner” Danilo Riccini e il suo triste anniversario

ricciniLunedì 27 maggio 2012 è una data che la famiglia di Danilo Riccini, non può dimenticare, poiché ha segnato la fine della sua “corsa”. Il “runner” così com’era da tutti soprannominato, esperto podista con la passione dello sport, in modo particolare in montagna, dove si allenava costantemente, è scomparso, inghiottito nel nulla forse, da quelle stesse rocce che lui tanto amava in località Calcara nel territorio di Ussita (Macerata).

Sappiamo che Danilo Riccini quella famosa domenica di 1 anno fa, si era allontanato da casa con la sua auto, una Fiat Punto vecchio modello di colore grigio argento, con a bordo zaini, indumenti da città e una bici mountain bike; all’interno dell’auto, saranno ritrovati tutti i suoi documenti (patente, portafoglio, chiavi della macchina) e telefono cellulare.

Inizia la sua corsa e sale fino a Ussita, ai piedi del monte Bove. Da qui ahimè, non tornerà mai più.

L’allarme è stato dato dai carabinieri di Ussita, che hanno visto l’auto posteggiata lunedì 28 e l’hanno tenuta sotto vigilanza per diversi giorni, facendo controlli incrociati con le denunce di scomparsa, fino all’8 giugno, quando sono andati a cercarlo a casa e lì è finalmente partita la reale denuncia di scomparsa di Danilo, da parte del padre.

Che cos’è accaduto a Danilo Riccini? Quali sono le teorie e le ipotesi?

Danilo Riccini al momento della scomparsa aveva 50 anni, originario del quartiere di Ponte Felcino, era un tipo piuttosto solitario ma tranquillo. Amava gli sport estremi e la natura e in zona era conosciuto da tutti.

Per capire meglio la sua storia, abbiamo intervistato suo cugino Andrea Spaccini, che ci ha parlato anche delle faticose ricerche in questo lungo anno.

Mio cugino frequentava quelle zone da qualche anno e le conosceva molte bene; com’era solito, lasciava la macchina laggiù, dov’è stata ritrovata e percorreva percorsi prestabiliti; inoltre si stava allenando in vista di una futura gara in luglio, la “Sky- Race delle Dolomiti” e si allentava in quelle zone proprio perché aveva necessità di posti in quota. 

Come sono state fatte le ricerche?locand1

Purtroppo la zona di cui stiamo parlando, la zona dov’è scomparso è molto impervia, perché rocciosa e le Istituzioni i primi 2 giorni di ricerca, hanno battuto in maniera massiccia l’area, ma non si sono spinti in tratti particolarmente “pericolosi”, ma solo in zone più sicure. Secondo noi se è accaduto qualcosa, è avvenuto in zone più critiche; quindi occorreva spingersi più a fondo.

Tra l’altro andando a casa sua ho trovato delle mappe con percorsi di allenamento e i tempi. Pertanto i tratti che percorreva, erano ben definiti purtroppo con zone molto impervie, perché ricordiamoci che parliamo di montagne. 

La sua idea sull’accaduto?

Sicuramente non un malore, piuttosto un incidente; Danilo è caduto, magari in un luogo molto difficile da raggiungere. 

Come mai le ricerche si sono fermate dopo soli 2 giorni?

In verità alla fine gli inquirenti hanno deciso di proseguire un’altra giornata anche con l’ausilio di elicotteri, della guardia forestale e del soccorso alpino il tutto però senza esito. In totale quindi le ricerche da parte loro, sono durate 3 giorni.

Ci è stato detto però, che non avendo altri indizi erano costretti a fermarle, ma che comunque sono pronti a ripartire in qualunque momento, se da parte nostra troviamo qualcosa, cioè, nuove tracce.

Noi di certo in quest’anno (e mi riferisco alla famiglia) non ci siamo arresi, perché anche grazie all’Associazione Penelope e in modo particolare a Penelope Marche che ci ha aiutato, ad agosto siamo ripartiti alla ricerca di Danilo, con l’ausilio di Unità Cinofile: eravamo un bel gruppo circa 20 persone. I cani hanno ritrovato diverse cose, carcasse di animali ma nulla riconducibile a lui. Poi, sempre tramite Penelope, mi sono messo in contatto con una signora di Genova, che conosce un conduttore spagnolo che addestra cani particolari, cioè per la ricerca di cadaveri molecolari; con l’aiuto di uno di questi cani e il suo proprietario, a settembre abbiamo ripreso in mano le carte di mio cugino e ripercorso i vari sentieri. Riscontriamo che l’animale, sente il passaggio di Danilo, però ricordiamoci che questi posti lui li frequentava abitualmente per allenarsi.

locand2Trascorre così una settimana a vuoto, ma non ci arrendiamo e i primi di ottobre, pianifichiamo una nuova “battuta” che durerà 2 settimane.

A oggi posso dire che, dove siamo passati, lui non c’è; però ci sono ancora tanti luoghi da controllare, perché sono posti impervi, di montagna, pericolosi, dove tutt’intorno è circondato da boschi estremamente fitti.

A questo punto ci stiamo organizzando per trovare persone che ci possano dare una mano, quindi scalatori, che si vadano a calare in punti dove né l’uomo, né il cane, può arrivare.

Per sostenere la famiglia, per mantenere viva la speranza e affinché Danilo Riccini non sia dimenticato, e per far in modo d’interessare più persone possibili, inquirenti compresi, alla sua ricerca, è stata organizzata una corsa Domenica 9 giugno 2013 - ore 10:00, una gara podistica di 8 Km. “Una giornata per Danilo”, più una passeggiata ecologia di 6 Km. al Parco dei Monti Sibillini.

L’iniziativa è patrocinata dal Comune di Ussita ed è organizzata dall’A.S.D. RUNNERS SAN GEMINI in collaborazione con il Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

E’ trascorso quindi 1 anno durante il quale un padre non vive più, una famiglia cerca risposte, dietro quell’alone di oscurità che circonda la scomparsa di Danilo Riccini. Che cos’è capitato quella famosa domenica del 2012 che ha visto un uomo svanire nel nulla?

