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updated 2:10 PM CEST, Jul 16, 2019

RIFUGIO GALASSI – SECONDA PARTE

P1080069La salita nel ghiaione diventava sempre più dura e faticosa.

Quel continuo scivolare all’indietro di ogni passo a causa dei sassi che non ti permettevano quella stabilità necessaria per una buona progressione, il sole che, se pur amico, ti succhiava tutto il liquido che il tuo corpo poteva dare e lo zaino non completamente carico ma pur sempre un peso estraneo al tuo fisico, permettevano di considerare quell’escursione una buona prova per valutare la tua preparazione e allenamento, rientrabili in quella fascia di sport fra le righe che tutti dovrebbero praticare.    

Il sentiero, o meglio la traccia di sentiero, si arrampicava sul ghiaione a zig zag, ovviamente per diminuirne la pendenza e permettere a tutti, o quasi, di affrontare quell’arrampicata turistica godendo di uno spettacolo unico al mondo.

Non parlavamo più perdendoci in chiacchiere divertenti e in sfottò mirati, la fatica iniziava a intromettersi malignamente nei nostri muscoli costringendoci a qualche breve battuta o commenti sullo spettacolo meraviglioso che la natura, ancora una volta benigna nei nostri confronti, ci regalava senza chiederci nulla in cambio, solo un po’ di rispetto.

IMG 1933Ogni cinque o sei curve ci fermavamo per riprenderci un poco del fiato lasciato in quei sassi eterni, spettatori silenziosi delle nostre fatiche.

In prossimità della forcella Piccola, valico estremo prima della breve discesa al rifugio Galassi, “perdi sentiero” alias mio nipote Leo, decise che era arrivato il momento di dimostrare quanto quel soprannome fosse indicato.

Poco prima della forcella si giunge a un bivio con l’indicazione per una deviazione che aggira un tratto di monte, riportandoti poi sul sentiero principale.

Il sentiero aggirante, dopo un breve tratto, a sua volta si divide in due possibilità, percorso facile, o percorso difficile.

Ovviamente Leo inforcò in assoluta scioltezza il percorso difficile, così ci trovammo di fronte a un passaggio particolarmente impegnativo sotto il profilo tecnico, ma soprattutto pericoloso per mancanza di appigli o corde di sicurezza.

IMG 1947Il mio primo pensiero fu per Spicciolo, non per mancanza di fiducia nelle sue capacità, ma per la somma delle difficoltà nel superare quel tratto.

La sua inesperienza, la possibilità di vertigini, l’errore dei principianti di guardare in basso e non per ultimo, saper dosare la forza fisica a ogni passo, proporzionandola all’impegno e alla difficoltà, tutto ciò ovviamente comandato dal cervello.

Beh! Ci crederete? Quel cittadino della capitale diede una dimostrazione di fermezza, di adattabilità alla situazione e forza fisica nel tirare su il peso di un bue adulto che, superata la difficoltà e tornati sul sentiero primario, si meritò i complimenti di due esperti escursionisti abituati a frequentare le Dolomiti da circa 35 anni, conoscendone quasi tutti i segreti.

- E’ la prima volta che mi capita di andare in escursione con un cittadino che non si lamenta e che tira fuori le palle quando è necessario, bravo Spicciolo, davvero complimenti – dissi abbracciando il mio amico che già ingrassava per l’emozione –

- Mi dispiace Daniele, ma dovevo pur dimostrarti perché mi chiamano “perdi sentiero”, comunque mi associo ai complimenti dello zio, sei stato davvero in gamba romanaccio –

Anche Leo lo abbracciò, mentre di là della forcella il rifugio Galassi, con le sue pappardelle al sugo di capriolo, ci aspettava firmando ancora una volta la conclusione di una pagina felice della vita di tre amici con la meravigliosa voglia di stare insieme.

IMG 1946IMG 1949Il rifugio Galassi è un’ex caserma degli alpini, che, andata in disuso è stata trasformata in rifugio.

Solida costruzione in pietra ai piedi del ghiacciaio dell’Antelao, ti offre conforto, possibilità di pernottamento per chi vuole raggiungere la cima più alta delle Dolomiti e non per ultimo, una cucina sicuramente casalinga senza fronzoli, ma ottima e rigenerante.

Non pranzammo, a dirla con sincerità ci abbuffammo fra risate, aneddoti e sfottò fino a quando, dopo l’ennesima grappa, per abitudine guardai l’orologio.

-Cavolo ragazzi, è ora di rientrare altrimenti dobbiamo pernottare qui - dissi mostrando l’orologio ai miei compagni di avventura.

fotoWalterA malincuore ci infilammo lo zaino e riprendemmo il sentiero al contrario per il ritorno.

Nella discesa a valle qualche parola in più, così come qualche fermata in più per ammirare un tramonto difficilmente descrivibile.   Ci fermavamo rimanendo in silenzio, non servivano le parole, quel meraviglioso dipinto firmato dalla natura non aveva bisogno di commenti.

La forte emozione che provavi ti penetrava raggiungendo direttamente al cuore, che la elaborava, tramutandola in quella meravigliosa sensazione chiamata felicità.

Ciao!   walter

Ultima modifica ilMercoledì, 20 Agosto 2014 14:42

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