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updated 4:14 PM CET, Feb 18, 2020

Odore di Ilva

ilva tarantoCon l’orgoglio si ricompongono imprese straordinarie, per una portata che non si coniughi forzatamente ai grossi numeri, quelli che mettono in ginocchio non godendo di enorme popolarità peraltro nei periodi di ricerca delle risorse, che si frammentano con lo sbattimento dei soggetti all’inquinamento in fondo prodotto non avendo mai scelto se proteggerlo o no.

La severità sta nel rispetto di un’etichetta riguardo alla possibilità d’essere operai legati benissimo l’uno con l’altro, piuttosto che alla prestazione sotto una pressione giuridica che non arreca forma alle istituzioni, appiattendole consci però di coloro che pagheranno il maltolto.

I sensi si acuiscono con una genialità nel promettere una pretesa a larghe vedute, intanto si sta lì, soli soletti dietro alla vergogna d’essere diversi dagli altri, a insegnare lo stesso le buone maniere facendo sognare un percorso amministrativo di univoca direzione come di pacifica richiesta.

Per tenere presente la fine di un’epoca industriale non bisogna ritrattare alcun tipo di competitività, altrimenti si decreta un vincitore e si cristallizza nessun tipo di nuovo inizio nello svolgimento dei compiti previdenziali che è insito alla visibilità periferica del luogo, per la quale ai cittadini non si chiede di provare il contrario.

La politica locale capita a proposito interpretando ben poche scadenze importanti, in seno ad altrettanti opinioni di esponenti falsi ma, necessari di aree di magnetismo elettorale a breve periodo e a lungo intrigo, in cui l’ancoraggio di sviluppo collettivo, drammatizza la forza di testimoniare quello che il povero Cristo è: una modestia come poche ma, schierabile facilmente dalla parte del disonore.

Il coinvolgimento in una sfida alla vita a Taranto si ritaglia finemente dopo aver raggiunto una storia di lavoro dura da soffriggere con un servizio d’inchiesta giornalistica qualunque, fra i dirigenti dell’Ilva che badano a sé, inghiottiti e sputati da compromessi indeterminati, su una classe sociale oramai insipida com’è quella borghese.

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Si apre una nuova stagione per L’Ilva; la comunicazione d’impresa è la nuova ricetta

IlvaSi apre una nuova stagione per L’Ilva; la comunicazione d’impresa è la nuova ricetta

Durante il precetto pasquale tenuto da monsignor Filippo Santoro, celebrato all’interno dell’Ilva,  i membri della famiglia Riva non sono stati presenti all’evento istituzionale. L’Ilva proverà a risollevarsi affidando il suo destino alla nuova figura professionale del consulente dott. Enrico Bondi. Si tratta di un momento difficile per l’azienda in cui si gioca il tutto per tutto, oltre che per la società Riva, la quale ormai assume un ruolo ridimensionato all’interno del gruppo societario. Il presidente Bruno Ferrante ha dichiarato che è giunto ormai il momento di rendere indipendente l’Ilva dal gruppo Riva conferendo a essa una struttura nuova, condividendo la mission dell’azienda con il dott. Bondi, acclarato professionista in tema di ristrutturazione aziendale. Il dott. Bondi ha già un contratto di consulenza con l’Ilva e diverrà amministratore delegato subito dopo l’approvazione del bilancio che avverrà a metà mese di Aprile. L’Ilva dovrà continuare a investire contando sulle proprie e sulle nuove energie, infatti, il consiglio d’amministrazione sarà aperto anche alla possibilità di far entrare professionalità esterne. Si apre così una nuova stagione per l’Ilva, la primavera è alle porte. Si spera in un gruppo dirigente forte, capace di assumersi il peso di ogni responsabilità e l’utilizzo consapevole di strumenti tecnici manageriali all’altezza di ogni decisione e di ogni scelta consapevole. Si apre per il Sud forse l’alba di un nuovo giorno, quello in cui la strategia del fare impresa possa riscattare il passato, costruendo il presente per il domani. Fonte: intopic.it/notizia/4724549

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Parte il progetto di educazione ambientale “Parcogiochi”

parco giochi-2Da Manfredonia a San Marco in Lamis, è partito ieri il progetto di educazione ambientale del Gargano denominato “Parcogiochi”, rivolto agli studenti della scuola primaria, per l’anno in corso. La scuola è agenzia educativa, è luogo in cui si sviluppano le coscienze, ed è per questo motivo che il progetto si pone come tramite fra gli studenti e le istituzioni, per la diffusione dei temi relativi all’ecosostenibilità e della tutela dell’ambiente come bene universale. Scopo del progetto è quello di creare una rete di scuole che possa approfondire la conoscenza e l’argomentazione attorno ai temi quali la tutela del patrimonio boschivo e dell’ambiente marino, il tutto per riconoscersi e conoscere se stessi attraverso i luoghi. Ognuno di noi è costituito al suo interno da tanti sé, i quali sono paragonabili a una sorta di grande mappa geografica, contenente diverse zone con diversi climi, temperature, ecosistemi. Queste mappe geografiche interiori devono apprendere dalla diversità delle altre mappe geografiche che si incontrano lungo il cammino della Vita. L’apprendimento inizia dall’Ambiente.

Fonte: foggiatoday.it/cronaca/parco giochi/-progetto- parco- del- gargano- html

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La ragione da digerire

barSi sciolgono offerte di un bilancio che non riesce a restare a tema, di mercato spicciolo, sostenibile da dati macroeconomici necessariamente positivi in vista di controlli dominati da valori apatici per via di un oggetto di riflessione, un investimento produttivo per servizi che orientino interessi, per discutere con debolezza di compravendita.

Il sequestro delle attitudini morali viene sospeso per strategie di fuga esclusivamente imprenditoriale, in rapporto al lavoro ingestibile ma da restituire per vite senza fondamenta, richiuse in speranze vulnerabili, per un verdetto giuridico che non s’impone. La paura d’essere di transizione tipicamente commerciale, non esistendo alimenta condizioni di povertà, mai puntuali e complete per detenere un titolo come messaggio di pace, non snobbabile da soggetti considerati istituzionalmente… intanto per le aperture di popolare percezione, per mangiare e bere brindando alla nostra salute, non si sa dove andare.

L’appartenenza ad un’attività risente dell’irrisolvibile unità di rigori, politico e d’austerità, tornando quindi arrogante, ossia piccola e non decisiva per ovviare alle abitudini, ai gesti da compiere immediatamente, per slogan divenuti promesse di un’ironia che preoccupa, che non traspare, che può sfociare in tragedie silenti, ridicole.

Stanno passando al setaccio locali dove si preparano menù altrettanto a puntino, ma traducibili in semplici consumazioni da cinque euro, contemporaneamente alle esigenze del mordi & fuggi, senza evidenziare garanzie a livello sanitario. Per dimostrare di non perdere un mestiere devi essere figlio/a di una competitività che non traccia però più strade, avendo prezzi poco convenienti nella chiave d’accesso alla ragione clientelare, non più classicheggiante nello spezzare il ritmo di poteri concentrici finché non s’interpretano a dovere, da onesto cittadino.

Piatti di pasta, carni succulente, insalate sfiziose, torte in formato grattacielo… prelibatezze insomma bagnate con lo champagne, fanno venire l’acquolina come gli spuntini scongelati…! C’è un aspetto promozionale, privato dei concetti straordinari, che s’insedia tra le soddisfazioni illegali, riferite in una circostanza sempre casuale, che combina le cose per il peggior bene della sobrietà del vivere quotidiano, vicendevole riscoprendo il segno della tensione economica, una ferita sanguinolenta.

La scorsa settimana un bar del quartiere Carrassi, a Bari, ha dovuto soccombere ad una contravvenzione salatissima: 5mila euro che sono frutto dei richiami insistenti da parte dei gestori di ristorante, per inappropriato spirito d’emulazione, generato dalle minacce della recessione economica.

Un locale forte all’esterno deve essere ricco di opportunità per riconoscersi, all’interno.

Fonte: “Piatti preparati dai bar, multe da 5mila euro” (la Repubblica, 12-03-’13)

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La ragione da digerire

barSi sciolgono offerte di un bilancio che non riesce a restare a tema, di mercato spicciolo, sostenibile da dati macroeconomici necessariamente positivi in vista di controlli dominati da valori apatici per via di un oggetto di riflessione, un investimento produttivo per servizi che orientino interessi, per discutere con debolezza di compravendita.

Il sequestro delle attitudini morali viene sospeso per strategie di fuga esclusivamente imprenditoriale, in rapporto al lavoro ingestibile ma da restituire per vite senza fondamenta, richiuse in speranze vulnerabili, per un verdetto giuridico che non s’impone. La paura d’essere di transizione tipicamente commerciale, non esistendo alimenta condizioni di povertà, mai puntuali e complete per detenere un titolo come messaggio di pace, non snobbabile da soggetti considerati istituzionalmente… intanto per le aperture di popolare percezione, per mangiare e bere brindando alla nostra salute, non si sa dove andare.

L’appartenenza ad un’attività risente dell’irrisolvibile unità di rigori, politico e d’austerità, tornando quindi arrogante, ossia piccola e non decisiva per ovviare alle abitudini, ai gesti da compiere immediatamente, per slogan divenuti promesse di un’ironia che preoccupa, che non traspare, che può sfociare in tragedie silenti, ridicole.

Stanno passando al setaccio locali dove si preparano menù altrettanto a puntino, ma traducibili in semplici consumazioni da cinque euro, contemporaneamente alle esigenze del mordi & fuggi, senza evidenziare garanzie a livello sanitario. Per dimostrare di non perdere un mestiere devi essere figlio/a di una competitività che non traccia però più strade, avendo prezzi poco convenienti nella chiave d’accesso alla ragione clientelare, non più classicheggiante nello spezzare il ritmo di poteri concentrici finché non s’interpretano a dovere, da onesto cittadino.

Piatti di pasta, carni succulente, insalate sfiziose, torte in formato grattacielo… prelibatezze insomma bagnate con lo champagne, fanno venire l’acquolina come gli spuntini scongelati…! C’è un aspetto promozionale, privato dei concetti straordinari, che s’insedia tra le soddisfazioni illegali, riferite in una circostanza sempre casuale, che combina le cose per il peggior bene della sobrietà del vivere quotidiano, vicendevole riscoprendo il segno della tensione economica, una ferita sanguinolenta.

La scorsa settimana un bar del quartiere Carrassi, a Bari, ha dovuto soccombere ad una contravvenzione salatissima: 5mila euro che sono frutto dei richiami insistenti da parte dei gestori di ristorante, per inappropriato spirito d’emulazione, generato dalle minacce della recessione economica.

Un locale forte all’esterno deve essere ricco di opportunità per riconoscersi, all’interno.

Fonte: “Piatti preparati dai bar, multe da 5mila euro” (la Repubblica, 12-03-’13)

Barletta ha il primato dell’alimentazione

castello svevo barlettaL’agricoltura barlettana resiste ai duri colpi determinati dall’incuria della sua amministrazione, e forse ancora per poco anche i cittadini potranno nutrirsi dei frutti della propria terra continuando di questo passo. Il primo settore, l’agricoltura, subisce gli attacchi relativi all’esistenza del lavoro sommerso, dell’evasione fiscale, ma si trascura la vera essenza del lavoro contadino: la passione per la terra. Si parla in teoria di supporto all’economia agricola, di potenziamento dell’economia verde. Un esempio fra tutti, di mal funzionamento amministrativo e di trascuratezza del primo settore, viene dal consorzio di bonifica “Terra D’Apulia”, il quale sostenne già un paio di anni fa l’uso delle acque reflue, per l’irrigazione dei campi, ma per la depurazione delle acque e per l’attivazione dell’impianto di affinamento i contadini pagano un servizio che nei fatti non è attivo. Così come lo smaltimento dei rifiuti, rimane inattivo ai danni delle tasche degli stessi contadini costretti ad abbandonare involucri di concimi, pesticidi e veleni nella propria terra. A tutto questo si possono aggiungere gli elenchi di furti di mezzi agricoli e sfregi ai tendoni. Il settore primario, sul quale tutti dovrebbero puntare a investire, resiste al tempo, ai colpi dell’inganno umano e si farà strada tra le economie e la gente subdola, ritrovando nelle energie e nella forza delle braccia e delle resistenti rughe scolpite sul viso del contadino la verità di una terra argillosa, di una terra copiosa e abbondantemente senza fine.

Fonte: barlettalife.it/magazine notizie/barletta-città-dell’- alimetazione- 1-puntata

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Il killer delle palme in azione, senza ostacoli

PALMA3 FREEPare che la città di Barletta sia devastata dal dramma del punteruolo rosso, trattasi di larve che sostano a centinaia nel fusto dell’albero di palme. Tale scempio si evidenzia, in modo particolare e drammatico, in via Madonna della Croce. Le stesse sembrano delittuose, ovunque passano seminano piante morte e focolai per le successive infestazioni. Questi vermi si nutrono all’interno del tronco, nella parte legnosa della chioma, fino ad imbozzolarsi. Il Comune di Barletta due mesi fa ha diramato un comunicato stampa, con l’indicazione di norme e procedure per il contenimento dell’attacco del punteruolo, ma resta da sottolineare l’irresponsabilità di molti proprietari di palme che non denunciano i casi di infezione e la distruzione delle palme infette. E’ necessario dunque che il Comune di Barletta intervenga sulla salvaguardia dei propri giardini con la vigilanza ulteriore del territorio comunale. Se ne parla da tempo dell’incredibile attacco killer del punteruolo rosso, il cui arrivo sembra al pari della dilagante diffusione della peste ai tempi di Alessandro Manzoni, ma quanto accade oggi lascia certa la considerazione per lo sconcerto dell’irresponsabile senso civico, circa l’esistenza di norme a tutela dell’ambiente, puntualmente eluse, perlopiù ignorate da proprietari e amministrazioni in rotta di collisione con il benessere, sempre più a braccetto con il benestare di molti.

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