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updated 7:49 AM CEST, Sep 20, 2019


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Motori, gioie e dolori 1 parte

pierre de coubertinI motori, siano essi di motocicletta o automobile, motoscafo o aereoplano ecc. se portati al limite delle loro prestazioni e usati per competere fra loro, possono di diritto essere chiamati sport, lo sport motoristico appunto.

In realtà non si tratta proprio di sport come quello pensato dal barone Pierre de Cubertin, ma bisogna ammettere che in quanto a concentrazione, velocità di decisione e notevoli sollecitazioni a livello fisico, i piloti sono sottoposti a difficili prove di resistenza fisica e mentale, regalando il diritto al loro mezzo e a se stessi, di poter entrare nella grande famiglia dello sport.

Salendo su quel treno alla stazione Brignole di Genova con destinazione Ferrara, non potevo certo prevedere lo svolgersi di quella giornata che, per vari aspetti avrei difficilmente dimenticato.

Ero eccitato come un bimbo la notte di Natale, infatti andavo a ritirare una moto, finalmente una moto, una cilindrata del tutto apprezzabile, 250cc monocilindrica, quindi una notevole compressione e una velocità di punta che poteva raggiungere i 160 km all’ora e nel 1980 erano già molti.

Sergio, il cugino di mia moglie mi aveva garantito il motore aggiungendo affidabilità e prestazioni, completando il cumulo di bugie con l’affermazione che era stata usata pochissimo.

Io naturalmente gli credetti, era il cugino di mia moglie che cavolo, non veniva certo a fregare me, assolutamente no.

Nello scompartimento dove mi accomodai c’era solo una signora di circa quarant’anni molto attraente che, quando vide il mio casco integrale nuovo di acquisto, mi chiese cosa diavolo fosse quell’oggetto, a quell’epoca l’integrale faceva il suo ingresso in punta di piedi per divenire poi indispensabile come sicurezza in caso di incidente.

Documentai la signora, aggiungendo particolari inutili allo scopo di rendere più interessante la conversazione, ma quando le risposi che la mia destinazione era Ferrara, lei mi chiese se accettavo un aperitivo in casa sua, caso strano a poche centinaia di metri dall’abitazione di Sergio.

Immediatamente pensai a mia moglie e, ancor peggio, a cosa mi sarebbe capitato se avessi accettato l’invito, così, con grande disappunto della signora rifiutai.

Pensando alla eventuale reazione di mia moglie e a quello che poteva capitarmi, sorridente per la mia veggenza suonai il campanello senza targhetta (ma era l’unico) dell’abitazione di Sergio.

Benelli-250-super-sportI soliti convenevoli, le solite frasi fatte e finalmente lei, la femmina che poteva competere con mia moglie, una Benelli 250 Super monocilindrica, serbatoio allungato cosi come il sellino per assumere una posizione di guida adatta alla velocità del momento.

Sergio aveva avuto almeno la decenza di pulirla e lucidarla, un po’ bassa per la mia mole ma quello era lo standar, comunque indubbiamente un mezzo interessante.

- Eccola qua! – mi disse con orgolio.

- Ti piace? –

- Si – risposi.

- Spero che le prestazioni siano pari alle attese –

- Tranquillo cugino, ne resterai soddisfatto - rispose con un sorrisetto.

A essere sincero mi infastidì sia il sorrisetto che quell’abuso di parentela, non ero suo cugino, ero il marito di sua cugina, è diverso.

Nel frattempo un amico di Sergio si unì alla presentazione del motore, ma quando apprese che dovevo tornare a Genova con quella moto, la sua espressione si trasformò in una sorta di incredulità preoccupante terminando con la frase:

-       - Ma non lo farai tornare a Genova con quella moto – chiese convinto.

- Certamente, con questa moto può andare ovunque

Attesi la controrisposta dell’amico, ma quando mi voltai era già sparito.

Non fu un buon presagio.

- Ma il tuo amico dove è finito? –

- Aveva un impegno –

- Ma non ha neppure salutato –

- Non farci caso, lui è così –

- Ascoltami bene Sergio, io sono venuto fin qua in treno per tornare a casa in moto, la tua moto, quindi se per caso succede che le tue assicurazioni di affidabilità si dimostrano fasulle, io torno qua e ti spacco la faccia, hai ben capito?

Mi rispose con un sì tirato e da quel momento non ero più suo cugino ma il cugino di sua moglie.

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 14:41

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