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updated 10:46 PM CET, Jan 18, 2019

Ponte S. Angelo

Ponte S. AngeloIl ponte S. Angelo o come veniva chiamato in passato ponte Elio, ponte Adriano, ponte san Pietro e ponte dei santi Angeli a seconda delle varie utilizzazioni nel corso dei secoli, venne terminato di costruire nel 134 d. C. per collegare la riva sinistra del Tevere con il mausoleo di Adriano su progetto dell’architetto Demetriano; oggi collega la piazza di Ponte S. Angelo al lungotevere Vaticano e dalla fine degli anni Sessanta è diventato uno dei pochi ponti pedonali della città. 

AngeloPonte S. Angelo in origine venne realizzato in peperino (lapis peperinus la roccia magmatica il cui nome deriva da piper ossia pepe per la presenza di particelle di biotite di colore nero simile ai grani del pepe) e ricoperto da travertino, al giorno d’oggi si distende su cinque arcate e sui magnifici parapetti si trovano le statue di san Pietro del Lorenzetto e di san Paolo di Paolo Romano oltre alle dieci statue raffiguranti degli angeli in un percorso di fede ricordato dai motti delle Sacre Scritture incisi sui piedistalli di ogni statua ed eseguite dagli allievi su bozzetti e disegni di Gian Lorenzo Bernini: Angelo con i flagelli di Lazzaro Morelli, In flagella parantus sum (sono pronto a subire flagelli); Angelo con la corona di spine di Paolo Naldini, replica dell’originale di Bernini in S. Andrea delle Fratte, In aerumna mea dum configitur spina (nel mio doloroso affanno, mentre viene confitta la spina); Angelo con la veste di Gesù e i dadi anch’essa di Paolo Naldini, Super vestem mean miserunt sortem (tirarono a sorte la mia veste); Angelo col titolo della Croce di Giulio Cartari con intervento dello stesso Bernini, Regnavit a ligno deus (il Signore regnò dal legno della Croce); Angelo con la spugna di Antonio Gorgetti, Potaverunt me aceto (mi dettero da bere aceto); Angelo con la lancia di Domenico Guidi, Vulnerasti cor meum (feristi il mio cuore); Angelo con la Croce di Ercole Ferrata, Cuius principatus super humerum eius (il suo regno è sulle sue spalle); Angelo con i chiodi di Girolamo Lucenti, Aspiciant ad me quem confixerunt (osservino in me chi abbiano inchiodato); Angelo con il Volto Santo di Cosimo Fancelli, Respice in faciem Christi tui (guarda l’effige del tuo Signore); Angelo con colonna di Antonio Raggi, Tronus meus in columna (il mio trono è nella colonna). 

Ogni giorno il ponte è attraversato da migliaia di turisti che si recano in visita a Castel sant’Angelo o verso piazza san Pietro o in senso opposto verso l’omonimo rione Ponte passando per lungotevere Tor di Nona e quindi in via del Banco di Santo Spirito, via di panico e via Paola.

"Senza Traccia": la nuova Rubrica di RCM

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Da oggi, parte la nuova rubrica, curata dalle nostre collaboratrici: Federica Florio, Alessia Malachiti, Dora Millaci.

Cercherà di mantenere viva l'attenzione, su tutte quelle persone, di cui non si ha notizia dal momento della scomparsa e che, con il passare del tempo, cadono nell'oblio.

Troppo spesso ci si dimentica di questi drammi, vissuti da famiglie che hanno bisogno del supporto necessario, per continuare a sperare in un ritorno dei loro cari.

Non sempre il Sistema Giudiziario (vuoi per indizi, che per prove) non può soddisfare completamente le aspettative di chi vive il dolore di una perdita "Senza Traccia".

Chiunque voglia partecipare, aiutare o dare utili informazioni, può scrivere alla redazione di Roma Capitale Magazine, all'indirizzo .

Castel Sant'Angelo

Castel S. AngeloPrende il nome dalla statua dell'arcangelo Michele posta sulla sua cima.

Mausoleo  eretto per volere di Adriano al fine di accogliere la sua salma e poi quella dei suoi successori. In seguito, per agevolare il cammino verso tale sepolcro da Campo Marzio, venne costruito un ulteriore ponte sul Tevere, PONTE ELIO INAUGURATO NEL 134 d.C. I lavori di costruzione di CASTEL SANT’ANGELO furono portati a termini da Antonio Pio dopo la morte di Adriano  che trovò però sepoltura a Pozzuoli.

