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updated 8:25 AM CEST, May 21, 2019

Motomondiale, Dovizioso vince il GP del Qatar

Il ducatista conduce la gara dal primo giro e doma Marquez nel duello finale. Terzo Rins, quinto Rossi in rimonta. Male Jorge Lorenzo, solo 13esimo. Sorpresa Toba in Moto 3, Baldassarri tiene alto il tricolore in Moto 2.
L’attesa è finita e il motomondiale riparte al meglio per i colori italiani.

Andrea Dovizioso trionfa nel gran premio di apertura sul circuito di Losail in Qatar.
Come lo scorso anno, il pesarese si mette alle spalle il campione del mondo Marc Marquez al termine di un duello accesosi negli ultimi due giri.
Ma andiamo con ordine.

Motomondiale, Marquez vince il GP di Germania

Il campione del mondo in carica trionfa per la nona volta consecutiva, tra tutte le classi, sul circuito del Sachsering. Secondo uno straordinario Valentino Rossi. Terza l’altra Yamaha di Vinales. Male le Ducati ufficiali. In Moto 3 vince Martin, in Moto 2 Binder.

Non saremo in Spagna, ma è come esserlo. Quando Marc Marquez vede il Sachsering si esalta.
Sul circuito del GP di Germania, dove oggi, forse, si è corso per l’ultima volta, il pilota Honda straccia la concorrenza con un allungo nella parte finale di gara. È la sua nona vittoria consecutiva qui, considerando anche le corse in Moto 3 e Moto 2.

Motomondiale, Dovizioso trionfa in Qatar. Terzo Rossi

MotoGp Qatar 18 3 2018Bene anche Petrucci e Morbidelli. In Moto 2 vince Bagnaia, Baldassarri secondo. Terzo Dalla Porta in Moto 3.

Italia!

Domenica da incorniciare per i nostri colori nel primo appuntamento stagionale con il motomondiale presso il circuito internazionale di Losail, in Qatar. In tutte le classi almeno un pilota azzurro è salito sul podio.

LE GUERRE DEGLI DEI

VALENTINO STUDIO 2Importanti documenti remoti, colossali epopee, cartigli segreti, testi religiosi, cronache e storie antiche, descrivono tremendi ordigni bellici, laser, robot, aeromobili e potenti congegni in dotazione a civiltà superlative o ad Esseri provenienti dagli abissi cosmici e approdati sulla Terra per il predominio dei suoi cieli.

Nell’Oasi di Kashgar (Kesi), tra il Tagikistan e il selvaggio e misterioso deserto del Takla Makan, ad Est del Picco del Comunismo, si trova un sepolcro che sa di leggenda, ma che leggenda non è.

Tra la polvere che sussurra di antiche cose, attende un grosso sarcofago di pietra in cui sono custoditi i resti di un misterioso personaggio. Secondo remote scritture, tradotte in turkmeno, hindi e zungarico, quel personaggio viene identificato come “Uomo di Giada: un potente Signore che poteva stazionare nei cieli e scatenare mortali raggi verdi”.

Mi piace entrare così, nell’argomento, senza inutili preamboli e con l’intenzione di somministrare ai cosiddetti Comitati scientifici sul paranormale, un piatto molto indigesto, che certamente le loro ridicole medicine non riusciranno ad ammorbidire.

Nelle remote e grandiose epopee indù, e parlo anche di quelle dagli oltre 250.000 distici, nei preziosi manoscritti tibetani, quelli scritti in linguaggio Skad o Lan dsa  che designano il Linguaggio degli Dei, in molti codici messicani, nelle descrizioni di numerose mitologie nordiche, nelle monumentali opere cinesi, così come nei raffinati annali del Giappone antico o nella stessa Bibbia, vengono menzionate, con dovizia di particolari, micidiali ordigni in dotazione ad autentici superman passati poi a Divinità, ivi compreso il grande Sebaot, l’inesorabile Signore degli eserciti biblico.

Nella ricerca e nello studio di siffatte cronache reali, che portano l’eco di un passato sconosciuto e sfolgorante, noi non stringiamo alle tempie i paraocchi e il nostro naso non segna alcun confine. Al contrario, immergendoci nel mare di questi straordinari avvenimenti di migliaia d’anni fa, ci sentiamo liberi e solidali con la veloce mente dell’eroico Giordano Bruno quando scrisse: “…E mentre dal mio globo agli altri sorgo, e per l’eterio campo oltre penètro, quel ch’altri lungi vede, io lascio a tergo!”.IL LUOGO DEI GRANDI SIGILLI-ATANOR 1995

Personaggi sorprendenti, terrestri e non, messaggeri (angelos) portatori di novità fra popoli ondeggianti in un caos estremo, hanno fatto la loro comparsa su questo conteso pianeta, dando l’imput alla creazione delle Religioni. Micidiali armi di distruzione di massa in periodo tardo hanno aperto le porte della leggenda. Mitologie di comodo servite per camuffare le Verità e spesso sono usate dai poteri temporali per piazzare o consolidare pseudo-religioni basate su timori e paure… Eppure è soltanto Storia vera, Storiae storie affossate dai santoni accettati dalle congiure delle civiltà, quelli che si compiacciono nel dire parole grandi per concetti piccoli e mai parole piccole per concetti grandi. Nella breve disamina che segue, cercheremo di aprire alcune porte segrete, basandoci sulla serietà delle fonti; in noi non trovano posto inutili fantasie e manie di farsi notare, a discapito del Sapere.

Alieni sul Celeste Impero. Testi: Shu Ching (libro delle storie), Tong-hiuan (Comunicazione con il Mistero), Chen kao (Rivelazioni degli Immortali), ed altri. Descrizioni allucinanti di Dieci Soli, aventi la forma di globi accecanti con all’interno meccanismi a forma di “corvo a tre zampe”, per mezzo dei quali i globi ascendevano al cielo “come si sale su un albero di fuoco” (!). Saettarono sui cieli della Cina e il cielo fu come un’immensa fornace, mentre uomini e animali cercavano riparo nelle acque dei laghi e dei fiumi, ormai prossimi ad evaporare…

Meteoriti? Macché! Ecco il sopraggiungere di Yi, un eroe che ingaggia con i dieci ordigni un duello mortale: scaglia contro i distruttori nove missili, chiamati nel testo frecce di fuoco, e ne fa fuori nove mentre il decimo si rifugia in Hi-Ho, la “madre dei dieci Soli” che appariva gonfia, come incinta di “uno sperma di fiamma”. Curiosità finale: il bravo Yi, aveva per compagna una certa Heng-Ho, che aveva la sua dimora sulla Luna e che un brutto giorno scomparve per sempre nell’abisso siderale.

GLI DEI ALIENI-ATANOR 1999Kung-Kung, forse un alieno, era avvezzo compiere scorrerie sul pianeta Terra, fin quando i poveri nativi non chiesero aiuto ad un’altra razza celeste. Nacque una vera alleanza interplanetaria che alla fine decise di affrontare il terribile predone. La battaglia fu tremenda e devastatrice, tra vortici di fuoco e bagliori saettanti, ma alla fine Kung-Kung dovette battere in ritirata così precipitosamente da sbattere contro la vetta di un’alta montagna. “Il cielo allora si piegò e la Terra sembrò inclinarsi, le acque dei fiumi strariparono, compiendo indicibili devastazioni” (Lieh-tzu). Innesti di alta ingegneria genetica sulla specie umana furono portati a termine da Nu-Kua, un’Aliena che fece coppia con lo scienziato terrestre Fu-Hi (ideatore del codice binario, 5000 a.C.!), anticipando la storia del Signore biblico e dei suoi contatti con Mosè. Nu-Kua formò un uomo nuovo, in un posto “dove la Terra era ancora fredda”. Il misterioso Ch’e-yeu fu il Quetzalcoatl della Cina; egli scese a portare l’invenzione delle armi e di altre cose. Era di aspetto orribile, possedeva la potenza del fuoco distruttore che “mangiava i minerali” e si presentava ai terrestri colorato di rosso fuoco, così come più tardi si presentava il grande Marduk a Babilonia.

