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ROMA MUNICIPIO VI: PER SAN VALENTINO IN ARRIVO LO SPORTELLO MUNICIPALE PER LA TUTELA DEGLI ANIMALI.

EARTHEARTH: UN PASSO VERSO LA TUTELA DEGLI INDIFESI

 La sensibilità dei cittadini romani nei confronti degli animali rappresenta un dato  in costante crescita. Ben due terzi dei romani, infatti, convivono con un animale domestico e sono sempre di più le questioni legali da affrontare che coinvolgono anche gli amici a quattro zampe. Dalle liti condominiali dovute all’abbaio continuato alle richieste risarcitorie per danni o aggressioni alle situazioni di malpractice veterinaria. Non mancano poi i cittadini benemeriti che vogliono denunciare casi di maltrattamento o che desiderano informazioni sulla convivenza in città con gli animali e che da oggi avranno un punto di riferimento in più.

Da giovedì 14 Febbraio sarà attivo all’interno del municipio VI di Roma, in via di Torre Annunziata 1, lo sportello municipale per la tutela degli animali gestito dai legali dell’Associazione EARTH.

  • Pubblicato in Animali

ROMA MUNICIPIO VI: PER SAN VALENTINO IN ARRIVO LO SPORTELLO MUNICIPALE PER LA TUTELA DEGLI ANIMALI.

EARTHEARTH: UN PASSO VERSO LA TUTELA DEGLI INDIFESI

 La sensibilità dei cittadini romani nei confronti degli animali rappresenta un dato  in costante crescita. Ben due terzi dei romani, infatti, convivono con un animale domestico e sono sempre di più le questioni legali da affrontare che coinvolgono anche gli amici a quattro zampe. Dalle liti condominiali dovute all’abbaio continuato alle richieste risarcitorie per danni o aggressioni alle situazioni di malpractice veterinaria. Non mancano poi i cittadini benemeriti che vogliono denunciare casi di maltrattamento o che desiderano informazioni sulla convivenza in città con gli animali e che da oggi avranno un punto di riferimento in più.

Da giovedì 14 Febbraio sarà attivo all’interno del municipio VI di Roma, in via di Torre Annunziata 1, lo sportello municipale per la tutela degli animali gestito dai legali dell’Associazione EARTH.

“Abbiamo trovato nel Presidente Palmieri una reale sensibilità verso il mondo animale e un encomiabile interesse a soddisfare le esigenze sentite da parte dei cittadini del municipio che amministra.” spiega Valentina Coppola, Presidente di EARTH.

“Siamo molto soddisfatti di poter offrire ai cittadini del Municipio questo nuovo servizio che, crediamo, possa essere molto utile visto il gran numero di animali domestici presenti sul territorio. Ringraziamo l’associazione Earth per la disponibilità a collaborare e per la professionalità dimostrata nel costruire il progetto”, dichiara Giammarco Palmieri, Presidente del Municipio Roma 6.

Lo sportello sarà fruibile tutti i giovedì dalle 14 alle 16.30 e ci si potrà rivolgere a esso per situazioni riguardanti:

  • maltrattamento
  • malgoverno di animali
  • disturbo della pubblica quiete dovuto ad abbaio continuato
  • controversie condominiali dovute alla presenza di animali in condominio
  • contratti immobiliari recanti clausole che escludono gli animali
  • minacce a colonie feline
  • malpractice veterinaria
  • separazioni e divorzi con contesa degli animali da affezione.

http://earth-associazione.blogspot.it/2013/02/romamunicipio-vi-per-san-valentino-in.html?spref=fb

ROMA MUNICIPIO VI: PER SAN VALENTINO IN ARRIVO LO SPORTELLO MUNICIPALE PER LA TUTELA DEGLI ANIMALI.

