Il consiglio agli editori – Leggendo “La fine dei buoni sentimenti” di Damiano Nardelli

Il consiglio agli editori – Leggendo “La fine dei buoni sentimenti” di Damiano Nardelli

Per intero, il racconto rappresenta un percorso mentale che non puoi smettere di scoprire da lettore, sensibilizzando la ragione col distinguo tra il meglio e il peggio che ti può succedere, divenuto oggettivamente indecifrabile; specie se in rapporto all’emotività di un giovane sprovveduto, che disdegna assolutamente l’ambiente che lo circonda, di un qualunquismo costituito da donne di facili costumi, uomini volgari ed esigenti a scapito di vittime consacrate, che possiedono fragilità amplificabili dal maltolto.
L’ascolto del buon, sempiterno rock smussa attimi di profondo smarrimento, basti pensare a “The Wall” dei Pink Floyd, con la realtà che solo così si assume il potere dell’infinito; volendo cambiare aria, dimenticare l’amore nei riguardi di Helena, esauritosi col rifiuto da parte di quest’ultima che si mise insieme col più fidato dei compagni di merenda di Axl, fino a decidere di fare la puttana.
Da piccolo Axl colse in mezzo alla spazzatura un cagnetto, per provare ad accudirlo lo tenne celato nella sua camera, conscio d’avere una mamma perfida che non glielo avrebbe acconsentito, che detestava le bestiole… il nostro immaginava la bellezza inusitata che sarebbe potuta consistere nel riempire di premure un essere vivente tenero e privo della benché minima immunità, e quindi nel realizzare cotanto segreto coi buoni propositi, ma al calar delle tenebre, durante il sonno, la sig.ra Shammer gli strappò il pelosetto dai sogni per poi buttarlo come se nulla fosse dall’alto, fuori di casa.
Nardelli reputa coloro che sarebbero propensi a seguirlo nella narrazione delle persone di sicuro affidamento, capaci nel profondo di ripulire la mente delle derive inerenti a una formazione dell’individuo stantia, mirando e rimirando anime leggiadre e svolazzanti, però a tal punto da suscitare invidia per come si possa raccogliere una fantasia di colori e svilupparla, indifferenti alle brutture, senza badare ai giudizi… guarda caso la rabbia di Axl prevaleva nel cuore di cotanto, medesimo personaggio, afferrando e annientando il bello e stuzzicante esempio d’esistenziale rivalsa, per decidere mascolinamente di farsi forza, diventare grande e avere la meglio ogni volta su sentimenti terribilmente contrastanti, schiarendo così dei bisogni da soddisfare.
Raggiunta la maggiore età, perfettamente consapevole della violenza subita, una volta ricoveratosi in ospedale per forza di cose il protagonista della storia si ritrovò in mezzo a una coppia affiatata, Mary Jane e Dave, che si mantenevano chiedendo oboli con le buone o con le cattive, soggetti alquanto curiosi dacché cervelli sfuggenti, anch’essi sottoposti a delle cure in seguito a delle botte da orbi.
Nardelli riconosce che con l’ascolto del cuore la vita nuovamente s’illumina, aldilà della sorte che spesso s’impone castigandoci, relegandoci a una realtà eccessivamente giudiziosa… e in effetti racconta di come un giovane uomo possa giurare su se stesso, nel profondo della coscienza come in mezzo a dei rifiuti organici, di salvare dalla disperazione due giovani donne, pur con la paura di soccombere a un mestiere che allude all’inesistenza, nient’altro che alla tossicodipendenza, potendo essere scoperti e sbattuti in carcere senza avere il diritto di replica.
Il tempo scorre senza attenuanti, col passo spedito, non consolidando alti e bassi d’umore, alle prese inoltre con quella maledetta impressione d’essere perseguitati, temendo semmai l’intervento degli psichiatri; tra il cuore scalpitante per Kira e la pena incorporata da Mary Jane che non faceva altro che sospirare immaginando che fine avesse fatto Dave una volta catturato, risucchiato da un valore che si manifesta prima o poi, tenendo conto di una dignità alquanto vacua.
L’esistenza qui equivale a un accessorio pregno di dubbi latenti, da girare e rigirare nella mano con tutta una follia scatenante fatti di certo più grandi dei personaggi che Nardelli orchestra con la parola; traendo dall’indifferenza, che intensifica decisioni esterne smisurando la convinzione di risultare incompresi, la semplicità d’intendere la malafede o la difficoltà di raffigurare l’aspetto solidale.
Il racconto percorre e ripercorre un interrogativo derivato da esperienze da intraprendere, sacrosante ma da cui si esce sconfitti e con le emozioni a secco, rimpiccioliti dall’intento di conoscere qualcosa di nuovo e di propositivo quando invece non resta che spaziare nell’incapacità di aiutare degli affetti; col senso di libertà impossibile da predefinire se facendo un passo in avanti ci si ritrova a dover mantenere l’equilibrio per non disperare o per non far disperare.
Il mistero verte su indagini additanti  da subito Axl  ch’era presente più o meno al momento dell’assassinio a dir poco brutale di Helena; da qui il rimando alla sua costante impressione che lo spiassero scaturisce eccome, tralasciando la probabilità che il nostro si comportasse diversamente senza accorgersene e che dunque fosse un malato di mente, come se avvolto dalla pellicola cinematografica di una ragione non condivisibile.
E comunque lo psichiatra che aveva in cura Kira e al quale successivamente Axl chiede aiuto stranamente volge le spalle al culmine delle indagini… Axl finisce allora in detenzione, con un poker di guardie che si divertono a malmenarlo ovviamente senza darlo a vedere (e a nulla varrebbe la testimonianza del suo compagno di cella, Frank, pur essendo costui uno dei pochi in grado di capirlo), mentre l’ignoto circola nelle vene, oscurando la figura del vero assassino di Helena, che si rivela abile nel discolparsi, sempre sulla sua pelle.
La verità sta nell’ammettere d’aver mancato delle responsabilità, e splenderebbe se ci attivassimo per riscoprire la fede nel sovrumano, ricevendo così in cambio un cuore immenso, che batterebbe in particolare per coloro che languono nel dolore… ma Axl evitava sempre di guardarsi allo specchio, potendo finire annientato dal peggiore dei verdetti, quello emesso da una mamma, limitante all’inverosimile, degenerante per qualsiasi tipo di commiserazione.
Per maggiori info e contatti scrivete a nardellidamiano@gmail.com , o chiamate al 340 3767174.
Vincenzo Calò

Vincenzo Calò

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