E’ veramente caduto in un antro della montagna a causa di un incidente? Questa sembra l’ipotesi più plausibile. Un’intera comunità oggi si stringe attorno ai parenti per manifestare solidarietà, ma ciò che tutti sperano, è di risolvere questo fitto mistero; fitto proprio come quelle montagne, che lui tanto amava e che pare l’abbiano inghiottito.

Questi i dati di Danilo Riccini: 50 anni, corporatura esile, occhi e capelli castani, altezza 1.70 m.

Per chi avesse delle informazioni utili, può contattare il numero 349 4123956 oppure rivolgersi immediatamente a polizia o carabinieri.

SENZA TRACCIA: "Mario Allegretti" novità da Napoli

MARIO ALLEGRETTINapoli. Una signora entra in un Caf per fare una pratica. Si guarda attorno e nota delle foto sulle pareti. Fissa un volto in particolare e chiede chi sia. Le viene raccontata la storia dietro quel viso e la signora esclama che non è possibile, che lei quegli occhi li ha incontrati alla Stazione di Napoli. 

No, non è l'inizio di un romanzo, ma quello che è accaduto realmente nei giorni scorsi e la storia è quella di Mario Allegretti. 

Mario è il direttore del Caf Acli di Potenza. La scorsa estate ha pianificato come sempre le sue ferie. Il 13 agosto 2012 parte a bordo della sua auto, direzione nord Italia, forse per raggiungere il Monte Bianco. Pare trascorra la notte tra il 16 e il 17 agosto in un albergo sul lago di Como, il giorno seguente risulta un prelievo bancomat in Val d'Aosta, ma dalla sua viva voce, però, non giungono notizie. A Courmayeur, a inizio settembre, viene ritrovata la sua Chevrolet, regolarmente parcheggiata, ma di Mario Allegretti non si hanno notizie. 

La vita dell'uomo viene analizzata sotto diversi punti di vista, viene analizzato il computer e i suoi effetti personali lasciati a casa. Vengono ritrovate delle lettere, mai spedite, indirizzate a un’ex fidanzata. Prende piede l'ipotesi che abbia intrapreso un viaggio in Svizzera per cercarla, ma, di fatto, non è così. Dopo mesi di ricerche, in cui la famiglia di Mario si è data un gran da fare, il fascicolo relativo alla sua scomparsa viene archiviato come “allontanamento volontario”. 

Il silenzio vuole inghiottire anche questa storia, quando qualche giorno fa un incontro casuale riaccende la speranza della famiglia Allegretti: una signora napoletana, entrando in un Caf Acli partenopeo, nota la foto di Mario sulle pareti e si dice convinta di averlo incontrato qualche tempo prima alla Stazione Centrale di Napoli. 

“Non posso dimenticare i suoi occhi e il suo sguardo da bravo ragazzo. L'ho incontrato due volte alla stazione”, ha raccontato la testimone convinta agli increduli dipendenti, che hanno subito avvisato Potenza. La famiglia Allegretti si è attivata immediatamente e ha raggiunto il capoluogo campano dove ora cerca di individuare questa persona e identificarla. 

Mario Allegretti, 39 anni alla data della scomparsa, è alto 1,73 Mt., ha i capelli castani e gli occhi verdi.allegretti 1 

L'uomo segnalato a Napoli, che la famiglia Allegretti sta cercando, indossa dei bermuda e ha uno zainetto con sé. Porta i capelli lunghi, raccolti in un codino.  Ha chiesto alla signora delle sigarette. “Mario è un fumatore incallito”, racconta la cugina. 

Per qualsiasi segnalazione, la famiglia invita tutti a recarsi al più vicino posto di Polizia, a chiamare il numero 348/5435334 o mandare una mail a  

Scheda di “Chi l'ha visto?” :  http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-ccb2db0f-7bd4-4529-b976-5ab8c6ccadf3.html

Pagina Facebook dedicata a Mario:  https://www.facebook.com/AiutateciATrovareMarioAllegretti?fref=ts

SENZA TRACCIA: Una manifestazione a Palermo per la verità su Stefano Maiorana

manifestazione stefanoNell'ambito delle manifestazioni in memoria di Giovanni Falcone e a favore della legalità, venerdì 24 maggio, dalle ore 16.00, a Palermo, sfilerà un corteo in ricordo di Stefano Maiorana, il giovane scomparso misteriosamente da Isola delle Femmine, lo 03 agosto 2007. 

L'iniziativa, che vede in prima fila la madre di Stefano, Rossella Accardo, è stata però promossa - come lei stessa tiene a sottolineare - da un cittadino comune che, apprendendo della sua vicenda, si è sentito in dovere di fare qualcosa per il “fratello” Stefano, ma anche e soprattutto nei confronti dei propri figli: “Che mondo lascerò loro?”.

Abbiamo già denunciato in passato l'assenza istituzionale a cui è stata condannata Rossella Accardo e, per questo motivo, ora, la fratellanza della gente comune e onesta acquisisce un valore estremamente elevato. rossella accardo

Il corteo partirà da Piazza Castelnuovo e raggiungerà il Tribunale di Palermo, che Rossella Accardo, descrive come “nido” di connivenze e verità negate: “Dalla lettura di pagine tratte dal fascicolo che riguarda le indagini sulla scomparsa di mio figlio, è più che manifesto che il mio ex marito, Antonio Maiorana, circuitava in ambiti politico-mafiosi e che non si sottraeva nel pagare i suoi "debiti clientelari", barattandoli anche con prestazioni sessuali, procacciando "amiche disponibili". Sembra che avesse trovato delle vie preferenziali, che gli consentivano di "aprire o chiudere" il rubinetto della banca, che elargiva il danaro per pagare i Sal, "consulenze" per velocizzare approvazioni di progetti finanziari e/o edili, nonché interventi in aree da urbanizzare. Sempre leggendo pagine del fascicolo si evince che i miei Figli non fossero conniventi quanto, piuttosto, strumenti in termini di prestanome. Oggi, più che mai, voglio tracciare una netta linea di demarcazione tra Stefano Maiorana e Antonio Maiorana. Il mio impegno verte esclusivamente alla ricerca di verità e giustizia per i miei figli adorati. C'è uno Stato-Mafia che nega ai Cittadini onesti l'affermazione e la costituzione di quella società civile tanto cara ai Nostri Eroi Siciliani, che hanno sacrificato la loro stessa vita per quest'ideale condiviso.” 