Nu-Kua, Kung-Kung, Ch’e-yeu, una Trinità “divina” ancor oggi venerata, temuta e custodita nei profondi meandri dell’animo, come ricordo ancestrale di vita vissuta.

PERLE DAL TIBET-GRECO 2005I figli del Sol levante. Testi: Ko-ji-ki (Origine divina del Giappone), Nihonji (Cronache storiche), Fudoki (Miti e storie locali). Come si può parlare del remoto Giappone senza menzionare la divina Amaterasu e il suo indisciplinato fratello Susano-o (Take-Haya-Susano-o-no-mikoto)? I due se le davano sempre di santa ragione fino a quando un’Assemblea planetaria non esaminò l’incresciosa situazione decretando l’esilio cosmico del fratello. Amaterasu si chiuse in un Tempio decisa a non uscirne più, ma i suoi colleghi posero all’entrata uno strano specchio che emetteva fulgidi bagliori e che attirò Amaterasu, facendola tornare alla luce. Intanto suo fratello, scorazzando nei cieli da chissà quale stazione orbitante, volle compiere un’epica impresa: a Izuma affrontò senza paura un terribile mostro, una sorta di tremenda e devastatrice macchina bellica. Vinse la battaglia e come bottino prese dall’interno del relitto la magnifica “Spada dei prodigi”, che mandò a sua sorella in segno di pace. E pensare che ancor oggi l’insegna della famiglia regnante è costituita dalla Spada, dallo Specchio e da un Gioiello…

Okikurumi-Kami, atterrava spesso nel territorio di Haiopira (Hokkaido), per portare conoscenza e il mestiere delle armi. Egli saliva al cielo e lo attraversava a bordo della sua Shinta d’oro, sprigionante bagliori d’argento durante il giorno e bagliori di rame infuocato durante la notte. Per il potente Signore biblico fu lo stesso: la colonna di fuoco con la quale si presentava agli spaventati terricoli, era un turbine di sabbia durante il giorno e un’accecante colonna di fuoco di notte. Potenza dei motori!

Concludendo sul Giappone, dobbiamo dire che la NASA esaminò con profondo interesse le famose statuette di cultura Jomòn (4000 a.C.) che rappresentavano Tenno, Dei alieni e re celesti, considerati nipoti dell’aliena Amaterasu. Quelle statuine, che tutti ormai conoscono, fecero scoppiare l’intuito dei ricercatori, che vedevano nelle “decorazioni cordate”, dei veri e propri raccordi per scafandri spaziali.LA COLONNA DI FUOCO-MONDADORI 1993

Battaglie aeree sui cieli della Mesopotamia. Testi: Enuma Elis (Quando in alto), Inuma Ilu Awilum (Quando gli Dei erano uomini), Storia di Dilmun (Paradiso Terrestre), Epopee di Etana, Adapa, Nergal, Erra, Gilgamesh ed altre.

Soltanto il mistero dell’affascinante storia remota dell’India può competere con quello che fu la terra di Saddam Hussein, la remota Mesopotamia.

Il primo extraterrestre nella terra del Tigri e dell’Eufrate si chiamò En-Uru-Ulla, il “Signore della città primordiale”, un’immensa stazione orbitante (come la Sudarsoma descritta nei testi tibetani) “al di sopra della Terra” e composta da molteplici cerchi, nei quali trovavano posto ben 300 Igigi, che scendevano sulla Terra a loro piacimento. La prima donna extraterrestre, invece, si chiamò Belet-Ili, e scendeva tra gli umani con un’astronave a forma di cono, per cui ancor oggi le caratteristiche tombe di molte zone del vicino Oriente si chiamano Betili. Ma prima d’esser tombe, i Betili furono “case degli Dei”.