EARTHEARTH: UN PASSO VERSO LA TUTELA DEGLI INDIFESI

 La sensibilità dei cittadini romani nei confronti degli animali rappresenta un dato  in costante crescita. Ben due terzi dei romani, infatti, convivono con un animale domestico e sono sempre di più le questioni legali da affrontare che coinvolgono anche gli amici a quattro zampe. Dalle liti condominiali dovute all’abbaio continuato alle richieste risarcitorie per danni o aggressioni alle situazioni di malpractice veterinaria. Non mancano poi i cittadini benemeriti che vogliono denunciare casi di maltrattamento o che desiderano informazioni sulla convivenza in città con gli animali e che da oggi avranno un punto di riferimento in più.

Da giovedì 14 Febbraio sarà attivo all’interno del municipio VI di Roma, in via di Torre Annunziata 1, lo sportello municipale per la tutela degli animali gestito dai legali dell’Associazione EARTH.

“Abbiamo trovato nel Presidente Palmieri una reale sensibilità verso il mondo animale e un encomiabile interesse a soddisfare le esigenze sentite da parte dei cittadini del municipio che amministra.” spiega Valentina Coppola, Presidente di EARTH.

“Siamo molto soddisfatti di poter offrire ai cittadini del Municipio questo nuovo servizio che, crediamo, possa essere molto utile visto il gran numero di animali domestici presenti sul territorio. Ringraziamo l’associazione Earth per la disponibilità a collaborare e per la professionalità dimostrata nel costruire il progetto”, dichiara Giammarco Palmieri, Presidente del Municipio Roma 6.

Lo sportello sarà fruibile tutti i giovedì dalle 14 alle 16.30 e ci si potrà rivolgere a esso per situazioni riguardanti:

  • maltrattamento
  • malgoverno di animali
  • disturbo della pubblica quiete dovuto ad abbaio continuato
  • controversie condominiali dovute alla presenza di animali in condominio
  • contratti immobiliari recanti clausole che escludono gli animali
  • minacce a colonie feline
  • malpractice veterinaria
  • separazioni e divorzi con contesa degli animali da affezione.

http://earth-associazione.blogspot.it/2013/02/romamunicipio-vi-per-san-valentino-in.html?spref=fb

SFRUTTAMENTO DI ANIMALI E SCELTA ETICA

 

