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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Pistoia capitale italiana della cultura 2017

pistoiaConto alla rovescia per uno degli eventi più attesi dal mondo dei gourmand nel programma di Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017. Si terrà dal 21 al 25 Aprile La Toscana in Bocca, rassegna di cucina e tradizione “made in Pistoia” organizzata da Confcommercio Pistoia e Prato e Consorzio Turistico Città di Pistoia, in collaborazione con il progetto “Vetrina Toscana”. La quarta edizione della manifestazione (www.latoscanainbocca.it) sarà di cinque giorni, uno in più rispetto alle passate edizioni, e si terrà nell’area espositiva della “Cattedrale Ex-Breda”. Aprirà la kermesse lo chef stellato Moreno Cedroni, mentre la chiusura sarà affidata a Franco Cardini, che metterà in campo la sua duplice esperienza di storico e di gourmet.

Nata nel 2014 dall’idea di un gruppo di ristoratori pistoiesi, La Toscana in Bocca si propone di mettere in evidenza le eccellenze dell’enogastronomia e della ristorazione locale, diventando così fonte di richiamo turistico per l’intero territorio provinciale. Grazie al suo format ampio e differenziato, la rassegna attrae di anno in anno un numero sempre più nutrito di visitatori: 40.000 solo nell’edizione 2016.

58 ore all’insegna del Gusto: saranno 40 gli stand di ristorazione, ciascuno dei quali offrirà 2 piatti che andranno a comporre così un grande menù toscano di ben oltre 80 portate - dolci artigianali compresi, per soddisfare tutti i palati. All’ingresso della manifestazione si troveranno prodotti tipici a kilometro zero da acquistare e degustare. Ma La Toscana in Bocca non è solo degustazione: in calendario anche laboratori per bambini, approfondimenti con esperti del settore enogastronomico e perfino musica dal vivo. Per l’occasione arriveranno a Pistoia chef stellati da tutta Italia, pronti a mettersi in gioco con show cooking, contest culinari, presentazioni di libri e incontri con chef del territorio. 

Orari: 21 aprile dalle 18:00 alle 24:00; dal 22 al 25 aprile dalle 11:00 alle 24:00

Che bella giornata: Nemi, Tevere, Tiberina e Corea del sud

DSC 6241Dodicesimo giorno di luglio, finalmente con un clima adatto ai suoi tempi e che non ci annaffia nel pomeriggio.

è iniziato molto bene, già dal mattino, a parte la ricerca di un luogo sconosciuto sulle rive del lago di Nemi, che grazie al mio poco sviluppato orientamento, ho faticato a trovare.

Ma alla fine ho anche ritrovato un carissimo amico impegnato in una delle sue splendide iniziative (leggi l'articolo).

Bella giornata, sole, natura e soprattutto rispetto per la natura, il che non è poco.

DSC 6342Poi sono andato incontro alla capitale e giunto nei pressi dell’isola Tiberina, ho raggiunto la mia seconda meta quotidiana. Sull’isola, la sera, si deve tenere una rassegna di cinema coreano e sono incuriosito.

È molto presto e c’è un sole estivo che ti tocca il corpo con forza, fa caldo sì ma i platani del lungotevere intorno all’isola danno sollievo, anche se a intermittenza.

DSC 6356Cammino lungo un impetuoso, placido fiume Tevere che ormai nulla potrà far ritornare biondo, e mi guardo intorno cercando immagini, qua e la senza una trama, senza un copione.  

Vari album si comporranno davanti a me, dal remoto all’antico, al presente e, perché no, anche con vezzi artistici e naturalisti.

Se si guarda questa città e si riesce a immergere la mente in un contatto empatico con lei, si può avere la fortuna di sentire Roma che canta la sua bellezza.

DSC 6284Scorci incantevoli si susseguono con fare intrigante e ti sussurrano la loro voglia di essere immortalati.

DSC 6211Scene di vita quotidiana  e di cambiamento, in una città che ha ormai scolpito nel suo stemma l’appellativo di metropoli multirazziale, e dove le abitudini cambiano e si assimilano con velocità impensabile fino a poco tempo fa.