L'opera che oggi vediamo è molto diversa dall’originale. Ed è  Per opera dell'imperatore Aureliano che il Mausoleo viene trasformato in castello, in seguito nel XI secolo, aggiunta la torre e quando nel 1277 diventa proprietà del Vaticano, vengono aggiunti gli appartamenti pontifici.
questo Mausoleo, oggi interessante museo, con la sua magica atmosfera, assume ancora più fascino e mistero al pensiero di TOSCA (DI PUCCINI) che si getta da CASTEL SANT’ANGELO.Castel S. Angelo

Al bellissimo Angelo bronzeo del XVIII secolo viene attribuita  una antica leggenda legata alla terribile peste del 590. Come dice la storia, la peste ebbe fine dopo l'apparizione di un angelo che, posatosi sopra il mausoleo, fece il gesto di riporre la spada nel fodero a simbolo della grazia concessa.

SI NARRA CHE:

Correva l'anno 590 e Roma era stremata da una terribile epidemia di peste. Per impetrare la fine del morbo il neo eletto Papa Gregorio Magno (590-604) chiamò il popolo in processione. Mentre questa si snodava sotto il sepolcro di Adriano, apparve alla sommità dello stesso l'Arcangelo Michele nell'atto di rinfoderare la spada come annuncio della fine del flagello, cosa che poi avvenne. Da questo evento in poi il mausoleo di Adriano prese il nome di Castel Sant'Angelo.

Le storie legate a questo Monumento sono infinite coì come le tante opere, alloggi  che scoprirete solo visitandolo.

DOVE SI TROVA

Lungotevere Castello, 50 - 00193 ROMA

Biglietteria tel. 0039 06 6896003
Centralino tel. 0039 06 6819111

ORARI
Martedì/domenica 9.00 – 19.30
Chiuso lunedì; 25/12; 1/01
La biglietteria chiude alle 18.30

BUS

Metropolitana Linea A: fermata Lepanto; fermata Ottaviano-San Pietro Autobus: linee 62, 23, 271, 982, 280 (fermata Piazza Pia) linea 40 (capolinea Piazza Pia) linea 34 (fermata via di Porta Castello) linee 49, 87, 926, 990 (capolinea Piazza Cavour-fermata via Crescenzio) linee 64, 46 (fermata Santo Spirito)

Circo Massimo

Circo MassimoSecondo  fonti antiche, è il primo circo adibito alle corse dei carri nella valle tra Palatino e Aventino. Viene costruito dal re etrusco Tarquinio Prisco, ma si ricordano corse simili già al tempo di Romolo.

fu costruito per il divertimento e l'intrattenimento del popolo. Qui si svolgeva la corsa delle bighe, che insieme alla lotta dei gladiatori, era lo spettacolo più amato. Oggi ci rimane un grande prato di forma ellittica (664 m x 124 m), da cui si deduce chiaramente il perimetro delle gradinate che in  origine erano di legno poi, successivamente, in muratura con l’aggiunta di gabbie di partenza per i carri e la spina (muretto divisorio della pista). Uno stadio di esagerata grandezza che ospitava fino a 250.000 persone. E’ una delle più antiche costruzioni di Roma, risalente proprio agli anni successivi alla nascita della città e nel corso dei secoli è stato sempre più ingrandito.

Circo Massimo

Legata al Circo massimo è l’antica storia del ratto delle sabine: subito dopo la nascita della città le donne erano in minoranza così, Romolo primo Re di Roma, decise  di fare un grande festa nell'area dove sorge oggi il Circo Massimo, invitando i sabini, con le loro donne per poi, Durante la festa,  rapire le donne sabine cacciando  i loro rispettivi coniugi e padri. Gli uomini sabini non si arresero e si organizzarono per tornare a prendere le loro donne ma, come entrarono a Roma, le loro stesse donne si  schierarono con i romani, di cui intanto si erano affezionate! Una  storia con lieto fine: il Re romano e quello sabino governarono insieme e i due popoli  si fusero. Oggi,  questo fantastico sito viene messo a disposizione per eventi di ogni genere: concerti, spettacoli, teatro mostre e altro.