Le descrizioni di macchine aeree e di super ordigni bellici abbondano tra le righe delle tavolette cuneiformi delle grandi biblioteche mesopotamiche. Prendiamo a esempio il grande Marduk, per il quale fu costruita la famosa E-te-me-nan-ki, erroneamente e opportunisticamente passata a “Torre di babele”. Ebbene questa ziqqurat, aveva alla sommità un Tempio senza tetto, lo Shahuru, perché il Dio Marduk vi potesse scendere dall’alto. Il Tempio era tutto d’oro, all’esterno, all’interno e nell’arredamento. Marduk aveva in dotazione un’arma micidiale, il Muscussu, descritto anche con il nome di Sirussu, macchina drago-serpente, un veicolo da guerra mosso da “quattro mostri che emettono quattro venti direzionali” (ma come si fa a buttare tutto nella Mitologia?). E venne il giorno della grande battaglia con Tiamat, un’Aliena a capo di una schiera di robot e di macchine belliche da fantascienza, assetata di vendetta e di supremazia. Marduk pone “tra le labbra della sua macchina” un oggetto magico capace di distruggere Tiamat! Con l’arma “terrificante e invincibile, che emette fiamme e fumo”, Marduk affronta Tiamat in una girandola di descrizioni da capogiro. La macchina della sua nemica “compie una falsa manovra” e Marduk “attraversa repentinamente il cielo da una parte all’altra”, scaraventando contro Tiamat il potente vento malvagio che spezza in due la nave cosmica nemica. E’ detto testualmente:

“Quando Tiamat spalancò la voragine per distruggerlo, Egli vi lanciò dentro il Vento Malvagio… Egli fece Imbullu, il vento cattivo…il Vento Quadruplice, il Vento Settemplice, il Vento Devastatore…Per sommuovere l’interno di Tiamat essi si levarono dietro di lui…Il Signore alzò il Ciclone, la sua grande arma…”.

E pensare che non è cronaca dell’epoca ma, come è scritto nel documento:

“La Dottrina che un antico disse in tempi passati…”. Per curiosità dirò che Marduk aveva ben 50 nomi, tra cui E zur zur (colui che formò i primi quattro individui), Gibil (colui che fissa l’arma), Nibiru (sì, proprio lui, la stella splendente).

Una menzione speciale merita l’arma di Ea, padre del grande Marduk. Questi ricevette da Upelluri, un dio scienziato, “L’Arma da taglio del Cosmo” (!) con la quale segò Ullikummi, un terrificante meteorite fatto di diorite, precipitato in Anatolia. Ecco parte del testo: “…La pietra era immensa…raggiungeva l’altezza dei Templi e del Kuntarra (dimora degli Dei, Ziqqurat)…Gli Dei uscirono dal Kuntarra…salirono sul monte Hazzi. Il re di Kummiya guardò: volse il suo sguardo verso la spaventosa diorite e gli caddero le braccia…”. Segue la descrizione di un’assemblea di Dei sul da farsi e la decisione di distruggere Ullikummi, inviando sul posto ben 70 macchine da combattimento, ma senza ottenere una vittoria. Da qui, la decisione di dar mandato al temibile Marduk che intervenne con la sua potente “arma da taglio del Cosmo” mettendo la parola fine a tutte le paure. Chi ha mai indagato su questa potente arma? Esiliamola nel pentolone della mitologia di comodo, insieme a tanti altri avvenimenti che, con la pazienza del Tempo, aspettano di esser tirati fuori da un’Umanità più evoluta!  Mi riferisco anche a Nehustan, il Serpente di bronzo biblico.AI CONFINI DELLUNIVERSO-REV 2009

Dei alati tra i Fenici. Il vescovo Eusebio di Cesarea ci tramanda notizie preziose di Filone di Byblos, concernenti i misteri che ammantavano i Fenici. In particolare si sofferma sulle descrizioni di El. Questo Dio cosmico era dotato di quattro ali, quattro occhi, due avanti e due indietro, (un pensiero corre ai Cherubini e ai Serafini biblici…) aperti in coppia in modo sincrono, in modo che “poteva vedere dormendo e dormire vegliando”. Chiamiamoli telecamere, cellule fotoelettriche, sistemi laser. Quando si parla di ali, il più delle volte il pensiero corre alle ali di sorridenti angioletti, inculcati nelle menti sin dalla prima età, ma in verità si tratta di ben altro. Basti leggere il “Libro di Ezechiele” biblico, per averne un’inconfutabile conferma. La raffigurazione di El come Dio dello Spazio non era fantascienza: su alcune monete postume di Mallos, in Cilicia nell’epoca pre-ellenica (500 a.C.), si notano figure umane alate, nell’atto del volo e recanti nelle mani una stella o un pianeta. Una di queste figure presenta quattro ali e una testa con quattro occhi. Ma quella era già…mitologia!

