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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Basta femminicidi! Le donne gridano “giustizia”

3Cinquantaquattro donne morte per mano di uomo dall'inizio dell'anno a oggi. È il triste primato dell'Italia. Lo denuncia, parlando di "femminicidio", "Se non ora quando" (Snoq) la rete delle donne, in un appello che in poche ore ha raccolto sul Web più di mille adesioni.

La prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute). Negli anni novanta il dato non era noto, e quando alcune criminologhe femministe verificarono questa triste realtà, decisero di “nominarla”. Il termine “femicide” (in italiano “femmicidio” o “femicidio”) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”, ovvero gli omicidi basati sul genere, in altre parole la maggior parte degli omicidi di donne e bambine.

Non stiamo parlando soltanto degli omicidi di donne commessi da parte di partner o ex partner, stiamo parlando anche delle ragazze uccise dai padri perché rifiutano il matrimonio che è loro imposto o il controllo ossessivo sulle loro vite, sulle loro scelte sessuali, e stiamo parlando anche delle donne uccise dall’AIDS, contratto dai partner sieropositivi che per anni hanno intrattenuto con loro rapporti non protetti tacendo la propria sieropositività, delle prostitute contagiate di AIDS o ammazzate dai clienti, delle giovani uccise perché lesbiche.

Chi ha deciso la loro condanna a morte? Certo il singolo uomo che si è incaricato di punirle o controllarle e possederle nel solo modo che gli era possibile, uccidendole, ma anche la società non è esente da colpe.

"Il femminicidio, non è solo un fatto criminologico ma ha una valenza simbolica del rapporto (arretrato) uomo-donna in Italia. Ecco perché riguarda la politica", sottolinea Cristina Comencini di Snoq. Ed è per questo che Snoq, chiede anche "agli uomini di aprire gli occhi, di camminare e mobilitarsi con le donne per porre fine a quest’orrore".

Tante, troppe morti per mano di un uomo. L'ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l'età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosie. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità.

L’amore che uccide, l’amore malato, l’amore che distrugge invece di costruire. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani il vero senso di questa grande e importante parola, affinché non si travisi che cosa sia amare. Sì, perché non vuol dire possedere, padroneggiare e usare, maltrattare tanto da spingere a uccidere quando si è respinti o lasciati.

Le donne sono stanche e gridano a gran voce: “Giustizia!”.

Speriamo che queste voci siano finalmente ascoltate da qualcuno, prima di leggere altri nomi e altre drammatiche storie.

Tre anni per ritrovare la strada di casa

pastoretedesco 0123bec0d00621e1e4b8a881cff143ccL’amore di un cane non conosce confini.

Questa è una di quelle storie che tutti vorremmo leggere, di quelle a lieto fine.

Il protagonista di questa storia si chiama Rocky ed è un instancabile, bellissimo pastore tedesco. Il suo proprietario, il sig. Ibrahim Fwal, immigrato siriano che vive a Carrara, in Toscana, l’aveva adottato quand’era poco più di un cucciolo. Tra i due nasce subito una bella amicizia, un legame unico che solo tra cane e uomo, può instaurarsi e così, Ibrahim non riesce a separarsi mai da Rocky e tre anni fa lo porta con sé anche in vacanza, nel Cilento.

  • Pubblicato in Animali
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