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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Una porta poco conosciuta...Porta Asinaria

portaOgnuno di noi, tante volte durante la giornata, passa vicino Porta Appia, oggi chiamata Porta San Giovanni e non nota, che accanto a questa esiste una altra apertura attraverso le mura Aureliane, questa è la Porta Asinaria.
 
La sua costruzione, risale al II secolo d. C. e più precisamente tra il 270 e il 273, periodo della edificazione della cinta muraria voluta dall' imperatore Aureliano. Prima di essere una porta come la vediamo oggi, immersa nella giungla delle nuove costruzioni odierne, era una porta di terzo ordine, ma dopo la sua costruzione, ci si rese conto che l'area tra Porta Metronia e Porta Labicana era di importanza notevole, ma non necessariamente sicura.
 
Per questo motivo vennero costruite, ai lati della apertura, che comunemente chiamiamo fornice, due torri cilindriche, alte grosso modo 20 metri, oggi in perfetto stato di conservazione e si provvide a rivestire il tutto con del travertino, oggi scomparso quasi del tutto perchè trafugato durante il medioevo, restano comunque una buona parte sul lato esterno e sulle aperture destinate alle armi di difesa da getto in dotazione all'esercito romano.
Questa porta fu restaurata due volte, sia dallo stesso Aureliano che da Massenzio, e successivamente dall'imperatore Onorio, che promosse, quest'ultimo non una posterula, che era una piccola apertura come porta Ardeatina, ma bensì una porta monumentale, però usata molto poco.
a conferma di ciò, questa porta è l'unica ad avere in contemporanea, torri cilindriche insieme a torri di sezione quadrata, questo significa che era una porta di poca importanza che la faceva sembrare una fortezza.
 
Alcune vicende storiche hanno accompagnato la vita di questa porta. Nel 546 d. C. fu trovata aperta da Totila, re dei Goti, che entrò anche da Porta San Paolo, e saccheggiò la città e distrusse, a detta degli dell'epoca gran parte della cinta muraria. Qualche anno prima l'entrata dei Goti a Roma, su invito di Papa Silverio costò allo stesso la deposizione dello stesso papa, nel medioevo passò di qui Enrico IV e l'antipapa Guiberto di Ravenna per detronizzare il papa legittimo Gregorio VII, e Roberto il Guiscardo, famoso condottiero normanno, mise a ferro e fuoco tutta la zona lateranense arrecando gravi danni a porta Asinaria.
Successivamente, nel Rinascimento, venne aperta, per esigenze di traffico, Porta San Giovanni che riuscì ad agevolare il traffico verso il sud della penisola, e la Porta Asinaria perse la sua importanza e con il passare del tempo e a causa dell'incuria diventò presto inagibile e inadeguata al traffico cittadino.
nel XX secolo fu chiusa definitivamente, ma nel 1956 fu riaperta grazie ad un notevole restauro e adibita a passaggio pedonale. Ai giorni nostri è usata solamente per alcuni eventi durante il periodo natalizio.

Il Campo Barbarico e la Torre del Fiscale

okTra la Via Appia Antica e la Via Latina sono ancora visibili, a distanza di duemila anni, due acquedotti oggi in perfetto stato di conservazione; l'Aqua Marcia e l'Acquedotto Claudio. Tra il terzo e il quarto miglio della Via Latina, questi due acquedotti si incrociavano due volte in una distanza di trecento metri, formando uno spazio a forma di trapezio di circa due ettari. Questo spazio fu usato dai Goti di Totila durante la Guerra Gotica, combattuta contro l'Impero Bizantino nel 535 d.C. e terminata nel 553.
I Goti, volendo prendere per fame Roma, costruirono alcuni campi fortificati attorno alla città, e uno di questi sorgeva proprio in questo spazio a forma di trapezio, in modo da consentire ai barbari di effettuare scorrerie e scaramucce sotto le mura inviolabili che circondavano la capitale dell'impero. Questa minaccia fu presto debellata dall'esercito romano che difendeva le mura, anche perchè Belisario, comandante in capo bizantino, riuscì a chiudere gli spechi degli acquedotti, che avrebbero permesso ai goti di entrare in città.
Dopo la parentesi gotica, questo posto prese il nome di Campus Barbaricus, sovente ricordato da alcune fonti risalenti al tempo dei papi Sergio I e Gregorio II. Comunque assunse una importanza strategica notevole, dimostrata dal fatto che nei secoli a venire, molti eserciti stranieri ne approfittarono per conquistare la città: si pensi al Normanno Roberto il Guiscardo, durante la lotta per le Investiture si accampò nei pressi dell'acquedotto con il suo esercito, ma oggi è difficile immaginare che aspetto avesse questo luogo a forma trapezoidale usato come accampamento, in effetti, l'Aqua marcia è stata demolita da papa Felice Perretti per fare posto a quella grandiosa opera che è l'Acquedotto Felice, e il Claudio è stato quasi completamente smantellato per utilizzare il materiale ricavato per nuove costruzioni.
Vicino al Campo Barbarico, pressappoco all'angolo nord-est, svetta una torre superba, visibile anche da molto lontano: Tor Fiscale. Si eleva per trenta metri su uno degli accavallamenti della Claudia e della Marcia, è molto robusta, quadrata, costruita in maniera semplice, utilizzando mattoni di tufo, detti tufelli, inframmezzati con filari di mattoni pieni. Ha delle piccole finestre, feritoie e sulla sommità dei canali di scolo in marmo.
All'interno, vi sono tracce di tre solai, oggi distrutti, mentre si è conservato il soffitto a volta, in cui si apre un foro circolare a ovest. Si nota, nella parte inferiore un arco caratteristico a sesto ribassato costruito per far scaricare il peso di tutta la torre sulle fondazioni degli acquedotti su cui poggiava. 
All'esterno della torre possiamo notare i resti di una fortificazione e si pensa che, questa torre con fortino, come tutte le torri con casali che sorgono lungo la campagna romana, furono utilizzate come posto di osservazione per eventuali attacchi nemici, soprattutto dei Saraceni che nel Medioevo assaltarono più volte Roma. Inoltre è da notare che alcuni di questi fortilizi sorgono vicino a corsi d'acqua, in particolar modo Tor Fiscale sorge vicino alla Marana, il canale costruito nel 1122 da Papa Callisto II. Questo ci fa pensare ad un rapporto particolare tra i corsi d'acqua e le torri; il primo ha permesso l'approvigionamento idrico delle tenute garantendo acqua in abbondanza per il loro sostentamento, il secondo assicuravano ai canali protezione e controllo.
Oggi, questa mirabile torre è stata inserita in un parco che prende il suo nome, e il Comune Di Roma cura la sua sopravvivenza attraverso opere di riqualificazione, tutela e manutenzione. 

Bruno Mohorovich…

copertina tempo al tempo

Nato a Buenos Aires il 3/3/1953, figlio di genitori istriani, riparati in Argentina a seguito dell’esodo, attualmente vive a Perugia.

PATRIZIA CANOLA ALLA COLLETTIVA DI MILANO “METAPHRASIS”

dipinto di Patrizia Canola Riposo dinverno bassa risoluzIl dipinto “Riposo d’inverno” di Patrizia Canola alla mostra "Metaphrasis” racconta il silenzio della natura tra contemplazione e meraviglia.

Artista di fama internazionale, PATRIZIA CANOLA, attiva in Brianza dove vive e lavora, coglie nella natura un microcosmo di emozioni che restituisce attraverso rappresentazioni dirette e realistiche, ma anche calate entro atmosfere da sogno dove il pensiero prende forme leggere quasi impalpabili.

Natura descritta nella sua fisicità nel trascorrere delle stagioni con paesaggi e vedute di marine, laghi, nature morte, ma anche nel suo immaginario metafisico dove i luoghi del pensiero e stati d’animo si lasciano intravedere dietro figure impalpabili quasi evanescenti dove i colori si fanno sempre più chiari e i segni sempre più indefiniti.

Attrici e attori vittime predilette dei truffat(t)ori

1284465784 120920334 1-Attore-professionista-diplomato-per-laboratori-e-preparazione-casting-vomero-1284465784Attrici e attori vittime predilette dei truffat(t)ori. Le testimonianze su Facebook

La maschera del teatro spegne le luci della ribalta. Il proscenio è vuoto, desolato.

