Sport: Stress e Sfida

Sport: Stress e Sfida

a cura di Emanuele Iossa Tecnico FIH (Federazione Italia Hockey) e allenatore ASD Hockey Campagnano

La linea di demarcazione tra Stress e Sfida è molto fine.

Lo stress è , per definizione, una risposta psicofisica a compiti anche molto diversi tra loro, di natura emotiva, cognitiva o sociale, che la persona percepisce come eccessivi;  la Sfida è un invito a battersi o a competere.

Entrambe fanno parte della nostra vita quotidiana, affettiva, sociale , lavorativa e sportiva, ed è per questo motivo che come allenatori, educatori e preparatori, dobbiamo conoscerle e allenarle , in modo da riuscire a farle gestirle dalla nostra  squadra nel modo migliore quando sicuramente si presenteranno in diverse occasioni.

Introdurre la Sfida in allenamento può sicuramente aiutare la gestione dello pressione durate la gara, ma di contro  una sfida troppo difficile o irraggiungibile può degenerare in Stress, creando un effetto contrario a quello che desideriamo ottenere.

Come possiamo quindi lavorare su questi due importantissimi fattori ed allenarli durante le nostre sessioni settimanali?

Sicuramente inserendo negli allenamenti dei fattori che portino gli atleti al di fuori della propria zona di  comfort, stato psicologico in cui le cose sembrano familiari,  in cui si  è a proprio agio e si ha  il controllo del proprio ambiente, zona che dobbiamo cercare di ampliare per evitare che lo Stress sopraggiunga rapidamente. 

Se si vuole  che i giocatori reagiscano in situazioni non previste durante una gara, dobbiamo cercare di preparare un allenamento che li spinga un po’ oltre le proprie certezze, i propri limiti , per apprendere nuovi concetti , ed essere pronti ad affrontare tutte le situazioni di gioco che si verranno a verificare.

Naturalmente, ma non effettivamente semplice, la pressione da Sfida va controllata , scegliendo gli esercizi corretti, la progressione metodologica ideale, e cercare di CREARE LA SENSAZIONE DI SUCCESSO, e non il SENSO DI FALLIMENTO.

La definizione degli obbiettivi dell’allenamento, da raggiungere al di fuori della zona di comfort, quindi,  diventano fondamentali e necessitano di 3 fattori fondamentali; un obbiettivo deve essere:

  • Realistico
  • Specifico
  • Raggiungibile

Raggiungere un qualsiasi nuovo obiettivo stabilito,  darà all’atleta maggiore autostima, entusiasmo, motivazione a proseguire nel proprio miglioramento,  pronto ad accettare subito  una nuova “sfida”.

Al contrario se la Sfida (obiettivo) risultasse irraggiungibile, l’effetto ottenuto sarebbe esattamente l’opposto: senso di fallimento, arresa, demotivazione e sentimento di “non potercela fare”, Stress.

Come Tecnici , quello che dobbiamo cercare di fare , è ideare le giuste Sfide,  fornendo ai nostri atleti tutti gli STRUMENTI (tecnici, tattici, atletici e motivazionali sviluppati nel nostro allenamento) per poter risolvere questo tipo di nuove situazioni, ma non dargli tutte le SOLUZIONI. Lasciamo che trovino le risposte sul campo, indicandogli la via , ma lasciando che  apprendano anche, anzi sopratutto,  attraverso gli errori.

L’errore porta insegnamento, ed è importante per un giocatore sapere che si può sbagliare. Per questo motivo anche di fronte ad un errore l’allenatore deve dimostrare positività , analizzandolo partire dall’aspetto migliore per poi arrivare a quello  da perfezionare, trovare il giusto “cavallo di troia” per entrare nella mente dei suoi giocatori e spingerli sempre ad andare oltre.

Spesso la punizione per un errore commesso, porta al timore, alla paura, allo stress negativo, tutto quello che paralizza un atleta ed una squadra sopratutto durante la gara.

Alleniamo quindi i nostri ragazzi pianificando insieme Sfide, obiettivi da raggiungere, portandoli sempre un po’ oltre la loro Comfort Zone, abituandoli a migliorare tutti gli aspetti di un atleta: tecnico, tattico, atletico, mentale.

Buon allenamento a tutti

Stefano Di Santo

Stefano Di Santo

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