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updated 3:54 PM CEST, Jul 22, 2019

Mamma coraggio -Storia di un'attesa senza resa-

libro-due 700x768Una donna, ma soprattutto una mamma che non si arrende e che cerca risposte per colmare quel vuoto enorme dentro l'anima e il cuore.

Un figlio morto si può piangere, ma un figlio scomparso nel nulla, è una ferita aperta che non si può cicatrizzare e sanguina giorno dopo giorno, in uno stillicidio incessante che porta solo tormento e disperazione.

L'appuntamento è per domenica 4 maggio alle ore 15.30 a Pieve di Romena, Pratovecchio (Ar) con Caterina Migliazza Catalano, che da ben 9 anni cerca suo figlio Fabrizio misteriosamente scomparso.

Emergenza senza fine: ancora sbarchi a Lampedusa

sbarchi-di-immigrati-clandestini-a-lampedusa4L’UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) stima che, dal 2011 oltre 2.600 persone hanno perso la vita in mare nel tentativo di raggiungere le coste italiane, un numero impressionante e non esaustivo della tragedia che si consuma nei nostri mari, non un'emergenza, ma un fenomeno prevedibile e prevenibile, da affrontare non esclusivamente con misure di Polizia di frontiera.

Se pensiamo difatti che l'emergenza sia terminata quel terribile 3 ottobre 2013, col naufragio di un barcone al largo di Lampedusa, che causò la morte di 368 eritrei che cercavano asilo in Europa, ci sbagliamo di grosso.

Quella è una data simbolo che non dobbiamo dimenticare, perché lo sciame continua inesorabile quasi tutte le notti.

Proprio nei giorni scorsi nel canale di Sicilia, 800 profughi sono stati salvati dalla Marina Militare e dalla Guardia di Finanza.

Gli  immigranti erano a bordo di sette barconi che sono stati intercettati dalle navi della Marina Militare e da una motovedetta delle Fiamme Gialle a una settantina di miglia a sud di Lampedusa. Successivamente sono stati trasferiti a bordo della nave San Giorgio.

Nelle ultime ore altre 249 persone sono state soccorse dalla Marina Militare, nel canale di Sicilia e sbarcati a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento.

migranti lampedusa getty 1Tra gli oltre 200 profughi di nazionalità siriana e nigeriana, 43 minori e 36 donne, alcuni neonati, una donna gravida e due disabili.

A leggerlo sembra un bollettino di guerra e fa paura.

Una situazione difficile da affrontare, anche per il personale sanitario, per non parlare delle strutture di accoglienza, che sono al collasso.

Se continua così purtroppo, l'intera Sicilia rischierà di trasformarsi in una sorta di tendopoli per riuscire a ospitare tutte queste persone.

Questo è il grido d'allarme che ci arriva e che, non dobbiamo sottovalutare.

Tende militari difatti sono state montate al Porto di Augusta, per dare una sorta di riparo agli ultimi sbarcati.

Alla luce di quanto sopra si teme un nuovo business, ovvero quello di centri di accoglienza improvvisati che richiedono però soldi.

Ecco così spuntare case di riposo, alberghi, locande e comunità che con 50 €. al giorno offrono un posto letto.

Lucrare e speculare sulle disgrazie di persone già provate da guerre e da viaggi da incubo, per finire nelle grinfie di individui senza cuore.

resizeQuesto è il quadro del Paese oggi, quello che non sempre i telegiornali fanno vedere, anzi tendono a nascondere.

Una Sicilia invivibile da tutti i punti di vista, per loro (gli immigrati) e per gli stessi cittadini.

Occorre quindi intervenire immediatamente e arginare il più possibile il male che sta dilagando, offrendo un'immagine pessima della nostra bella Italia.

Donne in prima linea: il volto “umano” della guerra

niedringhaus 1 48188918Anja Niedringhaus era una donna che ha saputo cogliere con il suo obiettivo, immagini che parlavano più di mille parole.

Fotografie che sono giunte a noi e che hanno immortalato i momenti cruciali e memorabili di guerre che non dimenticheremo mai.