Un silenzio ieratico avvolge l’arte.

Attrici e attori sempre più vittime di raggiri organizzati da veri e propri professionisti della truffa.

Promettono casting, provini, audizioni al costo di qualche centinaio di euro.

Costringono attrici e attori a pagare cifre improbabili per book fotografici realizzati da fotografi di quart’ordine.

Alla fine spariscono con i soldi. Molti attori decidono quindi di scrivere le loro testimonianze su un gruppo di Facebook, “Casting a Roma”, che tra i post in evidenza ne presenta uno altamente indicativo:  «Un casting serio non prevede richieste di soldi a nessun titolo. Non vi “costringe” a rifare le vostre foto (che ovviamente per loro non vanno bene). Non vi vuol appioppare corsi di dizione-portamento-posa-tv. Un casting serio vuole solo essere un banco di prova per testare la vostra attitudine (fisico-tecnica) a ricoprire determinati ruoli. Dei casting che compariranno su questa pagina sono responsabili gli inserzionisti».

Roma, Milano e Torino le città prese d’assalto dai finti agenti dello spettacolo; gli attori tra i venti e i trent’anni sono la categoria preferita.

Truffe2.jpg.pagespeed.ce.tHf7xF5r-9Un’attrice legge un annuncio pubblicato su qualche rivista o sito specializzato: “Cercasi attori e attrici 20-30 anni per imminenti produzioni cinematografiche e televisive”.

Chiama e fissa un appuntamento.

Una volta giunta alla sede dell’agenzia apprende la triste realtà: le chiedono dai trecento ai seicento euro per fare un book fotografico di qualità scadente.

La ragazza domanda perché deve obbligatoriamente essere fotografata da loro.

È la prassi, dicono, abbiamo scelto questa linea per uniformare i nostri attori.

Uniformare?

La giovane attrice accetta.

Il giorno dopo è già di nuovo nella sede dell’agenzia per farsi fotografare.

Pochi scatti, un telo bianco dietro, illuminazione pre-edisoniana.

In un’ora ha già firmato il contratto, un claustrofobico contratto di esclusiva che leggerà a casa.

Avrà tempo per leggerlo con molta calma, perché dopo un anno si renderà conto di non aver mai lavorato con l’agenzia.

Durante l’anno conosce altre persone, altre agenzie.

Le cose cambieranno sicuramente, pensa.

Ma nel passaggio da pensiero a fatto si accorge che avrebbe fatto meglio a dire che le persone cambieranno sicuramente.

Non le cose.

Sfiduciata, abbandona il mondo dello spettacolo, con molti soldi in meno.

È una tipica storia che vede protagonista una giovane attrice o un giovane attore alle prime armi.

L’avventura inizia dopo aver terminato gli studi di recitazione in una delle duecentonovantanove scuole italiane (dato aggiornato al 2009, bisogna riflettere su questo elemento).

1316449393 253721951 1-Immagini-di--CASTING-per-modellei-fotomodellei-attori-e-attriciSiamo diplomati, finalmente si lavora.

Ancora non sanno che il loro lavoro sarà cercare lavoro.

E allora iniziano, inviando e-mail a chiunque, allegando foto e curriculum.

Alcuni agenti rispondono dopo neanche un’ora.

Il curriculum che abbiamo visionato ci pare interessante e vorremmo incontrarla; porti con sé le sue foto (il book).

L’attore stampa le foto, spesso spendendo molti soldi per quelle a colori.

Arriva in quella che viene definita agenzia, in realtà, a volte è poco più che uno stanzino buio e desolato solitamente situato in un enorme palazzo nel centro di Roma.

Le foto non vanno bene, le foto proprio non vanno bene. Cos’è questo braccialetto che spunta? E questo anello? L’attore deve essere semplice, con un abbigliamento neutro. Le faccia da noi, per venirle incontro le chiediamo soltanto trecentocinquanta euro per una ventina di scatti. Lei sa che noi abbiamo come partner le più importanti produzioni italiane?

