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updated 8:46 PM CET, Nov 10, 2019

Manuel Bastianelli, talento romano delle due ruote

Roma Capitale Magazine è lieta di ospitare un talento emergente nel mondo delle due ruote, Manuel Bastianelli.
Pilota della scuola romana, come Max Biaggi e Franco Morbidelli, classe 2000, al momento è impegnato nel campionato Supersport 300.
 
Benvenuto Manuel.
Ciao, buongiorno.
 
Quando e come è iniziata la tua passione per i motori, specie per le due ruote, e quali sono state le tue prime esperienze in questo mondo?
È iniziata molto presto, all’età di soli due anni e mezzo. Ho iniziato con i go kart, con le mini moto e con i quod, un po’ con tutto diciamo. Fino all’età di quattro o cinque anni ho giocato e poi, con papà, abbiamo deciso di affrontare l’argomento mini moto. Mi sono subito appassionato e abbiamo intrapreso quella strada. Ho iniziato all’età di circa 6 anni con vari trofei, che si svolgevano nel Lazio e per l’Italia, fino ad arrivare a 9 anni, nel 2009, cui prendo parte e inizio la carriera nel campionato italiano.
 
Proprio nel campionato italiano mini moto del 2009, categoria suv, arrivi secondo in classifica generale, spiccando il volo verso categorie superiori e, infine, alla Supersport 300. Ci racconti la tua scalata?
Sin da subito abbiamo fatto vedere che eravamo competitivi. Ce la siamo giocata. Purtroppo all’ultima gara, a causa di una scivolata, persi punti importanti e mi classificai secondo. Prima di arrivare nella Supersport 300, approdai prima nella 125 e nella Moto 3, che purtroppo dovetti abbandonare a causa del budget, perché sostenerla era impossibile a causa dei costi. In seguito arrivammo, dopo una stagione nella Moto 3, nella Supersport, categoria di lancio, nel 2016, dove anche lì, sin da subito, abbiamo fatto bene. Ci siamo giocati il campionato, ma purtroppo, con varie cadute e problemi alla moto, abbiamo terminato solo quinti, portandoci a casa vittorie e podi importantissimi, e comunque facendo diventare il team campione d’Italia 2016 nell’anno di rientro di quel team.
 
Hai parlato di costi elevati. Per correre dunque serve almeno uno sponsor?
Sì ovvio, lo sponsor è importantissimo, prima lo trovi e meglio è, anche già dalla 125, dove non ci vuole un budget enorme. Ci vogliono tanti soldi da subito, quindi è importante trovarlo, specialmente per affrontare la Moto 3, che ha costi assurdi. Io parlo dal mio piccolo, ho corso nel 2015 nella Moto 3 nel CIV (Campionato Italiano Velocità, ndr), per affrontarlo serviva un budget enorme, anche perché in quell’anno iniziavano ad arrivare scuderie importanti come la KTM e la Mahindra del mondiale, quindi per affrontarle serviva una spesa molto più eccessiva degli anni precedenti dove si correva con delle Honda standard. Il budget è circa di 80/100/120mila euro per affrontare un campionato italiano, invece per un mondiale non ne bastano il doppio, per dare un’idea.
 
Questo conferma che spesso il solo talento non basta per diventare pilota. Che consiglio ti senti di dare ai giovani che vogliono intraprendere una carriera nelle due ruote?
L’unico consiglio che posso dare, è di iniziare dalle mini moto e non sprecare soldi in categorie come Ovale, Motard, Mini GP. A mio parere, non servono e sono semplicemente uno spreco di denaro. Invece, magari, la mini moto, che è una motociclettina più accessibile a un papà con un figlio serve. Soprattutto perché tutti i grandi campioni, e parlo anche di ragazzi che adesso come me stanno e stiamo affrontando un campionato del mondo, sono passati dalle mini moto. Penso, quindi che il consiglio da dare sia questo, di non sprecare tanti soldi all’inizio per cercare di arrivare in 125, ché ora sta andando a sparire, o in 250, nella PreMoto 3, con un budget buono per poterla affrontare, e poi, via discorrendo, in Moto 3 o Supersport 300. Oggi è quello lo sbaglio più grande fatto da tutti i papà, quello di far saltare lo step mini moto e di mettere i bambini, ragazzi, direttamente su una moto a marce. È già grande per loro, secondo me.
 
Che vita fa un pilota, sia delle due sia delle quattro ruote, dal punto di vista sociale, dell’alimentazione, del tempo libero e degli allenamenti?
Mah, una vita normalissima, con un po’ più di allenamento rispetto magari ad altri, con un po’ più di restrizioni per quanto riguarda il mangiare e il bere. Parlo brevemente della mia, dal lunedì alla domenica e poi vi farete un’idea. Il lunedì mi alzo e lavoro. Ebbene sì, lavoro (ride, ndr), quando posso, con mio padre in officina, gli do una mano. Come ho detto, quando posso perché dentro l’arco di una giornata mi alleno due volte, la mattina e il pomeriggio. Il martedì vado in moto, il mercoledì lo stesso, ovviamente aiuto mio padre a lavorare, e gli allenamenti in palestra. Il giovedì prettamente moto. Il venerdì allenamento e lavoro e, il sabato o una pedalata o una corsetta, anche con gli amici piloti, e la domenica relax. Per quanto riguarda, invece, l’alimentazione, seguo un’alimentazione corretta e basta, con meno sgarri di altri ragazzi che hanno l’età mia e, comunque, quando c’è quella voglia di “mangiare male”, uno o due pasti, non sono uno che si fa duemila complessi. Magari, preferisco mettere un allenamento in più e mangiare quella cosa che ti passa per la mente.
 
