logorcb

updated 8:58 PM CET, Nov 17, 2019

CARMEN CONSOLI E LA SUA .."ABITUDINE A TORNARE"

carmen consoli incintaLo sapevate che una delle più grandi cantautrici italiane qual è Carmen Consoli, oltre a “vedersi Masha & Orso per addormentarsi”, si occupa piacevolmente di piccoli affari di famiglia con la madre (ricordando specialmente il padre venuto a mancare sei anni fa), per definire al meglio un rinfrancante aspetto rurale, dopo essersi specializzata in imprenditoria agricola?

Per sentirsi importante Carmen svolge “una vita da quartiere”, torna alla normalità raffinando quasi inconsapevolmente la sua dote artistica, l’Altro, come a prendere le distanze apparentemente, quando piuttosto v’è un ritmo diverso da cogliere nuovamente, per ristabilirsi, per un equilibrio del tutto curioso. La cantantessa è tale solo quando ha qualcosa da dire, a costo di stare lontani per un lustro, avendo una passione impossibile da pianificare, essendoci bensì suggestioni romantiche da inquadrare, per cui è necessario che il vuoto di tempo si canalizzi per far passare una quantità d’informazioni di tipo ultragenerazionale, che non rispettano i tempi stessi.

La Consoli ha ricominciato a fare del sano rock con l’appoggio di musiciste energiche, oltre ai vecchi amici che la seguono da sempre, tra il pubblico.

Per l’approccio al canto, ogni esperienza la segna come gli anelli in un tronco d’albero; d’altronde l’umanità si rispecchia in ciò che accade, aspirando al cambiamento, a un segnale dell’evoluzione in cui dover credere liberamente… senza seguire le regole del mercato, ovvero facendo la vita per un fondamento sempre nuovo, per quel cumulo di emozioni da mutare in arte, come mamma e artista, tipo “quella di… passare dalla taglia 38 alla 42”!

Oddio, non occorre essere genitori biologici, gli ormoni non fanno la differenza; per divenire “generatrice” Carmen è come se stesse tuttora adoperando una lente che massifica ogni cosa già bella e brillante; confinata sì a seguito dei bisogni di un figlio, ma per una vista sconfinata.

V’è la voglia di articolare l’andazzo quotidiano con lentezza, per alleviare gli accenti. Anche il rapporto con la parola sta cambiando; i bambini, per esempio, la scoprono in un modo straordinario.

Di Carmen Consoli sappiamo infatti che scrive canzoni come nessun altro, da sempre incuriosita dal senso della parola appena imparata, rapportandosi dunque a un peso biblico, minacciato da limitazioni generiche quali sono i social network. Esprimere un commento ora è la sfida da compiere in brevissimo tempo, che si riduce per considerare esclusivamente i figli del Denaro, e proprio in barba a costoro la Consoli filosofeggia con una terra, una generazione a cui doversi affidare, senza dire quello che si pensa subito, da perfetti terroni. Il sud è lucidità, consapevolezza di un rapporto con la terra, determinante, tanto da soffrire la canzone che perde di memoria, perché la musica è sana quando guarda al proprio futuro, innovando anche con un linguaggio popolare…!

Abbiamo un patrimonio genetico da cui bisogna attingere molto, per un elemento di valore, senza vergognarsi delle nostre origini, ed è per questo motivo che in Inghilterra Carmen non dà l’idea di essere una cantante italiana, e la si paragona per esempio a J. Joplin, proprio per quel modo d’essere popolare sì, ma valorizzante; “come del resto lo è anche la Taranta per il cantato salentino: con tutti quei ragazzi che ballano fino a tardi, vestiti grunge, per uscire fuori tutto ciò ch’è stipato dentro di loro, e salvarsi”.

Carmen Consoli deriva da un gruppo di catanesi fermenti che hanno decretato artisticamente il futuro per una città meridionale senza che ci si dimentichi delle origini, contaminando con l’elettronica ma conoscendo i segreti della natura per arredarla al meglio; perché la natura porta regali, ha una radice che permette alla vita di proseguire per il suo corso, con tutti i colori da significare, elaborando, anche se residenti in terra straniera, per filtrare e sistemare senza che si copi niente e nessuno.

Permane allora nel sud un desiderio di riscatto, di arrangiarsi con creatività, di reinventarsi senza resa, possedendo due elementi, quali possono risultare un vulcano (il Tormento) e un mare (la Quiete), per influenzare gli animi più diversi, e attrarre l’estro umano che non è tangibile, bensì poetico. Esistono dei pastori ancora che amano la poesia, grazie a una cultura alta che si riesce a mescolare con quella bassa; all’oscuro della Grammatica magari, ma di certo alla luce del Pensiero.

“Per immaginare l’evoluzione della musica occorre affidarsi a dei cicli e ricicli, continuare a vivere un piccolo illuminismo augurandoci che lasci spazio al romanticismo, per la coniugazione di un’allusione mistica, cruciale”.

Gli uomini si stanno identificando eccessivamente in delle macchine, pertanto serve un equilibrio tra oggetti non tangibili, che toccano l’animo umano in un altro modo, facendo vibrare corde armoniche per circondarsi del bello, e usufruendo di vocaboli desueti.