In un momento di scissione dell’Io, il titolare dell’agenzia apre cassetti, mostra all’attore foto di scena proveniente da chissà quale set o Paese, mostra contratti creati ad hoc con produzioni forse inesistenti.

Finita la fase delle foto e della firma del contratto, il presunto agente cinematografico cambia sede, si trasferisce in un’altra zona della città.

Non prima di aver messo in scena la farsa con altri tre - quattro attori o aspiranti tali.

Non più di tre o quattro, altrimenti potrebbe diventare pericoloso.

Una volta cambiata la sede, la truffa è leggermente modificata.

La voce in tondo è stavolta “spese di segreteria”.

Niente più book, prezzi all’asta e popolari, ma con un esborso massimo di novanta euro si può essere inseriti nel loro database. In tantissimi accettano contenti l’affare.

Novanta euro e sono un attore, disoccupato (inoccupato) ma pur sempre un attore.

La storia di Michela[1] raccoglie una delle tante truffe ai danni degli attori.

La contatta un certo dottor De Michelis che le chiede cinquanta euro d’iscrizione, le propone un corso di portamento e le fa così tante promesse da convincerla a pagare.

È un personaggio ormai noto a tutti gli attori alle prime armi, così come dimostrano i numerosissimi commenti al suo post di Facebook.

Molti, che hanno deciso di non pagare, hanno ricevuto telefonate per giorni e giorni.

Un’altra attrice, Angela, si è imbattuta in un presunto casting in un’agenzia: volevano verificare che fosse telegenica, prima di chiederle una cifra spropositata. «Avevano le pareti tappezzate di foto con personaggi famosi», scrive.

Se bastasse questo in Italia avremmo milioni di procuratori di calcio.

Afrodite racconta la storia vissuta con una delle famigerate agenzie: la “Casting P.”.

Chiede una cifra modica, ottanta euro circa, per non lavorare mai. O meglio, ad alcuni vengono proposte delle comparsate, utilizzate come specchietto per le allodole.

I commenti al post sono preoccupanti: «Da tanti anni ormai, attenzione», scrive qualcuno; «se si potessero riprendere i soldi da quelle sòle»; «Continuano ancora a cercare gente», scrive un altro.

Sally racconta la sua esperienza con le agenzie per comparse.

Impongono i loro fotografi, anche se si dispone già di un book professionale.

Sono fotografi di fiducia che chiedono dai venti ai trenta euro per delle foto assolutamente normali.

È un fenomeno diffusissimo: molte altre agenzie per comparse chiedono l’iscrizione a pagamento, come ci dice Michele.

Monica racconta di una nota agente romana sulla via del fallimento, Silvana F., che cerca in ogni modo di imporre fotografi di sua fiducia, spesso ridicolizzando le foto di cui un’attrice già dispone. “Sono insignificanti, inespressive, vuote. Praticamente dell foto-tessere”, dice con atteggiamento da grande esperto

I più fragili accettano la sua proposta e rifanno il book.

Altri lasciano il mondo dello spettacolo, depressi e arrabbiati.

Sono soltanto alcune delle tantissime storie che troviamo sul web.

Le truffe agli attori e alle attrici vanno ormai avanti da anni e la cosa più preoccupante è che a compierle sono personaggi ormai noti (o meglio famigerati) a tutto il mondo dello spettacolo.

Ma loro continuano, indisturbati, e sono sempre gli stessi.

Alcune agenzie sono addirittura ancora in piedi, altre cambiano continuamente nome e sede.

Si attribuiscono lauree inesistenti, titoli invalidi, premi e riconoscimenti in tutto il mondo.

Non pagano tasse, guadagnano dai cinquecento ai duemila euro al giorno, si prendono gioco della qualità più propriamente artistica di un attore: la fragilità.

Interpreti indipendenti, insipienti iene in costume: i veri attori sono loro.

Ma tutti i film finiscono e noi aspettiamo di leggere i crediti della pellicola.

Vi troveremo tanti nomi inaspettati, per sempre impressi nel tereftalato di polietilene.


[1] I nomi sono stati cambiati; da qui in avanti si utilizzeranno nomi fittizi.

