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updated 3:56 PM CEST, Oct 20, 2019

Motori, gioie e dolori 2 parte

pierre de coubertinDopo la mia affermazione, devo ammettere un po’ pesante, il cugino di mia moglie sembrava che all’improvviso si fosse rammentato di un’importante impegno, perché iniziò con nervosismo a darmi le ultime indicazioni e dettagli vari su quel piccolo bolide a due ruote.

Finalmente ecco il momento tanto atteso, la messa in moto!

Non fu una manovra semplice, accompagnata dalle solite scuse, è da molto che non la uso, sarà un po’ ingolfata, probabilmente è la candela, a me venne un preoccupante sospetto, svitai il tappo del serbatoio e scrollai la motocicletta per controllare quanta benzina contenesse, niente, nessuna risposta, il vuoto assoluto.

-          Questa moto è senza benzina – dissi già abbastanza innervosito.

-          E’ vero mi sono dimenticato di metterla –

Non commentai, ma stranamente con un minimo di benzina nel serbatoio il motore, tossendo, finalmente partì.

Il rumore sputato dalla marmitta originale, quindi priva di silenziatore, era assordante, ogni accellerata un vero insulto all’inquinamento acustico e la decisione di cambiare quel rombo di tuono fu immediata.

Attraversando Ferrara diretto all’autostrada notai che tutti i passanti, senza limite di età, si voltavano al mio passaggio con espressioni che variavano dall’incuriosito al preoccupato al terrorizzato per quel qualcosa che poteva provocare tanto rumore, il casco integrale poi completava il passaggio dell’alieno, ispirando la creatività degli scrittori di fantascienza.

Un casellante molto scettico ma senza dubbio veggente, mi chiese se fossi sicuro di voler prendere l’autostrada, gli risposi con un sì deciso sufficiente a calmare la sua coscienza.

Finalmente ero in autostrada!

Benelli-250-super-sportCon il cuore in tumulto iniziai a “ smanettare” tirando le marce al limite, la lancetta del tachimetro continuava a salire, 80-90-100 la moto iniziava a vibrare, 110-120- 130- 135!

Cavolo, 135 km l’ora!

Stavo sorpassando un’utilitaria che non poteva permettersi quelle velocità di punta e con la coda dell’occhio notai l’espressione stupita del guidatore carica d’invidia per l’impossibilità di competere, ma era invidia o stupore, sconcerto o preoccupazione?

In effetti, dal suo punto di vista, della moto vedeva ben poco, bassa e coperta dalla mia mole a lui risultavo un marziano piegato in avanti con uno strano casco che lo sorpassava a velocità folle.

Lasciai nella scia l’utilitaria e il suo stupito autista con gli occhi rivolti al cielo in cerca dell’astronave madre, mentre io, girando al massimo la manopola dell’acceleratore cercavo il record limite di velocità del motore.

140- 140……..pof, pof, pof, la moto si fermò con un ultimo lamento che non presagiva niente di buono, pof!

Ero preoccupato, deluso, innervosito, l’unica consolazione fu trovarmi a poche centinaia di metri da una piazzola di sosta che raggiunsi spingendo la moto.

Alzai la benelli sul cavalletto iniziando un’ispezione sommaria per accertarmi se il danno fosse evidente e riparabile.

Forse avevo forzato troppo, fidandomi delle garanzie di un cretino, raccogliendo queste logiche conseguenze.

Passò l’utilitaria con l’autista sorridente, mi ero tolto il casco e l’omino aveva capito che l’invasione del pianeta terra era per ora rimandata.

Verso est, la mia direzione, grossi nuvoloni brontolando si univano per trasormarsi in temporale.

“Ci manca solo questa” pensai un po’ preoccupato, ma che fare?

Non esistevano i cellulari, e se già circolavano erano solo materiale per ricchi, la colonnina di soccorso naturalmente era fuori uso, nessun riparo, autostrada poco frequentata e giorno festivo, quindi niente trasporto pesante, l’unica possibilità di avere soccorso era il passaggio di una pattuglia della Polizia Stradale.

I tuoni adesso si sentivano in tutta la loro potenza accompagnati da lampi e saette che non regalavano certo tranquillità.

Iniziai ingenuamente a fare l’autostop, l’unica risorsa rimasta.

Niente, nessuno si fermava clacsonavano, lampeggiavano, ma soccorrere un povero disgraziato fermo con una moto in una piazzola di servizio, quello no, troppo pericoloso.

Le prime gocce o meglio goccioloni mi avvisarono che il temporale era ormai alle porte.

Cercai un qualunque riparo, nulla, anche fuori dall’autostrada campagna piena con distese infinite di grano, ottimo scorcio di natura per un quadro di Van Gogh, per me in quel momento il panico assoluto.

Il temporale esplose, io lo affrontai in piedi vicino alla moto con il casco come unico riparo, una cerata e la tristezza nel cuore, superata solo dall’odio verso il cugino di mia moglie.

Passato il temporale nessuna gallina tornò nella via ma un povero disgraziato che tornava a fare l’autostop, sì.

Onestamente vi sareste fermati a soccorrere un fantasma vestito da alieno, bagnato fradicio con al posto della testa un uovo metallico che faceva segni con la mano?

Passarono tre ore in quelle condizioni e infine la polizia, il traino, la riparazione e la consapevolezza che avrei preso a cazzotti un ferrarese.

Un episodio un po’ particolare questo di Sport fra le righe, ma un insegnamento a non fidarvi troppo dei motori e soprattutto a non fidarvi mai dei cugini di vostra moglie.

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 14:40

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