Chi era questa fotografa di guerra che si è spinta in Iraq e Afghanistan pur di portare alla luce  la verità cruenta di massacri, di stermini e di conflitti?

Chi era questa donna coraggiosa che è stata brutalmente uccisa da un colpo di pistola, mentre svolgeva il suo lavoro?

Fotografa da quando ne aveva 16, Anja Niedringhaus lavorava per l’Associated Press dal 2002, aveva vinto nel 2005 il premio Pulitzer per la copertura della guerra in Iraq e il Courage in Journalism Award assegnatole dall’International Women's Media Foundation.

BN-CF643 0404AN M 20140404094223Da anni viaggiava per i territori afghani, raccontandone la guerra e la sua gente.

48 anni, tedesca con decenni di carriera alle spalle, costellati di prestigiosi premi, ci sono per esempio quelli che ritraggono i conflitti in Kuwait, Libia, Gaza e Cisgiordania nel corso di 20 anni, a partire dai Balcani negli anni '90.

La fotoreporter  aveva viaggiato numerose volte in Afghanistan fin dal 2001.

Le sue fotografie sono state esposte in moltissimi musei, tra cui il Museo d’Arte Moderna di Francoforte, la Galleria C/O di Berlino, il Museo di Fine Arts di Houston e altre gallerie di Londra, Stati Uniti e Canada.

I suoi lavori hanno portato alla pubblicazione di due libri: “Fotografien” (Museum of Modern Art, Francoforte) nel 2001 e “At War” (Hatje Cantz, Ostfildern) nel 2011.

FATHER-LOVE-WALLPAPER-2013-5I libri purtroppo non hanno una versione italiana, ma sono comunque reperibili e disponibili. E il potere delle immagini supera qualsiasi barriera linguistica.

La sua carriera prese il volo raccontando con le immagini, il crollo del muro di Berlino e da allora, non si è più fermata.

Ciò che l'ha resa famosa però e che le conferirà un posto nella storia è l'immagine-simbolo della strage di Nassiriya del 12 novembre 2009, che costò la vita a 19 italiani e 9 iracheni. Nella foto scattata di notte, si vede un militare davanti alle rovine del palazzo saltato per aria, con la mano sull'elmetto, impietrito.

Quello scatto è rimasto nel cuore di tutti noi ed è con quello, che l'anno successivo vincerà il Premio Pulitzer.

Come faceva una donna a lavorare in contesti così duri e pericolosi? L'unica risposta plausibile oltre l'amore per il proprio lavoro è il coraggio.

Ardeva in lei la passione per quello che faceva e voleva documentare al mondo, ciò che accadeva. I suoi occhi erano lo specchio delle guerre, della disperazione e della fame.

Il mondo doveva conoscere, sapere, essere informato, perché mai più orrori del genere avrebbero dovuto ripetersi.

NassiryaPurtroppo lei stessa è caduta sotto i colpi di quei conflitti che immortalava per noi.

Anja è la 32 esima collaboratrice di AP che perde la vita nel compimento del suo dovere dall’anno della fondazione dell’agenzia di stampa, nel 1842 – ha scritto il presidente AP Gary Pruitt - “Questa è una professione per coraggiosi e appassionati, dediti alla missione di far vedere al mondo informazioni giuste, accurate, importanti. Anja Niedringhaus corrisponde in ogni aspetto a questa definizione”.

Dall'inizio anno, con Anja sono 14 i giornalisti uccisi sul campo, fa notare il Committee to Protect Journalists.

Africa certezze e paure per un lavoro

africaLa crisi italiana ha portato a questo, volare in Africa pur di lavorare. 

Ebbene sì, la crisi nel nostro paese ha portato anche questo.

Se da un lato vediamo barconi pieni di profughi giungere nelle nostre sponde, dall'altro ci sono italiani che volano in Africa cambiando a volte completamente vita.

Lavorare nel continente africano, quello dove i tramonti sono i più belli del mondo, quello che ti resta nel cuore per sempre, può per alcuni essere un sogno e per altri una realtà.

Che cosa dobbiamo sapere prima di partire?

