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updated 7:50 PM CEST, Oct 22, 2019

Marina Arduini il silenzio deve cessare

marina gruppo 5Può una giovane donna scomparire nel nulla senza provocare alcuna reazione?

È quello che è successo a Frosinone dopo la scomparsa di Marina Arduini, avvenuta sei anni fa.

In realtà, però, questa affermazione non è del tutto corretta, dal momento che l'esistenza di un'intera famiglia, da quel giorno, è sospesa nell'incertezza e nell'attesa.

Andiamo per ordine.

Marina Arduini ha 39 anni, è bella, solare e single e vive a Frosinone con i genitori. Nella medesima città lavora come commercialista in uno studio di cui è anche contitolare.

La sua vita è regolare, anche se negli ultimi tempi qualcosa la turba: ha scoperto che qualcuno ha falsificato la sua firma ben tre volte per richiedere a suo nome un finanziamento, che, fortunatamente, è riuscita a bloccare.

Nello stesso periodo viene vista litigare animatamente con l'ex amante, un pregiudicato.

Che egli c'entri qualcosa con questa storia, dal momento che la suddetta pratica è stata effettuata nel negozio di un suo amico intimo?

Inoltre qualcuno è entrato nello studio commercialista, di notte, mettendolo a soqquadro e non portando via nulla.

Il 19 febbraio 2007 Marina esce di casa con l'intenzione di recarsi in Questura, a Frosinone, per sporgere denuncia.

Di cosa, però, non lo sappiamo con certezza: per lo strano furto subito tre giorni prima o per qualche irregolarità trovata nel suo lavoro?

Sappiamo solo che doveva andare alla polizia, perché ne aveva parlato proprio il giorno prima alla sorella, durante uno dei soliti pranzi domenicali, quello che, però, sarebbe stato l'ultimo con tutta la famiglia Arduini al completo.

marina gruppoCrede di far presto Marina quel giorno, tanto che informa una collega del ritardo, ma conferma un appuntamento alla donna delle pulizie, fissato per l'ora di pranzo.

Tuttavia, dopo circa mezz'ora da questi sms, ne manda un altro, sempre alla donna delle pulizie, dicendole che non avrebbe fatto in tempo a tornare per le 13,00 e che si sarebbero viste un altro giorno. 

In questo breve lasso di tempo, chi ha incontrato Marina che le ha fatto cambiare i programmi per la giornata?

E, soprattutto, dove è andata, visto che in Questura non è mai arrivata?

Una testimonianza, che però suscita qualche dubbio, la colloca alla stazione Termini alle 11,26, ma le telecamere a circuito chiuso del posto non sono state mai visionate per confermare o smentire tale avvistamento.

I tabulati del telefono della donna, invece, dicono che si trovasse nel primo pomeriggio a Formia e poi alle 16 nella provincia di Salerno.

L'auto di Marina, infine, una Punto bianca, verrà fatta ritrovare a Roma, nel quartiere Tuscolano, in piazza Aruleno Celio Sabino, esattamente due anni dopo, il 19 febbraio 2009, attraverso una telefonata anonima ai Carabinieri di Cinecittà e sarà consegnata alla famiglia senza alcuna analisi da parte dei reparti della scientifica.

Ma torniamo ai momenti successivi alla scomparsa di Marina.

Pare che le luci del suo studio fossero accese la notte tra il 19 e il 20 febbraio ed è certo, invece, che, l'indomani, la donna delle pulizie abbia gettato diversi documenti, tanto che la scrivania di Marina risulterà vuota ai suoi familiari, accorsi lì alla ricerca di possibili tracce.

Qualche giorno dopo, il nipote del suo socio si reca a casa dei genitori di Marina con un uomo, la cui identità resta ancora un mistero: cerca l'hard disk, il PC o altri documenti della donna, ma a casa non c'è nulla.

Il computer di Marina non verrà mai ritrovato, mentre uno dei due hard disk, rinvenuto più tardi dalla famiglia, è ancora a disposizione dell'autorità competente per gli accertamenti del caso.

Marina è scomparsa da poco e le indagini sembrano prendere la direzione del sequestro, salvo poi arrestarsi bruscamente e terminare con un'archiviazione per allontanamento volontario.

Passano gli anni e dolore, silenzio e omertà diventano i “compagni di viaggio” della famiglia Arduini in questa attesa.

marina ritagliataArriviamo ad aprile dello scorso anno, quando la trasmissione televisiva “Chi l'ha visto?” decide di tornare a occuparsi del caso.