Sorvoliamo per ora sulla pluralità dei mondi abitati e sui misteri (ma non troppo) dell’affascinante Tibet, sulle supertecnologie degli antichi Egizi, quelli originari e non quelli postumi. Sorvoliamo anche sulle descrizioni presso i popoli nordici, o quelli dell’America centrale, che vorremmo affrontare in altri articoli. Fermiamo invece le ali sull’India remota, quella che fa girar la testa agli studiosi, ma non prima di aver accennato al temibile Dio celtico Dagda, che aveva un ordigno terrificante di ferro, così pesante che occorrevano ben otto uomini per spostarlo. Si chiamava “ruota cosmica” e poteva regalare sia la morte istantanea sia quella apparente e chi lo avesse guardato nel pieno della sua funzione, poteva diventare cieco e sordo. E che dire poi del famoso Namumaurkunjurkunju della remota Australia? Egli era a capo di un’équipe di Esseri alati chiamati Numbakulla stanziati intorno ad un vasto lago.

Questi Esseri erano androgeni, misteriosi, “palpebre calate sugli occhi, orecchie chiuse, membra incollate su un corpo mostruoso ed erano di massa informe perché uniti uno all’altro…”. Poi intervenne Namumaurkunjurkunju, dall’alto e con la sua équipe li sistemò con interventi di alta ingegneria genetica… Proprio come fece il grande Na-Kri in Tibet.

Armi nucleari e macchine volanti sull’India remota. Ci sentiamo quasi perduti nell’accingerci a descrivere in poche righe tutta la magnificenza e la potenza della remota civiltà dell’affascinante terra dell’India e qualsiasi aggettivazione o preambolo sembra ben poca cosa, quando ci si addentra in una dimensione che lacera il velo dei segreti delle antiche razze. Indichiamo qualche fonte, ma il lettore tenga presente che la letteratura remota indiana è colossale e che in qualsiasi volume di storie antiche si possono trovare rivelazioni di supreme tecnologie che in tempi assai remoti erano appannaggio della grande civiltà indiana. Citiamo: Vymaànika Shàstra (testo di circa 6000 anni fa sull’astronautica e sulle armi aeree, Samaràngana Sutradàra (remoto testo di aereonautica di Maharajadhiraja Bhoja), Veda dei sapta Rishi (i Veda dei sette scienziati), Satapàta Brahmàna (antico testo di Fisica e Astrofisica), Agnipuràna (elenco di terrificanti ordigni bellici), Vamàna Puràna (aeromobili sull’India antica), Srhimad Bhagavatàm (di Dvaipayana Vyasa, colossale testo dei Veda) e un’infinità di altri testi, come il Mahavìra (aerei di linea sull’India antica), Ramayàna (battaglie aeree di Rama), Mahàbbhàrata, Skanda Puràna, Samkya, Abhidhàrmakosa (cosmologia di Vasubandhu).

Riportiamo quindi qualche passo: “Un carro volante trasporta molte persone verso la capitale Ahyodhya. Il cielo è pieno di macchine volanti sorprendenti; nere come l’oscurità, su cui spiccano gialli bagliori” (Mahavìra).

Nello Srimad Bhagavatàm (verso 33, VII canto): “Nrsimhadeva lanciava gli aeroplani nello spazio e fino ai sistemi planetari superiori (Dyauh utksipta vimàna sankulà). Nel Ramayàna vi è la descrizione di due appartenenti allarazza Rakshasas, a nome Maricha e Subahu che, al passaggio delle loro velocissime macchine aeree, si produceva una pioggia fatta di pezzi di carne sanguinolenta, interiora, sangue, urina, escrementi e altro sudiciume (anche il bravo Charles Fort, nel suo The book of the Damned, produce siffatte documentazioni). I due esseri menzionati subirono una sonora sconfitta da Rama: Subahu fu ucciso, mentre Maricha fu scaraventato a molti chilometri di distanza con l’arma Vayavya-astra, che poteva scatenare un vento impetuoso (ricordate Marduk contro Tiamat?). In questo testo abbondano anche i robot: Kumbha Karna era una macchina robot gigantesca, micidiale in terra e nell’aria. Quando era in moto, l’aria che emetteva “spostava e faceva scivolare tutto” e quando si accingeva a combattere era come “un tizzone ardente”. Questa macchina devastatrice annientò intere divisioni di Rama, ma alla fine avvenne lo scontro finale. Rama staccò con potenti missili alcune parti della macchina infernale, per cui, cadendo al suolo, queste parti provocarono nuove carneficine. Nello scontro finale con il suo nemico Ravàna, Rama si vede costretto a lanciare la temibile “arma di Brahma” che disintegrò il nemico con un “bagliore di diecimila Soli”.

Ecco una descrizione a dir poco esaltante, che appare nello Srimad Bhagavatàm  (C. VIII, Cap. 10- versi 16,18,43,49,50,51): “In quella battaglia il più famoso tra i generali, Maharaja Bali, figlio di Vairocana, era a bordo di un meraviglioso aeroplano, il ’Vaihayasa’.O re, quest’aereo stupendamente decorato era equipaggiato con tutte le armi destinate alle diverse forme di combattimento…Seduto nel suo aereo, sotto un meraviglioso scudo protettivo e sventagliato da eccellenti ‘camara’, Maharaja Bali, attorniato dai suoi generali e comandanti, appariva come la Luna che sorge nella sera, illuminando tutte le direzioni…Rombando col sordo rumore del tuono, cominciarono a far piovere carboni ardenti (Bibbia!): un grande fuoco devastatore creato da Bali cominciò a bruciare i soldati degli esseri celesti. Questo fuoco, accompagnato da venti furiosi, sembrava il fuoco Samvartaka, che appare tutto dissolvendo…”. Cosa ci vuole di più per descrivere un ordigno nucleare?

“…Quando Indra scagliò il suo infallibile fulmine scettro contro Bali, questi precipitò al suolo con il suo aeroplano, simile ad una montagna con le ali tagliate”.

Bali doveva possedere un’astronave terrificante: “Sembra che Bali stia per divorare l’Universo intero…Si è alzato come il fuoco devastatore Samvartaka…Nessuno lo può sconfiggere.

Vogliamo ricordare che gli ordigni bellici dell’India antica assumevano spesso nomi di animali (da qui la voglia matta di metterli nelle mitologie di comodo), ma nessuno mai dice che anche in occidente si hanno siffatti esempi: carri armati Tigre e Leopard, elicotteri Gazelle, aerei Tornado (ciclone), caccia Schmetterling (farfalla), Himmelfleger (spazzacielo), Spitfire (sputafuoco), Sky Hawks, F15 Eagle, e mettiamoci anche le Gazzelle dei nostri bravi carabinieri o le pantere dei veloci poliziotti; ma si! Butteremo tutto nella futura Mitologia!

Nel 326 a.C. il grande Alessandro Magno cercò di attraversare il Gange, per sete di conquiste, ma fu accolto da nubi e vampe di fuoco che lo costrinsero a scappare. Lui, uno dei più grandi condottieri che l’Umanità abbia avuto dopo Genghis Khan! Anche il sommo poeta descrive questa sua figuraccia (Inferno, CXIV, 31):

“Quali Alessandro in quelle parti calde,

d’Indìa vide sovra lo suo stuolo,

fiamme cadere infino a terra salde…”.

Alberto Magno (1193-1280), dotto alchimista, nel suo De Meteoris (1,4,8) così si esprime: “Admirabilem autem impressionem scribit Alexander ad Aristotelem in epistola de mirabilius Indiae dicens quod ad modum nivis nubes ignitae de aere cadebant, qua ipse militibus calcare praecepit…”.

In quel tempo l’India aveva lo Shataghni, una bocca da fuoco che con un colpo ne uccideva cento (Shata-Ghnee: uccidere cento). Ctesia, storico greco (IV sec. A.C.), Eliano il Sofista (IIIsec.), Filostrato (II sec.), concordano nell’affermare che i remoti eserciti delle civiltà indiane avevano in dotazione armi “insaziabili e interminabili”, capaci di abbattere le fondamenta e di bruciare tutto.

Nel superlativo Agnipuràna è descritta una classe di armi denominata Mukta Amukta, nella quale sono elencati ben 98 tipi di ordigni, suddivisi in 44 Sopasamhara e 54 Upasamhara. Eccone alcuni: Suska – Adra, ordigni terra-terra e acqua-acqua; Sikkharastra, missile fiammeggiante; Tamasa, ordigno della notte; Samvarta, ordigno semovente; Nagastra, ordigno che saetta a serpentina; Narayanastra: ordigno da usare nell’acqua; Kalapasaka, ordigno trappola che dà la morte repentina…

Nel testo Sukraniti, vecchio di migliaia d’anni e conservato, come molti altri, nell’Università di Varanasi, sono descritti ordigni che ancor oggi sfuggono alla comprensione degli addetti ai lavori: la terrificante Nalika-Nalika e il sorprendente Astra Vidya, in grado di annichilire le armate nemiche avvolgendole e soffocandole in diversi strati di atmosfera carica e impregnata di diverse sostanze. Quando si dice: armi di distruzione di massa!

Ora godetevi una descrizione del Karna Parva: “Si vide nel cielo come una massa di nuvole color scarlatto, come fiamme di fuoco vivo…Karna adoperò l’arma terribile, la Lingua del Distruttore, la Sorella della Morte, un’arma splendente e terrificante…L’arma si levò alta e fulgida nel cielo buio e parve entrare tra le altre stelle…Essa disintegrò la nave aerea dei Raksasas. Il carro volante precipitò dal cielo con immenso fragore…”.

E per terminare, assistiamo a questa reazione nucleare descritta nello Srimad Bhagavatàm, Canto I, Cap. VII: “Il figlio decise di ricorrere all’arma ultima, il Brahmastra…adopera la formula per lanciarlo, sebbene ignori come controllarlo (!). Una luce abbagliante si diffonde allora in tutte le direzioni…soltanto un altro Brahmastra era in grado di controllare quell’arma…Arjuna tocca l’acqua, gira intorno al Signore, poi lancia il suo Brahmastra per neutralizzare l’altro. Quando le radiazioni (tejasi) delle due armi si fondono, un grande cerchio di fuoco, simile al disco solare, avvolge tutti gli astri del Firmamento e gli spazi intersiderali (rodasi kham ca vavrdhàte ‘rka vahnivat)…”.

Proprio nulla di nuovo sotto il Sole, amico lettore!

In un prossimo articolo entreremo nei dettagli delle macchine aeree e delle loro armi micidiali, scriveremo anche di altre macchine d’inaudita potenza, ci addentreremo in altre civiltà misteriose, prenderemo in esame testi remoti, scientifici e religiosi, Bibbia compresa. In ossequio all’Ermeneutica e all’Esegetica più seria, cercheremo di ri-svegliare negli animi e nella mente la stupenda Storia dell’Umanità e delle sue Scienze dimenticate, perdute, schiacciate da coloro che, sotto ogni bandiera e in qualunque civiltà, hanno sempre vociato di essere i migliori, i più forti, quelli giusti, non sapendo, poverini, di essere soltanto un tentativo di fotocopia, che spesso vien fuori sbiadita, lacerata, quando addirittura non rimane in macchina, ingolfandola e producendo danni.

Allora giù le mani dalle scienze del passato, Signori! La reliquia di un vecchio testo polveroso e profumato dal Tempo è superiore alla vostra smania di apparire! Soffiate sulla polvere, provate il piacere di sentirne i fogli sotto i polpastrelli, adoperate la mente cosmica, gettate i paraocchi e altri orizzonti, luminosi, concreti, là dove si fonde il passato con il prossimo futuro, faranno esplodere i vostri intuiti, spesso circoscritti o soffocati dalle assuefazioni. Solo così camminerete nell’Universo, alla ricerca dei nostri Padri celesti, della vera Scienza, del vero progresso. Della Vita!

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