logorcb

updated 9:07 PM CEST, Mar 29, 2020

GIOCO IN SCATOLA

immagine gioco in scatolaSettimana del gioco in scatola, sfide in famiglia e con gli amici alla casina di Raffaello a Villa Borghese dal 22 al 29 novembre 2015.

Roma: settimana del gioco in scatola dal 22 al 29 novembre

immagine gioco in scatola 1Il gioco aiuta la mente stimolando creatività e ingegno.

Il gioco da sempre ha accompagnato il percorso dell’individuo nelle sue diverse età dall’infanzia all’adolescenza, dalla giovinezza alla maturità, inclusa la vecchiaia, così da fargli sperimentare l’entusiasmo di questa attività da considerarsi non solo strumento di svago, ma anche strumento per migliorare le proprie prestazioni. Sono molti tra l’altro i giochi studiati per migliorare le capacità psicofisiche.

Diversi sono stati i giochi intesi come passatempo che hanno caratterizzato epoche e culture fin dall’antichità: dai greci a romani, e poi in età medioevale e on il Rinascimento l’arte del gioco ha permesso di realizzare nuove strategie ludiche e diversi modi e occasioni per divertirsi unendo anche a volte il lato ginnico e sportivo.

Con il passare dei secoli in sintonia con le trasformazioni socio culturali che hanno visto in particolare con il XXI secolo l’avanzare del progresso scientifico e tecnologico, anche il modo e gli spazi deputati al gioco sono cambiati. L’avvento del digitale e di internet hanno dato vita a contesti nuovi in cui creare la dinamica del gioco spesso simulando la vita reale.

Il gioco in scatola di società, però, desta sempre il suo fascino anche oggi che dominano le playstation e i giochi di ruolo on line.

Il gioco in scatola di società oltre a mantenere alto il livello di attenzione e indurre a trovare soluzioni, aiuta grazie anche alle regole, a gestire i rapporti con gli altri migliorando il dialogo, l’ascolto e l’interazione, fondamentali per creare collaborazione e spirito di gruppo.

I classici giochi in scatola da portare in vacanza, da utilizzare durante le feste o semplicemente durante una giornata di pioggia, restano sempre i più affascinanti forse perché più legati alla tradizione o perché consentono più direttamente di creare punti di incontro e di discussione tra i partecipanti.

Dal prossimo 22 novembre 2015 torna a Roma alla Casina di Raffaello a Villa Borghese la settimana dedicata al GIOCO IN SCATOLA. Promossa da Roma Capitale in collaborazione con Zetema Progetto Cultura, la 5 edizione di questa iniziativa sarà inaugurata alle ore 10.30 del 22 novembre con una cerimonia di apertura che vedrà il mitico Mr. Monopoly, girare una clessidra gigante (emblema della gara di solidarietà più divertente e coinvolgente d’Italia) con cui darà il via alla Settimana del gioco in scatola. A gareggiare saranno diversi comuni che dovranno aggiudicarsi il titolo di “Città del Gioco” e poi vi sarà una valanga di giochi da donare in beneficienza, lanciata negli ultimi cinque anni da Hasbro, il leader mondiale dei giochi di società.

In queste giornate, con protagonisti i bambini, a sfidarsi saranno amici e famiglie nei giochi da tavolo forse più conosciuti come: Monopoli, Twister, Indovina chi , l’Allegro Chirurgo, Forza 4 e molti altri. Ad ospitare le competizioni ludiche sarà lo spazio della ludoteca di Villa Borghese dedicata in particolare ai bambini dai 3 ai 10 anni.

In famiglia e con amici si gareggerà il più possibile per amministrare alberghi e terreni evitando la bancarotta, restare in equilibrio su bolle colorate o identificare buffi personaggi dalle finestre degli avversari.

Oltre alla giornata inaugurale di domenica 22 novembre con sfide fino alle ore 13.30), sono previsti altri due appuntamenti; sabato 28 e domenica 29 novembre, dalle ore 14.00 alle 17.00 sempre ad . ingresso gratuito.

Alla vittoria di Roma potranno contribuire i piccoli e grandi ospiti della ludoteca collezionando il maggior numero di ore di gioco, fotografando ogni singola partita e condividendo gli scatti su Hasbrogaming.it, sulla pagina Facebook Hasbro Gaming e sul profilo Twitter @hasbrogaming utilizzando l’hashtag #SDG15

Un’opportunità per riscoprire e apprezzare il valore del tempo passato in compagnia di amici, parenti o conoscenti e riappropriarsene. Questo grazie al potere educativo e un po’ magico del gioco nel creare sinergie emotive tra integrazione e condivisione. Riguardo l’aspetto educativo è infatti riconosciuto ufficialmente il potenziale formativo educativo - comportamentale dei giochi in scatola in termini di socializzazione, sviluppo della creatività e delle capacità strategiche dei bambini e dei ragazzi, tenendo sempre a mente il rispetto per l’altro sia esso compagno (di squadra) sia avversario.

