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updated 10:57 PM CEST, Aug 13, 2019

Sempre più mamme single e lo Stato latita

mamme-bambini 600x398Secondo gli ultimi dati Istat le mamme single in Italia sono in aumento, e attualmente sono circa un milione e 185.000.

Le motivazioni sono diverse: ragazze madri, donne divorziate e, in misura minore, vedove o donne che hanno scelto la maternità attraverso l’inseminazione artificiale, pur non avendo un partner.

L’assegno di mantenimento da parte degli ex non è sempre costante e la situazione economica è quella che più spesso causa tensioni e difficoltà, che purtroppo a volte ricadono anche sui figli.

Nel nostro paese questa categoria di mamme single per scelta, è marginale rispetto agli altri paesi sviluppati, ed è facile capire il perché. In Italia non esiste un welfare degno di questo nome per il sostegno alle famiglie e in particolare ai genitori.

Non ci sono asili nido, i pochi esistenti sono per lo più privati e costosissimi, non sono previsti sussidi per le madri nubili, per la disoccupazione, per la casa. Lo Stato è quindi inesistente.

mamma-lavoratriceLa rete familiare tradizionale tende pian piano a scomparire, le famiglie monoparentali sono in continuo aumento e nella stragrande maggioranza dei casi il genitore con cui vivono i figli è la madre, cioè una donna, l’elemento debole del mercato del lavoro.

Dagli studi dell’Istat risulta chiaramente che le donne hanno perso più occupazione degli uomini e che le mamme single sono ben l’85% a fronte del 15% dei papà.

Inoltre le donne spesso arrivano alla separazione senza un lavoro anche grazie alle famigerate dimissioni in bianco che costringono le donne a rinunciare al lavoro in caso di gravidanza. Trovare un’occupazione in tempi di crisi, soprattutto se non hanno alcun aiuto per la cura e la gestione dei figli, diventa una missione impossibile.

Essere madri single significa fare i conti con il problema finanziario, del tempo o delle energie.

Affrontare la situazione è possibile raggiungendo e mantenendo nel tempo un saldo equilibrio emotivo.

In realtà in molti paesi europei e soprattutto in America sta aumentando in modo esponenziale il numero di mamme che decidono liberamente di restare single.

La scelta spesso è quella di essere indipendenti da sole o esserlo insieme a un figlio e sono sempre di più, nel mondo, le donne che scelgono lo status di mamme single.

working mother-e1266912173449L’Italia è un paese rispetto a questi dati ancora decisamente moderato.

Troppo spesso le donne sono costrette a scegliere se essere donne lavoratrici o madri perché in caso di gravidanza sono costrette ad affrontare non poche difficoltà sul posto di lavoro. In ogni caso molte temono di rimanere da sole.

La maggior parte delle madri single, nubili, divorziate o separate, si ritrovano nella necessità di crescere dei figli da sole perché lasciate dai propri compagni o mariti.

Non è facile per una mamma single andare avanti in un paese come il nostro, dove non ci sono strutture che aiutano e dove sono inesistenti sostegni economici a favore dell’infanzia e dei genitori single.

Nonostante queste mancanze, le donne sono orgogliose e felici di esserlo.

Nel frattempo le mamme single, dato che allo stato attuale delle cose possono contare solo sulle loro forze, si danno da fare (come se non bastassero le fatiche che affrontano nella vita quotidiana!) e in molte parti d’Italia si riuniscono in associazioni e gruppi d’ascolto che promuovono importanti iniziative ma soprattutto hanno lo scopo di fornire solidarietà e assistenza alle mamme che, per i più svariati motivi, si trovano a dover affrontare le stesse difficili situazioni.

Un cero per le “Vittime di Stato”

ceri accesiTutta Italia si mobilita per ricordare chi non ha resistito alla crisi. 

Ieri, domenica 5 gennaio da Nord a Sud l’Italia intera ha ricordato le “Vittime di Stato”.

È stato organizzato tutto tramite internet,  con uno dei Social Network più usati: Facebook e poi, con i passaparola.

Non c’è voluto poi molto per far accorrere le persone a questa lodevole iniziativa.

Vi chiederete chi sono le “Vittime di Stato”?

Sono tutte quelle persone schiacciate dalla crisi, da uno Stato assente che non ha aperto le porte ai suoi cittadini ma anzi, ha sbarrato loro ogni via d’uscita costringendole a una soluzione estrema.

Sono il ritratto della disperazione dell’Italia, adesso il paese però, dice “Basta!”.

Fiaccolate in varie piazze e presidi, ceri accesi sui davanzali per sostenere le famiglie di chi, strangolato dai debiti non ha retto, e ricordare quindi tutti gli imprenditori che si sono tolti la vita per la disperazione.

Reggio EmiliaPer lo stato sono solo dei numeri da aggiungere alle casistiche, ma per le famiglie e per tutti noi, no!

Non sono numeri, ma persone con nomi e cognomi, con storie e mogli, madri, figli che adesso li piangono disperati.

Fiaccolate silenziose, composte per le vie delle città con i cuori pieni di angoscia, ma anche di speranza che qualcosa possa cambiare.

Erano per esempio a Carrara, a Reggio Emilia, a Termoli nel presidio al casello dell’A14 dove un corteo dinamico pronunciava le parole: “Ci hanno portati alla fame, hanno distrutto l’identità di un paese, hanno annientato il futuro di intere generazioni”.

Oppure ad Alessandria, davanti al Duomo, dov’è partita una marcia raccolta che, diretta verso il centro della città, portava davanti un crocefisso sanguinante a simboleggiare un’Italia piegata e piagata.

Un altro corteo c’è stato anche a Udine, partito da piazzale Osoppo per arrivare pochi minuti dopo sul colle del castello; qui è stato esposto un unico cartello che recitava: «Morti di Stato».

foto di CarraraLungo le strade invece la gente teneva in mano solo un lumino.

E’ stata un’iniziativa discreta sorvegliata per tutto il tragitto dagli agenti della Digos e della polizia locale.

Questi sono solo alcuni esempi di quello che è accaduto ieri per ricordare le “Vittime di Stato”.

La popolazione è stanca, avvilita, abbattuta dalle tante, troppe promesse non mantenute e con questo piccolo, ma importante segnale, si è voluto stare vicini alle famiglie delle quali nessuno parla mai.

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