marcello2L'impegno civile di Rossella Accardo, però, non si esaurisce nella ricerca della verità per i propri figli, ma si estende a tutti gli scomparsi. In passato ha collaborato con alcuni giovani siciliani per la realizzazione di un software, denominato l’“Orologio del tempo”, in grado di diffondere in tempo reale a tutte le postazioni coinvolte nome, foto segnaletica, caratteristiche fisiche dello scomparso, nonché luogo e ora dell'ultimo avvistamento e quant'altro possa essere utile per allertare la società tutta della ricerca in atto. è palese, infatti, che in caso di scomparsa le prime ore siano cruciali per le ricerche, ma spesso non viene neanche diffusa la notizia ai media, in quanto la legge in materia, da poco approvata, rimette tale decisione alla volontà del singolo Prefetto.Luca Saleh 

Dopo un’iniziale interesse a “L'orologio del tempo” da parte della Regione Sicilia, tutto si è fermato e così ora la sig.ra Accardo torna all'attacco con un progetto ancor più ambizioso e coraggioso: “Propongo la costituzione di ciò che vorrei chiamare  “Nuovo Corpo Investigativo”, che coinvolga  le Forze marina gruppo 5dell'Ordine unificate (Poliziotti e Carabinieri insieme), nonché i Volontari facenti capo ad Associazioni no profit e a organici, quali la Protezione Civile, che – sicuramente – conta su tanti liberi cittadini animati di grande senso civico e solidale. Noi Familiari degli Scomparsi, abbiamo creduto che l'istituzione del Commissario Straordinario per le Persone Scomparse  - risalente a qualche anno fa – potesse realmente innescare quel volano tanto atteso, quel motore che, avviatosi, avrebbe condotto tanti di noi al traguardo: la verità  e, consequenzialmente, la giustizia. Niente di tutto ciò: istituzione rappresentativa con figure canoniche - Commisario, Vicecommissario... - uffici presso le sedi vocate al tema, personale destinato all'espletamento di censimenti, analisi, elaborazione banca dati, riferimento telefonico e di posta elettronica... insomma un altro carrozzone che grava sulle incerte casse dello stato. La nostra proposta verte al decentramento di quest'organo che, rivelatosi fallimentare, almeno per quanto mi riguarda, potrebbe trovare la giusta dimensione se fosse rivisitato e riproposto in ambito regionale. Faccio riferimento e leva sulla Carta Costituzionale della Regione che mi ha dato i natali, nonché Statuto Autonomo Siciliano, che all'art. 31 recita così: “Al mantenimento dell'ordine pubblico provvede il Presidente regionale a mezzo della Polizia di Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l'impiego e l'utilizzazione, dal Governo regionale.”

allegrettiRitengo che circa 3000 scomparsi in Sicilia dal 1974 (appartenenti alle varie fasce d'età), costituiscano per noi siciliani un ragguardevole numero di cittadini di cui non sappiamo più nulla e per i quali necessita l'istituzione di un nuovo corpo speciale dedito totalmente alle indagini necessarie, ovvero l'istituzione di una sorta di “Commissario Straordinario per le persone scomparse” prettamente localizzato in Sicilia, che adotti uno specifico protocollo di intervento per i casi di scomparsa.

fabrizioQuesto potrebbe essere il percorso regionale da promuovere nell'interazione con una sovrastruttura nazionale-europea, al fine di assicurarsi l'assoluta concentrazione di forze sul territorio specifico - partendo dai luoghi della scomparsa - con la certezza di poter dialogare con altre realtà altrettanto efficienti nell'intera nazione e nell'Europa tutta, laddove le indagini portassero altrove. DAVIDENel caso specifico in cui si paventasse il sequestro e/o l'omicidio, ritengo poi che – da subito – testimoni, o comunque persone informate sui fatti, debbano essere interrogate alla presenza di professionisti psichiatri/psicologi al fine di tracciare il profilo psicologico da allegare all'interrogatorio stesso. Questo potrebbe costituire valore aggiunto rispetto al ruolo partecipativo che devono avere i familiari laddove ho trovato eclatante che il “segreto istruttorio” abbia ucciso il minore dei miei figli, Marco Maiorana: è criminale che io, da madre, abbia dovuto leggere nelle copie del fascicolo - che è arrivato alla mia attenzione solo dopo l'archiviazione dell'indagine – quanto mio Figlio fosse plagiato dalla compagna del padre e quanto sia stato condizionato nel non rivelarmi verità.

La mia presenza in prima fila il 24 maggio vuole rafforzare il valore dell'esperienza e trasformare in sinergia quanto maturato nel mio dramma, una storia di dolore e di coraggio. Il coraggio di non lasciarci piegare dagli eventi per dare vita, piuttosto, a quanto di più affidabile ed efficace si possa creare perché ciò che è accaduto a noi non accada ad altri.”.

SENZA TRACCIA: GIUSEPPE RUGGIERO

ruggiero giuseppe

Una catena di solidarietà e affetto, da due anni unisce un paese nella ricerca di una brava persona. 

Giuseppe Ruggiero, ottantatreenne conosciuto dai suoi compaesani anche come “Zio Peppuccio”, è scomparso il 15 Maggio 2011 da Coreno Ausonio, in provincia di Frosinone.

L'uomo si era recato a una funzione civile e religiosa, che da anni si svolge in una vallata di montagna, e fu visto da almeno un centinaio di persone fino alle ore 14:30 quando si persero le sue tracce.

In serata venne ritrovata la sua motocicletta, una MV Augusta 125 cc. degli anni ’60, con la quale si era recato all'evento. La zona della scomparsa, è impervia e in condizioni meteorologiche particolari, risulta essere pericolosa.

Quella sera, la vallata era avvolta da una fitta nebbia, perciò il pensiero iniziale dei familiari e delle autorità, fu quello che l'anziano si fosse perduto e avesse trovato riparo in una cavità naturale. Con il passare dei giorni iniziarono a sorgere dei dubbi relativi alla scomparsa di Giuseppe Ruggiero.

I cani molecolari, utilizzati per la ricerca, indicarono un percorso ben preciso, che andava dal luogo del ritrovamento della motocicletta, a una cisterna. In due anni è stata setacciata tutta la vallata, ma nulla è stato ritrovato.

Giuseppe Ruggero è sempre stato benvoluto dai suoi compaesani, tutti hanno avuto a che fare con lui nell’arco della sua lunga vita e ognuno ha ricordi positivi di questa persona per bene. I familiari prendono dunque in considerazione l'ipotesi che qualcuno possa aver, anche involontariamente, fatto del male a “Zio Peppuccio” e chiedono, all'eventuale responsabile, di fargli ritrovare i resti dell'uomo, per dargli una degna sepoltura.

Si tratta di un “giallo”, con dei colpi di scena.

Un viaggio alla ricerca della verità, che però l'anziana moglie di Giuseppe Ruggiero, Maria Civita Di Vito, non riesce più a fronteggiare. Per questa ragione, il figlio, Tonino Ruggiero, invita chi è a conoscenza della verità, a farsi coraggio e parlare, perché la vita dei suoi familiari è rimasta sospesa da quel giorno.

Intervista a Tonino Ruggiero:

Dove si è recato suo padre il giorno della scomparsa?
La seconda domenica di maggio, come ogni anno, a Coreno Ausonio si ricorda la liberazione del paese dall'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale. C'è un monumento in montagna, a circa 4 km dal centro cittadino, e in questa ricorrenza avviene una marcia per la pace: si raggiunge la statua e poi si prosegue con la Santa Messa, si tratta, infatti, di una funzione civile e religiosa. Mio padre amava prendere parte alla commemorazione, non è mai mancato, ed era solito salire con la sua moto in montagna. Lui non usava più il mezzo da quando uscì la legge sul casco obbligatorio, ma la rispolverava per queste occasioni e raggiungeva la montagna, disdegnando la navetta che il Comune mette a disposizione di tutte le persone. Molti, non conoscendo bene i fatti, potrebbero pensare che un vecchietto potrebbe aver subito perdite di memoria, ma mio padre non era affetto da patologie mentali, non aveva mai avuto vuoti di memoria e non era affetto da Alzheimer. Era in perfetta salute e quella mattina, quando raggiunse il luogo della commemorazione con la sua moto, parlò con tante persone. Perché in paese ci conosciamo tutti, e gli hanno anche scattato una fotografia, per fortuna, così sappiamo con certezza che si trovava lì e sappiamo esattamente ciò che indossava.

Come era vestito Giuseppe Ruggiero al momento della scomparsa?
Aveva un maglione rosso vivo e un berretto giallo con visiera.

Non è certo un abbigliamento mimetico, anzi, è abbastanza appariscente.

Quando è stato visto per l'ultima volta?
Dopo la funzione religiosa le persone si fermano a fare pranzo al sacco in zona e mio padre è stato visto spostarsi con la sua moto sulle strade di montagna di Vallauria, fino alle ore 14:30. Interloquiva con le persone del paese e lo hanno visto tutti, oltre un centinaio di persone, fino a quell'orario. Da quel momento però si sono perse le sue tracce.

La motocicletta è stata ritrovata?
L'ho trovata io di sera, quando mi sono messo alla ricerca di mio padre, dopo aver ricevuto una chiamata di mia sorella, la quale mi disse che non era rientrato a casa. Inizialmente ho pensato che la moto potesse aver avuto un guasto meccanico, perché durante la mattinata, mio padre aveva dovuto ripararla dato che non si era accesa immediatamente, per questa ragione partì con un po' di ritardo. Mi sono precipitato a cercarlo con la macchina per aiutarlo, proprio perché avevo associato il fatto che non fosse ritornato a casa per un probabile problema al mezzo. Arrivato sul posto, ho trovato la moto, ma non nel posto dove era solito parcheggiarla. L'ultima volta che andò lì, per prendere dei tronchi di legno con i quali effettuava lavori di bricolage, nel mese di ottobre del 2010, l'aveva sistemata in un altro luogo. In quell'occasione andai a cercarlo per dargli una mano e la motocicletta era parcheggiata in un altro punto, a una quarantina di metri di distanza. Il giorno della scomparsa, quando scoprii che il mezzo non era stato fermato nel solito posto, pensai che forse la moto non partisse e che probabilmente si era fatto aiutare da qualcuno a sistemarla lì, in un punto sicuro. Era geloso del veicolo e si era rifiutato di venderlo nonostante gli avessero chiesto di farlo. Pensai dunque che mio padre fosse rientrato in paese con qualche amico e avesse lasciato lì la moto a seguito di un guasto.

Com'erano le condizioni metereologiche quando si è recato in montagna? Il mezzo di suo padre era effettivamente guasto?
C'era molta nebbia, questo mi spaventò molto. Cinque anni fa mi sono smarrito, nonostante fossi in compagnia, proprio per le condizioni metereologiche: è una zona montuosa, una vallata molto alta che attualmente è a uso pastorizzo, anche se in precedenza era coltivata a grano. Vedendo quella fitta nebbia ho pregato il Signore che mio padre fosse già arrivato in paese. Ho subito provato ad accendere la motocicletta per verificare se c'era qualche guasto, prima di allarmarmi. Sapevo che lui era solito lasciare le chiavi nascoste in un cassettino coperto da qualche straccio, le trovai e accesi la moto: partiva senza alcun problema. In quel momento capii che il mezzo era stato lasciato lì da lui e che probabilmente non era rientrato in paese. Erano le ore 19:00 e per una quarantina di minuti ho provato a chiamarlo nei pressi del punto in cui era parcheggiato il veicolo. Non riuscendo a trovarlo ho allertato il Sindaco di Coreno, Domenico Corte, perché conosco il valore della persona e sapevo che chiamando lui si sarebbe attivato, e chiamai anche mia sorella, dicendo che avevo trovato la moto, ma che nostro padre non c'era. Le dissi che sarei rimasto lì e di portare il suo cane, poiché, pensavo, se fosse caduto, l'avrebbe trovato.

Le ricerche iniziarono immediatamente?
Il Sindaco ha organizzato subito i soccorsi, alle ore 21.00 c'erano già quaranta persone sul posto, poco dopo sono arrivati i Carabinieri di Ausonia al comando del Maresciallo Muscatiello e verso le ore 22:00 ci hanno raggiunto i Vigili del Fuoco di Cassino, che ci hanno dato manforte. La luna piena, in quel frangete, ci aiutò moltissimo e, fino alle ore 2:00 di notte, abbiamo cercato anche con l'aiuto del cane di mio padre. Arrivò poi un violento temporale, per cui abbiamo dovuto sospendere le ricerche.

Le autorità vi sono state vicine nelle prime ricerche?
E' stata la cosa più grandiosa che potesse capitarci in una situazione come questa: papà è stato cercato per due settimane da circa tremila persone, anche dai volontari del Cai, dalla Protezione Civile, dalle unità cinofile che venivano da fuori città e dalle persone del paese efficienti, cioè che potevano raggiungere la montagna. Si è allestita una tendopoli e la gente “faceva a gara” per portare le cibarie e le bevande. C'è stata una solidarietà totale da parte di tutti e non li ringrazierò mai abbastanza. Il Maresciallo di Ausonia ha coordinato le ricerche e la zona è stata battuta tutta.

Come si è svolta la prima fase di ricerca?
I cani ci dicevano qualcosa, forse questo è stato sottovalutato, forse perché inizialmente pensammo che mio padre, che conosceva bene la montagna, dato che da ragazzo si recava lì nel periodo estivo, potesse essersi perso con la nebbia e aver trovato rifugio in qualche anfratto per passare la notte. Il violento temporale avrebbe poi potuto colpirlo nel punto in cui si era nascosto, forse seppellendolo vivo. In quel momento avremmo dovuto cercare non solo più una persona in difficoltà o il maglione rosso, avremmo dovuto tenere in considerazione il fatto che potesse essere rimasto sepolto vivo. Per questo abbiamo poi fatto anche dei tentativi durante l'estate alla quale hanno partecipato i familiari, i paesani, i cacciatori. Quando si chiuse la fase iniziale delle ricerche, dopo due settimane, organizzammo squadre, il Cai aveva mappato tutta la zona con le loro tecnologie e Gps satellitari, ma quando è emerso che mio padre poteva trovarsi sotto terra, ci dissero che non potevano verificarlo. Abbiamo così esplorato tutti gli anfratti e le cavità naturali della zona, purtroppo lui però non c'era.

Cosa è stato sottovalutato? Cosa vi indicavano i cani?
Per prima cosa, la moto era stata parcheggiata in un punto in cui non era solito lasciarla. La seconda cosa, sono gli indizi rilevati dai cani molecolari: tutti hanno fatto lo stesso percorso. Partivano dalla motocicletta, percorrevano circa trecento metri e giravano intorno alla prima cisterna, poi ritornavano al punto di partenza, facendo esattamente lo stesso percorso dell'andata. In quei momenti, secondo me, ci stavano dicendo qualcosa di importante. Il cane di mio padre, la prima notte di ricerca, quando il territorio era vergine a livello olfattivo, non penso che non ne avrebbe sentito l'odore se lui si fosse trovato nei paraggi, anche se abbiamo esplorato una piccola fetta, ma era quella più importante, perché in prossimità della moto. Mio padre aveva un unico problema: la gamba destra di due centimetri più corta in seguito a un incidente sul lavoro, dunque era claudicante. Per questa ragione, presumiamo che non avrebbe potuto camminare troppo a lungo, anche se era una persona sportiva, che coltivava i suoi campi ed era attivo. Aggiungendo il fattore nebbia, abbiamo quindi pensato che si sarebbe potuto trovare nella zona in cui ho rinvenuto la moto. Per questo la sera della scomparsa fu esplorata una porzione di territorio su cui una persona normale avrebbe potuto essere.

La cisterna attorno alla quale giravano i cani molecolari è stata controllata?
Sì, quella è stata svuotata subito. Il giorno dopo i vigili sopraggiunti con il fuoristrada, trovarono all'interno la carcassa di una capra, e misero in sicurezza la cisterna. Ciò nonostante, il fatto che i cani indicassero unicamente quel punto, mi fa pensare: forse abbiamo esplorato in un posto in cui mio padre non è mai arrivato, cioè oltre quella cisterna. Probabilmente per via della sua età, ottantatre anni al momento della scomparsa, è convenuto tacere.

Come sono proseguite le indagini? La motocicletta è stata analizzata?
Dal punto di vista investigativo, a livello “d'ufficio”, non si è potuto procedere in nessuna direzione. La moto non è stata analizzata perché per la prima settimana tutti avevamo sposato l'idea che si fosse smarrito con la nebbia, quindi dovevamo trovare una persona che si era persa, poi una persona che era rimasta colpita da un malore in seguito al temporale e infine un uomo rimasto sepolto in qualche grotta o anfratto. Dopo aver esplorato tutto questo territorio, siamo arrivati alla conclusione che lì, mio padre non c'era. Dunque abbiamo iniziato a pensare che avemmo dovuto prendere in considerazione altre ipotesi.