La storia di Roma ha proprio qui all’isola Tiberina gran parte del suo glorioso passato, circondata dai palazzi del potere e del culto e successivamente anche da splendide costruzioni che hanno reso il rione Trastevere famoso nel mondo.

DSC 6293Girare un po' col naso in sù, spesso ci rivela visioni che mai avremmo potuto vedere e apprezzare, congiunzioni di linee che sfondano nell’infinito.

DSC 6254L’antico uso delle rive del Tevere, quello di porto, ha lasciato il suo sigillo con la forza e la sicurezza che esprimono gli anelli d’ormeggio, che ancora oggi sono saldamente fissati al marmo e pronti a riprendere il lavoro, rimembrando antichi approdi.

DSC 6315Non certo come i lucchetti, che ancora si incaponiscono a mettere questi rincitrulliti innamorati di primo pelo, che si ossidano e mettono in pericolo la struttura sulla quale sono stati bloccati.

E lì vicino, un sopravvissuto ai millenni che in poche decine di anni d’incuria è invecchiato molto più che durante tutta la sua lunghissima DSC 6326vita.

 

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Continuo la mia passeggiata, tra ordini scolpiti nella pietra a cui non puoi non far caso e obbedire...

a sedili impropri e anche umilianti per chi prima dominava il cielo dall’alto di una colonna.DSC 6266

DSC 6295Per non parlare dei gabbiani che mi hanno scambiato per un fotografo vero, tipo quelli bravi di National Geographic e si sono messi a dare il meglio di loro. 

DSC 6370Ma anche drammi sociali reali con persone improvvisamente costrette a diventare campeggiatori abusivi lungo il fiume che scorre, ma che non porta via con se la loro umiliazione.

DSC 6331E poi i turisti, belli, semplici, innamorati anche loro a prima vista di questa meraviglia del mondo.

Sone le 19:00 e si può entrare nell’area de “L’isola del cinema” e mi affretto ad andare, così posso sfruttare l’area libera dalla folla.

DSC 6222Avevo sbriciato, prima, durante le prove e la musica che il gruppo sul palco stava eseguendo non era niente male.

Una dolcissima fanciulla, una hostess, mi spiega quasi amorevolmente il programma che già conoscevo, ma che piacevolmente ho riascoltato.

DSC 6376Un po’ di persone si accalcano presso uno stand per far scrivere il proprio nome in coreano, avendo cura poi di non confonderlo con quello di DSC 6375qualche amico, altrimenti chissà quale possa essere la sequenza di segni, eleganti sì ma incomprensibili, giusti del proprio nome.

Raffinate ragazze indossano i costumi tipici della cultura orientale, e muovendosi, emanano eleganza e dolcezza.

DSC 6382Scopriamo che anche la Basilicata è terra di cinema, e ne siamo felici e orgogliosi, nella speranza che ci sia una ripresa del settore cinematografico, perché i nostri  lavoratori dello spettacolo sono i migliori al mondo. 

DSC 6381Dopo uno stand con degustazione, una serie di bellisime opere, disposte su due file, accompagna il visitatore verso l’entrata della manifestazione vera e propria e mi DSC 6379DSC 6380avvio all’ingresso.

Squilla il cellulare, devo andare via.

Peccato visto come si presentava la serata, poteva essere interessante, il cinema coreano… una bella idea. Ringrazio comunque la gentilissima ed efficientissima collega Ely Matteucci de www.isoladelcinema.com, per avermi invitato.

Un’altra volta non mancherò, perché sicuramente ogni sera cose diverse e coinvolgenti sono organizzate sull’isola Tiberina.

ISOLA CINEMA

 

Ponte S. Angelo

Ponte S. AngeloIl ponte S. Angelo o come veniva chiamato in passato ponte Elio, ponte Adriano, ponte san Pietro e ponte dei santi Angeli a seconda delle varie utilizzazioni nel corso dei secoli, venne terminato di costruire nel 134 d. C. per collegare la riva sinistra del Tevere con il mausoleo di Adriano su progetto dell’architetto Demetriano; oggi collega la piazza di Ponte S. Angelo al lungotevere Vaticano e dalla fine degli anni Sessanta è diventato uno dei pochi ponti pedonali della città. 

AngeloPonte S. Angelo in origine venne realizzato in peperino (lapis peperinus la roccia magmatica il cui nome deriva da piper ossia pepe per la presenza di particelle di biotite di colore nero simile ai grani del pepe) e ricoperto da travertino, al giorno d’oggi si distende su cinque arcate e sui magnifici parapetti si trovano le statue di san Pietro del Lorenzetto e di san Paolo di Paolo Romano oltre alle dieci statue raffiguranti degli angeli in un percorso di fede ricordato dai motti delle Sacre Scritture incisi sui piedistalli di ogni statua ed eseguite dagli allievi su bozzetti e disegni di Gian Lorenzo Bernini: Angelo con i flagelli di Lazzaro Morelli, In flagella parantus sum (sono pronto a subire flagelli); Angelo con la corona di spine di Paolo Naldini, replica dell’originale di Bernini in S. Andrea delle Fratte, In aerumna mea dum configitur spina (nel mio doloroso affanno, mentre viene confitta la spina); Angelo con la veste di Gesù e i dadi anch’essa di Paolo Naldini, Super vestem mean miserunt sortem (tirarono a sorte la mia veste); Angelo col titolo della Croce di Giulio Cartari con intervento dello stesso Bernini, Regnavit a ligno deus (il Signore regnò dal legno della Croce); Angelo con la spugna di Antonio Gorgetti, Potaverunt me aceto (mi dettero da bere aceto); Angelo con la lancia di Domenico Guidi, Vulnerasti cor meum (feristi il mio cuore); Angelo con la Croce di Ercole Ferrata, Cuius principatus super humerum eius (il suo regno è sulle sue spalle); Angelo con i chiodi di Girolamo Lucenti, Aspiciant ad me quem confixerunt (osservino in me chi abbiano inchiodato); Angelo con il Volto Santo di Cosimo Fancelli, Respice in faciem Christi tui (guarda l’effige del tuo Signore); Angelo con colonna di Antonio Raggi, Tronus meus in columna (il mio trono è nella colonna). 

Ogni giorno il ponte è attraversato da migliaia di turisti che si recano in visita a Castel sant’Angelo o verso piazza san Pietro o in senso opposto verso l’omonimo rione Ponte passando per lungotevere Tor di Nona e quindi in via del Banco di Santo Spirito, via di panico e via Paola.

"Senza Traccia": la nuova Rubrica di RCM

senza-traccia

Da oggi, parte la nuova rubrica, curata dalle nostre collaboratrici: Federica Florio, Alessia Malachiti, Dora Millaci.

Cercherà di mantenere viva l'attenzione, su tutte quelle persone, di cui non si ha notizia dal momento della scomparsa e che, con il passare del tempo, cadono nell'oblio.

Troppo spesso ci si dimentica di questi drammi, vissuti da famiglie che hanno bisogno del supporto necessario, per continuare a sperare in un ritorno dei loro cari.

Non sempre il Sistema Giudiziario (vuoi per indizi, che per prove) non può soddisfare completamente le aspettative di chi vive il dolore di una perdita "Senza Traccia".

Chiunque voglia partecipare, aiutare o dare utili informazioni, può scrivere alla redazione di Roma Capitale Magazine, all'indirizzo .

Castel Sant'Angelo

Castel S. AngeloPrende il nome dalla statua dell'arcangelo Michele posta sulla sua cima.

Mausoleo  eretto per volere di Adriano al fine di accogliere la sua salma e poi quella dei suoi successori. In seguito, per agevolare il cammino verso tale sepolcro da Campo Marzio, venne costruito un ulteriore ponte sul Tevere, PONTE ELIO INAUGURATO NEL 134 d.C. I lavori di costruzione di CASTEL SANT’ANGELO furono portati a termini da Antonio Pio dopo la morte di Adriano  che trovò però sepoltura a Pozzuoli.

L'opera che oggi vediamo è molto diversa dall’originale. Ed è  Per opera dell'imperatore Aureliano che il Mausoleo viene trasformato in castello, in seguito nel XI secolo, aggiunta la torre e quando nel 1277 diventa proprietà del Vaticano, vengono aggiunti gli appartamenti pontifici.
questo Mausoleo, oggi interessante museo, con la sua magica atmosfera, assume ancora più fascino e mistero al pensiero di TOSCA (DI PUCCINI) che si getta da CASTEL SANT’ANGELO.Castel S. Angelo

Al bellissimo Angelo bronzeo del XVIII secolo viene attribuita  una antica leggenda legata alla terribile peste del 590. Come dice la storia, la peste ebbe fine dopo l'apparizione di un angelo che, posatosi sopra il mausoleo, fece il gesto di riporre la spada nel fodero a simbolo della grazia concessa.

SI NARRA CHE:

Correva l'anno 590 e Roma era stremata da una terribile epidemia di peste. Per impetrare la fine del morbo il neo eletto Papa Gregorio Magno (590-604) chiamò il popolo in processione. Mentre questa si snodava sotto il sepolcro di Adriano, apparve alla sommità dello stesso l'Arcangelo Michele nell'atto di rinfoderare la spada come annuncio della fine del flagello, cosa che poi avvenne. Da questo evento in poi il mausoleo di Adriano prese il nome di Castel Sant'Angelo.

Le storie legate a questo Monumento sono infinite coì come le tante opere, alloggi  che scoprirete solo visitandolo.

DOVE SI TROVA

Lungotevere Castello, 50 - 00193 ROMA

Biglietteria tel. 0039 06 6896003
Centralino tel. 0039 06 6819111

ORARI
Martedì/domenica 9.00 – 19.30
Chiuso lunedì; 25/12; 1/01
La biglietteria chiude alle 18.30

BUS

Metropolitana Linea A: fermata Lepanto; fermata Ottaviano-San Pietro Autobus: linee 62, 23, 271, 982, 280 (fermata Piazza Pia) linea 40 (capolinea Piazza Pia) linea 34 (fermata via di Porta Castello) linee 49, 87, 926, 990 (capolinea Piazza Cavour-fermata via Crescenzio) linee 64, 46 (fermata Santo Spirito)

Circo Massimo

Circo MassimoSecondo  fonti antiche, è il primo circo adibito alle corse dei carri nella valle tra Palatino e Aventino. Viene costruito dal re etrusco Tarquinio Prisco, ma si ricordano corse simili già al tempo di Romolo.

fu costruito per il divertimento e l'intrattenimento del popolo. Qui si svolgeva la corsa delle bighe, che insieme alla lotta dei gladiatori, era lo spettacolo più amato. Oggi ci rimane un grande prato di forma ellittica (664 m x 124 m), da cui si deduce chiaramente il perimetro delle gradinate che in  origine erano di legno poi, successivamente, in muratura con l’aggiunta di gabbie di partenza per i carri e la spina (muretto divisorio della pista). Uno stadio di esagerata grandezza che ospitava fino a 250.000 persone. E’ una delle più antiche costruzioni di Roma, risalente proprio agli anni successivi alla nascita della città e nel corso dei secoli è stato sempre più ingrandito.

Circo Massimo

Legata al Circo massimo è l’antica storia del ratto delle sabine: subito dopo la nascita della città le donne erano in minoranza così, Romolo primo Re di Roma, decise  di fare un grande festa nell'area dove sorge oggi il Circo Massimo, invitando i sabini, con le loro donne per poi, Durante la festa,  rapire le donne sabine cacciando  i loro rispettivi coniugi e padri. Gli uomini sabini non si arresero e si organizzarono per tornare a prendere le loro donne ma, come entrarono a Roma, le loro stesse donne si  schierarono con i romani, di cui intanto si erano affezionate! Una  storia con lieto fine: il Re romano e quello sabino governarono insieme e i due popoli  si fusero. Oggi,  questo fantastico sito viene messo a disposizione per eventi di ogni genere: concerti, spettacoli, teatro mostre e altro.

Come arrivare:  metro B uscita circo massimo

Spamhaus vs CyberBunker

l attacco a spamhaus non sta distruggendo internetAttacco DDoS: voce agli esperti

“Sul recente attacco DDoS (n.d.r. denial of service, letteralmente negazione del servizio) avvenuto in seguito alla disputa fra Spamhaus e CyberBunker sono già state scritte molte parole. Hardware Upgrade ha chiesto un dettaglio tecnico a Marco Giuliani, CEO della società di sicurezza informatica italiana Saferbytes. Ecco i retroscena”

Alle origini del problema

La difficile lotta al crimine informatico sembra aver raggiunto in quest'ultima settimana un nuovo record tra gli eventi di maggior rilievo degli ultimi venti anni. La disputa, questa volta, è nata tra Spamhaus, organizzazione internazionale fondata nel 1998 e attiva nella lotta contro lo spam, e CyberBunker, internet provider olandese rinomato per aver spesso ospitato siti web collegati alle attività di spam e per aver indirettamente partecipato in passato ad attacchi DDoS. CyberBunker è stato recentemente anche l'hoster di una pericolosa organizzazione internazionale dedita al crimine informatico denominata Russian Business Network (RBN).

spamhouseL'inizio delle ostilità è iniziato il 18 marzo scorso, dopo che Spamhaus, responsabile del filtraggio di quasi l'80% dello spam giornaliero a livello mondiale, ha deciso di inserire CyberBunker nella black-list dei provider, arrecando un grave colpo al provider olandese. Dopo poche ore l'infrastruttura Spamhaus è stata violentemente attaccata da un attacco DDoS che ha rapidamente congelato gran parte della sua operatività.

Sebbene non sia dato sapere chi sia il mandante o i mandanti dell'accesso pirata DDoS, la mole dell'attacco - stimata inizialmente intorno ai 10 Gbps - è stata sufficiente per convincere Spamhaus a chiedere aiuto a CloudFlare, provider di servizi di Content Delivery Network e gestore di server DNS, con l'intenzione di ottenere come effetto una protezione in grado di poter ammortizzare l'impatto dell'attacco distribuendolo sulla propria ampia rete.

ddosLa società CloudFlare, attiva da pochi anni ma con già numerosi successi internazionali alle spalle grazie ai propri servizi, è riuscita ad attenuare l'attacco, rendendo i servizi di Spamhaus nuovamente raggiungibili.

"L'impatto dell'attacco è stato veramente notevole, direi unico nel suo genere, partendo da un flusso "standard" per queste tipologie di attacchi di 10 Gbps per arrivare rapidamente ad oltre 75 Gbps, fino ad arrivare a cifre incredibili di 300 Gbps" ha dichiarato Marco Giuliani, CEO della società di sicurezza informatica italiana Saferbytes che si occupa di sviluppo di prodotti e soluzioni per la sicurezza dei sistemi informatici.

Fino a qui nulla di nuovo, "normale" routine negli attacchi DDoS. Tuttavia, nel momento in cui i mandanti dell'attacco si sono resi conto che i propri sforzi contro Spamhaus non erano più efficaci perché filtrati da CloudFlare, hanno deciso di attaccare indirettamente CloudFlare stessa, tentando di mettere fuori servizio la rete del provider. Ed è in questo momento che l'intera rete mondiale ha risentito - parzialmente - di questo attacco.

"CloudFlare è un servizio che, per propria natura e poter funzionare, necessita di avere contatti diretti con vari fornitori di banda a livello internazionale ed inoltre i propri server sono collegati direttamente ai vari punti di snodo internazionali, quali il London Internet Exchange, l'Amsterdam Internet Exchange, il Frankfurt Internet Exchange, l'Hong Kong Internet Exchange. Grazie a questa rete di collegamenti CloudFlare riesce a bilanciare l'immensa mole di traffico e e attenuare eventuali attacchi DDoS. Ed è proprio qui il punto dolente. I mandanti dell'attacco, rendendosi conto di non riuscire a saturare l'infrastruttura CloudFlare, hanno spostato il proprio attacco sui singoli peer che forniscono connettività a CloudFlare e sui vari nodi di internet exchange , i quali a loro volta si sono visti arrivare singolarmente un attacco di dimensioni critiche".

La tecnica di attacco

Nel momento in è arrivato ai vari punti di snodo, dove passano gran parte delle trasmissioni internet delle varie nazioni che coprono, l'intero web ha cominciato a risentire dell'intrusione illegale che ha causato notevoli rallentamenti soprattutto a livello del nodo di Londra (LIX), per il quale passano anche molte connessioni internazionali provenienti dall'Italia.

"A quanto ci è dato sapere da CloudFlare, sembra che uno dei peer che forniscono connettività al provider sia stato inondato da un attacco con punte di 300 Gbps. Considerando che i router più costosi gestiscano fisicamente porte da 100 Gbps, si fa presto a capire come sia stato facile mettere in difficoltà le infrastrutture" ha dichiarato Giuliani.

Sebbene ad oggi l'attacco sia stato mitigato ed è sotto controllo, è interessante capire come sia stato possibile raggiungere tale ampiezza di attacco pur disponendo i pirati informatici di ampie botnet, reti di computer infetti e capaci di sferrare attacchi DDoS contemporaneamente. La risposta sta nei cosiddetti vettori di amplificazione degli attacchi, una tecnica che permette di ampliare l'ampiezza degli attacchi in modo tale da causare più traffico di quello teoricamente possibile con la propria banda.

Il problema è insito in una errata configurazione dei server DNS ed in un attacco che ricorda molto da vicino lo SMURF Attack, ben noto nei primi anni '90 e capace di ampliare notevolmente la portata di un attacco DoS, rendendolo altamente efficace.

"Normalmente quando viene effettuata una richiesta di risoluzione DNS il PC invia un pacchetto di piccole dimensioni, di circa 60 byte e ne riceve uno in risposta dai DNS che può avere delle dimensioni notevolmente più ampie, anche 50 volte maggiori. Le richieste ai DNS vengono trasmesse tramite protocollo UDP, un protocollo che di sua natura è un protocollo che non verifica la veridicità dei dati inviati, né verifica che il mittente indicato nel pacchetto UDP sia l'effettivo mittente della richiesta. Il server DNS riceve il pacchetto UDP, elabora la risposta e la invia all'indirizzo IP indicato nel pacchetto UDP. Tuttavia non c'è alcun modo di verificare che la richiesta sia stata effettivamente originata da quell'indirizzo IP sorgente. Un attaccante può così modificare a piacimento una richiesta UDP mettendo come indirizzo IP sorgente l'indirizzo IP della vittima, per poi inviare il pacchetto al server DNS. La vittima riceverà così automaticamente una risposta da un server DNS al quale non aveva effettivamente richiesto nulla. L'attaccante è riuscito, con 60 byte, ad inviare in realtà oltre 3.000 byte alla vittima. Considerato ciò, basta una botnet di medie dimensioni per poter causare un attacco dai numeri elevatissimi. Questo è il modo con cui i pirati informatici sono riusciti a generare un attacco di 300 Gbps, impossibili altrimenti da ottenere con un attacco DDoS diretto" ha spiegato Marco Giuliani.

Per poter ridurre tale tipologia di attacco sarà necessario, per chi gestisce dei server DNS, mettere mano alla configurazione dei propri server al fine di limitare i range di IP dai quali poter ricevere richieste di risoluzione dei domini. Dei consigli su come poter configurare correttamente i propri server DNS sono forniti dal team Cymru al seguente indirizzo: http://www.team-cymru.org/Services/Resolvers/instructions.html.

È inoltre attivo il progetto "Open DNS Resolver" al fine di identificare i server DNS presenti nel mondo che, a causa di una loro errata configurazione, possono essere potenzialmente utilizzati per amplificare eventuali attacchi DDoS. L'indirizzo del progetto è: http://openresolverproject.org/.

Stando alle statistiche del progetto, al 24 marzo 2013 ci sono circa 25 milioni di server DNS nel mondo che possono essere sfruttati per amplificare attacchi DDoS. Decisamente troppi in un mondo che basa gran parte della propria economia, politica, e vita sociale nel web.

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