Questo continente è noto per essere un luogo difficile dove guerre, malattie, carestie, dittature e violenze, pregiudicano la pace e lo sviluppo economico.

Senza tralasciare questi problemi che purtroppo affliggono le popolazioni e hanno conseguenze devastanti enormi, l'Africa sta attraversando una fase di sviluppo economico incredibile.

Ovviamente essendo un continente formato da ben 54 stati autonomi, le differenze economiche politiche e sociali sono marcate.

220px-Topography of africaSe da una parte troviamo il Sudafrica, che pur con le sue contraddizioni, è una potenza economica consolidata, dall’altra troviamo nazioni come la Sierra Leone, considerato uno fra i paesi più poveri al mondo.

Lavorare in Africa può diventare l’esperienza più bella della vita. I colori, i sorrisi, l’umanità che trovi nel continente nero, sono quasi del tutto spariti dalla civiltà occidentale.

Anche se, a prima vista, trovare lavoro in Africa sembra una missione impossibile, è pur vero che migliaia di italiani vivono, lavorano e risiedono in Africa da molti anni.

L'Africa ricerca questi profili altamente specializzati, come ingegneri, medici, infermieri, tecnici, operai specializzati, operatori sociali, difatti ogni anno partono alla volta dell’Africa per apportare il loro contributo.

Non dimentichiamoci però del lato “oscuro”, ovvero i rischi che sono in continuo aumento e gli stipendi che un tempo erano altissimi, adesso sono in netto calo.

Per esempio, un ingegnere fino a qualche anno fa guadagnava anche 8.000-10.000 euro al mese dopo 3 o 4 anni di esperienza.

Teniamo conto che doveva però star fuori casa almeno 10 mesi l’anno. Esiliati in aree talvolta a rischio, su piattaforme o navi posacavi.

johannesburgCon lo stesso ruolo in Italia avrebbe guadagnato non più di 4mila euro al mese.

Dopo il 2010 è arrivata la crisi e gli stipendi si sono nettamente abbassati.

Inoltre in alcuni paesi come Nigeria, Eritrea o Sudan occorre avere una scorta armata per evitare situazioni pericolose e pertanto gli emolumenti, sono stati tagliati.

Oggi in Africa lavorano circa 48 mila italiani, con una concentrazione maggiore in Sudafrica, Nigeria, Angola, Ghana ed Etiopia, questi sono i  cinque paesi dall’economia in forte crescita.

Nel 2000 il giornale The Economist definiva l’Africa come il “paese senza speranza” ora, nel 2014, le statistiche riguardanti questo paese sono positive, infatti, le proiezioni indicano che nei prossimi venticinque anni il continente africano si potrà ripopolare dopo le sciagure e guerre degli anni ’80 e ’90 e che gli investimenti cresceranno favorendoun’economia tagliente e incisiva.

Tantissimi quindi sono oggi gli italiani che guardano verso questo continente pur di lavorare. L'Africa, un luogo che sa stregare con i suoi colori, i suoi profumi e quell'alone di magia che la circonda.

Senza Traccia: appello della mamma di Salvatore Colletta

Salvatore-Colletta-2Ancora troppe sono le persone che ogni giorno spariscono nel nulla, inghiottite dalla terra, fagocitate e di cui non si hanno più notizie.

Nella sola Sicilia dal 1973 a oggi sono scomparse ben 2.678 persone (dato aggiornato al giugno 2013).

Una di queste è il giovanissimo Salvatore Colletta che al momento della scomparsa, avvenuta a Casteldaccia (PA) aveva  solo 15 anni.

Alla fine di questo mese ricorre il triste anniversario, quello della sua sparizione e la madre ha voluto fare l'ennesimo, accorato appello, che di seguito riportiamo: 

Sono passati 22 anni da quel terribile 31 marzo 1992.  Questi non sono semplici numeri, ma anni di sofferenza, di pianti, di dolore e di ricerche assidue e costanti per trovare te, Salvatore.

Sono anni di angoscia, anni che mai nessuno ci potrà restituire se non con la tua presenza che fino a oggi ci è mancata. Non abbiamo smesso mai, nemmeno un solo giorno, di lottare per avere tue notizie. Quotidianamente tu, Salvo, sei un pensiero fisso e indelebile nella nostra mente!

