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updated 2:32 PM CEST, Aug 23, 2019

Quel romantico “ ciuf-ciuf ”

treno-2Sbuffava, sferragliava, affumicava di fuliggine i visi di soldati, operai, e gente comune che, attratta dallo spettacolo delle meravigliose vette dolomitiche si sporgevano dai finestrini delle carrozze per ammirare quell’imponente spettaolo riuscendo per un attimo a dimenticare gli orrori della guerra.

Fu proprio negli anni della Grande Guerra 1915/1918, il conflitto mondiale combattuto e deciso sui nostri monti, che per necessità di approvvigionamenti e trasporto truppe, fu progettata e costruita una linea ferroviaria di sessantacinque chilometri di binari a scartamento ridotto che collegava il Cadore, Cortina e poi la Pusteria.

Per oltre quarant’anni fu il maggior mezzo di collegamento fra le varie valli, prima con locomotive a vapore, in seguito i locomotori elettrici terminando con le indimenticabili littorine bianche e azzurre.

Avrete certamente intuito che sto parlando della ferrovia delle Dolomiti e del suo famoso, indimenticabile, romantico trenino.

Considerando i motivi e l’urgenza di realizzazione dell’opera, si può facilmente apprendere come circa cento anni fa, architetti, ingegneri e progettisti avevano, oltre alla indiscussa professionalità, anche un occhio di riguardo per l’ambiente, visto lo splendido risultato ottenuto.

Quel trenino ormai era diventato un simbolo, una dimostrazione di come si possa progettare una ferrovia senza necessariamente rovinare e deturpare il paesaggio, anzi, accompagnando il turista verso il cuore delle Dolomiti comodamente seduto a godersi il panorama, senza le catene in valigia in caso di nevicata.

Il dilagare o meglio il boom del trasporto privato su gomma, creò problemi di gestione e convinse dei lungimiranti signori a dichiarare ormai inutile e sorpassato quel mezzo di comunicazione non inquinante, senza problemi di posteggio e turisticamente paragonabile a un viaggio in compagnia della natura.

Dopo più di quarnt’anni di glorioso servizio, come un fulmine a ciel sereno per motivi di carattere politico-economico, questa la versione ufficiale, la ferrovia venne soppressa e messe in vendita quelle simpatiche carrozze bianche e azzurre cariche di ricordi passati, ricordi che riempivano la mente del passeggero condotto sferragliando ma in sicurezza verso la sua meta.

Per decenni quel trenino è stato il più importante mezzo di comunicazione fra il Cadore e la Pusteria, sostituendo con ottimi risultati di tempi e affidabilità di consegna diligenze e carri a cavalli.

Negli anni trenta, con l’aumentare a dismisura del turismo, svolse il suo ruolo di collegamento con grande efficacia, impagabile anche durante le Olimpiadi di Cortina.

Oggi, il vecchio tracciato della ferrovia è stato trasformato in una pista ciclabile unica al mondo per la bellezza del tragitto e l’attenta manutenzione.

E’ stata un’ottima idea ristrutturare quel percorso per una sempre più numerosa famiglia di ciclisti di ogni genere ed età, ma io stesso che sono un ciclista convinto, ogni tanto mi fermo in qualche scorcio particolare di bellezza dolomitica, e immagino di veder spuntare quel trenino bianco e azzurro entrato di prepotenza nei cuori e nella storia delle Dolomiti.

Ultima modifica ilDomenica, 17 Agosto 2014 16:19

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