“La storia a modo mio – Er 1800”

cop1800Da leggere tutto d’un fiato il libro di sonetti dell’amico Claudio Francesconi, in arte Spartacus Quirinus, “La storia a modo mio – Er 1800”, che si inserisce, con grande perizia tecnica, nella tradizione del sonetto classico belliano.

Scritto con grande precisione, seguendo lo schema classico di quartine e terzine di endecasillabi, si compone di 64 sonetti, che ripercorrono, con ironia e semplicità, ma anche smascherando le ipocrisie e le falsità dei potenti di allora, tutti gli eventi significativi di un secolo assai intenso.

Il libro non poteva non aprirsi con uno dei più grandi protagonisti del secolo, Napoleone, cui vengono dedicati più sonetti, anche ad altri esponenti della dinastia, di cui viene raccontata l’ascesa e la caduta, e si chiude con l’invenzione del motore diesel a scoppio, causa nei decenni successivi di inquinamento e degrado ambientale..

Alcune parole, che all’epoca non esistevano, vengono create e “dialettizzate”: come “ammiente”, certo non inteso allora come “ambiente” nel senso che viene oggi dato a questa parola.

Viene ripercorsa tutta la storia del nostro Paese, ma anche i più importanti eventi internazionali, l’indipendenza degli Stati del Sudamerica, la conquista dell’Indocina da parte della Francia, che viene vista come propedeutica alla guerra di aggressione del Vietnam avvenuta il secolo dopo.

Una approfondita conoscenza della storia consente di fare accostamenti fra diverse epoche storiche, come per il Vietnam, ma anche relativamente alla politica predatoria del colonialismo, tra le cause della massiccia immigrazione degli ultimi decenni, o all’assetto del Congresso di Vienna, che viene visto come una delle cause della prima guerra mondiale.

Vengono raccontate, in maniera sintetica, ma esaustiva, le grandi scoperte e invenzioni, dalla locomotiva al motore a scoppio, all’elettricità, al cinema, ma anche le esplorazioni, le scoperte dell’Australia, della Nuova Zelanda, i falliti tentativi di colonizzazione come quello Adua, che ha portato poi alla ridicola e anacronistica pretesa dell’Impero da parte di Mussolini 40 anni dopo.

Da vari sonetti traspare l’ideologia di Francesconi, nel senso buono del termine: cioè avere delle idee, dei principi, e uniformare la propria vita a queste idee.

Si parla molto di Marx e del suo amico e sostenitore Engels, di marxismo, che viene visto non come una astratta e polverosa ideologia, ma come il primo movimento di idee che ha affermato con forza i principi dell’uguaglianza, della giustizia sociale, della necessità di farla finita con lo sfruttamento dell’uomo per il profitto, quasi come una continuazione del pensiero del cristianesimo.

In effetti, dopo Marx, si parla della Comune di Parigi, fallita come la Repubblica Romana, della nascita del partito socialista, la cui gloria e i cui meriti sono stati infangati dal comportamento dei suoi ultimi rappresentanti, ma le idee sono rimaste vive, sono attuali più che mai, se pensiamo alla situazione del mondo del lavoro oggi, con il ritorno ad una schiavitù fatta di esternalizzazioni e partite IVA finte.

Oltre alle idee di sinistra, si nota anche la fede romanista, lo sbeffeggiamento dei laziali, “cuggini urbani”, un accenno fatto quasi per stemperare e alleggerire il discorso sul Brasile, di cui vengono celebrati i giocatori di calcio, ma anche, amaramente ricordate le repressioni poliziesche di prima del governo di Lula.

Si parla di Mazzini, del quale non traspare grande simpatia, ma anche di Garibaldi, del realismo di Cavour e di Vittorio Emanuele II, ma anche di Re Tentenna, e dei loro poco degni eredi viventi, uno dei quali ha ucciso, per sbaglio, un ragazzo all’isola di Cavallo.

Viene tratteggiata la figura dell’ultimo Papa Re, del lungo percorso che ha portato all’Unità d’Italia e alla breccia di Porta Pia, della Regina Vittoria, di Abramo Lincoln e delle guerre di secessione, ma anche di cose più amene, tipo i boeri, cioccolatini ripieni, occasione per parlare delle colonie sudafricane, e dell’apartheid che sarebbe stato sconfitto un secolo dopo da Mandela.