Tolleranza zero per chi è “diverso”

stop omofobiaRagazzi ma anche adulti derisi e sbeffeggiati perché omosessuali. 

Ha un nome e si chiama: omofobia.

Un gay su 4 è vittima di violenze.

L’approccio culturale al mondo omosessuale e l’accettazione di comportamenti di chi è attratto affettivamente e/o sessualmente da persone dello stesso genere, è da sempre stata problematica e spesso fortemente condizionata dal momento storico e dai credo religiosi.

Ancora oggi, infatti, gli omosessuali sono sottoposti, in alcuni paesi o contesti, a forti discriminazioni se non a veri e propri atteggiamenti persecutori  atti di violenza psicologica ma anche fisica.

In Italia purtroppo la realtà di queste cose non sempre emerge, perché le persone tendono a tacere.

Nel rapporto annuale 2013, Amnesty International ha denunciato violazioni dei diritti umani, aggressioni, intimidazioni e discriminazioni nei confronti di persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate (Lgbti) in più di 40 paesi.

gene-per-l-omosessualità-462x200L'atteggiamento però verso l'omosessualità varia notevolmente da nazione a nazione.

Quante vite di adolescenti sono state stroncate da violenze psicologiche avvenute nei banchi di scuola.

Solo nell'ultimo anno, sono diversi i casi che abbiamo letto sui giornali.

Storie drammatiche di 14 – 15enni che stanchi di essere derisi dai compagni si sono tolti la vita.

Il “ragazzo dai pantaloni rosa”, questo giovane di soli 15 anni che si è suicidato nel novembre del 2012, è diventato un simbolo, un emblema per tutti coloro che vengono scherniti perché diversi.

Oggi, a distanza di tempo la madre afferma che, Andrea questo il nome del giovane, ha compiuto quel gesto per una questione amorosa finita male e non per scherzi a scopo omofobo.

Fatto sta che la terribile azione compiuta dal ragazzino, ha aperto una voragine attorno alla questione della “diversità”.

La “diversità” quindi può uccidere.

Se pensiamo che questo problema resti confinato nelle mura dell'adolescenza o della gioventù, ci sbagliamo, perché ahimè continua anche dopo.

Ci troviamo così di fronte a uomini o donne, che sono oggetto di persecuzioni nei luoghi di lavoro, perché omosessuali.

Non ultimo il caso di un signore di La Spezia, la prima parte della sua vita vissuta come un trans, ma oggi padre di due figlie.

omofobia manifesto pd 530-300x225Questo suo passato però riaffiora sempre, perché il giudizio delle persone è come una scure sulla sua testa.

A nulla serve che sia un buon padre e un ottimo lavoratore, le derisioni con scritte volgari, disegni osceni e provocazioni varie sono all'ordine del giorno.

Le persecuzioni sono così frequenti che si è rivolto anche ai sindacati: “Volevo solo essere lasciato in pace “ afferma “Non mi pare di chiedere troppo”.

Per qualcuno però il suo passato è una condanna da rinfacciare per il resto della vita.

Quest'uomo vuole dare un messaggio importante a tutti i giovani che si trovano nella sua condizione: “Malgrado il dolore che provate per le derisioni, prima di arrivare a togliervi la vita, vi dico, di essere più forti dei pregiudizi”.

Prima di condannare, di criticare o di detestare qualcuno perché diverso, bisognerebbe mettersi nei suoi panni almeno una volta.

Vivere e provare quelle sensazioni di isolamento, di solitudine, di abbandono e di emarginazione che la società impone a tutte le persone che sono “differenti” da noi o che la pensano in maniera difforme. almeno per un giorno.

Ricordiamo però una cosa, che molti dei Grandi che hanno fatto la storia, erano considerati “diversi”.

Donne al potere a dispetto dei pregiudizi

islamic-woman-858518-mL'altra faccia delle quote rose dell'Islam. 

Smettiamola di guardare le donne egiziane e arabe solo come vittime.