Per una strana coincidenza, – se così si può chiamare - il giorno successivo, strani ladri si introducono nella casa dei genitori di Marina.

La mettono in disordine, tirano fuori foto di Marina e se ne vanno quasi con nulla. Il giorno dopo qualcuno telefona al fratello e lo minaccia: “Vi ammazziamo tutti”.

Questo strano episodio spinge la Procura di Frosinone a riaprire il caso, ma, dopo un anno, la famiglia Arduini non ha ancora ricevuto alcuna risposta ufficiale.

Le domande che si pone sono tante, ma ne ha raccolte dieci in particolare e con esse ha deciso di lanciare una petizione online, con la speranza di smuovere le coscienze di chi sa e non parla, accelerare le indagini, svegliare l'opinione pubblica, far accendere i riflettori dei media su Marina e ottenere finalmente verità e giustizia.

La famiglia Arduini ha creato inoltre un blog che raccoglie la storia di Marina, le semplici indicazioni su come aderire alla petizione e su come mandare eventualmente segnalazioni anche anonime.

Può una giovane donna scomparire nel nulla senza provocare alcuna reazione?

Evidentemente in Italia si può, ma dopo sei anni è arrivato il momento di fare qualcosa: http://cerchiamomarina.blogspot.it

Marina Arduini sei anni di omertà

DSC06793Centinaia di fiaccole accese e silenziose che si aprono a ventaglio per andare a circondare e illuminare il piazzale della villa comunale a Frosinone. Così martedì 19 febbraio si è conclusa la manifestazione indetta dalla famiglia di Marina Arduini per ricordare la loro cara, misteriosamente scomparsa sei anni fa.

 Era il 19 febbraio 2007, infatti, quando Marina, come tutte le mattine, lasciava la propria abitazione per recarsi a lavoro. Quel giorno, però, Marina, di professione commercialista, si doveva recare a Roma per un appuntamento. Pare sia partita da Frosinone alle 9,16 e sarebbe stata vista da una conoscente alla stazione Termini alle ore 11,26. DSC06800Tuttavia l'abbigliamento di Marina riferito dalla testimone non coincide con gli abiti che la donna indossava al momento della scomparsa. Più tardi il suo cellulare aggancerà la cella telefonica di Formia per poi spegnersi a Salerno. La sua auto, una Fiat Punto, verrà invece ritrovata, grazie a una telefonata anonima, solo dopo due anni, parcheggiata nel quartiere Tuscolano di Roma.

DSC06805In questi anni la vita di Marina è stata analizzata sia dal punto di vista lavorativo, sia sentimentale, portando alla luce una relazione con un uomo sposato e affari pochi chiari all'interno della società per cui lavorava. Eppure nessuno di questi elementi ha mai portato a passi avanti significativi nelle indagini, che oggi rischiano un ulteriore, ennesimo, stop.

Qualche giorno prima della scomparsa di Marina, ignoti erano entrati nel suo studio, mettendolo a soqquadro. Sono forse gli stessi ignoti che qualche tempo dopo hanno invece messo sottosopra la casa dei signori Arduini? Questi “ladri” cercavano forse l'hard disk della donna? Quali misteri si nascondono dietro la scomparsa di Marina?

DSC06820Sono queste e molte altre le domande che si pone la famiglia Arduini, ieri sera ancora una volta in piazza per chiedere di non archiviare il fascicolo, di non spegnere ma anzi accendere i riflettori sulla scomparsa della loro cara, stanchi di sentir parlare di “allontanamento volontario”. Marina non se ne sarebbe mai andata così spontaneamente, non avrebbe lasciato i genitori, la sorella e i nipoti senza una parola per sei lunghi anni. A rendere più forte il messaggio della famiglia Arduini, ieri, in piazza a Frosinone c'era anche il Sindaco della città, Nicola Ottaviani, che ha denunciato, con parole forti, l'omertà di chi sa e non parla.

Marina Arduini sei anni di omertà

DSC06793Centinaia di fiaccole accese e silenziose che si aprono a ventaglio per andare a circondare e illuminare il piazzale della villa comunale a Frosinone. Così martedì 19 febbraio si è conclusa la manifestazione indetta dalla famiglia di Marina Arduini per ricordare la loro cara, misteriosamente scomparsa sei anni fa.

