logorcb

updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Papa Francesco in Campidoglio, l’abbraccio a Roma e ai romani.

papaAccolto dalla sindaca Virginia Raggi. Il Pontefice saluta l’amministrazione e i dipendenti capitolini

Papa Francesco abbraccia Roma e i romani. Per la prima volta il Santo Padre ha fatto visita in Campidoglio. Un gesto d’amore nei confronti della città a dieci anni esatti dall’ultima volta che un Pontefice è salito sul Colle Capitolino. Segno tangibile della grande attenzione che il Vescovo di Roma ha per la sua comunità. 

Il Santo Padre è giunto in Campidoglio alle 10.15 accolto dalla Sindaca di Roma Virginia Raggi all’ingresso di Sisto IV del Palazzo Senatorio. Da qui ha raggiunto lo studio della Sindaca per un colloquio privato e si è affacciato dal balconcino con la vista sui Fori Romani. Dopo aver incontrato il Vice Sindaco, i presidenti dei Gruppi Consiliari e i dirigenti capitolini nella Sala dell’Arazzo e gli Assessori capitolini e i Presidenti dei Municipi nella Sala delle Bandiere, ha qui posto la sua firma nel Libro d’Oro Capitolino.

Il Santo Padre ha fatto poi ingresso nell’Aula Giulio Cesare dove ha ascoltato il saluto della sindaca e ha rivolto all’Assemblea un suo messaggio.
“Roma, città ospitale, è chiamata ad affrontare questa sfida epocale nel solco della sua nobile storia; ad adoperare le sue energie per accogliere e integrare, per trasformare tensioni e problemi in opportunità di incontro e di crescita. Roma, fecondata dal sangue dei Martiri, sappia trarre dalla sua cultura, plasmata dalla fede in Cristo, le risorse di creatività e di carità necessarie per superare le paure che rischiano di bloccare le iniziative e i percorsi possibili. Questi potrebbero far fiorire la città, affratellare e creare occasioni di sviluppo, tanto civico e culturale, quanto economico e sociale. Roma città dei ponti, mai dei muri!”, ha detto nel suo intervento in Aula il Pontefice.

“È un onore per me accoglierLa in Campidoglio ed è con profonda e sincera emozione che Le do il benvenuto in quest’Aula, a nome di tutti cittadini di Roma”, ha dichiarato Raggi sottolineando che la Capitale è “città aperta, città del multilateralismo e del multiculturalismo. Roma guarda al futuro e si conferma ancora una volta città del dialogo”.

Al termine del discorso la Sindaca ha ringraziato il Santo Padre per la sua presenza in Campidoglio e ha annunciato l’istituzione di due borse di studio e l’intitolazione della Sala della Piccola Protomoteca di Palazzo Senatorio all’Enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco.

Il Santo Padre a ricordo della Sua visita ha donato un mosaico che riproduce il Colosseo e medaglie del Pontificato.

Papa Francesco, insieme alla Sindaca, si è poi affacciato alla loggia del Palazzo Senatorio dove ha salutato i cittadini e le scolaresche presenti in piazza del Campidoglio.

Sua Santità, prima di terminare la visita in Campidoglio, ha raggiunto la Sala della Protomoteca dove ha incontrato e salutato con affetto i dipendenti capitolini con i loro familiari.