Parliamo della stagione scorsa e dell’attuale. Nel 2017 hai corso un intero campionato in Supersport 300 con la tua Kawasaki numero 23. So che non sei soddisfatto ma qualche lato positivo ci sarà? Quest’anno, invece, dove corri nel campionato italiano e qualche gara come wild card in quello mondiale, ti stai togliendo qualche soddisfazione in più?
Sì è stata un’annata non proprio bellissima. Anzi, io già l’ho rimossa dal mio cervello, perché è stata la più brutta della mia carriera, secondo me, dove io in qualche gara ho fatto vedere di potermi giocare i primi posti, come nella gara di Assen, dove sono partito dalla seconda fila. Durante la gara, mentre mi stavo giocando il podio, purtroppo c’è stato un contatto con un altro pilota e sono scivolato. Ad Aragon, nel GP di Spagna, sono finito dodicesimo ma sapevo che il mio potenziale era molto superiore. A Donington Park abbiamo fatto molto bene, ma purtroppo c’è stata una scivolata. Un’annata da dimenticare secondo me. Purtroppo la moto non era in condizione e quindi correre così era impossibile. Sono più contento quest’anno, 2018, dove ho avuto l’opportunità di poter gareggiare nuovamente come wild card nel campionato del mondo ed è stato bellissimo. Con una moto di tutto rispetto con la quale corro, sono riuscito a ottenere sempre, sin dal venerdì, ottimi posti. Mi sono giocato il primo posto nel turno del venerdì. Nelle combinate abbiamo finito in P3 (terzo posto, ndr), quindi di tutto rispetto. Sabato, nelle qualifiche, ci siamo giocati la super pole, sono partito in prima fila con il secondo tempo. In gara ci siamo giocati tutta la gara e purtroppo c’è stata una scivolata quando eravamo nelle prime posizioni, ma ci sta. L’annata scorsa, per quanto mi riguarda, è stata brutta e da dimenticare sotto certi aspetti, bella per quanto riguarda il conoscere le varie piste di tutto il mondo. Fare esperienza, quello sì mi aiuterà molto anche quest’anno, quando parteciperò come wild card nelle altre gare di campionato. Fondamentalmente è stato solo quella la cosa che, secondo me, è stata buona dell’anno scorso.
 
Progetti per la prossima stagione? Tornerai titolare nel campionato del mondo?
Penso e spero. Ora, dati alla mano, certezze non ce ne sono per ritornare ad affrontarlo pienamente. Bisogna concentrarsi per affrontare il campionato italiano al quale sto partecipando e sono in lotta per vincere e rientrare dall’altra parte con presupposti vincenti.
 
Manuel Bastianelli s’ispira a quale pilota?
Mah, fondamentalmente modelli di riferimento non ne ho, se devo pensare a un riferimento o a qualcuno, ora come ora, mi viene da pensare a Marc Marquez, il pilota, secondo me, più forte e più completo attualmente in MotoGP. Un pilota che va forte sul bagnato, sull’asciutto, in condizioni strane, con la moto non a posto. Secondo me lui potrebbe essere un pilota di riferimento per un ragazzo che sta crescendo. Altrimenti bisogna concentrarsi, allenarsi e pedalare.
 
Sogni di diventare un pilota della MotoGP? Quali sono le tappe da affrontare per approdare nella classe motociclistica per eccellenza? Ovviamente, quello è il sogno nel cassetto di ogni pilota, arrivare al Motomondiale, arrivare alla MotoGP. Per il momento la strada è lunga. S’inizia dalla Supersport 300, perché purtroppo la Moto 3 non era raggiungibile, e non è impossibile perché siamo dentro un campionato del mondo come quello della Superbike. Arrivare nel Motomondiale è possibile se si ha un gran manico, perché dopo la Supersport 300 si affronta la Supersport 600, che è molto simile alla Moto 2. Se sei un pilota di livello e talentuoso, magari hai possibilità di dirottarti in quella direzione per prendere la strada della Moto 2 e poi arrivare in MotoGP. Se, invece, questo non dovesse succedere, comunque hai possibilità di fare strada nella Superbike, un campionato che mi piacerebbe affrontare.
 
Noi te lo auguriamo. 
In bocca al lupo.
Ringraziamo Manuel Bastianelli per la disponibilità e la simpatia.
 

Audio Intervista a Manuel Bastianelli

Ultima modifica ilMercoledì, 30 Maggio 2018 00:42

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