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updated 1:51 PM CET, Jan 25, 2020

SPORT FRA LE RIGHE "2° tempo"

Ciao a tutti,
eccoci al secondo tempo di AMMOGLIATI - SCAPOLI
 
Poco prima della ripresa del gioco, dal gracchiante altoparlante del campo,
una voce aliena ma felice comunicò l’incasso totale da evolvere in beneficenza che fece esplodere di soddisfazione il pubblico, chi aveva creduto in questa iniziativa e noi giocatori, protagonisti di come si possa far del bene divertendosi.
Le squadre non avevano operato sostituzioni, così al primo affondo di uno scapolino,Franco, il nostro locomotore, ancora stravolto per la fatica collassiale del primo tempo,cercò quella risorsa fisica che può aiutarti in casi estremi come questo,ma è un tipo di miracolo che può avverarsi solo se non fumi, se non bevi alcolici o peggio,se non ti abbuffi a tavola e soprattutto se pratichi una attività fisica regolare.
Franco era estraneo a tutto ciò e fu regolarmente saltato dal suo avversario,quel diavolo d’uomo riuscì ugualmente, con uno sforzo immenso, ad artigliare la maglietta dell’avversario e strattonarlo facendolo cadere in piena area.
 
Rigore! – sentenziò l’arbitro accompagnato dal boato del pubblico.
Ma che rigore e rigore, non l’ho neppure toccato è lui che fa la scena -
Guarda come faccio la scena tricheco - rispose lo scapolino mostrando la maglietta completamente lacerata lateralmente.
Se mi chiami ancora tricheco ti strappo anche dall’altro lato ma la pelle stavolta -
Arbitro hai sentito? Ha ammesso di avermi agganciato -
No, non ho sentito ma comunque è rigore -
Sai cosa ti dico arbitro dei miei maroni? - disse Franco avvicinandosi minaccioso.
No non lo sò e muoio dalla voglia di saperlo –
Io ti invidio, ecco cosa ti dico, giuro che ti invidio davvero -
Ah, si? E perché m’ invidi? – chiese curioso il direttore di gara.
Perché non capisci un cazzo e vivi bene –
Rigore! –
 
Incaricato di battere il rigore naturalmente Galuppo uno dei migliori ancora single.
Il biondino posizionò il pallone sul dischetto, ovviamente sotto una pressione tremenda del pubblico che inveiva,lanciava oggettti, frutti e ingiurie, ma il massimo livello di simpatia lo provocò la mamma del ragazzo.
 
Se segni questo rigore non tornare a casa, prenota un posto all’ostello -
La risata generale alimentò il coraggio della donna.
E sposati una buona volta, così non mi fai fare queste figure -
Altra ristata e altro imbarazzo per il ragazzo che iniziava a sentire una responsabilità inesistente ma tremenda nel suo ambito famigliare.
Tutto era pronto quando intervenne ancora Franco.
Fermi! - ordinò
Che altro succede ancora - chiese l’arbrito rassegnato.
Franco raccolse il pallone e lo avvicinò alla bocca.
Cosa fai lo mangi Franco? Ti è venuta fame? - gridò qualcuno del pubblico.
Altra risata che riuscì a coinvolgere anche arbitro e giocatori.
Sei proprio un deficente, questo è un rito magico - rispose il locomotore.
A me sembra più fame! - continuò lo spettatore provocando altra allegria.
Franco alzò il conosciutissimo dito mandando a quel paese il rompiscatole, poi sputò sul pallone e lo rimise sul dischetto.
Ma che schifo - gridò qualche signora.
E questa zozzeria a cosa servirebbe? Chiese l’arbrito.
A sbagliare il rigore, mi sembra chiaro - sentenziò Franco.
Infatti Galuppo calciò finalmente il rigore che entrò in rete dalla parte opposta al tuffo di scimmietta, insomma tutto come da copione.
Boato e insulti, fischi e applausi, la solita partita di calcio.
2 a 1, per noi “vecchietti” si stava mettendo male.
Franco saggiamente chiese la sostituzione.
Al suo posto entrò il cognato del mio amico Gianni il cui nome era Roberto,ma tutti lo chiamavano “nuvia” tradotto “nuvola” perché molto spesso aveva la testa fra le nuvole.
Mentre entrava in campo mi chiesi come mai si tenesse i pantaloncini con una mano e la risposta arrivò immediata.
Altra incursione degli scapoli sulla fascia sinistra, zona coperta da nuvia,il quale con molta buona volontà andò incontro all’avversario che regolarmente lo saltò e nel tentativo di fermarlo il pover’uomo lasciò la presa sui pantaloncini che scesero di scatto facendolo inciampare e cadere.
Il pubblico impazzì ma anche noi giocatori non riuscimmo a trattenerci dal ridere mentre nuvia ancora al suolo imprecava contro tutto e tutti.
Ovviamente 3 a 1.
Mancavano 10 minuti a fine partita quando Roselli inventò un altro preziosismo pescandomi in area avversariadove con un colpo di testa smarcai Gianni che entrò in area da solo infilando il pur bravo Martina.
3 a 2, e cinque minuti alla fine.
Poi quel pallone spuntò da un sogno, ero a centro area quando Savoldi lo calciò.
Mi spostai quel tanto da sbilanciare chi mi marcava, poi mi coordinai alla perfezione aiutato dalla disperazione,e in mezza rovasciata colpii la sfera perfettamente di collo pieno mandandola all’incrocio dei pali,segnando uno dei gol più belli della mia vita e salvando l’onore della mia squadra.
3 a 3 pareggio, partita finita e tutti a casa.
 
Bello, bello davvero bello.
Una favola metropolitana dal forte sapore di armonia!
 
Ciao, ciao, alla prossima

Walter Fabbri

Ultima modifica ilLunedì, 24 Dicembre 2012 00:07
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