Come arrivare:  metro B uscita circo massimo

Spamhaus vs CyberBunker

l attacco a spamhaus non sta distruggendo internetAttacco DDoS: voce agli esperti

“Sul recente attacco DDoS (n.d.r. denial of service, letteralmente negazione del servizio) avvenuto in seguito alla disputa fra Spamhaus e CyberBunker sono già state scritte molte parole. Hardware Upgrade ha chiesto un dettaglio tecnico a Marco Giuliani, CEO della società di sicurezza informatica italiana Saferbytes. Ecco i retroscena”

Alle origini del problema

La difficile lotta al crimine informatico sembra aver raggiunto in quest'ultima settimana un nuovo record tra gli eventi di maggior rilievo degli ultimi venti anni. La disputa, questa volta, è nata tra Spamhaus, organizzazione internazionale fondata nel 1998 e attiva nella lotta contro lo spam, e CyberBunker, internet provider olandese rinomato per aver spesso ospitato siti web collegati alle attività di spam e per aver indirettamente partecipato in passato ad attacchi DDoS. CyberBunker è stato recentemente anche l'hoster di una pericolosa organizzazione internazionale dedita al crimine informatico denominata Russian Business Network (RBN).

spamhouseL'inizio delle ostilità è iniziato il 18 marzo scorso, dopo che Spamhaus, responsabile del filtraggio di quasi l'80% dello spam giornaliero a livello mondiale, ha deciso di inserire CyberBunker nella black-list dei provider, arrecando un grave colpo al provider olandese. Dopo poche ore l'infrastruttura Spamhaus è stata violentemente attaccata da un attacco DDoS che ha rapidamente congelato gran parte della sua operatività.

Sebbene non sia dato sapere chi sia il mandante o i mandanti dell'accesso pirata DDoS, la mole dell'attacco - stimata inizialmente intorno ai 10 Gbps - è stata sufficiente per convincere Spamhaus a chiedere aiuto a CloudFlare, provider di servizi di Content Delivery Network e gestore di server DNS, con l'intenzione di ottenere come effetto una protezione in grado di poter ammortizzare l'impatto dell'attacco distribuendolo sulla propria ampia rete.

ddosLa società CloudFlare, attiva da pochi anni ma con già numerosi successi internazionali alle spalle grazie ai propri servizi, è riuscita ad attenuare l'attacco, rendendo i servizi di Spamhaus nuovamente raggiungibili.

"L'impatto dell'attacco è stato veramente notevole, direi unico nel suo genere, partendo da un flusso "standard" per queste tipologie di attacchi di 10 Gbps per arrivare rapidamente ad oltre 75 Gbps, fino ad arrivare a cifre incredibili di 300 Gbps" ha dichiarato Marco Giuliani, CEO della società di sicurezza informatica italiana Saferbytes che si occupa di sviluppo di prodotti e soluzioni per la sicurezza dei sistemi informatici.

Fino a qui nulla di nuovo, "normale" routine negli attacchi DDoS. Tuttavia, nel momento in cui i mandanti dell'attacco si sono resi conto che i propri sforzi contro Spamhaus non erano più efficaci perché filtrati da CloudFlare, hanno deciso di attaccare indirettamente CloudFlare stessa, tentando di mettere fuori servizio la rete del provider. Ed è in questo momento che l'intera rete mondiale ha risentito - parzialmente - di questo attacco.

"CloudFlare è un servizio che, per propria natura e poter funzionare, necessita di avere contatti diretti con vari fornitori di banda a livello internazionale ed inoltre i propri server sono collegati direttamente ai vari punti di snodo internazionali, quali il London Internet Exchange, l'Amsterdam Internet Exchange, il Frankfurt Internet Exchange, l'Hong Kong Internet Exchange. Grazie a questa rete di collegamenti CloudFlare riesce a bilanciare l'immensa mole di traffico e e attenuare eventuali attacchi DDoS. Ed è proprio qui il punto dolente. I mandanti dell'attacco, rendendosi conto di non riuscire a saturare l'infrastruttura CloudFlare, hanno spostato il proprio attacco sui singoli peer che forniscono connettività a CloudFlare e sui vari nodi di internet exchange , i quali a loro volta si sono visti arrivare singolarmente un attacco di dimensioni critiche".

La tecnica di attacco

Nel momento in è arrivato ai vari punti di snodo, dove passano gran parte delle trasmissioni internet delle varie nazioni che coprono, l'intero web ha cominciato a risentire dell'intrusione illegale che ha causato notevoli rallentamenti soprattutto a livello del nodo di Londra (LIX), per il quale passano anche molte connessioni internazionali provenienti dall'Italia.

"A quanto ci è dato sapere da CloudFlare, sembra che uno dei peer che forniscono connettività al provider sia stato inondato da un attacco con punte di 300 Gbps. Considerando che i router più costosi gestiscano fisicamente porte da 100 Gbps, si fa presto a capire come sia stato facile mettere in difficoltà le infrastrutture" ha dichiarato Giuliani.