“Gli uomini devono ricominciare a capire che serve del tempo fisiologico, un allungamento di tempo che fonda l’analogico col digitale per sviluppare un concetto, e scrivere dunque una canzone giustappunto per suonarla; seguendo l’esempio di Leopardi, di un poeta a cavallo tra momenti critici quali sono il dentro e il fuori di sé”.

Il concetto di Velocità è sbagliato per il semplice fatto che deve essere usato invece che vissuto, come nel caso della Consoli (“L’ultimo bacio” l’ha scritta in ¼ d’ora…). I tempi si riducono ad Arte forzatamente “dopo”, d’altro canto il rapporto con l’industria musicale dipende esclusivamente dalla mancanza di tempo che favorisce dio Denaro: “un pollo lo si commercializza fregandosene della sua nascita, ossia di una visione lungimirante per valutare al meglio il denaro stesso”.

Ci dobbiamo servire della velocità per arrivare in profondità, per della motivazione biologica; “sennò tagliare un pezzo dei Led Zeppelin o degli Who è solo un’offesa al buongusto; senza contare poi la funzione radiofonica di oggi, la carenza di un’informazione musicale a tutto spiano, volta a degenerare esponenti come Battiato o Guccini facendoli diventare spot pubblicitari, decisi dagli altri, da soggetti intesi come non acculturati”.

“Non persiste lo spazio fisico, e guai a etichettare come tale il web che sancisce nient’altro che una perdita secca fingendo d’arricchire una generazione di passaggio a mo’ di sms, che ignora come sulla Luna forse ci si è arrivati sfruttando ¼ della capacità di un iPhone!”.

Ci vuole determinazione per far piacere davvero la tecnologia, senza smarrire la coscienza umana, mettendo quindi in parallelo l’intesa tra l’illuminismo e il romanticismo con quella tra il digitale e l’analogico.

“La musica, per emozionare ancora, deve rifondarsi su un brivido importante, da tenere caro mettendo magari in contrasto comicità e tragedia per un dramma esistenziale, familiare, d’affrontare rimanendo se stessi”. Fateci caso: il figlioletto della Consoli ascolta volontariamente esseri portentosi come sono stati B. Holiday, Coltraine o M. Davis; oltre ai più moderni Camper Van Beethoven, Velvet Underground e Plixies; e masticando icone italiane quali sono B. Martino o B. Lauzi.

La madre intanto è tornata a suonare in Power Trio, con basso, chitarra e batteria; facendo indossare vestiti diversi alla sua musica, lungi dalle etichette, rendendola corporea. L’idea è pensata ispirandosi a miti del calibro di J. Hendrix o B. B. King, cioè senza affezionarsi alla tecnica ammassando note che piuttosto vanno manipolate, modificate, con uno spiccato senso del sacrificio, e senza pensarci troppo; con un linguaggio nervoso, secco, che ridesti il genere del Soul.

Il ritmo poi deve essere un gioco al massacro, si dovrebbe suonare come se si parlasse nella vita comune, infischiandosene dei giudizi, con arpeggi eleganti o fraseggi veloci dettati da un’urgenza primaria… radicale.

La porta d’ingresso alla musica viene aperta salvando l’equilibrio tra la parte emotiva, col compiacimento per mezzo del proprio dolore, e l’interrogativo realizzabile dalla velocità; tornando a riassaporare l’epoca del giradischi: con l’odore dei dischi appena scartati, mentre si sognano traguardi amorosi per uno stato vitale, una condizione musicale per dare coraggio senza sottovalutarci al ritrovo degl’idoli per la percezione di chiari messaggi nutrizionali, con lo studio dei sentimenti a rendere giustizia fluidamente, senza che ci si destrutturi; “perché solo dopo viene la sintesi, essa non la si assume per principio, e a sostenerlo è una che non ha studiato Darwin, costretta ad andare dalle Orsoline!”Anche le canzonette non vanno sottovalutate, per un’evoluzione meravigliosa, com’è successo nel ‘900.

Una canzone nuova per la Consoli arriva nella forma della parola cantata, venata di pensieri, dotata di una musicalità intrinseca da sfilare piano trovando gli accordi, cercando quello che può essere la Musica. Le sue parole spesso e volentieri bussano dietro le armonie: “un testo deve tramare con la musica, soprattutto con quella italiana, ch’è lunga, fitta di percorsi metrici a differenza di quella inglese ch’è tronca, bella d’istinto”. Andrebbero riprese con l’aggiunta di scorci di vita dietro le spalle, che si sviluppano intorno alla canzone grazie a un regista per niente didascalico, per una chiave di lettura non banale, se ogni tanto ci si fidasse anche della visione di qualcun altro…!

Ultima modifica ilGiovedì, 12 Novembre 2015 18:25
Altro in questa categoria: « Chi "c’ha" visto?

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Roma

Massimo Lo Monaco
Editore CEO IT
Manuela Rella
Direttore Responsabile
Emiliano Frattaroli
Direttore Editoriale
Alessandro Ranieri
Giornalista
Silvana Lazzarino
Giornalista
Lorenzo Sambucci
Collaboratore
Vincenzo Calò
Collaboratore