Fiorenzo Baini…

Fiorenzo Baini…

Benvenuto Fiorenzo; senti, è possibile scindere il motivo scatenante dall’obiettivo ultimo quando il tema è la Guerra?

Tutte le guerre partono per essere “brevi e vittoriose” e finiscono per essere sempre lunghe. Di conseguenza  è ovvio che l’obiettivo ultimo non coincida mai col motivo per il quale la guerra è cominciata.

Durante una guerra può succedere che ci si dimentichi?

Credo che, al fronte, nasca un vero legame tra i soldati ma se si intende la situazione interna e peggio ancora, a livello macro, gli Stati che tra loro dovrebbero essere alleati, si vede sempre trattenuta l’ostilità e la volontà di sopraffazione.

Ci vuole entusiasmo per raccontare di una tragedia?

Piaccia o non piaccia  le tragedie hanno sempre, in sé,  qualcosa di grandioso e dunque, per narrarle, è necessario almeno un po’ di entusiasmo.

Solo le tragedie fanno la Storia?

Assolutamente no. Anche le commedie e le farse.

Esiste la pace tra i popoli?

Ovviamente la pace perpetua è un’utopia.

Non tolleri che…? Ti è mai capitato di avere ragione da vendere, e se sì poi cos’hai comprato?

Secondo me è indispensabile una sana intolleranza. La tolleranza è la versione politicamente corretta della sopportazione. La sopportazione è un sacrificio mentre la tolleranza sembra una virtù. Se si dicesse che la tolleranza è, in realtà, la sopportazione, allora avrebbe meno seguaci. Siccome ho una insopprimibile tendenza al realismo dico che, certe cose, non le sopporto e dunque non le tollero: per esempio il politicamente corretto che è fatto di ipocrisia, l’ignoranza elevata  a sistema, l’odio per il merito. Quanto al resto della domanda, al limite, mi è capitato di aver ragione da regalare e dunque, se regalo, non ho nulla da comperare.

Un cambiamento è giusto quando non ce ne accorgiamo? Siamo arrivati al punto di affermare “La modernità, questa sconosciuta”?

Come ho scritto nel libro “Il reazionario di sinistra” la Modernità è sconosciuta perché noi crediamo di progredire ma la Storia in realtà si è fermata al trattato di Versailles e il sovranismo non è altro che il nome moderno del nazionalismo di inizio secolo. Se andiamo indietro di qualche secolo non riusciamo a trovare che un fatto di cento anni prima sia ancora pesantemente condizionante un secolo dopo. Se lo è vuol dire che la Storia si è fermata nel 1919; il resto è tutta una conseguenza che non va oltre.

Ti piace più apprendere o insegnare? È meglio difendere, mediare o attaccare?

Nel mio ruolo per forza mi piace di più insegnare e credo anche di aver qualcosa da dire. Quanto al temperamento mi sento più mediatore. Poche sono le cose per cui valga la pena attaccare o combattere.

I libri sono ancora buoni per essere letti?

Tranne che nei collegamenti televisivi coi politici, dove servono a fare arredamento, o con gli intellettuali in cui sembrano dirti “guarda come sono colto”, io penso che i libri non moriranno perché hanno una valenza fisico/estetica che un e-book non avrà mai. Se è tornato di moda il vinile, per lo stesso motivo, il libro difficilmente passerà di moda. Pochi leggono? Dov’è il problema?

Per fare cultura (ciò significa ancora accendere il domani?) bisogna essere persone o personaggi di tutto rispetto?

Bisogna essere “persone per bene”. Se lo si è fare cultura diventa sicuramente più credibile.

Leggendo “Un’apocalisse tragicomica”

Gli scherzi del destino restano comunque trascinanti, almeno secondo Baini, basti pensare che all’inizio del primo conflitto mondiale le forze dell’ordine polacche soggette all’Austria fermarono uno sprovveduto originario della Russia che vagava per le vie di un paesello, Neumarkt, per carcerarlo denotatagli l’appartenenza a uno Stato avverso… ebbene: se la detenzione si fosse prolungata per molto tempo, e non per un quindicinale, l’intera Storia del ‘900 in virtù di questo singolo episodio avrebbe assunto tutt’altro valore; ma Viktor Adler, il capo della Sinistra austriaca di allora, con la sua tesi convinse l’esecutivo, sostenendo che la liberazione di quel russo (Lenin) sarebbe tornata utile all’immagine del Paese, e non il contrario.

Il corso degli eventi poteva seguire ben altra direzione in virtù di un altro episodio più che sottovalutato, che si registrò sempre allo scoppio della prima guerra mondiale (che Fiorenzo Baini l’ha resa curiosa saggiamente ma senza andarci sul pesante), con gl’inglesi che stopparono l’andirivieni dei trasporti marittimi a loro cari, incluso il carico umano e in particolare un legale proveniente dall’India, un omino sulla quarantina, che si vide allora costretto a chiedere di prestare le sue doti alla nazione agendo in veste di soccorritore e pensando quindi di stabilirsi nella comunità britannica, se non fosse che un malanno improvviso lo colse, un’infiammazione polmonare che si aggravò tanto da dover essere rispedito al mittente per guarire senza così generare qualcosa di virale nel vecchio continente… dimenticavo: il soggetto in questione di nome faceva Gandhi!

