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Ex Lanificio Gruber di Terni: salviamolo

imagesNon lontano dall’ex-ferriera pontificia di Terni è collocato, in fondo alla via omonima, l'ingresso di quello che rimane del Lanificio Italiano.

 

Il primo nucleo dell'edificio, adibito esclusivamente alla tessitura di filati di cotone, fu costruito nel 1846 dai fratelli Fonzoli, poi la società viene estesa e ampliata con l’ingresso dei fratelli Guillaume.

Sostituita la tessitura del cotone con quella della lana, la società, ceduta dagli iniziali proprietari nel 1870, assunse il nome di Lanificio Gruber & C., di proprietà di una ditta di Genova.

Limitato inizialmente a un solo edificio, arrivò a strutturarsi in cinque fabbricati.

Dopo vari cambiamenti di gestione lo stabilimento divenne proprietà della Banca Commerciale Italiana, che nel 1932 lo dette in gestione alla S.A. "Il Fabbricone di Prato" Lanificio Italiano.

Nel corso della guerra la struttura, divenuta sede di un reparto di militari della Fabbrica d'Armi, subì gravi danni.

Venne risparmiato solo il fabbricato principale, collocato di fronte all'ingresso e adibito, nel dopoguerra, a uso abitativo e come sede di piccole attività produttive.

Fino a epoca recente gli edifici sono stati del demanio militare, che tuttora ne conserva la proprietà.

Negli ultimi giorni il Centro Studi Malfatti ha presentato una richiesta al Ministero dei Beni Culturali per preservare questa importante testimonianza del passato, con una proposta di riuso come deposito comprensoriale degli archivi aziendali che non possono più trovare posto negli Archivi di Stato, con una complessiva proposta di variante al Piano Regolatore che consenta anche di creare un Parco Tematico nell’area del Canale del Nerino.

Le proposte del Centro Studi Malfatti si estendono anche alla salvaguardia degli edifici residui del gazometro di Terni e delle centrali di Cervara e dei suoi grandi bacini di adduzione.

In particolare, per quanto riguarda l’ex Lanificio la costruzione di nuovi edifici, secondo il Centro Studi, va evitata perché andrebbe a distruggere i grandi canali di reimmissione della parte terminale del Canale, a imprigionare tra i palazzi il magnifico e imponente bastione finale del Nerino, e a compromettere irrimediabilmente un importante polmone verde per la città.

Ultima modifica ilMercoledì, 05 Agosto 2015 13:47

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