 Era il 19 febbraio 2007, infatti, quando Marina, come tutte le mattine, lasciava la propria abitazione per recarsi a lavoro. Quel giorno, però, Marina, di professione commercialista, si doveva recare a Roma per un appuntamento. Pare sia partita da Frosinone alle 9,16 e sarebbe stata vista da una conoscente alla stazione Termini alle ore 11,26. DSC06800Tuttavia l'abbigliamento di Marina riferito dalla testimone non coincide con gli abiti che la donna indossava al momento della scomparsa. Più tardi il suo cellulare aggancerà la cella telefonica di Formia per poi spegnersi a Salerno. La sua auto, una Fiat Punto, verrà invece ritrovata, grazie a una telefonata anonima, solo dopo due anni, parcheggiata nel quartiere Tuscolano di Roma.

DSC06805In questi anni la vita di Marina è stata analizzata sia dal punto di vista lavorativo, sia sentimentale, portando alla luce una relazione con un uomo sposato e affari pochi chiari all'interno della società per cui lavorava. Eppure nessuno di questi elementi ha mai portato a passi avanti significativi nelle indagini, che oggi rischiano un ulteriore, ennesimo, stop.

Qualche giorno prima della scomparsa di Marina, ignoti erano entrati nel suo studio, mettendolo a soqquadro. Sono forse gli stessi ignoti che qualche tempo dopo hanno invece messo sottosopra la casa dei signori Arduini? Questi “ladri” cercavano forse l'hard disk della donna? Quali misteri si nascondono dietro la scomparsa di Marina?

DSC06820Sono queste e molte altre le domande che si pone la famiglia Arduini, ieri sera ancora una volta in piazza per chiedere di non archiviare il fascicolo, di non spegnere ma anzi accendere i riflettori sulla scomparsa della loro cara, stanchi di sentir parlare di “allontanamento volontario”. Marina non se ne sarebbe mai andata così spontaneamente, non avrebbe lasciato i genitori, la sorella e i nipoti senza una parola per sei lunghi anni. A rendere più forte il messaggio della famiglia Arduini, ieri, in piazza a Frosinone c'era anche il Sindaco della città, Nicola Ottaviani, che ha denunciato, con parole forti, l'omertà di chi sa e non parla.

  • Pubblicato in Lazio

Un evento mondiale "Emanuela Orlandi"

FOTO PIETRO ORLANDIIn 75 giorni, 74 nazioni coinvolte, tutte le regioni e province italiane, 96.421 adesioni, quasi 1330 adesioni al giorno.

Questi sono i dati del 2012 della petizione per la verità su Emanuela Orlandi e può sembrare mera statistica, ma è un evento di risonanza mondiale.

Le adesioni a oggi sono 110.352 e continuano a crescere, ogni giorno centinaia, a volte migliaia di persone in tutto il mondo hanno un pensiero per Emanuela Orlandi e si accomunano con questa battaglia per la ricerca di una verità che ormai da trenta anni è proditoriamente celata e custodita in gran segreto.

Emanuela la sorella di tutti”, sembra quasi uno slogan, invece è un sentimento reale che si è generato spontaneamente tra la gente, che ha inserito questa ragazza tra i propri affetti e che quasi ogni giorno ne parla con tante altre persone nei social network.

Ancora di più questo sentimento si manifesta se si ha l’occasione di conoscere Pietro, il fratello di Emanuela, e di come combatte con determinazione contro avversari che ben si identificano con i mulini a vento di Don Chisciotte, ma sempre con educazione mai fuori le righe, consapevole di essere nel giusto.

Con questa sua moderazione ha comunque concentrato su di se e sulla sua vicenda altre situazioni analoghe, dove le famiglie sono abbandonate dalle autorità, e di come a volte si insabbino vicende che prendono vie che portano a chissà quale situazione che non può essere svelata.

Intrighi internazionali, malavita e tutti quei soggetti e protagonisti che fanno il successo dei romanzi d’autore, sono all’interno della vicenda di Emanuela e di altri simili drammi che hanno sconvolto famiglie.

Pietro vuole raggiungere un milione di adesioni, sarà dura ma sicuramente è un obiettivo che può essere di molto avvicinato.

Raggiungerlo rappresenterebbe aver generato un ammonimento tonante, che con gentile fermezza, chiede a gran voce solo ed esclusivamente la verità

Per firmare la petizione: Http://Www.Emanuelaorlandi.It/

Un evento mondiale "Emanuela Orlandi"

FOTO PIETRO ORLANDIIn 75 giorni, 74 nazioni coinvolte, tutte le regioni e province italiane, 96.421 adesioni, quasi 1330 adesioni al giorno.

