logorcb

updated 3:54 PM CEST, Jul 22, 2019

Onda anomala

20083867Ero all’inzio del quinto anno scolastico quando, per un accumulo di stress infantile dovuto al mio stato fisico, ero magrissimo e sempre scartato dagli altri coetanei per la mia scoordinata interpretazione del gioco del calcio unito alla completa repulsione per la scuola, la logica conseguenza fu un forte esaurimento nervoso.

Si può facilmente immaginare che cosa significa un esaurimento nervoso a quell’età, inappetenza, incubi, insonnia e un completo sprezzo del pericolo, tanto da rischiare la vita in due occasioni, salvato all’ultimo istante una volta da mio padre e l’altra da un caro amico.

Nella scala delle mie preoccupazioni, la scuola era nelle prime posizioni a tal punto da costringere mio padre, su consiglio della maestra, a ritirarmi dall’anno scolastico per pericolo di fuga, lo avevo già fatto tre volte.

Dopo visite e controvisite, esami e contro esami, continuavo a peggiorare, poi, finalmente un raggio di sole, infatti, fu consigliato ai miei genitori di farmi visitare da un giovane pediatra di nome Carlo Ravazzoni, a cui devo la vita.

Spazzò via con la sua indiscussa autorità tutti i farmaci che assumevo, iniziando immediatamente la sua personale terapia.

$1-          Ok campione, domani alle dieci ci vediamo alla piscina di Albaro, tu sai nuotare vero? –

$1-          No! – risposi con imbarazzo.

$1-          Bene, imparerai –

Mi piaceva quell’uomo, mi dava quel senso di protezione di cui avevo bisogno e, importantissimo aveva fiducia in me, era la prima volta che accadeva.

Naturalmente imparai a nuotare e naturalmente l’esaurimento nervoso svani come la nebbia al sole, curato da tuffi, nuotate, e divertimeno con i compagni che finalmente si accorgevano di me.

Lo “zio Carlo “ come lo chiamavo io, era presente con orgoglio alla premiazione per i due scudetti categoria Juniores che vinsi a pallanuoto e, rigurdando le foto di cinque anni prima, il mio fisico era notevolmente cambiato.

Quando iniziai a giocare a pallanuoto, quindi circa quarantacinque anni fa, la situazione era un po’ diversa rispetto al presente.

La piscina era un lusso e le piccole società sportive dovevano cavarsela con i propri mezzi e attrezzature.

Noi a Nervi eravamo tra i fortunati perché con il molo di protezione potevamo garantirci un mare semi piatto, mentre altre squadre doveveno avventurarsi in allenamenti allucinanti in mare aperto.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che il campo per giocare consisteva in un perimetro galleggiante (nasse colorate rosse e bianche) in mare aperto, agganciate al fondo per non vedere il campo partire verso i mari del sud.

Gli allenamenti erano pesantissimi e praticati anche con mare mosso il che significa lottare con le correnti e cercare di non bere troppo a causa delle onde contrarie.

Ma il bello, usando un eufemismo, era la partita vera e propria, dove le tribune si trasformavano in barche che circondavano il campo, mentre l’arbitro, su una lancetta all’interno del campo, andava avanti e indietro grazie a un rematore instancabile e felice.

Considerate quindi, data la situazione, quanti falli non visti, quanti dati a sproposito inventati all’istante per evitare di dover ammettere di non sapere che fare.

In mezzo a questa baraonda c’era la partita vera e propria.

La fatica, se il mare era un po’ mosso, era immensa, dovevi calcolare balisticamente dove il pallone, a causa del vento, delle correnti e delle onde, sarebbe finito, quindi il risultato era sempre legato a una buona dose di fortuna portata, in questo caso, veramente sulla cresta dell’onda.

In queste condizioni climatiche le partite finivano in farsa.

Palloni mancati in modo inspiegabile, falli a dir poco denunciabili, barche di spettatori che entravano in campo sospinte dal mare, secchiate d’acqua fra i sostenitori delle due squadre e tutto questo in mezzo al mare.

Capitava molto spesso di trovarsi in posizione ottimale per tirare in porta, ma la cosa non dipendeva solo dalla tua bravura nel centrarla  e segnare il punto, dovevi fare i conti sempre con le onde che spesso falsavano la stabilità delle porte facendo uscire o entrare la palla.

Ricordo un derby Nervi - Recco, sfida molto sentita dalle due fazioni, quindi numerose barche circondavano il “campo”.

Eravamo giunti a pochi secondi dalla fine partita sul punteggio di 2 a 2 quando l’arbitro, un tipo che si vantava di essere imparziale e giusto, fischiò un rigore a nostro favore.

Scoppiò il finimondo, insulti, sfottò, le prime spinte, tutto materiale necessario per il doporigore.

Purtroppo fui scelto dall’allenatore per tirare il rigore.

Emozionato, preoccupato, felice per la fiducia del mio allenatore, spaventato da quello che sarebbe successo in entrambi i casi, sia segnando che sbagliando, mi piazzai pronto a fare il mio dovere.

Tensione alle stelle, fischio dell’arbitro, tiro, ma l’emozione fu troppa, la palla mi scivolò dalla mano e, il tiro di potenza che avevo caricato, si spense in un tiro fiacco destinato a una parata neppure delle più impegnative.

Tutti videro e capirono, quel tiro era fritto.

Ma, come nei migliori finali, un’onda anomala, nata solo dalla mia disperazione, sollevò la porta, ingannò il portiere e quella palla destinata a essere facilmente parata, passò sotto il suo braccio.

3 a 2 per il Nervi e partita finita.

Credo che l’attacco ad armi bianche di due eserciti rivali non sia paragonabile a quello che successe in quel tratto di mare.

Secchiate d’acqua, insulti, minacce, gente che volava in acqua, altra che duellava con i remi, alcuni natanti speronati, salvagenti e materiale per la pesca che galleggiava come nei più classici dei naufragi, insomma di tutto e di più.

Chi il colpevole?

Una piccola onda anomala che decise di alzare la cresta.

Ho nostalgia di quei cinque anni in cui ho giocato a pallanuoto, ma lo Sport fra le righe che mi ha insegnato quel giovane pediatra, è servito per vivere un’esistenza non fra le righe, ma da protagonista. Ciao!

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 14:38

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Roma

Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore