Biometano, una fonte alternativa verde per la sicurezza energetica in Italia.

a cura di Donato Bonanni

Con le recenti modifiche del Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza, il Governo italiano ha deciso di tagliare interventi per 15,9 miliardi di euro che saranno successivamente salvaguardati attraverso la copertura con altre fonti di finanziamento, come il Piano nazionale complementare al PNRR e i fondi delle politiche di coesione, e di attivare le misure necessarie per riprogrammare le risorse a favore di interventi coerenti e realizzabili nei tempi previsti.

Tra queste misure vi è quella relativa al piano RepowerEU presentato nel maggio 2022 dalla Commissione europea per porre fine alla dipendenza dell’Unione Europea dai combustibili fossili della Russia e per imprimere nello stesso tempo un’accelerazione alla transizione verso un’energia pulita e sostenibile. In particolare, gli interventi di quest’ultimo piano di azione riguardano la sicurezza energetica, il miglioramento e il rafforzamento delle reti dell’energia e l’aumento della produzione da fonti rinnovabili. Rispetto a quest’ultimo punto, le bioenergie possono giocare un ruolo strategico nel Paese e la loro crescita dipenderà anche dalla volontà del legislatore di far ridurre i costi di allacciamento alla rete gas degli impianti interessati e di snellire l’iter autorizzativo al fine di velocizzare la realizzazione di nuove infrastrutture. Il biometano è una di queste fonti alternative verdi che si ottiene attraverso un processo di digestione anaerobica di biomasse agricole, agroindustriali o di rifiuti organici all’interno della quale è prevista anche la produzione del digestato che può essere utilizzato come fertilizzante naturale (in alternativa a quelli di origine fossile) per l’agricoltura.

Nel nostro Paese la capacità di recupero energetico delle biomasse agricole e dei rifiuti organici presenta marcate differenze territoriali, legata ad una distribuzione geografica degli impianti non omogenea in termini di numerosità e capacità autorizzata.

I dati Ispra (anno 2022) certificano che circa il 65% della capacità di trattamento complessiva autorizzata per gli impianti di recupero della frazione organica si concentra al Nord. Nel Centro Italia, invece, la capacità attuale di trattamento degli impianti è appena sufficiente a gestire la metà della frazione organica raccolta. La diversa dotazione tecnologica produce effetti sul bilancio di gestione: il Nord riesce infatti a trattare più rifiuti di quelli effettivamente raccolti, mentre ben 9 regioni su 12 nel Centro-Sud registrano un deficit, che in alcuni territori ha portato all’avvio di procedure di infrazione comunitarie. In questi casi, per ovviare alla carenza di impianti, i rifiuti organici da trattare vengono caricati nei camion e trasportati in regioni anche molto distanti dal luogo di produzione.

Ad esempio, Campania e Lazio conferiscono fuori regione rispettivamente il 25% e il 14% dei rifiuti prodotti, prevalentemente in regioni non vicine. Alla faccia della tutela ambientale e della salute pubblica e dell’economia circolare in generale.

È indubbio che l’eliminazione del gap impiantistico consentirebbe di abbattere gli extra-costi associati al trasporto dei rifiuti fuori regione, che si riflettono in 75 milioni di euro di Tari aggiuntiva, per il 90% a carico delle regioni del Centro-Sud. Una famiglia residente nel Mezzogiorno spende in media una cifra (359 euro l’anno) per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani di oltre il 25% superiore rispetto ad una famiglia residente al Nord (282 euro l’anno).

I rifiuti sono una risorsa fondamentale da valorizzare e possono fornire un contributo concreto alla soluzione del problema dell’autosufficienza energetica del nostro Paese e del caro materie prime. A tal proposito, il biometano può presentarsi come un valido sostituto verde del gas naturale perché, non solo può essere utilizzato per produrre energia elettrica e per muovere i mezzi di trasporto, ma può anche essere stoccato e, quindi, utilizzato nei momenti di picchi della domanda di energia elettrica, andando a compensare l’intermittenza e i limitati sistemi di accumulo che caratterizzano le fonti rinnovabili quali il solare e l’eolico. Insomma, la produzione del biometano rappresenta una grande opportunità per l’economia circolare e la crescita della relativa filiera tecnologica garantirebbe notevoli vantaggi ambientali: la chiusura del ciclo dei rifiuti organici e degli scarti agricoli, il settore agroalimentare più sostenibile, la decarbonizzazione del settore dei trasporti e la lotta all’inquinamento atmosferico

Redazione

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