Roma per il Giubileo: presentato il logo a Palazzo Valentini

133605951 afaccffd 9d79 46b4 93fd ff62451cf8eaRoma per il Giubileo’, con lo slogan ‘Obiettivi straordinari con risorse ordinarie’. Scritto in rosso e grigio su due righe e affiancato da tre cerchi di dimensioni diverse, di colore arancione, giallo e rosa. Le parole Roma e Giubileo, in rosso, legate dall'alto in basso attraverso l'unione delle lettere 'm' e 'u' a simboleggiare la coesione tra le tutte le istituzioni coinvolte nell'organizzazione dell'Anno Santo.È questo il logo per l’Anno Santo in partenza l’8 dicembre prossimo. Il logo è stato presentato questa mattina a Palazzo Valentini, unitamente al piano per l'Anno Santo stabilito con il concorso di tutti gli enti: insieme a Gabrielli, erano presenti il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il commissario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca, il vicesindaco della Città metropolitana Mauro Alessandri.
"Il Giubileo è il primo grande evento per il quale non è intervenuta né una legge speciale né un'organizzazione commissariale – spiega il Prefetto Gabrielli - Non c'è stata nessuna deroga alle norme vigenti. Ci siamo posti obiettivi straordinari con risorse ordinarie per soluzioni condivise e durevoli, anche perché le tempistiche di realizzazione erano ristrette".

Papa Francesco il 17 gennaio in visita alla Sinagoga di Roma

papa francesco e1386319513493Papa Francesco si recherà in visita al Tempio Maggiore domenica 17 gennaio 2016.

A comunicarlo, in una nota, l'ufficio stampa della Comunità Ebraica di Roma. Quella di Bergoglio, invitato dal Rabbino Capo e dalla Comunità stessa, sarà la terza visita di un Papa al Tempio Maggiore di Roma, dopo quelle di Giovanni Paolo II nel 1986  e di Benedetto XVI, che casulamente avvenne proprio il 17 gennaio ma del 2010.

La visita sarà caratterizzata dall'incontro personale del Papa con i rappresentanti dell'ebraismo e i membri della Comunità, infatti ci sanno ad attenderlo il rabbino capo Riccardo Di Segni ed il presidente delle comunita' ebraiche italiane Renzo Cattegna e della Cer Ruth Dureghello.

Papa Francesco I - tra luci e ombre

Vaticano,Habemus-papam news.panorama.it Habemus Papa. Da ieri le rassegne stampa dell’intero pianeta si sono concentrate sull’elezione di Jorge Maria Bergoglio, classe 1936. Si tratta del primo Pontefice latinoamericano,  primo gesuita, primo a scegliere come nome quello di Francesco d’Assisi.

Nato a Buenos Aires da genitori di Asti: il padre era ferroviere e la madre casalinga. Laureato in chimica, l’11 marzo 1958 entra nella Compagnia di Gesù, dove viene ordinato prete nel 1969. Ha compiuto altresì studi umanistici in Cile e nel 1936. Tornato a Buenos Aires, ha conseguito la laurea presso la Facoltà di Filosofia del collegio massimo “San Josè” di San Miguel.

è stato professore di lettere e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fe e nel 1966 ha insegnato nel collegio del Salvatore. Dal 1967 al 1970 ha studiato teologia presso il collegio massimo di San Josè e si è laureato. E’ stato eletto vescovo di Auca da Giovanni Paolo II e ausiliare di Buenos Aires, di cui è divenuto arcivescovo nel 1998. E’ cardinale dal 2001 e dal 2005 al 2011 Presidente della Conferenza Episcopale argentina.

Volendo sorvolare i dettagli biografici e curriculum vitae, ampiamente battuti dalle agenzie stampe, mi soffermerò su aspetti e questioni poco dibattute.

Innanzitutto vince il partito dei “pastori”, critici verso la curia romana e fautori di una maggiore trasparenza, contro quello dei “romani” guidati da Sodano e Bertone che cercano di mantenere lo status quo,  e adesso ci si aspetta che Bergoglio mantenga il peso programmatico dell’appellativo “scomodo” da lui scelto.

Optare per il nome ”Francesco” infatti, implica coraggio, che prima di lui nessuno ha avuto, oltre all’adesione intima al Cristo povero e crocifisso. Francesco vuol dire rifiutare il potere e la ricchezza e tornare a rivolgersi al Padre come unica fonte di speranza e consolazione.

In questo senso, un cardinale nato povero e vissuto senza manie di ostentazioni in una metropoli povera anch’essa ma fortemente devota, sembrerebbe il preludio di un papato felice.

Il punto è: Bergoglio sarà capace di attuare la profezia, (mai attuata dal Concilio II) di ritornare a una “Chiesa povera e dei poveri” o si tratta di una scelta mediatica volta a risollevare le sorti di una Chiesa in evidente difficolta? Siamo davvero davanti a una svolta epocale che riuscirà a dare freschezza? Sarà capace di rompere con le tradizioni radicate che imprigionano la Chiesa dentro un’istituzionalizzazione eccessiva? Di certo vedere un Papa che opta per un aspetto pubblico scarno, con veste bianca e crocifisso nero, evitando papali viola e oro, rende l’idea della volontà di semplicità che contraddistingue da sempre Bergoglio, arruolato nelle correnti moderate della Chiesa.

Torniamo alla vittoria:  è stata un vero colpo di scena, è il classico outsider frutto di un accordo arrivato dopo appena tre giorni, ma che già nel 2005 era in lizza proprio con Ratzinger, tra i riformatori. In quell’occasione incassò 35 voti al primo scrutinio e 40 al secondo, mentre Ratzinger viaggiava sui 70: poiché al tedesco mancavano solo cinque voti, Bergoglio decise di ritirarsi dalla corsa e fece confluire i suoi a Benedetto XVI.

Ma veniamo agli aspetti di questa personalità che a prima vista, sembra quella di un uomo dolcissimo e umile, caritatevole e a tratti impacciato davanti alla folla che lo acclamava.

In qualità di presidente della Conferenza Episcopale Argentina ha mantenuto il suo scontro con il governo di Nestor Kirchner e Cristina Kirchner. Le differenze sono sia la politica, sia lo stile. Bergoglio  si è sempre presentato come un sostenitore del dialogo, contro la "tensione sociale". Ma in verità, secondo il giornale Pagina 12,  ha  cercato di  mantenere il dialogo di “facciata “ con il governo, mentre con l’opposizione  ha  sempre un rapporto molto buono.

Il suo stile è sempre un po' criptico, e nella sua omelia del 2004 Bergoglio ha criticato "l’esibizionismo e gli annunci stridenti", parole interpretate come una critica del governo. Kirchner da quel momento lo ha identificato come un avversario ed evitato di partecipare al Te Deum in Cattedrale.

Parallelamente a queste posizioni, nel sociale ha sempre mostrato preoccupazione  e nei suoi scritti e omelie spesso include paragrafi relativi alla povertà.

Intanto ieri alcune centinaia di persone si sono radunate nel pomeriggio presso la Cattedrale di Buenos Aires per celebrare la nomina di Bergoglio sventolando bandiere argentine e quelle del Vaticano. La Conferenza Episcopale di Argentina, che Bergoglio ha presieduto fino al 2011 ha detto: "Il fratello Jorge, che gioia". I leader dell'opposizione come Gabriela Michetti e Elisa Carrio, che hanno sempre vantato il loro  rapporto con il religioso, hanno riferito di sentirsi eccitati dalla notizia.

 Di Bergoglio si sa che è un progressista e riformatore dal punto di vista ecclesiale, ma conservatore sul piano dottrinale, basti pensare che ha duramente contestato la legge argentina, accaparrandosi l’inimicizia della Kirschner, per la legge contro le unioni di genitori dello stesso sesso, da lui definita frutto dell’invidia del demonio. La presidentessa ha inviato una lettera di congratulazioni piuttosto “asciutta”,  in cui si leggono parole di speranza affinché il Papa svolga “un lavoro importante per la regione”. Altro aspetto da precisare, è quello che da sempre è molto attento alle politiche sociali e vicino ai poveri dei barrios latini, ma non per questo vicino alla Teologia della Liberazione che ha spesso attaccato.

Tra le ombre del passato di Bergoglio ci sono poi degli aspetti politici non indifferenti, anche se la stampa mainstream ha sostenuto che Francesco I ha sempre tenuto a distanza gli uomini di potere.

Alcuni preti argentini lo hanno, infatti, accusato di “omissioni” durante il periodo peronista (1976-1983).

A parlare con maggiore cognizione di causa è il giornalista e scrittore Horacio Verbitsky che nel libro El Silencio, ha analizzato dei documenti riservati della dittatura di Peron. L’uomo ha svelato che quando Bergoglio era provinciale dei gesuiti per l’Argentina, isolò alcuni di essi (svolgevano la loro missione all’interno delle baraccopoli) particolarmente vicini alla Teologia della Liberazione, poiché coinvolti nei movimenti che si opponevano alla dittatura e li consegnò ai militari.

Questi gesuiti avevano compiuto un gesto ritenuto “rivoluzionario”, ovvero quello di affiancare alla messa qualche corso d’istruzione elementare rivolto a coloro i quali vivevano, nella più assoluta ignoranza, in baraccopoli fatte di lamiere, senza nulla da mangiare e senza prospettive per un futuro fuori dalla miseria. Il progetto era davvero ardito, forse troppo, ma condensava pericolosamente (almeno per la dittatura militare di estrema destra) il Vangelo di San Matteo e il Capitale di Carl Marx e fu per questo motivo che i generali di Videla pensarono che la pratica potesse accendere una miccia eversiva pericolosa per l’ordine costituito. Vale a dire: i poveri devono restare tali, ignoranti e sottomessi, altrimenti nel momento in cui si accorgono di essere sfruttati potrebbero rovesciare il Governo.

La decisione del Governo venne appoggiata dalla Curia argentina, di cui Bergoglio era il Pastore, ma parte della Curia protestò per tale scelta e fu così che iniziarono le prime intimidazioni da parte della Chiesa Rosada e della Chiesa in generale contro i missionari che operavano nelle baracche.

L’epilogo della vicenda fu sconcertante: Don Yorio, Don Jalics, Don Douron  e Don Rastellini, i quali svolgevano il lavoro sociale nella città di Flores furono accusati di essere fiancheggiatori dei guerriglieri, furono rapiti nel 1976, trasferiti in un campo di concentramento e torturati durante gli interrogatori della Esma. Furono rilasciati dopo cinque mesi, due di essi morirono. I testimoni sostengono che Bergoglio li aveva avvertiti di lasciare il lavoro sociale, ma poiché i sacerdoti rifiutarono, il cardinale disse loro che avrebbero dovuto rinunciare alla Compagnia di Gesù, azione che fu interpretata come un via libera per la repressione.

Per questa vicenda Bergoglio ha dovuto testimoniare davanti al giudice nel 2010 e ancora numerose organizzazioni per i diritti umani lo accusano.  Nella sua testimonianza, il cardinale ha tuttavia negato tutto e  assicurato che i sacerdoti avevano deciso di allontanarsi dalla società perché volevano formare la loro congregazione. Successivamente incontrò due volte Jorge Videla ed Emilio Massera  per pregare per i sacerdoti. Yorio non si riprese mai. E 'morto in Uruguay nel 2000.

Fonti Pagina 12- El Pais-  Horacio Verbitsky (el silencio)

Fumata nera tra le OO.SS. e i vertici dell’IDI

,ospedali,gemelliidi romaMentre sta per partire il Conclave per l’elezione del Papa, nuova fumata nera all’incontro fra i vertici aziendali dell’IDI e le organizzazioni sindacali dell’11 marzo.

Dall’incontro con il dr. Spina e il dr. Braga, in pratica, è emerso che gli esuberi, per ora, non possono essere esclusi, anche se si apre uno spiraglio per l’ingresso di possibili nuovi partner, sia di maggioranza, sia di minoranza, questo perché l’azienda è dotata di forze sane e la triste situazione deriva da episodi che devono essere chiariti dalla magistratura penale.