Uno spazio viene lasciato anche ai grandi protagonisti della scienza, come Darwin, o della letteratura, come Manzoni, e a quanto questi personaggi hanno saputo dare all’umanità intera.

Un cenno viene fatto anche alle grandi opere di allora, come il canale di Panama, o quello di Suez, con un occhio anche alle vicende del secolo successivo, legate alla nazionalizzazione di quest’ultimo canale, da parte del governo egiziano.

Il progresso è un altro protagonista del secolo, inteso sia come progresso tecnico, sia sociale, con le lotte per la limitazione del lavoro giovanile, per la riduzione dell’orario di lavoro: spesso questi vanno di pari passo, come la Locomotiva di Guccini, che è sia una grandissima invenzione, ma anche un simbolo di progresso, con la sua massa e la sua forza inarrestabile, come la fiumana umana di Pelizza da Volpedo.

Viene sfatato in più di un accenno il mito degli americani buoni, dei “nostri”, sia quando si parla di Vietnam, ma anche quando viene ricordato l’eccidio degli indiani, come a Sand Creek o a Wounded Knee.

Impossibile ripercorrere in poche righe tutti gli eventi, i personaggi, le scoperte e le situazioni raccontate nei brevi sonetti di questo libro, in cui viene ripercorso, con brevi ed agili tratti tutto un secolo densissimo di avvenimenti, speriamo che Claudio trovi il tempo di scriverne uno analogo “sur 1900”, lo leggeremo certo con grande interesse.

Un gran bell’animale!

0-diego abatantuonoIl personaggio del terrunciello si schiude in un nulla di fatto.

Venato d’irresponsabilità, assicura la costanza dell’interpretazione, offrendo un linguaggio semitrascendentale all’auspicio della soluzione amichevole.

La modalità diplomatica si ventila però come un peto, costituendo il reimpiego di schianti di gag secondo quanto riferito da ben pochi testimoni di un tempo teatrale, surreale.

A bando l’immigrazione a denti stretti, ma comunque ristretto ad un’Italia lasciata al caso, non v’è paura di figurare e di conseguenza di mettersi nei guai.

La verve narcisistica insorge alla recalcitrante di un’impresa fatta tra le sonnolenze del senso dell’humour, che trattenevano la risolutezza della commedia d’inizio anni ’80.

Quel puntare i piedi per terra resa fertile con la debolezza dell’andare lontano, a dichiararsi vincenti, volgarizza le spiegazioni da dare ai fallimenti dell’unità d’intenti facilmente negabile con cinismo e spietatezza.

Abatantuono ancora oggi si lascia far obbedire dalla sua stessa creatura trascinante nel descrivere biglietti da visita a chi non importa di farsi notare, con l’insistenza dell’incompreso che a nessuno l’era venuta in mente prima di Diego.

Solo il protagonista sa quel che rimprovera, riportando alla vita il contorno di un’agenda fitta d’impegni ma scarabocchiata mirando ad attrattive di cui è impossibile avere conoscenza piena, con un ramo d’azione oltretutto non necessaria, stravolgendo puntuali e dovute raccomandazioni all’anonimato civile, ignaro pure del proprio sarcasmo.

Strappato dalle origini del precariato, gli rimbalza il moto temporaneo di cose miste a persone, forte di un carattere sperimentale, con cui si riesce a ricoprire ruoli sgargianti e sviare il confronto tra i danni che comportano, causa l’assenza di un periodo conclusivo, a formare d’altronde l’intero incipit recitativo.

Lo spettatore, per questo volume dissacrante di presunzione ad Essere piuttosto che a Volere (che personalmente lo identifico nei capelli, ehehehe!), guarda film di un’integrità scenica, di sottofondo, che sarebbe passata inosservata se la situazione comica non venisse stretta in pugno, per discendere s’uno stare bene, comodamente a sentire il delirio di una logica di prodotto finito che, forse, nemmeno era stata richiesta…!

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