Se da un lato è vero che le cronache delle manifestazioni nelle piazze sono spesso gravate da notizie di violenza, di aggressioni, molestie e stupri quasi quotidiani, dall'altra parte questa forza promotrice ha dato vita a movimenti tali da aiutare l'emancipazione delle donne.

Nonostante quindi il problema degli attacchi sia grave e la percentuale di donne che almeno una volta nella vita sono state oggetto di molestie sessuali (stimato attorno all'83%) sia altissima, la paura ha frenato solo in minima parte la partecipazione femminile alle proteste.

Vecchi drammi e nuovi femminicidi

gall 1375857534-stop-femminicidio-20130807 083843Un  otto marzo nel segno del sangue. 

Sembra un orribile scherzo del destino eppure, la Giornata Internazionale dedicata alla Donna è stata segnata dal sangue di efferati omicidi a discapito di signore indifese.

La prima Silvana Spaziani di 46 anni è stata uccisa in provincia di Frosinone al termine di una lite con il marito. 

Il 44enne ha scaraventato la donna nella tromba delle scale, cercando poi di nascondere il fatto attraverso simulando un incidente domestico.

Il secondo femminicidio è avvenuto a Vigevano.

Un pensionato di 71 anni ha ucciso a coltellate la compagna di una vita, con la quale ha avuto due figlie di 16 e 19 anni, e si è consegnato ai carabinieri, dicendo “L'ho uccisa perché ero geloso”.

E infine, la terza vittima nella camera di un albergo di Gualdo Tadino, in provincia di Perugia, è  una ragazza uccisa dal marito che poi ha tentato il suicidio tagliandosi le vene.

Insomma, in meno di 48 ore ben 3 femminicidi e nella giornata della ricorrenza alla memoria delle centinaia di operaie morte nel rogo di una fabbrica di camicie Cotton avvenuto nel 1908 a New York.

femminicidio3-561x250È questo difatti che bisogna ricordare quando si pensa all'8 marzo.

Alle conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, come anche alle discriminazioni e le violenze di cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo.

Il fenomeno del femminicidio ha segnato nel 2013 un incremento rispetto agli anni precedenti con 177 donne uccise.

Questo è emerso da un'indagine per l'anno 2013, da un gruppo di volontarie mediante l'esame della stampa nazionale e locale.

La media annuale per i 9 anni in cui sono state condotte le indagini, segna 116 casi per anno.

Nel 2013, in base all'analisi, restano confermati che, i femminicidi riguardano per lo più donne italiane (70%), sono commessi da uomini italiani (70%), interessano tutte le fasce di età pur se si riporta quest'anno un’incidenza maggiore nella fascia di età tra i 36 e i 45 anni, mentre nell’anno 2012 si registrava nella fascia 46-60 anni.

“Trovano origine” spiega la Casa delle Donne “Nella relazione di genere, posto che nel 58% dei casi l'autore è stato il partner attuale o ex della donna”.

Nel primo bimestre del 2014, gli omicidi totali sono già stati 68 (a fronte di 85 uccisioni avvenute nel gennaio-febbraio 2013).

Purtroppo le stime dicono che, in Italia ogni 3 giorni una donna viene uccisa dal proprio compagno, marito o convivente.

Che cosa prevede oggi il nuovo Decreto Legge contro la violenza sulle donne?

Prevenire la violenza di genere, proteggere le vittime e punire severamente i colpevoli.

In sintesi: pene più severe – arresto obbligatorio in flagranza – allontanamento del coniuge violento da casa – querela irrevocabile - Corsia giudiziaria preferenziale - Patrocinio gratuito - Permesso di soggiorno alle vittime straniere - Vittime informate sull'iter giudiziario.

imagesÈ ancora troppo poco per quello che accade ogni giorno, soprattutto all'interno delle mura domestiche.

Le donne devono reagire subito, ai primi segnali senza lasciar passare alcun comportamento ambiguo perché dopo, potrebbe essere troppo tardi.

Impariamo a ribellarci dicendo BASTA!

Esiste un numero che in questi casi può dare sostegno e un grande aiuto: è il 1522, attivo 24 ore su 24.

 

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