GALLINA2ALLEVAMENTI INTENSIVI

"Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda 

un mattatoio e pensa: sono soltanto animali".
Theodor Adorno

Gli animali sono esseri senzienti, capaci di provare sensazioni, emozioni, sentimenti, come sanno bene tutti quelli di noi che ospitano in casa un cane o un gatto. Una mucca, da questo punto di vista, non è molto diversa da un animale di compagnia. Né un maiale è diverso, è un essere intelligente, affettuoso e curioso. Ma questi animali vengono invece trattati come cose. Affinché l'attività di allevamenti, mangimifici, impianti di macellazione e catene di distribuzione risulti economicamente compatibile con i livelli produttivi richiesti dal mercato, è necessario che il prezzo di carne, del latte e delle uova rimanga accessibile per il maggior numero possibile di consumatori. Per essere sostenibile, la zootecnia chimica e intensiva deve quindi massimizzare i profitti basandosi sul ribasso delle spese. Sembrerà un consiglio rivoluzionario, ma certo va alla radice del problema: evitare ogni prodotto proveniente da allevamenti intensivi. “Allevamenti intensivi” sono i capannoni industriali, nati negli anni Sessanta, in cui sono rinchiuse decine, centinaia, migliaia di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e più capi di bestiame) in condizioni infernali, rinchiusi in gabbie di contenzione, privati di libertà di movimento perchéallevati in spazi ristrettissimi, senza mai avere la possibilità di uscire all’aria e vedere la luce del sole, costretti a essere alimentati forzatamente e immunodepressi. Ormai il 99% degli allevamenti sono intensivi. Ogni tanto si vedono delle vacche al pascolo, è vero, ma sono solo quell'1% di animali più "fortunati" che vengono trattati meno peggio. Anche a questi tocca, comunque, la stessa fine degli altri: il macello. Lì, vengono ammazzati senza pietà, senza alcun sentimento di compassione, senza sentire che si tratta di esseri senzienti. Sono solo "capi" da abbattere. I macelli sono sempre nascosti alla vista del pubblico: per potersi nutrire di animali, le persone devono allontanare il pensiero della loro uccisione, ci deve essere separazione tra l'immagine dell'animale vivo nella "fattoria" (che oggi ormai non esiste quasi più) e la sua carne da infilzare con la forchetta. Se ciascuno dovesse ammazzare da sé gli animali che mangia, sicuramente molti di loro avrebbero salva la vita. Nel corso della sua vita (80 anni in media), ogni italiano uccide per cibarsene circa 1400 animali tra bovini, polli, tacchini e altri volatili, maiali, conigli, cavalli. Le condizioni di vita di questi animali, tali da suscitare pietà, sono oggetto di continue battaglie delle associazioni animaliste. Ma non è solo questione di pietà: la concentrazione degli animali e il regime alimentare forzato aumentano lo stress, le malattie e la pericolosità microbica e sono la causa prima e principale della diffusione a raggiera dei veleni e dell'esplosione degli scandali alimentari come la “mucca pazza”o il "pollo alla diossina”. La "modernizzazione" zootecnica ha riempito i cibi di residui di stimolatori dell'appetito, antibiotici (metà della produzione mondiale di antibiotici è destinata alla zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e ormoni artificiali. Proprio l'abuso di antibiotici in zootecnia è all'origine del fenomeno della resistenza che da venti anni tanto preoccupa gli scienziati e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate dal 1992 a oggi: lo sviluppo di pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti farmacologici (l'ultimo, lo streptococco VISA, che ha già ucciso quattro persone negli USA e due anziani in Scozia e si è già avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di mangime per polli sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli antibiotici). Molte altre malattie, l'afta epizootica, l'Aids bovino, la salmonellosi, l'encefalopatia spongiforme bovina sono consustanziali all'allevamento intensivo. Nei mangimi usati per alimentare gli animali, soprattutto mucche e bovini, c’è ogni genere di rifiuti ripugnanti: carogne di animali, scarti dell'industria di trasformazione, lettiere o escrementi animali, residui della lavorazione dello zucchero, dell'olio, paglia trattata con ammoniaca, oli esausti di motori, addirittura i reflui inquinanti delle distillerie di whisky e di gin; in Francia finivano nei mangimi le acque nere, bollite, delle puliture dei macelli e delle stalle, "condite" con gli scarti della spremitura a caldo dei resti dei macelli. Il mais, che nella dieta dei poveri bovini ha sostituito il più costoso fieno, fermenta nel loro colon e favorisce la proliferazione di batteri, causa di pericolose infezioni che, in Italia, costringono ogni anno decine di bambini alla dialisi per danni alle reni. Nelle città non dotate d'inceneritore, diventano "farine per animali” le carcasse di animali raccolti dalla Nettezza Urbana (cani e gatti randagi, topi, ratti e pantegane). Anche gli animali portati dal proprio veterinario per la "morte dolce" fanno la stessa fine: potremmo ritrovarci Fido o Micio nella catena alimentare. Addirittura, potrebbero essere reimmesse (con o senza il consenso dell'ASL) nel mercato dei sottoprodotti le carni e i derivati sottoposti a trattamenti vietati. Così, nei grassi degli animali si accumulano le diossine, i pesticidi e metalli pesanti come il cadmio (per colpa del quale nel 1995 si è scoperto che una fettina di cavallo su due è fuorilegge), piombo, arsenico e cromo. Un altro pericolo è dato dall’importazione illegale di carni clandestine, che, per evitare l'Iva, sfuggono a qualunque accertamento sanitario. Dal momento che importiamo circa il 50% della carne bovina che consumiamo, il problema ha dimensioni preoccupanti. Non allarmistiche, ma preoccupanti. Dice Vincenzo Dona, segretario generale dell’Associazione Consumatori, che ha elevato frequenti proteste, senza però aver ottenuto risultati apprezzabili: “I controlli sono inadeguati, e fanno acqua più di una bistecca al cortisone". L’Europa ha imposto il marchio di qualità, però il governo è inadempiente. Per evadere l'Iva si è creato un mercato clandestino lucrosissimo. Ma anche nell'importazione legale il controllo è possibile solo sulle mezzene, non sulla carne pezzata e confezionata che finisce sul banco di macelleria. Un documento ministeriale certifica l'avvenuta intossicazione collettiva ad Assisi per carne al clembuterolo. Il problema va risolto perché riguarda la salute. Ma nulla è stato fatto. E non ci sono solo veleni "artificiali". Come se non bastasse, anche i “contaminanti naturali" sono un'insidia per chi mangia carne: le aflatossine (un tipo di micotossine, sostanze tossiche prodotte dalle muffe) possono contaminare i cereali destinati a diventare mangime per animali prima e durante il raccolto o per immagazzinamento e conservazione sbagliati. Quando gli animali mangiano cibo contaminato, perdono peso e diminuisce la produzione di latte; i metaboliti di queste tossine infettano i tessuti animali commestibili, e si riversano nel latte. Infine, lo stress innaturale e perpetuo causa un accumulo di adrenalina che realmente avvelena la carne, la cui assunzione può essere nociva per l'uomo. Motivi dello stress: condizioni di vita, alimentazione forzata, interminabili trasporti di ore e giorni con carri bestiame fermi alle frontiere o nei porti senza alcun supporto vitale, niente acqua, niente riposo, niente riparo dal sole torrido o dalla pioggia. Unica speranza, la morte. Condizioni enormemente innaturali non sono risparmiate neanche ai vitelli. Il sistema per mantenere la loro carne pallida, rosea e delicata è una pratica crudele. Al terzo - quarto giorno di vita, vengono strappati alle madri inseminate artificialmente e collocati ognuno in dei box larghi 40 centimetri e lunghi un metro e mezzo. I vitelli sono legati con una catena al collo per impedire ogni movimento (la catena potrà esser tolta quando saranno cresciuti tanto da occupare tutto il ristretto spazio del box). Essi non vedranno mai né paglia né fieno, poiché mangiarne potrebbe rovinare il tenue colorito delle carni. Gli studiosi, per questi poveri vitellini, parlano di stress acuto e cronico, le cui conseguenze sono immunodeficienza (i vitellini si ammalano), infezioni, necessità di antibiotici. Nutriti con budini semiliquidi iperproteici che causano un’inestinguibile arsura (l'acqua è loro assolutamente negata, per indurli a iper-nutrirsi, mangiando più budino e più velocemente) e un’inarrestabile dissenteria per spingerli all'anemia al fine di sbiancare le carni, disordini digestivi e ulcere sono frequenti; sottoposti a cicli costanti di trattamenti antibiotici, dopo tredici - quindici settimane si portano al macello. Avete mai visto gli occhioni spaventati di un vitello portato al macello? L’allevamento intensivo di bovini e vitelli è anche un rischio ecologico e biologico, oltre che sanitario. I vitelli sono la “residenza” preferita di germi e infezioni, di Escherichia Coli, parassitemie theileriali da Theileria buffeli, Neospora  caninum (diffusa dal Canada all'Argentina, e in Spagna) e altre malattie epidemiche. Nota di demerito speciale per il fegato di vitello e di bovino adulto, che molti ritengono "prelibato". Il fegato si impregna di tutte le sostanze nocive assimilate dagli organi. Per la carne trita, invece, che è soggetta ad annerimento più di altri "tagli di carne”, non possiamo escludere la possibilità che "additivi non consentiti” (come scrive la Pretura di Torino in una sentenza di condanna di un macellaio) vengano aggiunti per ritardare questo processo. Comunque, nei supermarket, ove ormai spesso è confezionata "in atmosfera protettivà (CO2), è più difficile che quest'eventualità si verifichi. Anche i ragù non sono controllabili, sfuggono all'etichettatura i conservanti e gli additivi di cui è impregnata la "carne secca per minestre" e la "carne secca per preparati di minestre o salse". Un’altra risorsa sfruttabile è il latte.Non molti lo sanno ma anche per la sua produzione mucche e i vitellini vengono uccisi. Le mucche vivrebbero venti anni, ma negli allevamenti sono macellate quando la loro produzione di latte diminuisce, in genere dopo cinque - sei anni. I vitellini, strappati alla madre subito dopo la nascita, sono destinati al mattatoio a pochi mesi di vita (carne di vitella) o fatti ingrassare per essere macellati dopo due anni (carne di manzo). Le mucche sono inseminate artificialmente: se non mettessero al mondo i vitelli destinati al macello non produrrebbero latte. Quindi la produzione è possibile solo dopo la nascita del vitello, che viene separato dalla mucca subito dopo il parto. La madre e il cucciolo si cercheranno invano per giorni. Dopo il parto, la mucca ”da latte” produce latte per circa dieci mesi. Negli allevamenti, però, viene nuovamente fecondata ancor prima che la lattazione finisca, per la massima continuità della mungitura. Il regime di sfruttamento è molto pesante: dopo quattro - cinque cicli di lattazione con relativi parti di vitelli, la mucca comincia a perdere ”produttività” a causa di malattie come le mastiti, indotte dalla mungitura continua, quasi sempre meccanica, o semplicemente per l’eccessivo sfruttamento. Per l’allevatore è quindi più redditizio mandarla al macello e venderne la carne, sostituendola con un animale più giovane ed ”efficiente”. Inoltre sono geneticamente selezionate per aumentare la loro produttività, anche se questo induce negli animali tare genetiche che causano loro grandi