Grazie a Fiorenzo ci sarebbe da chiedersi come mai la Germania fu compassionevole con gl’inglesi, perché viceversa poteva chiudere in una trentina di giorni il conflitto per esteso da trionfatrice, per la gioia del giovane Adolf (…), che si sentì minacciato dalla morte in generale più dei suoi connazionali in tenuta mimetica, alle prese con un servizio d’adempiere quale fu quello di messaggero, gioviale stando alla sua personalissima considerazione, visto che intese d’essere tutelato dall’alto dei cieli… a testimonianza di cotanto “caso umano” persisterebbe l’episodio che avvenne nel corso della disfida di Cambrai, con egli semi dissanguato (fosse la prima volta!), oggettivamente colto privo di speranze, a delirare (eh!), ma che si ritrovò graziato dall’Inghilterra rappresentata stavolta da un milite ignoto, proprio sul punto di ucciderlo con un colpo solo in mezzo al petto!

Fiorenzo Baini sostiene che occorre precisare e non dimenticare piuttosto che per anni e anni gl’iracheni, soggetti inoltre al regime di Saddam Hussein, han tenuto a cura otto enormi camposanti misti a raccolte di testimonianze affini alla prima guerra mondiale, e il più curioso probabilmente era situato a Bassora, benché contenesse in teoria i resti di 40626 soldati nient’affatto anonimi, di una multietnicità che dipese dall’Inghilterra, e formata comunque prevalentemente da persone nate in India come pure in Irlanda, oltre ai reclutamenti degli sventurati che sognavano di tornare in Cina, ma ai quali in realtà li s’impose militarmente di espletare soluzioni di trasporto, a mo’ di schiavitù, probabilmente alla pari dei derelitti nei campi di concentramento nazisti, fino ad affrontare lo stesso penoso destino dei soggetti graduati dalla guerra… anime insomma che collaborarono con l’Inghilterra, nessuna esclusa, per un espansionismo bellico nient’altro che irriguardoso.

Il lettore può rimanere intrigato addirittura dalla posizione che prese la Romania, che, alla maniera nostrana, intervenne bellicosamente credendo di non ritrovarsi poi ad avere a che fare con un conto salatissimo, ma di cogliere l’occasione propizia dalla reunion degli Stati coesi, per infiltrarsi e dichiararsi trionfatrice, in particolare leccando il deretano russo dapprima, cioè nell’attimo in cui il generale Brusilov sferrò il proprio attacco all’Austria e alla Germania, manco si trattasse di una vittoria scontata in partenza, col risucchio di quest’ultime come a ritenerle indifese… successe tutt’altro, ovvio, e vai pure a ribadire che l’unione faccia la forza (e con la bella presenza!), detto buono da proiettare cinematograficamente semmai, ma che rimbalza sul muro erigibile dalle tragedie del passato.

Fiorenzo Baini incanta evidenziando come i transalpini a Verdun battagliarono per giorni e giorni con l’olfatto esauritosi dato l’incedere putrido delle vittime, per i quali fu impossibile omaggiarne degnamente i resti, e in preda allo sconforto mandarono alla direzione il comunicato attestante l’intento di non mollare a patto di disporre di ulteriori, essenziali innesti, tramite l’unico messaggero in grado ancora di svolazzare, dettaglio anch’esso non sottaciuto, dacché quel disgraziato di pennuto inalò soluzioni gassose a quantità industriale, ma riuscendo alla fine eroicamente a svolgere il suo compito, roba da morire appena tornato al mittente, a forza di rimettere della bile verdognola… ebbene: in ricordo dello straordinario volatile si apprestarono poi a conferirgli la massima onorificenza francese!

L’autore di questo testo non comune sulla Grande Guerra non risparmia considerazioni sull’intraprendenza italiana: dalle nostre parti sta di fatto che Bosnia e Croazia irruppero specie dal lato meridionale della zona di guerra (dopo essersela scansata perdurando al contempo nei dintorni), crivellandoci a colpi di fucile… in quel di Caporetto comunque l’esercito germanico realizzò progetti simil moderni, con gli amici di Austria & Ungheria a seguitare furbescamente, cosicché a rimetterci in modo imperdonabile fummo noi, con dei comandanti insensibili, che non si preoccuparono mai della condizione psicologica dei soldati, a dir poco stressati benché sempre sull’attenti dal 1914, se non proprio schiavizzati dai superiori, con la dignità che si prosciugò: molti soldati a cavallo si fermarono decidendo di alzare bandiera bianca, e dunque di ritrovare la pace pur catturati dal nemico.

Vincenzo Calò

Vincenzo Calò

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