Sebbene ad oggi l'attacco sia stato mitigato ed è sotto controllo, è interessante capire come sia stato possibile raggiungere tale ampiezza di attacco pur disponendo i pirati informatici di ampie botnet, reti di computer infetti e capaci di sferrare attacchi DDoS contemporaneamente. La risposta sta nei cosiddetti vettori di amplificazione degli attacchi, una tecnica che permette di ampliare l'ampiezza degli attacchi in modo tale da causare più traffico di quello teoricamente possibile con la propria banda.

Il problema è insito in una errata configurazione dei server DNS ed in un attacco che ricorda molto da vicino lo SMURF Attack, ben noto nei primi anni '90 e capace di ampliare notevolmente la portata di un attacco DoS, rendendolo altamente efficace.

"Normalmente quando viene effettuata una richiesta di risoluzione DNS il PC invia un pacchetto di piccole dimensioni, di circa 60 byte e ne riceve uno in risposta dai DNS che può avere delle dimensioni notevolmente più ampie, anche 50 volte maggiori. Le richieste ai DNS vengono trasmesse tramite protocollo UDP, un protocollo che di sua natura è un protocollo che non verifica la veridicità dei dati inviati, né verifica che il mittente indicato nel pacchetto UDP sia l'effettivo mittente della richiesta. Il server DNS riceve il pacchetto UDP, elabora la risposta e la invia all'indirizzo IP indicato nel pacchetto UDP. Tuttavia non c'è alcun modo di verificare che la richiesta sia stata effettivamente originata da quell'indirizzo IP sorgente. Un attaccante può così modificare a piacimento una richiesta UDP mettendo come indirizzo IP sorgente l'indirizzo IP della vittima, per poi inviare il pacchetto al server DNS. La vittima riceverà così automaticamente una risposta da un server DNS al quale non aveva effettivamente richiesto nulla. L'attaccante è riuscito, con 60 byte, ad inviare in realtà oltre 3.000 byte alla vittima. Considerato ciò, basta una botnet di medie dimensioni per poter causare un attacco dai numeri elevatissimi. Questo è il modo con cui i pirati informatici sono riusciti a generare un attacco di 300 Gbps, impossibili altrimenti da ottenere con un attacco DDoS diretto" ha spiegato Marco Giuliani.

Per poter ridurre tale tipologia di attacco sarà necessario, per chi gestisce dei server DNS, mettere mano alla configurazione dei propri server al fine di limitare i range di IP dai quali poter ricevere richieste di risoluzione dei domini. Dei consigli su come poter configurare correttamente i propri server DNS sono forniti dal team Cymru al seguente indirizzo: http://www.team-cymru.org/Services/Resolvers/instructions.html.

È inoltre attivo il progetto "Open DNS Resolver" al fine di identificare i server DNS presenti nel mondo che, a causa di una loro errata configurazione, possono essere potenzialmente utilizzati per amplificare eventuali attacchi DDoS. L'indirizzo del progetto è: http://openresolverproject.org/.

Stando alle statistiche del progetto, al 24 marzo 2013 ci sono circa 25 milioni di server DNS nel mondo che possono essere sfruttati per amplificare attacchi DDoS. Decisamente troppi in un mondo che basa gran parte della propria economia, politica, e vita sociale nel web.

Pasqua: “Un chilo e mezzo in più a testa”

post pasquaUn tempo i pasti più abbondanti delle festività pasquali erano in qualche modo compensati dal digiuno o comunque da venerdì di magra quaresimale, spiega all’Adnkronos Salute Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università degli Studi di Milano.

Oggi invece capita che, appena terminate le feste di Natale e smaltiti i panettoni, troviamo già le uova di cioccolato nei supermercati. E così è sempre festa, tutto l’anno, ma non per la nostra linea e soprattutto non per la nostra salute che risente di abbuffate e di diete ipercaloriche protratte nel tempo. L’esperto stima che a Pasqua in media ci si appesantirà di un chilo e mezzo  in più a testa.

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Raduno mondiale delle Harley a Roma

harley-davidson-110Capitale e Litorale scelti per celebrare i 110 anni del mito.

Oltre 150 mila motociclette e mezzo milione di presenze: Roma capitale europea della Harley Davidson. Litorale e Città Eterna si divideranno nel 2013 il primato mondiale per la celebrazione dei 110 anni dalla nascita del mito motociclistico americano.
Festa grande per gli estimatori del motorcycle tutto cromature e bizzarrie di Milwaukee. La dirigenza della casa statunitense ha varato il calendario delle celebrazioni per il 110° anniversario e, ponendole sullo stesso piano della cittadina del Wisconsin dove nel 1903 è nato il primo prototipo, ha destinato a Ostia e Roma l’happening più importante al mondo. Appuntamento dal 13 al 16 giugno 2013.

ostia porto 1Una processione di stand per la ristorazione e per il merchandising legato allo storico marchio invaderà la banchina del Porto turistico e gran parte del lungomare di Ostia: ci saranno dimostrazioni, prove su strada, corsi di guida, parate motociclistiche, show musicali. A Roma il programma annuncia due articolazioni della festa: ogni sera un concerto rock con star mondiali nello stadio Olimpico e la benedizione papale del 16 giugno in San Pietro.

Ancora da definire la costruzione di un villaggio romano, probabilmente a Villa Borghese.

harley-radunoLa direzione della Harley Davidson non conferma e non smentisce ma, stando a fonti qualificate, uno dei concerti dell’Olimpico dovrebbe avere come protagonisti addirittura gli U2. In quanto alla domenica presso il Vaticano, è prevista una speciale benedizione da parte di Papa Francesco con le moto schierate in piazza San Pietro e su via della Conciliazione. Nell’occasione sarà consegnata al Santo Padre anche una Harley personalizzata.

«Per Ostia sarà un’occasione eccezionale - anticipa Roberto Trippa, harleysta e collezionista da oltre vent’anni nonché imprenditore turistico del litorale - Oltre che l’effetto vetrina per il mare di Roma, ci sarà un indotto economico diretto per la presenza dei motociclisti e dei curiosi». I dirigenti della Harley Davidson Italia ritengono «prudenziale» la stima di 150 mila mezzi e 500 mila presenze per l’evento a Ostia ma anticipano che «nell’occasione della benedizione papale tutta l’area prospicente San Pietro sarà invasa da motociclette». «Ritengo che in totale ci si attesterà a una media di 60 mila moto e 150 mila persone al giorno» suggerisce Trippa per il quale la manifestazione, almeno per il litorale, si tradurrà in un giro di affari di non meno di 100 milioni di euro. In ogni caso si prevede il totale congestionamento delle strade ed il superlavoro per i vigili urbani.

harley-davidson-roma«A quanto mi risulta - conclude Trippa - sono stati già avviati contatti con la Federalberghi di Fiumicino, oltre che di Roma, per convenzioni legate ad un’ospitalità a prezzi competitivi».

Il parco circolante in Italia è di 79.353 Harley Davidson, un fenomeno essezialmente maschile visto che la percentuale di centauri donna si attesta intorno al 5%. I soci dell’Harley Owners Group, il club ufficiale, sono circa 17mila ma in Italia si contano anche 52 chapter ovvero gruppi di appassionati.

VIA GRADOLI, LA PAURA DEL CODARDO

via gradoli nuova okTODINI (PDL): INCENDIATE AUTO E MOTO DEL COMITATO DI QUARTIERE

Roma, 27 MAR. 2013 - "Si apprende, con sconcertante apprensione ed inquietudine, che nella notte tra il 24 ed il 25 marzo, sono state incendiate auto e moto appartenenti al Presidente del Comitato di Via Gradoli e suoi familiari. Poiché da anni si sta portando avanti un’azione decisa per il decoro della zona, di contrasto a fenomeni di pericolo, insicurezza, civiltà e legalità, evidentemente qualcuno si è sentito toccato nel vivo di interessi illegittimi. Al Comitato, al Presidente ed ai suoi familiari, non solo giunga il mio personale pensiero di vicinanza umana, morale, civica, ma sia chiaro che se ieri mi sono schierato al loro fianco per la giustezza delle istanze, da oggi sarò un guerriero della legalità contro l’intimidazione, un combattente per la giustizia contro le mafie, un intransigente per l’onestà. Le Forze di Polizia chiariscano immediatamente i fatti, consegnando ai tribunali questi infami e pavidi “quaquaraquà”. Sarebbe intollerabile qualsiasi altro gesto malavitoso e non incoraggiamo certo la giustizia fai da te. Ma lo Stato sia presente, lo Stato respinga con celerità queste azioni, lo Stato sia più forte ”.

Lo dichiara il Consigliere dell’Assemblea Capitolina del PdL e membro della commissione sicurezza, Ludovico Todini.
Per contatto diretto
338 6997349

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