Questi sono i dati del 2012 della petizione per la verità su Emanuela Orlandi e può sembrare mera statistica, ma è un evento di risonanza mondiale.

"Il segreto di Emanuela Orlandi ". La parola all’autore Pino Nazio

PINONAZIOL’hanno ucciso in via del Pellegrino a Roma nel 1990 e l’hanno sepolto nella Basilica di Sant’Apolinnare, in un sarcofago come quello di Papa Giovanni XXIII. Nel 1997 hanno denunciato quella indegna sepoltura senza che nulla accadesse. Lo hanno fatto di nuovo nel 2005. Solo nel maggio del 2012 gli uomini della procura di Roma sono intervenuti con i loro periti alla ricerca del corpo di Emanuela Orlandi, cominciando ad aprire la tomba del boss della Banda della Magliana, Renatino De Pedis. Il più grande mistero internazionale degli ultimi trenta anni è quello che racconta il nuovo romanzo-verità di Pino Nazio. Da più di trenta anni cronista e scrittore, si è occupato di grandi casi di cronaca nera, nell’”Italia dei Misteri”. Come autore e inviato ha partecipato a una dozzina di edizioni di “Chi l’ha visto?”, due anni fa, sempre con Sovera, ha dato alle stampe la storia del piccolo Giuseppe Di Matteo, rapito dai Corleonesi e, dopo 779 giorni di terribile prigionia, eliminato in modo terribile. Dopo essersi occupato della vicenda della quindicenne vaticana per il programma di Rai 3, ha messo insieme alcune testimonianze esclusive, moltissimi documenti, anche riservati, ha collegato tutti gli elementi sulla  scomparsa, per arrivare a delle conclusioni per molti versi originali.

DSC 0723D- Del caso Orlandi si sono occupati molti giornalisti, sono stati scritti diversi libri, c’era bisogno di un nuovo prodotto editoriale?

P.N.-  Assolutamente sì. La visione del caso che propongo in questo ultimo lavoro rappresenta un modo originale per analizzare i fatti. Innanzitutto la chiave scelta per descrivere la vicenda non è quella del saggio, ma si avvicina al romanzo. Un romanzo che, partendo da una aderenza assoluta alla realtà, espone la vicenda in modo accattivante per rendere piacevole la lettura. Se sono riuscito in questo tentativo, lo diranno i lettori. Il metodo che i due protagonisti della storia, Nicolò e Lorenzo, usano è rigorosamente scientifico. Parte dall’analisi scrupolosa degli eventi, analizza le dichiarazioni ufficiali e le collega alle verità meno note della vicenda. Da questa operazione esce un quadro di insieme che permette di immaginare agevolmente quale è stato il destino della ragazza, sparita il 22 giugno del 1983, e il movente della sua scomparsa.

DSC 0741D- Lei parla di novità, quali sono quelle principali?

P.N.-  Nel corso del mio lavoro, oltre a venire in contatto con investigatori e inquirenti, ho raccolto le confidenze inedite di tanti protagonisti e testimoni. C’è il racconto di chi ha vissuto gli anni in cui, attorno alle finanze vaticane, venivano movimentati miliardi di lire per mantenere la comunità polacca in Italia, durante lo scontro tra il sindacato cattolico Solidarnosc e il regime comunista di Jaruzelski. Ho parlato con il segretario di un potente cardinale che mi ha rivelato i colloqui, mai resi pubblici, tra lui e il responsabile dei Servizi segreti della Santa Sede. Ho avvicinato il prelato che custodisce i segreti della Basilica di Sant’Apollinare.  Conosco chi ha scattato delle foto segrete a Karol Wojtyla, chi ha sentito gli uomini di De Pedis parlare del rapimento di una ragazza, chi ha trasportato con Licio Gelli i documenti sulla giovane cittadina vaticana. Nel libro c’è anche la descrizione del “favore che Renatino fece al cardinal Poletti all’epoca”, secondo una famosa telefonata arrivata a “Chi l’ha visto?. Ho tenuto in mano le banconote che sarebbero servite a pagare il riscatto per la liberazione di Emanuela….

DSC 0683D- Soldi del riscatto? Una assoluta novità. Ma la liberazione non avvenne mai…

P.N.-  Il libro ricostruisce tutta la vicenda quasi in modo scientifico, naturalmente ci sono delle zone grigie e nere, dove nessuno è mai riuscito a entrare. Questo libro si spinge fino al massimo in cui ci si possa spingere, rende gli eventi intellegibili, anche quelli più oscuri. I motivi per cui la liberazione non arrivò possono essere molteplici. La lettura aiuta a capirli.

DSC 0732D- Ma se tutto è così chiaro, perché la storia di Emanuela è ancora avvolta nel mistero?

P.N.-  Proprio perché sul destino di questa sfortunata quindicenne si sono accaniti personaggi senza scrupoli, in un momento particolare della storia non solo italiana. Il 1983 è l’anno di uno scontro durissimo tra le due superpotenze Usa e Urss, con il dispiegamento dello scudo spaziale e dei missili intercontinentali, il punto più alto della sfida che culminerà con la caduta del Muro di Berlino, solamente sei anni dopo. È l’anno in cui Papa Wojtyla mette tutta la sua energia, e le finanze vaticane, al servizio della lotta contro il comunismo. L’anno in cui si consuma uno scontro di potere nella finanza che coinvolge il Banco Ambrosiano, travolto da un enorme crack, e lo Ior, l’Istituto per le Opere di Religione. L’anno in cui su Roma estende i suoi tentacoli la piovra della Banda della Magliana, che aveva rapporti intimi con i Servizi deviati, la loggia massonica segreta P2, i politici corrotti, la mafia di Totò Riina e Pippo Calò. L’anno in cui i soldi provenienti dai traffici illeciti e dalla droga agli appalti truccati possono essere facilmente riciclati, presentandosi a uno sportello dentro le Mura Leonine della Città del Vaticano.

CopertinaNazioOrlandiD- E la scomparsa di Emanuela ha una relazione con tutto questo?

P.N.-  La scomparsa è il prodotto di tutto ciò e, al tempo stesso, la molla perché questo intreccio si alimenti ulteriormente. E’ quello che ho cercato di descrivere nel libro.

D- Quindi, una specie di spy story?

P.N.-  Una storia che ha cento diramazioni, come un labirinto, con una sola via d’uscita che ho provato a illuminare. Ma è anche un intenso dramma familiare. Anzi di più famiglie, se si pensa all’altra vicenda collegata alla Orlandi, della scomparsa avvenuta a Roma in quel periodo, quella di Mirella Gregori. Destini di persone normali dilaniati nei sentimenti che vengono catapultati nel tritacarne mediatico, nelle indagini infinite, nei depistaggi e nelle omissioni.

D- Se le premesse sono così aderenti alla realtà, perché ha scritto un romanzo e non un saggio?

P.N.-  Perché la storia di Emanuela Orlandi è un romanzo. Nemmeno il più ispirato John Le Carré, il più sofisticato Graham Green, avrebbero potuto immaginare un intreccio che coinvolgesse i Servizi segreti di una decina di paesi, l’attentato a un Papa, un crack finanziario di grandi proporzioni, una loggia segreta, potenti organizzazioni criminali che allungano le loro ombre sulla scomparsa di una quindicenne. Raccontare i fatti è già un intreccio narrativo incredibile. Togliere a questo intreccio la noia, le formule e la ripetitività necessarie a un saggio, creano già un romanzo. Di saggi ne sono stati scritti molti, anche se alcuni ricostruiscono la vicenda fino a farla diventare fantascienza. Con “Il segreto di Emanuela Orlandi” ho cercato di dare la possibilità di vedere questa storia incredibile con la passione e il coinvolgimento tipico della narrativa.

DSC 0763D- Come in una fiction. Ogni fiction che si rispetti ha i suoi interpreti…

P.N.-  I personaggi di questa fiction sono tutti reali, ma non hanno nulla da invidiare a quelli inventati che vivono nei romanzi. Basta scorrere i nomi dei protagonisti per capirlo. Da Papa Wojtyla a Sandro Pertini, da Roberto Calvi a Paul Marcinkus, da Alì Agca a Renatino De Pedis a Sabrina Minardi. Questo per citare i nomi noti. Poi ci sono decine di figure meno conosciute che sono ancora più pittoresche o drammatiche – a seconda della lente con cui si osservano - come il pentito della Banda della Magliana, il potente cardinale, l’agente dei Servizi segreti infedele, il dipendente del Vaticano reticente, la testimone impazzita, l’investigatore prigioniero dei fantasmi del passato, il cronista integerrimo, il fratello ostinato, la fotografa ossessionata, il politico corrotto. Tutti personaggi realmente esistiti. Ogni riferimento ai fatti non è mai casuale. (Foto A.F.)

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