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updated 4:14 PM CET, Feb 18, 2020

Baby prostitute anche in Italia

NEWS 61277Il fenomeno delle giovanissime lolite si sta espandendo anche nel nostro Paese.

 Le ragazze sono molto giovani, anche sotto i 14 anni e non è vero che sono sempre straniere.

Di giorno sono normalissime studentesse che con i loro zaini colorati seguono le lezioni e poi, come per una magia al contrario, si trasformano in “lolite”.

Delle volte si vendono anche per una semplice ricarica telefonica. Questo è un dramma che si sta espandendo sempre più nel nostro paese, complice anche internet.

Se fino a qualche anno fa, il fenomeno della prostituzione minorile in Italia aveva quasi sempre un "volto" straniero: si trattava soprattutto di minorenni rumene e nigeriane, di età prevalente tra 16 e 18 anni, meno spesso tra 14 e 16 anni, adesso si sentono gerghi delle nostre città.

C’è un mondo "sommerso" che riguarda soprattutto la prostituzione al chiuso (indoor) e che rimane sconosciuto e incommensurabile.

È quello che riguarda il fenomeno della tratta e dello sfruttamento dei minori.

942613339Lo sfruttamento sessuale e la tratta riguardano principalmente le femmine, la maggior parte delle quali sono di nazionalità nigeriana e rumena.

Per quanto riguarda le straniere,  quasi nessuna ragazza si dichiara minore, soprattutto durante i primi incontri con gli operatori, probabilmente per paura e in seguito agli ordini ricevuti dagli sfruttatori. Un'altra caratteristica della prostituzione minorile è la forte mobilità delle minori sui territori: le ragazze vengono costrette a cambiare spesso città.

Quanto alla prostituzione indoor, secondo le testimonianze viene praticata sia in appartamenti privati che in locali pubblici (night club, centri massaggi, etc.).

Ma torniamo adesso a parlare del ”nuovo” fenomeno, ovvero quello delle giovani italiane.

In alcuni casi sappiamo che addirittura le stesse madri ne sono a conoscenza, come nell’ultima storia saltata agli onori di cronaca a Roma.

Due ragazzine quattordicenni finite in un giro molto più grande di loro, è la vicenda che si è consumata nel quartiere Parioli di Roma.

Si procacciavano i clienti con annunci privati, venivano spacciate per maggiorenni, si prostituivano in una casa dei Parioli e poi tenevano per sé una percentuale degli incassi.

Ebbene, la madre di una di queste incitava la figlia a proseguire nel suo “lavoro”, perché redditizio.

Non è certo un caso isolato. Questo è soltanto l’ultimo conosciuto, ma molti altri la polizia ne ha bloccati, come anche all’Aquila.

prostituzione5-2Se da una parte abbiamo ragazzine che si “buttano via”, finendo in un girone dell’inferno, dall’altra troviamo genitori che non vedono o che addirittura sollecitano.

La cosa più grave di tutte però, a mio avviso, sono i clienti (la polizia ha scoperto che la maggior di questi, sono imprenditori e uomini con un certo tenore di vita).

Che cosa spinge un uomo a cercare una ragazzina che in taluni casi potrebbe essergli figlia? Come fanno poi a tornare a casa, in famiglia e fare come se nulla fosse?

Si è persa la coscienza? O forse non l’hanno mai avuta?

Certo è che questo è un vero e proprio dramma che si sta consumando nelle nostre città. Un tempo queste notizie accadevano al di là dell’oceano, ora invece sotto casa nostra.

C’è quindi da avere paura e chiedersi, che cosa stiamo diventando? Inoltre, noi che cosa possiamo fare? Sicuramente non girarci dall’altra parte e restare indifferenti.

Il GAP: ovvero gioco d'azzardo patologico

azzardo web--400x300La malattia sociale dei nostri tempi. 

Allarme ludopatia, adesso dilaga anche tra gli adolescenti 

Il gioco d'azzardo nella storia: 

se ne parla già in testimonianze del 3000-4000 a.C.

Il termine "azzardo" deriva dal francese "hasard", a sua volta parola di origine araba, "az-zahr", che significa "dadi".

Il gioco dei dadi è uno dei primi, si praticava già in Egitto, nella Roma Imperiale, in India, in Giappone e in Cina.

Gli archeologi hanno ritrovato persino dadi "truccati" (appesantiti da un lato) e questo significa che anche gli antichi sapevano barare.

Col tempo sono nati molti altri giochi, come le scommesse sui cavalli ("lo sport dei re") e, dal 1500, le lotterie.

La roulette fu inventata nel XVI secolo dal filosofo Blaise Pascal, mentre le slot-machine nel 1895 dall'americano Charles Fay.

Come ci sia ammala?

Così come esistono bevitori sociali e fumatori occasionali, esistono i giocatori sociali, per i quali il gioco d'azzardo rimane un divertimento (circa il 95-96% dei giocatori o di chi beve alcolici).

Per alcune persone, tuttavia, quello che sembrava un'abitudine si trasforma in una vera e propria "schiavitù".

Alcuni di queste persone hanno una predisposizione alla dipendenza per fattori di natura biologica, ambientale e psicologica.

Il fumo, l'alcol, il gioco d'azzardo rimangono un semplice "vizio", per quanto criticabile, finché non insorgono le caratteristiche tipiche della dipendenza e cioè:

$1·         La tolleranza: bisogno di avere più sostanza o giocare di più per ottenere lo stesso livello di eccitamento

$1·         L’astinenza: nervosismo, ansia, tremori se si tenta di smettere

$1·         La perdita di controllo: pensi di poter smettere, ma senza riuscirci

Quattro italiani su dieci  sono dipendenti dal gioco d'azzardo.

Uomini e giovani sono i più a rischio.

Da uno studio emerge che, il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi.

Secondo il ministero dell’Economia, da gennaio a settembre 2011, la raccolta dal gioco d’azzardo negli adolescenti, è aumentata del 25,4% (55,2 miliardi di euro contro i 44 del medesimo periodo del 2010) e, la Sicilia, guarda caso, è ai primissimi posti nella classifica nazionale con 446 milioni di euro, dietro solo a Lombardia (1,2 mld), Campania (887 mld), Lazio (772 mln), Emilia Romagna (535 mln), Veneto (458 mln) e Piemonte (455 mln). E questi dati, sono allarmanti.

5 91 20120329095606Qui, ci troviamo di fronte a una delle tante espressioni del disagio giovanile attuale.

Il meccanismo psicologico che sta alla base del fascino che esercita questo tipo di attività, è un pensiero infantile per cui si possono risolvere i problemi sempre più gravosi del lavoro e dell’inserimento giovanile con la formula magica della vincita miracolosa, che in verità da un punto di vista probabilistico è un evento rarissimo.

Il gioco d’azzardo compulsivo è da considerarsi una malattia cronica ad andamento progressivo e invalidante, che presenta numerose analogie con la clinica delle dipendenze a cui frequentemente si associa.

Come si cura?

La persona dipendente tende a negare o minimizzare il problema e credere che "se solo volessi, potrei smettere... domani..."

Il primo compito dello specialista deve essere quello di aumentare il livello di consapevolezza della malattia e motivazione alla terapia con una serie di colloqui (individuali o di gruppo)

Il passo successivo è la stipula di un contratto terapeutico tra il paziente, la famiglia e il terapeuta, che prevede la definizione del programma di interventi e comprende:

$1·         Un eventuale ricovero

$1·         Colloqui individuali

$1·         Gruppi psicoterapeutici e psicosi-educazionali

$1·         Terapia psicofarmacologica

$1·         Gruppi per i familiari

$1·         Tutoraggio economico per il piano di risanamento dei debiti

$1·         Interventi sociali per affrontare le eventuali questioni legali e socio-economiche (consulenze del Difensore Civico, di uno Studio legale, di uno Studio Commerciale, della Fondazione Antiusura, del Microcredito, ecc.)

$1·         Coinvolgimento della famiglia nella gestione terapeutica del paziente e aiuto per far conoscere questa particolare malattia

$1·         Attivazione di una rete di sostegno sociale istituzionale e del volontariato (Caritas, Servizio Sociale Comunale, Gruppi di auto-aiuto, Associazioni di volontariato, Enti ausiliari, ecc.)

Ricordiamo che il giocatore non ha la consapevolezza di avere un problema, ma il problema c'è.

Per questo motivo conta molto la vicinanza della famiglia. 

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