sofferenze. Ecco perché i vegan rifiutano latte e derivati. Non importa se il formaggio contenga o no caglio animale (ottenuto dallo stomaco degli animali macellati): i latticini, anche se biologici, derivano comunque da un ciclo produttivo che prevede la sofferenza e la loro morte. Gli animali umani, che incarcerano, mangiano e sfruttano gli animali non umani, fingono che questi non sentano dolore. È necessaria, infatti, una netta distinzione tra noi e loro, se vogliamo farne ciò che vogliamo, se li indossiamo e li mangiamo senza avvertire rimorsi o sensi di colpa. Gli umani, che spesso si comportano con crudeltà verso gli animali, vogliono credere che essi non possano soffrire. In realtà il comportamento degli animali dimostra il contrario: essi sono troppo simili a noi. Il maiale, a esempio, sente il desiderio di vivere e il dolore per essere ucciso è esattamente come quello degli esseri umani; l'unica differenza è che non può dirlo a parole. Le grida dei maiali mentre vengono uccisi sono terribili. Somigliano a grida umane. Con esse i maiali comunicano un grandissimo timore. Negli allevamenti intensivi, a sette/dieci giorni i suinetti detti “da ingrasso” sono trasportati nei box dove concluderanno la loro vita alla tenera età di sei mesi. Tutti vengono cresciuti su pavimenti di cemento quindi non possono scavare le loro caratteristiche buche per rinfrescarsi nel fango: a causa di ciò sviluppano forme di comportamento aggressivo che li porta a mordersi la coda, che quindi viene loro mozzata. Inoltre, la concentrazione di animali in un unico luogo impone agli allevatori l’utilizzo di antibiotici per evitare che tra di essi si diffondano malattie. Rinchiusi in 20/40 animali, non possono grufolare, nemmeno rigirarsi, Ai suinetti vengono estratti i denti canini, fatta una puntura a base di ferro, tagliata la coda e castrati. Apatici o aggressivi, leccano le sbarre per ore o sfogano la loro irruenza contro copertoni di automobili messi a proposito nei box per dar loro la possibilità di sfogarsi, altrimenti si ammazzerebbero fra loro. Non va nessuno psicologo a confortarli e a ricordare loro che dopo aver espiato la pena saranno liberi. No, per loro, l’unica via d'uscita è quella per andare al macello. Come per tutti gli altri animali. Per le femmine, destinate a diventare scrofe da riproduzione, la vita da recluse dura circa due al massimo tre anni. Le attende il box di cemento fino alla prima gravidanza, ovviamente l’inseminazione è artificiale, quindi vengono trasferite nelle minuscole gabbie da gestazione dove non possono muoversi. Alla vigilia del parto una volta trasferite nelle sale predisposte, sono “fasciate” da una serie di tubi che lasciano libera solo la parte inferiore del corpo, mentre i nuovi nati possono circolare nella gabbia riscaldata da lampade. Una settimana, al massimo, e i piccoli vengono prelevati mentre la scrofa ricomincia da capo. Si possono liberare da queste carceri semplicemente non acquistando più prodotti artefatti con Nitriti e Nitrati, é solo così che i produttori e i trasformatori sono costretti a cambiare sistema, perché senza conservanti la carne dei maiali carcerati non può essere trasformata in salumi. Si è saputo che recentemente un manzo, che veniva portato al mattatoio, si imbizzarrì quando giunse abbastanza vicino da sentire le voci angosciate degli animali. Esso fuggì attraverso la città come un prigioniero condannato a morte. Il suo improvviso desiderio di libertà indusse tutti, persino l'autista del furgone della morte, a una pausa di riflessione. Era giusto mandare a morire un animale che desiderava disperatamente vivere? Forse si poteva fare un’eccezione e risparmiarlo. Ma che dire degli altri? Non hanno tutti gli stessi sentimenti? Se si deve rispettare la resistenza, la mancanza di resistenza conferisce un diritto di uccidere? Noi sappiamo che cosa vuole il manzo: vuole vivere. Non vuole sacrificare se stesso per nessunissima ragione. Quando gli esseri umani rifiutano di infliggere dolore ad altri esseri umani, è senza dubbio perché suppongono che essi sentano. Noi rispettiamo i limiti fisici di un'altra persona non perché può pensare, né perché può ragionare, e neppure perché può parlare, ma perché può sentire. Esattamente come sente un animale. Per la produzione di uova, altro punto nevralgico del discorso, le galline sono costrette a vivere (fino a gruppi di quattro) in gabbie delle dimensioni di un foglio A3. Le loro ali si atrofizzano a causa dell'immobilità forzata; crescendo a contatto della griglia di ferro della pavimentazione, le loro zampe si deformano e sono destinate a soffrire ulteriormente, a causa di dolorosi disturbi ossei e difetti della spina dorsale. Negli allevamenti che producono galline ovaiole, i pulcini maschi (inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime, mentre a quelli femmina viene tagliato il becco per impedire loro di beccare a morte le compagne. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vitadell'animale. Non appena la produttività delle galline diminuisce sotto il livello fissato, di solito dopo due anni, sono sgozzate per diventare carne di seconda scelta. Chi consuma le uova incentiva quindi anche la produzione di carne, oltre che la morte e lo sfruttamento intensivo di questi animali. Spesso si sostiene che le ovaiole nate e allevate in batteria non soffrano la "mancanza d'aia" in quanto l'aia non l'hanno mai conosciuta. Ma chi di noi si sognerebbe di sostenere che un uomo che non ha mai conosciuto la libertà, non soffra a vivere rinchiuso in una gabbia dove non può nemmeno voltarsi? Altri casi emblematici, che non abbiamo approfondito perché similari a quelli già descritti, sono quelli degli allevamenti intensivi del pollo, primo animale a essere sottratto alle condizioni quasi naturali della fattoria tradizionale; degli ovini, che vivono in condizioni di prigionia e sofferenza molto simili, se non peggiori, dei conigli, la cui richiesta è cresciuta ulteriormente da parte dei consumatori a causa dell’Encefalopatia Spongiforme Bovina e dell’Aviaria ed è l’Italia il primo Paese al mondo per la produzione di carne di coniglio; l’allevamento di oche e anatre per la produzione  del foie gras; l’allevamento ittico, dove, anche in questa pratica, il nostro paese si pone come un’area particolarmente strategica e fruttuosa nel contesto della produzione di pesce d’allevamento con circa 1.000 allevamenti intensivi, che producono tonnellate di salmonidi, spigole, orate, saraghi e molte altre tonnellate di pesci, tutti sottoposti al rischio di contaminanti come la diossina e derivati ingeriti attraverso i mangimi. La pratica degli allevamenti intensivi si scontra con l’etica, dove, fra gli altri, vengono meno diritti fondamentali, quali quello della vita e quello del non essere sottoposti a torture. Per la maggior parte degli esseri umani il maggior contatto con gli altri esseri non umani avviene al momento dei pasti, quando si ritrova nel piatto una bistecca, un salmone o delle uova "all’occhio di bue". L’abitudine a questo fatto porta a tralasciare del tutto l’abuso di creature viventi che sta dietro a ciò che mangiamo. Questo "genocidio" avviene con la complicità delle grandi masse: gli addetti del settore zootecnico non sono poi così tanti, ma possono contare sulla domanda di carne che permette loro di continuare a operare. Si sostiene che per nutrirci sia lecito uccidere. Ma non essendo necessario nutrirsi di carne per avere una salute ottimale non appare neanche lecito uccidere (in quanto perfettamente evitabile). In ogni caso dovremmo chiederci, se per nutrirci sia lecito non soltanto l'uccidere, ma anche il torturare degli animali condannati a una morte atroce.

ALLEVAMENTI E DISTRUZIONE DELL’AMBIENTE. Poche cose al mondo distruggono la natura come quelle enormi fabbriche di carne, latte e uova chiamate allevamenti intensivi. Partiamo dall'acqua. Un terzo della popolazione mondiale non dispone di acqua potabile: due miliardi di persone che tutte le mattine devono preoccuparsi di trovare da bere. Ogni anno ne muoiono dieci milioni per malattie trasmesse da acqua non potabile, ogni giorno 5.000 bambini sono vittime della sete. Intanto il 70% dell'acqua nel mondo è usata per l'agricoltura e gli allevamenti, che ne sprecano quantità enormi. Se un americano consuma 600 litri d'acqua al giorno,un africano non arriva a 30. E non perché l'americano beva di più o si faccia qualche idromassaggio ma perché mangia carne e derivati animali. Per produrre un solo chilo di carne per un consumatore statunitense si consumano 3 000 litri d'acqua. Inoltre gli allevamenti industriali sono una delle cause più importanti dell'inquinamento dell'aria e dell'acqua.  Almeno 80% delle emissioni di ammoniaca dipende dalle deiezioni degli animali e dai fertilizzanti, la prima catastrofica conseguenza sono le piogge acide che distruggono suolo e foreste e impediscono la riproduzione di molte specie di animali acquatici.Passiamo al metano, il secondo gas che contribuisce all'effetto serra: il clima diventa ogni anno più caldo (le previsioni parlano di un aumento medio della temperatura fino a 4° C nei prossimi cinquant'anni), provocando una serie a catena di catastrofiche conseguenze. Si moltiplicano le piogge torrenziali, le alluvioni e le trombe d'aria, mentre la siccità è in continuo aumento. I ghiacciai si sciolgono e il mare ruba spazio alla terraferma. Secondo uno studio del 2004 dell'agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti, i più grandi produttori mondiali di metano sono gli animali. Il bestiame ruminando ne produce 80.000.000 tonnellate ogni anno: per ogni chilo di carne prodotta, tre etti di metano vanno nell'atmosfera. Il 20% delle emissioni totali di metano è causato dagli allevamenti: se facciamo un viaggio in macchina di 40 chilometri o mangiamo una bistecca, l'effetto serra aumenta alla stessa maniera. Il problema è così serio che scienziati australiani stanno lavorando per trovare una soluzione per ridurre le emissioni di metano del bestiame d'allevamento e il governo neozelandese ha introdotto un'apposita tassa per ogni pecora o mucca allevata. Anche i pascoli sono rovinosi per l'ambiente. Gli animali calpestano le erbe perenni e rendono il suolo impermeabile: quando piove l'acqua ci scivola sopra come fosse vetro e le falde si seccano sempre di più. I pascoli lasciano dietro di loro terre aride e improduttive. Secondo le Nazioni Unite il 73% della terra adibita a pascolo è in via di desertificazione o ha perso almeno il 25% della sua capacità produttiva. Negli ultimi sei anni sono stati distrutti più di 100 000 chilometri quadrati di foresta amazzonica più di un terzo dell'Italia. Forse è superfluo ricordare che l'Amazzonia è la più grande riserva ecologica del mondo e che ci vivono il 50% di tutte le specie animali e vegetali del mondo. È più importante sottolineare che la foresta pluviale lascia il posto ai pascoli e ai campi di soia, che viene utilizzata per nutrire il bestiame dei paesi ricchi e produrre carne, latte e uova. Questo accade in un mondo che soffre la fame. Sul nostro pianeta 2 miliardi di persone malnutrite versano in condizioni di estrema povertà e 7,5 milioni di uomini muoiono di fame ogni anno. I paesi industrializzati impiegano ben 2/3 della loro produzione cerealicola per l'allevamento del bestiame e si accaparrano le terre migliori del terzo mondo per coltivare cereali destinati agli animali da allevamento. Se tutti i terreni coltivabili della Terra venissero utilizzati per produrre cibo vegetariano, si potrebbe sfamare una popolazione 5 volte superiore a quella attuale, risolvendo il problema della fame nel mondo. Ma tutto questo non sembra venire preso in considerazione. Così, miliardi di animali da allevamento continuano a vivere la loro breve esistenza in condizioni atroci, costretti in box e gabbie e utilizzati come macchine per produrre. Per loro, la macellazione è l'ultimo atto orribile di una sequenza di atrocità, compiute all'insegna delle "sacre" tradizioni culinarie, quando è accertato che il notevole consumo di carne, tipico della nostra alimentazione è una delle cause principali di malattie cardiovascolari e tumorali. Per questi esseri, vittime di tante ingiustizie e quotidiane violenze, puoi fare sicuramente qualcosa, e quel qualcosa te lo può suggerire solo la tua coscienza. E c’è ancora molto altro da dire. A cominciare dal fatto che negli allevamenti intensivi gli animali non si limitano a nascere, essere allevati e morire, ma vengono praticamente torturati: e che l'orrore di questi metodi potrebbe di per sé essere sufficiente a decidere di non consumare carne proveniente da quegli allevamenti. C'è che molte razze animali sono state geneticamente modificate dall'allevamento intensivo, e quindi non sarebbero in grado di sopravvivere normalmente neanche se fossero riportare allo stato naturale domani mattina. C'è che qualcuno potrebbe decidere che c'è un limite alla quantità di sofferenza che è lecito infliggere a esseri senzienti in ragione del desiderio di mangiarli. Qualcuno potrebbe pensare che questi non sono motivi pratici ma etici. Certo, questi sì. E quelli sopra? 

FONTI: veronesi.it - magazine.quotidiano.net - bairo.info - disinformazione.it - chupacabramania.com -  eat-ing.net -laverabestia.org - saicosamangi.info/animali - italica.it “Quattro sberle in padella”, Stefano Carnazzi e Stefano Apuzzo - Carl Sagan e Ann Druyan - Scienziati - Tratto da: "Shadows of Forgotten Ancestors", 1992  - Ambiente ed ecologia : Gli allevamenti intensivi. FOTO: segnali-di-fumo.blogspot.com - oipa.org - laverabestia.org - sicurezzaalimentare.it - consumovirtuoso.it - dariavegan.wordpress.com

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Direttore Editoriale
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Giornalista
Silvana Lazzarino
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Collaboratore