Le indagini sono attualmente chiuse?
Il fascicolo è stato archiviato dopo quattordici mesi, il 31 Luglio del 2012, e la motivazione è alquanto “sinistra” per noi, perché l'archiviazione è avvenuta poiché non sussiste reato ed è stato scritto che “Il mancato ritrovamento dell'anziano Ruggiero Giuseppe fa ritenere che lo stesso sia in qualche crepaccio della zona”. Noi, però, non abbiamo lasciato inesplorato alcun crepaccio.

Vi siete rivolti a organi di stampa per diffondere la notizia: vi è mai arrivata qualche segnalazione?
No, mai. E' solo arrivata una lettera anonima il 15 Settembre 2012, ma oltre questa, non abbiamo avuto alcuna sua notizia.

In questa lettera anonima è stato scritto che suo padre si trovava da qualche parte?
Ci è arrivata circa due mesi dopo l'archiviazione del fascicolo ed è stata inviata in triplice copia, tutte e tre scritte a mano. Una è stata recapitata a me, un'altra al Sindaco Domenico Corte, un'altra al parroco Don Andrea. Per questa ragione, il 4 Ottobre 2012 abbiamo esposto denuncia contro ignoti e in Procura ci hanno detto che le indagini sono ancora in fase preliminare. Volevamo capire se chi ha scritto la missiva è un mitomane, oppure se si tratta di qualcuno che sa qualcosa riguardo alla scomparsa di mio padre.

Cosa vi è stato comunicato nella lettera?
E' stato scritto che quel giorno, l'autore della lettera, si trovava lì e aveva sentito alcuni colpi -forse di fucile, non so- e dunque ci invitava a non dar retta al Procuratore. Noi abbiamo fatto tanti appelli sulla stampa locale, invitando questa persona a uscire allo scoperto, affinché possa dirci qualcosa di più concreto e significativo.

La stampa vi è stata vicina?
Sì, i giornali locali hanno sempre scritto e parlato di mio padre, anche “Il Messaggero” e il “Tempo”. Sta, di fatto, però, che di lui non è stato ritrovato nulla, neanche un oggetto di sua appartenenza o un capo di vestiario.

Qual è l'idea che voi vi siete fatti adesso, a distanza di tempo e dopo la lettera anonima? Suo padre era molto ben voluto in paese, qualcuno avrebbe potuto fargli del male?
A prescindere dalla lettera, pensandoci bene, dato che è passato tutto questo tempo da quando l'abbiamo ricevuta, il 15 Settembre 2012,  riteniamo sia stato un gesto fine a se stesso, quindi ero scettico all'inizio e lo sono anche adesso. Mio padre era benvoluto in paese, ma pensando che nessuno avrebbe potuto fargli del male, abbiamo continuato a cercare oltre l'inverosimile: le persone di Coreno hanno preso settimane di ferie per aiutarci nelle battute, c'è stata una solidarietà impressionante, penso che di mille e settecento abitanti siano pochi quelli a cui mio padre non abbia piantato un albero da frutto, regalato qualche cestino di vimini o piccoli lavoretti che faceva. Adesso, con il senno di poi, dato che di mio padre non è stato trovato nulla, potrebbe essere avvenuta una disgrazia, anche non voluta. Forse qualcuno ha causato la sua morte pur non volendolo e mi auguro che venga a noi comunicato come ritrovare i suoi resti, affinché mia madre possa avere una tomba su cui piangere e portare un fiore. Per noi è indispensabile per poter ripartire, perché la vita è rimasta sospesa a quel giorno.

Ci si può rassegnare alla scomparsa di una persona anziana?
La sua carta d'identità è sempre stata un vanto per lui, che faceva fatica a ricordargli l'età che aveva, ma potrebbe essere una condanna all'oblio. Spesso si pensa: “Ormai ha fatto la sua vita”, ma non ci si può rassegnare davanti a una cosa del genere. Come spesso cerco di far capire alle persone, quando muore una persona cara, dopo tanto tempo si può riuscire a rielaborare il lutto, perché tutti dobbiamo morire. Convivere con qualcosa del genere, invece, è ancora più difficile. Una persona che scompare all'improvviso e viene sradicata dal suo contesto naturale e familiare, non si riesce ad accettare. Mio padre ha lasciato in corso tutto ciò che stava facendo, si è sospesa la vita di un'intera famiglia. Vogliamo che venga fuori la verità, alle istituzioni ho detto: “Se ritenete che il mancato ritrovamento di mio padre significhi che il suo corpo è in un crepaccio, verifichiamolo, mettendo in atto le tecnologie che possono essere utili, visto che la zona è ben delimitata anche se è estesa”. Sappiamo che è stato visto l'ultima volta alle 14:30, conosciamo la meta, poiché lo ha detto sia a mia madre, sia agli amici con cui ha parlato quel giorno. Il Procuratore ha espresso un'opinione che io rispetto moltissimo, però è una sua idea che il mancato ritrovamento possa far pensare che si trovi in un crepaccio. Allora cosa aspettiamo, andiamolo a cercare.

Vuole lanciare un appello?
Sono passati due anni: mia madre è anziana e malata, sta morendo poco a poco, perché una sofferenza del genere ti annulla. Lei mi dice sempre che prima di lasciarci vorrebbe vedere il ritrovamento di mio padre, per potergli dare una degna e cristiana sepoltura. Questo è l'appello che faccio: se c'è qualcuno che sa qualcosa, si metta una mano sulla coscienza e ci dia qualche notizia utile per ritrovare i suoi umili resti. Pensiamo possa essere stato occultato e vorremmo sapere il luogo, attraverso qualsiasi tipo di segnalazione. Una famiglia e un paese intero lo chiedono.

“Mamme Coraggio dal Sud al Nord”

evento3maggioVenerdì 3 maggio presso l'Opificio Cruto di Alpignano (Torino), si è svolto il convegno “Mamme Coraggio dal Sud al Nord”.

L'iniziativa è stata organizzata dall’“Associazione Calabresi di Alpignano e Casalette” e dal “Comitato Cercando Fabrizio e...” e ha visto come protagoniste quattro mamme che da anni lottano per la verità e la giustizia sui propri figli: Caterina Catalano, Olimpia Fuina Orioli, Rossella Accardo e Laura Barbieri.

A rompere il ghiaccio è stata Caterina Catalano, mamma di Fabrizio, scomparso da Assisi nel luglio 2005. Prima di raccontare la sua storia, però, ha voluto ricordare le tante mamme che ha incontrato durante il suo percorso di ricerca e che hanno condiviso o condividono con lei il dramma di un'attesa. Alcune di loro non ci sono più, altre stanno elaborando il lutto, mentre altre sono state impossibilitate a partecipare dal vivo all'evento in quanto “la crisi  che ci ha tolto già tanto, ora ci toglie anche la possibilità di prendere un treno o un aereo per andare a cercare i nostri figli o semplicemente condividere e far conoscere la propria ricerca senza resa.”

caterinaLa sig.ra Catalano ha quindi raccontato di come ha appreso la notizia della scomparsa del figlio e ha esposto con chiarezza gli errori e le mancanze che si sono susseguiti durante le indagini: la nomina tardiva di un P.M., la distruzione di eventuali tracce sulla chitarra del figlio, rinvenuta mesi dopo la scomparsa, in un bosco, in buone condizioni, una vera battuta di ricerca organizzata ben 27 mesi dopo quel fatidico luglio.

Ha poi preso la parola Olimpia Fuina, mamma di Luca Orioli, rinvenuto senza vita con la fidanzata, Marirosa Andreotta, nel bagno della casa di lei a Policoro, Matera, il 23 marzo 1988. La sig.ra Orioli ha riassunto con lucidità le tappe salienti di un calvario che dura da 25 anni, presentando alla platea i tanti dubbi e le tante incoerenze che ha individuato nelle indagini, dopo aver studiato attentamente tutte le carte, che riguardano il figlio: “Non possono offendere la mia intelligenza” è solo uno dei tanti messaggi che ha lanciato durante il suo intervento.

olimpia orioliIn nome di Rossella Accardo, impossibilitata a partecipare, ha parlato una sua amica palermitana, che ha vissuto accanto a lei dapprima il dramma della scomparsa del primogenito e poi la perdita del secondo figlio. Anche in questo caso, numerose sono le lacune nelle indagini e i “perché” ancora senza risposta. Si è però sottolineata anche la mancanza di una preparazione specifica riguardante il tema degli scomparsi, che porta inevitabilmente alla solitudine: abbandonata dalle istituzioni, la signora Accardo non esclude ormai neanche gesti forti, pur di essere ascoltata, pur di arrivare alla verità: “Cos’altro possono togliermi ora se non la vita?”.olimpia

La mamma di Davide Barbieri ha drammaticamente raccontato come ha appreso cosa fare in caso di scomparsa, quando il figlio, affidato a una comunità di recupero, è stato poi inghiottito dal nulla: non chiamando un numero verde nazionale che da noi non esiste, ma cercando su internet qualcuno che quello stesso dramma l'aveva vissuto sulla propria pelle. E' così, per caso, che ha quindi incrociato il cammino di Caterina Catalano, diventata “esperta sul campo” nella stessa regione, esattamente tre anni prima. Ad accomunarle ora c'è anche il verdetto: i loro figli sono dei fascicoli archiviati.

Palpabile era l'emozione del pubblico, ma anche l'indignazione nello scoprire quante problematiche e quanto disinteresse ci sia dietro il tema, tanto delicato, quanto ignorato, delle “persone scomparse”. Le stesse autorità locali presenti in sala, che negli scorsi anni avevano elaborato mozioni sul tema degli scomparsi, hanno evidenziato quanto la legge recentemente approvata, non sia affatto adeguata a coprire un fenomeno così importante (l'ultima relazione semestrale del Ministero degli Interni parla di 28 scomparsi al giorno).

E sabato 4 maggio, altre donne si sono unite al coro delle mamme coraggio, presso il Museo Laboratorio della Pace e della Resistenza di Collegno (Torino).

deborah cartisanoHa portato la sua forte e significativa testimonianza Deborah Cartisano, figlia di Lollò, il fotografo di Bovalino (RC) sequestrato dalla 'ndrangheta. In una Calabria dalla testa bassa, ha avuto il coraggio di lottare contro la mafia con alcuni coetanei, fondando il Comitato “Bovalino libera”, che non ha fatto altro che crescere negli anni. Ha raccontato la sua personale attesa, quella in cui a ogni suono di citofono la mente esclama “magari è lui, l'hanno liberato”. Ha raccontato di come con la madre ha dato vita a progetti solidali in attesa della svolta, svolta che è arrivata proprio nel momento in cui Deborah Cartisano voleva ritirarsi un po', stanca di aspettare: all'ennesima lettera aperta scritta per l'anniversario del sequestro del padre, un carceriere ha risposto dandole indicazioni precise su dove portare un fiore, chiedendo alla famiglia perdono. Ora che Deborah Cartisano ha ritrovato suo padre, ora che lei stessa è madre, continua a portare in giro per l'Italia il suo messaggio di speranza e coraggio, incontrando anche i detenuti “affinché comprendano il dolore che provocano in noi familiari che restiamo”.

A. C., mamma palermitana, ha avuto invece il coraggio di denunciare il compagno, dopo anni di violenze psicologiche e fisiche, che rischiavano di mettere in pericolo anche la figlia. Ha ripercorso il suo dramma, raccontando come la mancanza di un verbale redatto dai Carabinieri intervenuti dopo l'ennesimo episodio di violenza, l'abbia portata davanti alle assistenti sociali completamente “nuda”. Ha dovuto cercarsi le prove da sola, abbandonata anche da madre e sorella in quanto aveva portato “già troppo scompiglio in famiglia”. Chi ha fatto la differenza è stato un appuntato dei Carabinieri, che in veste di uomo, prima ancora che di militare, ha testimoniato quello che aveva visto quando era intervenuto. Un uomo con la divisa, come tanti, che meritano di essere ricordati, celebrati e rispettati sempre, non solo quando essi stessi diventano vittime di qualche fatto di cronaca.

Al termine di questa due giorni di incontri, le associazioni organizzatrici hanno ribadito il proprio impegno nel portare avanti questa lotta contro l'oblio e l'indifferenza. Si è unito al coro di protesta anche Pino Masciari, testimone di giustizia, che ha espresso il suo sdegno “perché è veramente troppo poco ciò che si fa a supporto di queste mamme coraggio”, mettendo a disposizione di questa causa il suo tempo e la propria esperienza.

Esistono forze dell'ordine che commettono errori. Esistono uomini con la divisa che portano avanti il loro lavoro con coraggio e abnegazione.

Esistono donne che abbassano il capo alla violenza e si arrendono di fronte alla non giustizia. Esistono mamme che vanno avanti infaticabilmente per cercare la verità sui propri figli, non abbandonandoli mai.

Esistono storie che riempiono i giornali e le tv al punto di diventare morbose. Esistono storie che i più non conoscono, ma che meritano ugualmente di essere raccontate, ascoltate, tramandate.

Esistono valori quali legalità e giustizia che non devono diventare utopia, ma trasformarsi in realtà, in fatti.

"Senza Traccia": La scomparsa di Sergio Isidori: 34 anni tra ricerche e speranze

1442120758 da bambinoIl 23 aprile scorso ricorreva un anniversario, purtroppo in questo caso, non felice.

Trentaquattro anni di ricerche, d’indagini, d’inchieste, di domande, di estenuanti controlli per non arrivare ancora a una soluzione e finalmente poter scrivere la parola “fine”. Stiamo parlando della scomparsa del piccolo Sergio Isidori.

Una delle cose peggiori che può capitare a un genitore, oltre sicuramente la morte, è la sparizione di un figlio; come nelle peggiori delle favole, dove una mano sconosciuta appare dal nulla e afferra la creatura, per portarla in un mondo lontano.

Così, è accaduto anche qui, ma non è fantasia, è cruda e terribile realtà, perché 34 anni fa in una frazione di Macerata esattamente a Villa Potenza, un bambino si è volatilizzato quasi davanti agli occhi della gente.

La famiglia, disperata, da allora non ha mai spesso di cercare e di sperare, anche perché sono ancora tante le cose che non quadrano. Ne abbiamo parlato con la sorella Giorgia Isidori, ponendole alcune domande.

Sono trascorsi 34 anni dalla scomparsa di suo fratello Sergio Isidori. Lei che idea si è fatta?

Mio fratello all’età di soli 5 anni e mezzo scompare misteriosamente il pomeriggio del 23 aprile 1979. Mia madre gli aveva preparato la merenda e lui com’era solito scendeva sotto casa per andare nel retro a giocare con l’altro mio fratello più grande. Insieme alla mia famiglia crediamo che sia stato adescato, poi preso da qualcuno e portato via.

Secondo lei qualcuno quel giorno in paese, ha visto qualcosa e non ha parlato?

Ci sono state due testimonianze importanti: quella di un camionista che aveva il proprio camion parcheggiato sotto la nostra abitazione che dichiara di aver visto Sergio giocare con alcuni bambini, l’altra rilasciata da un bambino poco più grande di Sergio, amico dell’altro mio fratello, che dice che Sergio lo ha visto di spalle allontanarsi per mano a qualcuno un po’ più alto di lui.1239699780380Sergio Isidori

Il “famoso” parroco Don Mario Buongarzoni che ha scritto quel racconto così simile alla vicenda, a suo avviso, sa qualcosa della scomparsa ma non vuol parlare?

Il sacerdote in questione negli anni ’90 scrisse un libro in cui inserì un capitolo: “Il bambino scomparso” raccontando nei suoi passaggi la vicenda della scomparsa di mio fratello, ma senza farne nome, tracciandone un finale tragico. Insieme alla mia famiglia crediamo che debba chiarire alcuni aspetti citati nel libro. Il sacerdote sostiene che si tratta di pura fantasia. Dopo la riapertura del caso a distanza di 30 anni è stato ascoltato dagli inquirenti, ma ancora non sappiamo cosa abbia detto.

Le indagini sono state portate avanti seguendo tutte le tracce?

Le indagini condotte dai Carabinieri di Macerata all’epoca dei fatti, nel 1979, sono state superficiali e senza alcun tipo di strategia investigativa; molto elementari e anche vergognose. Il Maresciallo dei Carabinieri di Macerata non era assolutamente all’altezza del caso. Mio padre poi si è messo in moto da solo per cercare Sergio e successivamente, ha assunto un investigatore privato.

Se sapesse che oggi suo fratello è vivo, ma dall’altra parte del mondo, e non ricorda nulla del suo passato, che cosa farebbe o gli direbbe?

Gli chiederei se ha dei dubbi o domande sulla propria identità e se conosce davvero tutto del suo passato. Lo inviterei con discrezione a scavare dentro di sé e sulle persone che ha attorno o con cui ha vissuto.

Fotoinvecchiamento2010Per inviare segnalazioni, può dare un indirizzo o una mail, dove scrivere?

Chiunque abbia delle informazioni o segnalazioni si rivolga a:

   Questura di Macerata  Ufficio Minori  -

Tel. +39 - 733/254653

   o al numero privato: +39 - 334.5477604

Nell’articolo potete vedere una foto di Sergio Isidori al momento della scomparsa e un foto ritocco con un invecchiamento effettuato nel 2010.

Com’è normale la famiglia non smetterà mai di cercare la verità e di sperare che giungano segnalazioni o informazioni utili, che possano aiutare gli inquirenti nelle indagini che, come abbiamo appreso, sono state approssimative.

Da parte nostra, daremo tutto il sostegno a queste persone affinché si possa raggiungere Sergio Isidori, dovunque egli oggi si trovi.

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