Il GAP: ovvero gioco d'azzardo patologico

azzardo web--400x300La malattia sociale dei nostri tempi. 

Allarme ludopatia, adesso dilaga anche tra gli adolescenti 

Il gioco d'azzardo nella storia: 

se ne parla già in testimonianze del 3000-4000 a.C.

Il termine "azzardo" deriva dal francese "hasard", a sua volta parola di origine araba, "az-zahr", che significa "dadi".

Il gioco dei dadi è uno dei primi, si praticava già in Egitto, nella Roma Imperiale, in India, in Giappone e in Cina.

Gli archeologi hanno ritrovato persino dadi "truccati" (appesantiti da un lato) e questo significa che anche gli antichi sapevano barare.

Col tempo sono nati molti altri giochi, come le scommesse sui cavalli ("lo sport dei re") e, dal 1500, le lotterie.

La roulette fu inventata nel XVI secolo dal filosofo Blaise Pascal, mentre le slot-machine nel 1895 dall'americano Charles Fay.

Come ci sia ammala?

Così come esistono bevitori sociali e fumatori occasionali, esistono i giocatori sociali, per i quali il gioco d'azzardo rimane un divertimento (circa il 95-96% dei giocatori o di chi beve alcolici).

Per alcune persone, tuttavia, quello che sembrava un'abitudine si trasforma in una vera e propria "schiavitù".

Alcuni di queste persone hanno una predisposizione alla dipendenza per fattori di natura biologica, ambientale e psicologica.

Il fumo, l'alcol, il gioco d'azzardo rimangono un semplice "vizio", per quanto criticabile, finché non insorgono le caratteristiche tipiche della dipendenza e cioè:

$1·         La tolleranza: bisogno di avere più sostanza o giocare di più per ottenere lo stesso livello di eccitamento

$1·         L’astinenza: nervosismo, ansia, tremori se si tenta di smettere

$1·         La perdita di controllo: pensi di poter smettere, ma senza riuscirci

Quattro italiani su dieci  sono dipendenti dal gioco d'azzardo.

Uomini e giovani sono i più a rischio.

Da uno studio emerge che, il 42% della popolazione campionata nelle fasce di età 15-24 e 25-64 ha giocato somme di denaro almeno una volta nel corso degli ultimi 12 mesi.

Secondo il ministero dell’Economia, da gennaio a settembre 2011, la raccolta dal gioco d’azzardo negli adolescenti, è aumentata del 25,4% (55,2 miliardi di euro contro i 44 del medesimo periodo del 2010) e, la Sicilia, guarda caso, è ai primissimi posti nella classifica nazionale con 446 milioni di euro, dietro solo a Lombardia (1,2 mld), Campania (887 mld), Lazio (772 mln), Emilia Romagna (535 mln), Veneto (458 mln) e Piemonte (455 mln). E questi dati, sono allarmanti.

5 91 20120329095606Qui, ci troviamo di fronte a una delle tante espressioni del disagio giovanile attuale.

Il meccanismo psicologico che sta alla base del fascino che esercita questo tipo di attività, è un pensiero infantile per cui si possono risolvere i problemi sempre più gravosi del lavoro e dell’inserimento giovanile con la formula magica della vincita miracolosa, che in verità da un punto di vista probabilistico è un evento rarissimo.

Il gioco d’azzardo compulsivo è da considerarsi una malattia cronica ad andamento progressivo e invalidante, che presenta numerose analogie con la clinica delle dipendenze a cui frequentemente si associa.

Come si cura?

La persona dipendente tende a negare o minimizzare il problema e credere che "se solo volessi, potrei smettere... domani..."

Il primo compito dello specialista deve essere quello di aumentare il livello di consapevolezza della malattia e motivazione alla terapia con una serie di colloqui (individuali o di gruppo)

Il passo successivo è la stipula di un contratto terapeutico tra il paziente, la famiglia e il terapeuta, che prevede la definizione del programma di interventi e comprende:

$1·         Un eventuale ricovero

$1·         Colloqui individuali

$1·         Gruppi psicoterapeutici e psicosi-educazionali

$1·         Terapia psicofarmacologica

$1·         Gruppi per i familiari

$1·         Tutoraggio economico per il piano di risanamento dei debiti

$1·         Interventi sociali per affrontare le eventuali questioni legali e socio-economiche (consulenze del Difensore Civico, di uno Studio legale, di uno Studio Commerciale, della Fondazione Antiusura, del Microcredito, ecc.)

$1·         Coinvolgimento della famiglia nella gestione terapeutica del paziente e aiuto per far conoscere questa particolare malattia

$1·         Attivazione di una rete di sostegno sociale istituzionale e del volontariato (Caritas, Servizio Sociale Comunale, Gruppi di auto-aiuto, Associazioni di volontariato, Enti ausiliari, ecc.)

Ricordiamo che il giocatore non ha la consapevolezza di avere un problema, ma il problema c'è.

Per questo motivo conta molto la vicinanza della famiglia. 

Sottoscrivi questo feed RSS

Roma

Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore