logorcb

updated 9:58 AM CET, Dec 8, 2019

 INTERVISTA AVV. ANTONINO GALLETTI, CONSIGLIERE TESORIERE DELL’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA

FB IMG 1543176283934Consigliere Galletti, Lei è Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma dal 2012, è stato recentemente il più votato in Italia quale delegato al Congresso Nazionale Forense di ottobre scorso ed è stato componente dell’assemblea dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura e poi componente dell’Organismo Congressuale Forense: cosa ne pensa dal suo osservatorio privilegiato delle polemiche di questi giorni sul tema della prescrizione?

Storie di "ordinaria" ingiustizia

affidamento minori

Oggi mi voglio occupare di un caso che tratta un tema molto delicato: “Famiglie in difficoltà, affido, ruolo delle assistenti sociali, ruolo dei Giudici, case famiglia e conflitto di interessi”.

E’ vero i temi sono tanti, ma si intrecciano tra loro, a volte troppo spesso a discapito dei minori e delle loro famiglie.

Già, perché per “interessi” di fantomatiche “tutele” ci si arroga il diritto di decidere, senza tener conto minimamente delle reali esigenze delle famiglie in difficoltà e dei loro figli.

Voglio raccontarvi, se pur a grandi linee, la storia di cui mi sto occupando.

logo-alef-riq-fbPremetto che oltre a essere l’editore di questo giornale, sono membro del consiglio direttivo dell’associazione Europea per la tutela delle famiglie e dei minori, “A. le F” (acronimo di Aiutiamo le Famiglie) che si occupa da tempo di separazioni, affidi e famiglie in difficoltà.

Vengo contattato da una dottoressa, medico pediatra, che sta seguendo un caso, in una regione d’Italia (inutile dire quale, tanto è diffuso il problema), per mettermi al corrente di una storia a dir poco emblematica.

Esordisce così: “Oggi ho avuto una brutta notizia, che denota ancora una volta le ingiustizie sociali che esistono nel nostro paese e le istituzioni (chi le rappresenta), non fanno nulla per le persone che sono in difficoltà.

 Una giovane donna, che conosco e seguo da alcuni anni, ha 2 bambini, senza un lavoro stabile, con un passato di vita tutt’altro che facile, ha accettato l'affidamento dei bambini, a detta dall'assistente sociale, “temporaneo”, in attesa che la signora facesse un percorso psicologico dettato dall'assistente sociale.

 La signora lo ha effettuato regolarmente. Poteva vedere i bambini per 2 ore ogni 15 giorni, in ambiente protetto, alla presenza di un educatore.

 La signora ha sempre lavorato, ma non è riuscita a trovare un lavoro stabile (cosa facilissima in questo tempo).

 All'udienza del tribunale dei minori (come si poteva prevedere), l'affidamento è stato trasformato in adozione, perché la mamma naturale non dimostrava interessamento per i bambini, gli orari delle visite erano stabilite e lei non poteva vederli più spesso, perché le veniva vietato.

 In più c'è l'aggravante che non ha un lavoro "sicuro" e quindi è stata presa la decisione definitiva.

 Sicuramente bisogna pensare all'interesse dei bambini, ma a questa mamma chi ci pensa? Non era più semplice aiutare il nucleo familiare, seguirlo e dare la possibilità ai bimbi di vivere nel loro ambiente più idoneo?

 L'assistente sociale può avere delle responsabilità? La famiglia affidataria, può aver forzato la mano per ottenere l’affido? Speriamo che gli operatori che vivono ogni giorno situazioni delicatissime si rendano conto che un lavoro così importante, va fatto seguendo sì le leggi, ma ascoltando con il cuore.

 La signora non ha ancora firmato l'accettazione della sentenza, ma sa che non c'è più niente da fare.

L'ingiustizia è anche nell’impossibilità della giovane donna di potersi pagare un buon avvocato, che forse l'avrebbe tutelata meglio.

 Capisco perfettamente che sono situazioni delicate e difficili, ma a questa giovane mamma non ci penserà più nessuno e a me non sembra giusto.

 Sono sempre i poveri e quelli che non sanno difendersi a pagare e caro”.

tribunale-minori 1Detto ciò, mi sorge spontanea una domanda: ma non sarebbe meglio, dove possibile, lasciare i figli nel loro ambiente familiare e portare supporto economico e psicologico per il “riavvio” di una vita normale?

Ma forse girano troppi interessi economici, tra adozioni forzate e case famiglia che spillano soldi allo Stato.

Le Istituzioni dello Stato, troppo spesso sono lontanissime dalle situazioni drammatiche vissute dai minori, piuttosto è sensibile alle unità che gli vengono affidate, in quanto i minori valgono soldi e anche tanti.

Resta molto amaro in gola, ma bisogna lottare perché tutto ciò cambi.

L’Editore

Basta femminicidi! Le donne gridano “giustizia”

3Cinquantaquattro donne morte per mano di uomo dall'inizio dell'anno a oggi. È il triste primato dell'Italia. Lo denuncia, parlando di "femminicidio", "Se non ora quando" (Snoq) la rete delle donne, in un appello che in poche ore ha raccolto sul Web più di mille adesioni.

La prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute). Negli anni novanta il dato non era noto, e quando alcune criminologhe femministe verificarono questa triste realtà, decisero di “nominarla”. Il termine “femicide” (in italiano “femmicidio” o “femicidio”) nacque per indicare gli omicidi della donna “in quanto donna”, ovvero gli omicidi basati sul genere, in altre parole la maggior parte degli omicidi di donne e bambine.

Non stiamo parlando soltanto degli omicidi di donne commessi da parte di partner o ex partner, stiamo parlando anche delle ragazze uccise dai padri perché rifiutano il matrimonio che è loro imposto o il controllo ossessivo sulle loro vite, sulle loro scelte sessuali, e stiamo parlando anche delle donne uccise dall’AIDS, contratto dai partner sieropositivi che per anni hanno intrattenuto con loro rapporti non protetti tacendo la propria sieropositività, delle prostitute contagiate di AIDS o ammazzate dai clienti, delle giovani uccise perché lesbiche.

Chi ha deciso la loro condanna a morte? Certo il singolo uomo che si è incaricato di punirle o controllarle e possederle nel solo modo che gli era possibile, uccidendole, ma anche la società non è esente da colpe.

"Il femminicidio, non è solo un fatto criminologico ma ha una valenza simbolica del rapporto (arretrato) uomo-donna in Italia. Ecco perché riguarda la politica", sottolinea Cristina Comencini di Snoq. Ed è per questo che Snoq, chiede anche "agli uomini di aprire gli occhi, di camminare e mobilitarsi con le donne per porre fine a quest’orrore".

Tante, troppe morti per mano di un uomo. L'ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l'età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosie. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità.

L’amore che uccide, l’amore malato, l’amore che distrugge invece di costruire. Dobbiamo insegnare ai nostri giovani il vero senso di questa grande e importante parola, affinché non si travisi che cosa sia amare. Sì, perché non vuol dire possedere, padroneggiare e usare, maltrattare tanto da spingere a uccidere quando si è respinti o lasciati.

Le donne sono stanche e gridano a gran voce: “Giustizia!”.

Speriamo che queste voci siano finalmente ascoltate da qualcuno, prima di leggere altri nomi e altre drammatiche storie.

8 marzo tra feste, conquiste, dolore e tragedie

173000858 marzo: un giorno di conquiste politiche e sociali, ma anche di dolore e di tragedie 

Vorrei spiegare alle giovani generazioni che si affacciano alla vita e che non conoscono la storia, che quella dell’8 marzo non è una giornata di puro divertimento, ma è qualcosa di molto più importante. Le sue origini difatti, risalgono a una tragedia avvenuta nel 1908.

Tutto accadde a New York in un’industria tessile, La Cotton, dove delle lavoratrici scioperarono per protestare contro le disagiate condizioni di lavoro. Lo sciopero proseguì per diverse giornate ma fu proprio l'8 marzo che Mr. Johnson, il proprietario dell'industria bloccò le uscite della fabbrica, impedendo alle operaie di uscire dalla stessa.

Pare che dopo, fu appiccato il fuoco all’azienda; ne scaturì un incendio che ferì mortalmente 129 operaie, tra cui anche delle italiane. Donne che cercavano semplicemente di migliorare la propria qualità del lavoro.

In Italia la Festa della Donna iniziò a essere celebrata nel 1922 con la stessa connotazione politica e di rivendicazione sociale. L'iniziativa prese forza nel 1945, quando l'Unione Donne in Italia (formata da donne del Pci, Psi, Partito d'Azione, Sinistra Cristiana e Democrazia del Lavoro) celebrò la Giornata della Donna nelle zone dell'Italia, già liberate dal fascismo.

L'8 marzo del 1946, per la prima volta, tutta l'Italia ha ricordato la Festa della Donna ed è stata scelta la mimosa, che fiorisce proprio nei primi giorni di marzo, come simbolo della ricorrenza. Negli anni successivi la Giornata è diventata occasione e momento simbolico di rivendicazione dei diritti femminili (dal divorzio alla contraccezione fino alla legalizzazione dell'aborto) e di difesa delle conquiste delle donne.

Oggi le donne chiedono a gran voce i loro diritti: non solo lavorativi, sociali, ma in modo particolare di rispetto e tutela. Troppe sono le vittime di abusi, di violenze, per non parlare del femminicidio.

Tante sono le associazioni in Italia che seguono e aiutano le donne in difficoltà e cercano di seguirle e di aiutarle. Molte volte i carnefici si trovano, però all’interno del nucleo familiare e diviene davvero complicato soccorrere e assistere le vittime, tanto più quando ci sono di mezzo dei minori. La paura prende molte volte il sopravvento e le donne temono di parlare, si chiudono e cominciano le menzogne, entrando così in un circolo vizioso.

Se ci fermiamo un secondo a leggere i numeri di questi reati, c’è da rabbrividire:

127 donne uccise dai loro compagni, fratelli, mariti nel 2010, 137 nel 2011 e ben 118 nel 2012.

Una ricorrenza di dolore; un male che miete vittime che dobbiamo assolutamente fermare.

La giustizia, lo Stato deve necessariamente porre fine a tutto questo, imponendo pene più severe e non lasciando liberi di circolare persone che hanno compiuto atti disumani. Quante volte abbiamo letto di assassini che sono stati scarcerati per l’indulto dopo pochissimi anni o che sono agli arresti domiciliari? E’ questa la giustizia?

Quanto dolore, quanta sofferenza per i familiari che restano e che vedono i carnefici a piede libero, mentre i loro cari non ci sono più.

Pensiamoci quando ci recheremo a comprare il mazzetto di mimosa. Serve davvero o sarebbe molto meglio comportarsi come essere umani e non come bestie?

La donna non è un oggetto che si può possedere, è una persona che ha gli stessi diritti di un uomo; che ama come lui, e anzi, molte volte sa donarsi totalmente come per esempio quando diviene madre, offrendo se stessa per la vita di suo figlio.

Questa è una donna: un essere completo.

Non serve quindi regalare una mimosa per festeggiarla, per ricordarle che è donna. Occorre solo rispettarla e comprendere quanto sia importante il suo ruolo nella società.

  • Pubblicato in Costume
Sottoscrivi questo feed RSS

Roma

Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore