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updated 5:22 PM CEST, Oct 19, 2019

Roma: Campidoglio, parte “unità di strada e di educativa territoriale”

3393655 0754 baldassarreIl Dipartimento Politiche Sociali ha aggiudicato il servizio “Unità di contatto su strada e di educativa territoriale per interventi di prevenzione e riduzione del rischio di devianza in favore di persone di minore età", con avvio del progetto il 1° settembre. Obiettivo: interventi rapidi in contesti di crisi per inserire o re-inserire persone di minore età italiane, straniere e straniere non accompagnate a grave rischio o già emarginate, prevenire la devianza (prevenzione primaria) o l’aggravarsi del disagio (prevenzione secondaria) nel contesto scolastico, lavorativo e sociale.

Il progetto ha sinergie operative con il “Servizio di Contatto per interventi di prevenzione dei rischi e riduzione del danno, rivolto a persone che si prostituiscono, con particolare attenzione alle vittime di tratta sessuale”, al fine di realizzare importanti azioni di rete. Altre finalità: la prevenzione di processi di stigmatizzazione ed emarginazione sociale di soggetti a rischio; la risocializzazione di soggetti in condizioni di emarginazione grave, attraverso l’accompagnamento ai servizi; il sostegno a famiglie in difficoltà; l’integrazione operativa delle risorse sul territorio. Il progetto si inserisce nel quadro della Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.   

L’Unità, operativa per 24 mesi e almeno 72 ore settimanali (ore 11- 23), avvierà percorsi informativi su problematiche giovanili anche in aree in cui la presenza di minori stranieri non accompagnati è potenziale causa di fenomeni di intolleranza. Composta da una équipe specializzata nel lavoro di strada con soggetti giovani a rischio devianza, agirà in luoghi strategicamente scelti per l’elevata frequentazione giovanile (piazze, parchi, stazioni ferroviarie e metropolitane che ospitano centri di accoglienza ecc.). Le professionalità coinvolte, formate ed esperte, saranno il Responsabile, gli educatori di strada, gli animatori territoriali e i mediatori linguistico-culturali.

Un 'lavoro di strada' che cerca le persone di minore età più difficili da raggiungere  - spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale Laura Baldassarre - La questione della tutela dei minorenni e del contrasto a comportamenti deviati nei loro confronti è accesa. Attraverso questo servizio, andiamo incontro ai giovani per stare con loro e sensibilizzarli con personale qualificato. L’Unità raccoglierà anche informazioni importanti su punti di ritrovo, criticità, bisogni e caratteristiche dei destinatari, per meglio comprendere modalità e fenomeni 'sommersi' e offrire risposte sempre più efficaci”.
  • Pubblicato in Roma

Storie di "ordinaria" ingiustizia

affidamento minori

Oggi mi voglio occupare di un caso che tratta un tema molto delicato: “Famiglie in difficoltà, affido, ruolo delle assistenti sociali, ruolo dei Giudici, case famiglia e conflitto di interessi”.

E’ vero i temi sono tanti, ma si intrecciano tra loro, a volte troppo spesso a discapito dei minori e delle loro famiglie.

Già, perché per “interessi” di fantomatiche “tutele” ci si arroga il diritto di decidere, senza tener conto minimamente delle reali esigenze delle famiglie in difficoltà e dei loro figli.

Voglio raccontarvi, se pur a grandi linee, la storia di cui mi sto occupando.

logo-alef-riq-fbPremetto che oltre a essere l’editore di questo giornale, sono membro del consiglio direttivo dell’associazione Europea per la tutela delle famiglie e dei minori, “A. le F” (acronimo di Aiutiamo le Famiglie) che si occupa da tempo di separazioni, affidi e famiglie in difficoltà.

Vengo contattato da una dottoressa, medico pediatra, che sta seguendo un caso, in una regione d’Italia (inutile dire quale, tanto è diffuso il problema), per mettermi al corrente di una storia a dir poco emblematica.

Esordisce così: “Oggi ho avuto una brutta notizia, che denota ancora una volta le ingiustizie sociali che esistono nel nostro paese e le istituzioni (chi le rappresenta), non fanno nulla per le persone che sono in difficoltà.

 Una giovane donna, che conosco e seguo da alcuni anni, ha 2 bambini, senza un lavoro stabile, con un passato di vita tutt’altro che facile, ha accettato l'affidamento dei bambini, a detta dall'assistente sociale, “temporaneo”, in attesa che la signora facesse un percorso psicologico dettato dall'assistente sociale.

 La signora lo ha effettuato regolarmente. Poteva vedere i bambini per 2 ore ogni 15 giorni, in ambiente protetto, alla presenza di un educatore.

 La signora ha sempre lavorato, ma non è riuscita a trovare un lavoro stabile (cosa facilissima in questo tempo).

 All'udienza del tribunale dei minori (come si poteva prevedere), l'affidamento è stato trasformato in adozione, perché la mamma naturale non dimostrava interessamento per i bambini, gli orari delle visite erano stabilite e lei non poteva vederli più spesso, perché le veniva vietato.

 In più c'è l'aggravante che non ha un lavoro "sicuro" e quindi è stata presa la decisione definitiva.

 Sicuramente bisogna pensare all'interesse dei bambini, ma a questa mamma chi ci pensa? Non era più semplice aiutare il nucleo familiare, seguirlo e dare la possibilità ai bimbi di vivere nel loro ambiente più idoneo?

 L'assistente sociale può avere delle responsabilità? La famiglia affidataria, può aver forzato la mano per ottenere l’affido? Speriamo che gli operatori che vivono ogni giorno situazioni delicatissime si rendano conto che un lavoro così importante, va fatto seguendo sì le leggi, ma ascoltando con il cuore.

 La signora non ha ancora firmato l'accettazione della sentenza, ma sa che non c'è più niente da fare.

L'ingiustizia è anche nell’impossibilità della giovane donna di potersi pagare un buon avvocato, che forse l'avrebbe tutelata meglio.

 Capisco perfettamente che sono situazioni delicate e difficili, ma a questa giovane mamma non ci penserà più nessuno e a me non sembra giusto.

 Sono sempre i poveri e quelli che non sanno difendersi a pagare e caro”.

tribunale-minori 1Detto ciò, mi sorge spontanea una domanda: ma non sarebbe meglio, dove possibile, lasciare i figli nel loro ambiente familiare e portare supporto economico e psicologico per il “riavvio” di una vita normale?

Ma forse girano troppi interessi economici, tra adozioni forzate e case famiglia che spillano soldi allo Stato.

Le Istituzioni dello Stato, troppo spesso sono lontanissime dalle situazioni drammatiche vissute dai minori, piuttosto è sensibile alle unità che gli vengono affidate, in quanto i minori valgono soldi e anche tanti.

Resta molto amaro in gola, ma bisogna lottare perché tutto ciò cambi.

L’Editore

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