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Le vicende della Centrale idroelettrica di Papigno

ex-stabilimenti-Papigno-foto-Centro-Studi-MalfattiLa vecchia centrale idroelettrica di Papigno, in provincia di Terni, si trova all’interno del vecchio polo elettrochimico: costruita nel 1901 dalla Società Italiana Carburo di Calcio e Acetilene, operava a servizio dei forni elettrici per la produzione del carburo di calcio e alimentava anche parte della rete elettrica di Roma.

 

Le prese d’acqua erano poste sulle rive destra e sinistra del Velino, in prossimità delle Cascate delle Marmore, da cui partiva una condotta forzata di 250 metri che alimentava le turbine.

Nel 1912 fu realizzata una nuova centrale più in basso, che utilizzava anche le acque del Nera, con questo ampliamento e con il passaggio alla Società Terni, si passa da una produzione di 10.000 kw a una di 61.000 kw.

La centrale fu distrutta durante la seconda guerra mondiale, ricostruita nel 1950, fu successivamente abbandonata, varie le ipotesi di recupero, tra cui quella degli Studi cinematografici Umbria Studios appartenenti a Cinecittà Studios, l’area è stata, tra l’altro, utilizzata da Benigni per il film "La vita è bella".

Rimangono la ciminiera, la sala macchine, i capannoni, i tunnel degli alimentatori a 6.000 volts, su cui si comincia a concentrare un certo interesse, da parte della cittadinanza e del Centro Studi Malfatti, per la preservazione di questa importante testimonianza storica di archeologia industriale e del lavoro di uomini e donne del passato.

Verso la fine dello scorso anno si parlava di demolizione, specie della passerella che congiunge i capannoni, che passa sopra la strada ed è ritenuta pericolosa, e l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Terni era favorevole alla demolizione, ma poi l’opera di sensibilizzazione del Centro Studi Malfatti ha provocato un intervento in Regione, che dovrebbe consentire di preservare la storica passerella.

Infatti, i lavori di demolizione costano 400.000 euro, mentre il puntellamento, su cui è anche favorevole il prof. Covino, costerebbero 50.000 euro, per questo la Commissione Attività produttive della Regione ha promesso di seguire con interesse la questione, in attuazione della legge regionale n. 5/2013 sull’archeologia industriale.

Attualmente la materia è stata devoluta dalla Giunta a un Comitato tecnico di esperti per la valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale della Regione.

Secondo il prof. Covino, la salvaguardia della Telfer potrebbe consentire anche di realizzare una specie di porta di ingresso alla Valnerina.

Ultima modifica ilMercoledì, 05 Agosto 2015 13:42

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