La situazione debitoria è così poco chiara, che nemmeno l’entità del debito si conosce, si possono formulare ipotesi circa la sua copertura con il patrimonio, che non supererebbe il 10%, ma nemmeno la stessa entità è chiara, dato che alla massa potrebbero aggiungersi ulteriori poste debitorie.

Intanto l’azienda è nuovamente in ritardo con il pagamento degli stipendi e le famiglie dei lavoratori sono in perenne difficoltà con mutui e affitti, si pensa di pagare una parte di queste spettanze con i soldi reperiti sui conto della congregazione, ma quanto? Fino a quanto si potrà andare avanti in questo modo? Con questa specie di elemosina?

Irrealistica appare la possibilità, che è stata ventilata, di fare assorbire parte degli esuberi da parte di altri ospedali religiosi, come il Gemelli, dato che anche in quest’ultimo lavorano già infermieri in cassa integrazione.

Accordi conciliativi con la Siemens potrebbero fare ripartire il reparto di radiologia, ma anche questa ipotesi appare difficile, e si parla anche di fare ripartire il reparto di emodinamica del S. Carlo, il tutto per incrementare la produttività delle aziende ospedaliere, così da portare un piano decente al tribunale, sia industriale, sia economico e di rientro del debito, e scongiurare il “fallimento” di questo importante ospedale.

Un evento mondiale "Emanuela Orlandi"

FOTO PIETRO ORLANDIIn 75 giorni, 74 nazioni coinvolte, tutte le regioni e province italiane, 96.421 adesioni, quasi 1330 adesioni al giorno.

Questi sono i dati del 2012 della petizione per la verità su Emanuela Orlandi e può sembrare mera statistica, ma è un evento di risonanza mondiale.

Le adesioni a oggi sono 110.352 e continuano a crescere, ogni giorno centinaia, a volte migliaia di persone in tutto il mondo hanno un pensiero per Emanuela Orlandi e si accomunano con questa battaglia per la ricerca di una verità che ormai da trenta anni è proditoriamente celata e custodita in gran segreto.

Emanuela la sorella di tutti”, sembra quasi uno slogan, invece è un sentimento reale che si è generato spontaneamente tra la gente, che ha inserito questa ragazza tra i propri affetti e che quasi ogni giorno ne parla con tante altre persone nei social network.

Ancora di più questo sentimento si manifesta se si ha l’occasione di conoscere Pietro, il fratello di Emanuela, e di come combatte con determinazione contro avversari che ben si identificano con i mulini a vento di Don Chisciotte, ma sempre con educazione mai fuori le righe, consapevole di essere nel giusto.

Con questa sua moderazione ha comunque concentrato su di se e sulla sua vicenda altre situazioni analoghe, dove le famiglie sono abbandonate dalle autorità, e di come a volte si insabbino vicende che prendono vie che portano a chissà quale situazione che non può essere svelata.

Intrighi internazionali, malavita e tutti quei soggetti e protagonisti che fanno il successo dei romanzi d’autore, sono all’interno della vicenda di Emanuela e di altri simili drammi che hanno sconvolto famiglie.

Pietro vuole raggiungere un milione di adesioni, sarà dura ma sicuramente è un obiettivo che può essere di molto avvicinato.

Raggiungerlo rappresenterebbe aver generato un ammonimento tonante, che con gentile fermezza, chiede a gran voce solo ed esclusivamente la verità

Per firmare la petizione: Http://Www.Emanuelaorlandi.It/

Un evento mondiale "Emanuela Orlandi"

FOTO PIETRO ORLANDIIn 75 giorni, 74 nazioni coinvolte, tutte le regioni e province italiane, 96.421 adesioni, quasi 1330 adesioni al giorno.

Questi sono i dati del 2012 della petizione per la verità su Emanuela Orlandi e può sembrare mera statistica, ma è un evento di risonanza mondiale.

Sottoscrivi questo feed RSS

Roma

Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore